Come le mappe possono aiutare a sconfiggere l’Ebola

Nell’evoluzione degli strumenti tecnologici al servizio delle emergenze, le mappe digitali ricoprono un ruolo sempre più importante e aiutano i responsabili della gestione di crisi umanitarie nelle loro operazioni.

Quando alcuni mesi fa Medici senza Frontiere/Médecins Sans Frontières (MSF) ha valutato quali fossero i migliori strumenti e le migliori competenze per affrontare l’epidemia di Ebola in Africa occidentale ha deciso di inviare un cartografo esperto di Geographic Information Systems (GIS) in Guinea per dare supporto ai team di medici locali e internazionali che stanno combattendo l’epidemia.

Il case study redatto da Timo Luege, il funzionario inviato in Guinea da MSF, aiuta a capire se fosse o meno il giusto approccio per affrontare l’emergenza. Alcuni punti di interesse nella relazione di Timo Luege:

  • Molte delle aree vicino al confine di Guinea, Libera e Sierra Leone non erano state mappate precedentemente. Questo significa che è stato molto semplice vedere le differenze.
  • Nonostante si trovasse in una zona remota, il funzionario GIS aveva una connessione internet sufficiente a permettergli di ottenere supporto. Tra le altre cose, questo ha permesso ai volontari della community di OpenStreetMap di contribuire direttamente. Quindi quest’esperienza dimostra come il crowdsourcing può contribuire nella risposta alle emergenze umanitarie.
  • Il funzionario e il suo staff locale, sul terreno, erano in grado di fornire il contesto alle mappe che venivano prodotte in remoto. Entrambe le componenti sono importanti: senza il supporto remoto Timo Luege non sarebbe stato in grado di creare tutte le mappe con la precisione attuale. Ma senza il tecnico GIS sul terreno molte delle informazioni tracciate non avrebbero avuto significato, perché occorrono conoscenze locali per sapere se un edificio è una scuola, un ospedale, una stazione di polizia, ecc. Inoltre, assegnare i nomi corretti ai villaggi è importante quanto mappare le strade. E anche per questo occorrono persone sul terreno.
  • Poiché MSF ha scelto formati e strumenti che incoraggiano e richiedono la condivisione, molte mappe create per MSF aggiungeranno valore alle comunità e al governo locali e aiuteranno altre organizzazioni umanitarie e di cooperazione allo sviluppo a lavorare nella zona. I risultati, cioè, continueranno a portare benefici.

Lo studio completo può essere scaricato a questo indirizzo: GIS Support for the MSF Ebola response in Guinea in 2014

Fonte: TechChange

Cosa ho imparato in quattro anni di lavoro tra ong e social media

di Donata Columbro

La cosa più pericolosa da fare è rimanere immobili.

William Seward Burroughs

Questa è stata la mia ultima settimana di lavoro a Ong 2.0. E a Volontari per lo Sviluppo e in Cisv, l’ong capofila di questo progetto editoriale – prima – e di innovazione – oggi – nel mondo della cooperazione allo sviluppo.

Sono arrivata a VpS nel 2010, fresca di laurea in relazioni internazionali e di un periodo di studio in Burkina Faso. Non vedevo l’ora di poter scrivere su uno dei miei giornali preferiti, che aveva, tra l’altro, contribuito a definire il mio percorso universitario.

In questi quattro anni ho imparato moltissimo. Ho avuto la fortuna di vivere (e studiare) l’evoluzione di un giornale cartaceo che ha saputo trasformarsi e farsi portavoce di un cambiamento tra le organizzazioni non governative italiane. Non ricordo chi ha detto la frase “se vuoi imparare, insegna”, ma per me ha funzionato davvero. I webinar e i corsi online di ONG 2.0 sono stati un’autentica finestra di apprendimento continuo su come le ong e le associazioni non profit, con molta prudenza, hanno cominciato a farsi permeare da una nuova modalità di lavoro e progettazione: quella che non teme il confronto e la conversazione attraverso le diverse applicazioni del web “sociale”.

Tre le cose che vorrei portarmi via e allo stesso tempo lasciare su queste pagine:

  1. il cambiamento provocato dal digitale e dalla crisi economica fa faceva paura alle ong: in realtà c’è molto da fare e chi “sa” e chi “può”, deve mettersi a disposizione per attivarlo. Le richieste di aiuto per comprendere i “nuovi” media (accettiamo il fatto che per molti lo sono ancora, nuovi) ci sono e vanno ascoltate, accompagnate.
  2. Frequentare la comunità è il 60% del nostro lavoro. È come leggere il giornale per sapere cosa è successo nel mondo. Se vuoi conoscere le persone che ti hanno scelto, ti stanno scegliendo e forse ti sceglieranno devi stare con loro. Evviva i gruppi Facebook e in particolare, nel nostro caso, Cooperanti si diventa.
  3. La ricerca e la sperimentazione sono il restante 40%. Spocarsi le mani (vedi foto che introduce questo post) provando nuovi strumenti e strategie è fondamentale, sia per essere credibili nei confronti di chi vogliamo “istruire” al digitale, sia per mettere in atto in prima persona il cambiamento.

 Che a volte vuol dire anche fermarsi e passare il testimone.

 Il web non cambia il mondo, ma permette alle persone che vogliono farlo di incontrarsi.

