Ultima chiamata per reinventare insieme la #cooperazionefutura

Fino al 1° settembre raccogliamo le tue idee per scrivere il manifesto di ONG 2.0. Poi la community voterà le 5 migliori che verranno inserite nel nostro nuovo sito.

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Maker, un movimento di artigiani digitali a servizio della cooperazione

Immaginate un mondo in cui sviluppatori di software, esperti di stampanti 3D e di fabbricazione digitale lavorino a fianco dei cooperanti per portare aiuti umanitari nelle aree più remote del mondo. Vi sembra impossibile? Per l’agenzia di cooperazione Usaid, l’equivalente della nostra Cooperazione italiana allo sviluppo, questo mondo è già realtà.

Tanto che ha aperto un profilo sulla piattaforma Github e ad aprile ha lanciato il Global Fab Award. Un contest, in collaborazione con la Banca Mondiale, la Intel Corporation e la Fab Foundation, con l’obiettivo di “scoprire i progetti più innovativi sviluppati da maker internazionali negli ultimi anni, sostenere lo sviluppo locale e incoraggiare il cambiamento nelle comunità che ospitano fablab, maker space e hackerspace, dimostrando il potenziale della fabbricazione digitale e dei progetti open source”.

E nella speciale sessione del premio intitolata “Sensor for global development” sono stati incoraggiati progetti che includessero idee per utilizzare la tecnologia dei sensori, parte integrante dell’evoluzione dell’internet delle cose, in cui gli oggetti interagiscono tra loro e con gli esseri umani tramite applicazioni che ne ricevono i segnali e ci comunicano informazioni.

Per dare un’idea di cosa siamo parlando, pensate a sensori indossabili come Shine (wearable technology, un altro settore in crescita dell’internet of things) che, ad esempio, forniscono feedback sulla propria salute a chi li indossa. Oppure sensori di rilevamento sulla qualità dell’aria, come Birdi, che percepisce quando l’aria in casa è “viziata” e manda un alert al tuo telefono per avvisarti di aprire le finestre. L’internet delle cose può migliorare le nostre vite in molte direzioni, ma c’è un diviario globale che deve essere colmato, e l’agenzia di sviluppo Usaid ne è consapevole.

Un gap notato anche da Juliana Rotich, fondatrice della piattaforma di crowdmapping Ushahidi, osservando il mondo su Thingful, una directory che mappa gli oggetti connessi nel mondo: «Quando ho visto la mappa non ho potuto fare a meno di pensare quella che oggi chiamiamo la “rivoluzione industriale dell’internet delle cose” non è distribuita equamente tra paesi e continenti».

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Anche se proprio in queste aree del mondo l’impiego di sensori potrebbe migliorare le condizioni di vita della popolazione, con applicazioni che vanno dall’agricoltura all’accesso all’acqua potabile, producendo informazioni utili anche per le organizzazioni non governative che lavorano sul campo.

Ad aggiudicarsi i 10mila dollari del premio finale, consegnato alla conferenza internazionale dei fablab a Barcellona, è stato il “Momo” (mobile monitor) realizzato da Ben Armstrong, un sensore per monitorare l’avanzamento delle infrastrutture nei paesi in via di sviluppo, con un’estensione applicabile anche ai pozzi per segnalarne i guasti.

Tra gli altri finalisti di Sensors for Global Development Fab Award segnaliamo Fresh air, un network di sensori di qualità dell’aria per monitorare l’inquinamento urbano in Benin realizzato dall’italiano Marco Zennaro; il GrowerBot, “social gardening assistant” che può fornire informazioni accurate su come ottimizzare la produttività di orti in piccola scala, e Safecast un sensore open source per la misurazione dei livelli di radiazione.

 

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Mobile money, in Africa supera i conti bancari tradizionali

Fondamentali per lavorare in alcuni progetti di cooperazione con le comunità locali, le tecnologie mobili stanno diventando anche veicolo di commercio e crescita del Pil in molte aree del mondo, specialmente in Africa, dove in 9 paesi i conti bancari mobili superano quelli tradizionali.

Non solo Kenya e non solo M-Pesa, il sistema di trasferimento di denaro via sms nato 7 anni fa e ormai diventato sinonimo di mobile banking. Sono altri otto i paesi africani dove i conti bancari mobili superano quelli tradizionali, tra cui il Camerun, la Repubblica democratica del Congo, il Gabon, il Madagascar, la Tanzania, l’Uganda, lo Zambia e lo Zimbabwe. In Kenya il servizio di M-Pesa resta il più usato, ma oggi è solo uno dei 242 sistemi di e-money presenti in 89 paesi del mondo, per un totale di 203 milioni di conti bancari, secondo i dati della GSMA.

In Africa orientale la Tanzania ha superato i paesi vicini con il 44% dei cittadini che ha usato forme di mobile money nel 2013 (in Kenya il 38%), avviando 99,9 milioni di transazioni che a dicembre hanno raggiunto un totale di 1 miliardo e 800 milioni di dollari. Un dato significativo soprattutto se si pensa che solo il 14% dei tanzaniani usano le banche, meno della metà dei kenyoti.

 

Come viene usato il mobile money

I conti bancari mobili vengono usati per inviare denaro ad amici e familiari, ma anche per pagare servizi come l’elettricità, le tasse scolastiche o la connessione a internet. Il commercio sta entrando sempre di più nei settori che fanno uso di questo sistema, grazie a servizi come Kopo Kopo, che permette a piccoli business di ricevere pagamenti via sms e tenerne traccia.

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Il tutto avviene grazie a un protocollo di trasferimento di dati chiamato Unstructured Supplementary Service Data (USSD), usato per compiere diverse operazioni via mobile, dall’acquisto di unità di corrente elettrica alle assicurazioni, dal commercio alla gestione dei risparmi. Sì, perché se inizialmente i conti bancari online servivano soprattutto per le transazioni, i dati di GSMA confermano che sempre più utenti “conservano” denaro dentro i propri conti su cellulare. In Kenya, la Commercial Bank of Africa collabora con M-Pesa per permettere agli utenti di convertire il loro mobile money in conti bancari e usarli per chiedere prestiti. Il credito è valutato in base a quanto e quando i clienti ricaricano le loro connessioni prepagate. Al servizio, chiamato M-Shwari, si sono iscritte 3 milioni di persone in 5 mesi e ha già concesso prestiti per 89 milioni di dollari a più di 6 milioni di kenyani.

 

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Fonte: Quartz

 

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