No, la tecnologia non salverà il mondo

Sono sempre più frequenti i titoli che esaltano la potenzialità della tecnologia di rivoluzionare il mondo: dalla Primavera araba alla diffusione dei telefoni cellulari nel continente africano, trasformi la realtà con un iPhone. Ma le cose stanno veramente così? A un’analisi più attenta, la tecnologia appare come uno dei tanti mezzi a nostra disposizione per affrontare le complesse sfide della modernità.

[Serena Carta – dalla rubrica ICT4dev]

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Social Tech Guide | 100 tecnologie socialmente utili

Si chiama Social Tech Guide ed è una lista delle 100 migliori applicazioni tecnologiche per lo sviluppo, l’economia sostenibile, l’educazione, la salute e l’empowerment dei cittadini. Social network, micro computer e app, tutti open source e facilmente accessibili, sono stati selezionati da un centro di ricerca inglese perché facilitano il lavoro di chi si impegna per cambiare il mondo.

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SocialEdu | Facebook porta la formazione online in Africa

Facebook lancia SocialEDU, una piattaforma di formazione online per gli studenti del Ruanda, un progetto pilota che è parte di un’ambizione molto più grande condivisa da Mark Zuckerberg con altre tech company della Silicon Valley: colmare il digital divide tra nord e sud del mondo.

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OuagaLab | Un laboratorio di fabbricazione digitale a sud del Sahara

*Aggiornamento*: meno 2 giorni alla chiusura della campagna di crowdfunding per il primo fablab dell’Africa Francofona. Grazie alla sua passione per l’informatica e l’elettronica, un giovane burkinabé potrebbe aiutare l’amministrazione di Ouagadougou a gestire il traffico (e l’inquinamento) che affligge la capitale del Burkina Faso. Gildas Guiella, fondatore del primo fablab dell’Africa francofona, classe 1984, ci racconta come la “fabbricazione digitale” e la condivisione delle idee potrebbero migliorare la vita dei suoi concittadini.

di Donata Columbro

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Immagina la cooperazione del futuro con ONG 2.0

Dall’evento sull’attivismo digitale alla Social Media Week di Milano, Volontari per lo Sviluppo lancia la campagna #cooperazionefutura e chiede di immaginare la cooperazione internazionale di domani, partendo dalla piattaforma di Ong 2.0. Un nuovo spazio online che sarà il punto di partenza per informare, formare e connettere esperienze sull’uso dell’innovazione sociale e delle nuove tecnologie nella cooperazione.

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Quale cooperazione nel futuro? Ong 2.0 e Pillole di open development

Presentazione realizzata in occasione del workshop sulle ICT4D organizzato dalla Fondazione Think nel quadro dell’Osservatorio sulle ICT per il Non Profit.

Cambiare il mondo con le ICT… si può?

Come e perché la cooperazione internazionale integra la tecnologia nella lotta alla povertà e alle diseguaglianze.
(by Serena Carta)

ICT4D, l’importanza di fare rete

Informatici, geografi, sociologi, politologici, antropologici: il settore delle ICT4D è per definizione multidisciplinare e coinvolge attori diversi. All’Università di Stoccolma lo Spider center si occupa di riunire intorno a uno stesso tavolo professionisti, ricercatori, organizzazioni della società civile e istituzioni per creare una rete globale capace di implementare la tecnologia in un’ottica inclusiva e di sviluppo.

[Serena Carta – dalla rubrica ICT4dev]

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Social Street: il buon vicinato che parte da Facebook

Dal bisogno di un papà di trovare compagni di giochi per suo figlio, da Bologna si diffonde la Social Street. Avviata a settembre, oggi è una realtà sperimentata in più di 150 città italiane e che si sta diffondendo nel mondo. Fiducia, gratuità e reciprocità le parole chiave di un circolo virtuoso che parte da Facebook e si realizza sotto casa.

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3D printing: mi stampo il futuro dell’Africa?

Il 2014 sarà l’anno della stampa 3D. Così è stato annunciato al CES di Las Vegas, la più importante fiera della tecnologia al mondo, presentando al pubblico la tecnologia che rivoluzionerà il nostro modo di consumare e produrre oggetti. Anche nel mondo della cooperazione internazionale c’è chi non è rimasto indifferente all’idea di poter stampare cibi, medicinali, smartphone e protesi direttamente nelle sedi dei propri progetti nei paesi in via di sviluppo. Ma senza cadere in facili entusiasmi.

di Vera Prada

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