Lo ha detto Claudia Vago (@tigella) all’ultima edizione dell’Internet festival di Pisa. È una bellissima frase, su cui si basa gran parte del nostro lavoro. Ancora più bella perché il mio testimone, oggi, passa a lei. Insieme a tutta la squadra di ONG 2.0, direi che vi lascio in buonissime mani.

grazie

Servizio civile con ONG 2.0

L’ong CISV di Torino cerca 5 volontari per il suo progetto di servizio civile. Uno di loro in particolare sarà inserito nello staff di ONG 2.0 per l’organizzazione di percorsi online sulle ICT4D.

Mercoledì 3 dicembre alle 14,30 presso El Barrio (Torino, Strada Falchera 81) si terrà un incontro di presentazione di tutti i progetti in cui chiarire con i responsabili i termini della partecipazione.

Chi può partecipare

Possono partecipare alla selezione i giovani, senza distinzione di sesso, che alla data di presentazione della domanda abbiano tra i 18 e i 29 anni non compiuti (28 anni + 364 giorni), in possesso dei seguenti requisiti:

– essere regolarmente residenti in Italia (anche i cittadini stranieri regolarmente residenti);
– essere disoccupati o inoccupati ai sensi del decreto legislativo 21 aprile 2000, n. 181 e successive modificazioni ed integrazioni.
– essere registrati al programma Garanzia Giovani prima di presentare la domanda (equivale alla dichiarazione di disponibilità al lavoro prevista dall’articolo 2, comma 1, del decreto legislativo 21 aprile 2000, n. 181 e successive modificazioni ed integrazioni);
– non essere inseriti in un percorso di istruzione e di formazione. Sono considerati non inseriti in un percorso di istruzione o formazione i giovani non iscritti ad un regolare corso di studi (secondari superiori o universitari) o di formazione;
– non aver riportato condanna, anche non definitiva, alla pena della reclusione superiore ad un anno per delitto non colposo, ovvero ad una pena della reclusione anche di entità inferiore per un delitto contro la persona o concernente detenzione, uso, porto, trasporto, importazione o esportazione illecita di armi o materie esplodenti, ovvero per delitti riguardanti l’appartenenza o il favoreggiamento a gruppi eversivi, terroristici, o di criminalità organizzata.

I requisiti di partecipazione devono essere posseduti alla data di scadenza del termine di presentazione delle domande, ad eccezione del limite di età, e mantenuti sino al termine del servizio.

Possono presentare domanda anche i giovani che hanno già svolto il servizio civile nazionale e anche coloro che, per qualsiasi motivo, dopo averlo iniziato lo hanno interrotto.

Come presentare la domanda

La domanda, firmata dal richiedente, deve essere:
– redatta secondo il modello riportato nell’Allegato 2 al presente bando;
– accompagnata da fotocopia di valido documento di identità personale;
– corredata dalla scheda di cui all’Allegato 3
È possibile scaricare la modulistica a questo link: http://bit.ly/1wymBAL

Le domande possono essere presentate esclusivamente secondo le seguenti modalità:
1) a mezzo “raccomandata A/R” al seguente indirizzo: CISV Corso Chieri 121/6, 10132 Torino
2) a mano all’indirizzo sopra riportato
3) con Posta Elettronica Certificata (PEC) di cui è titolare l’interessato, avendo cura di allegare tutta la documentazione richiesta in formato pdf all’indirizzo serviziocivile.focsiv@pec.it specificando nell’oggetto della e-mail il NOME DEL PROGETTO e l’ENTE( ad es, “MettiamoCISV la faccia – per un mondo più equo e giusto – CISV – EL BARRIO”).

È possibile presentare una sola domanda di partecipazione per un unico progetto.

Scadenza ultima per la presentazione delle domande: 15 dicembre 2014 ore 14:00 (vale la data di arrivo della domanda, non fa fede il timbro postale).

Ulteriori informazioni sul sito del CISV e k.bouc@cisvto.org

Tools per lavorare meglio online

Una lista di strumenti in aggiornamento per chi vuole ricavare il meglio da internet, con pochi sforzi:

Sopravvivere all’information overload:


LINK: Feedly – Zite – Prismatic – Evernote – Pocket – Flipboard – Google Alert – Ifttt – Rescue Time – Google Keep – Website blocker – Pomodoro Technique

Content curation

LINK: Storify – Seejay – Tagboard – Scoop.it –  Pinterest – Rebelmouse – Bundlr – Flipboard magazine – List.ly – Tumblr

Remote work

LINK: Slack – Trello –Podio – Cel.ly –Hackpad –Drive – WeTransferBox.netDropboxGaze

Social media Dashboard

LINK: Hootsuite – TweetDeck – Buffer

Personal branding


LINK: Personalbrandingcanvas – About.me – Flavors.me – Linkedin – Contently –  SlidesScribdSlideshare – Aprire un Blog (WordPress, Tumblr, …)

Visualization & Infographics

LINK: Canva.com –  Datawrapper – Easel.ly – Infogr.am – Wordle – Murally  – Prezi – Videoscribe

Abbattere la fortezza: 4 motivi per usare gli open data nel non profit

di Donata Columbro

Secondo l’ultimo Aid Transparency Index sono sempre di più le agenzie internazionali e i governi che cominciano a pubblicare i loro dati sui fondi allo sviluppo, anche in formato aperto, rispettando standard internazionali come quelli disposti dalla convenzione IATI.

Perché tutto il terzo settore dovrebbe interessarsi (e formarsi) all’uso degli open data? Ho provato a delineare quattro motivazioni in vista di un mio intervento al festival di Varese News su questo tema:

  1. La domanda di trasparenza è sempre più alta. Sia nei confronti dei governi che delle organizzazioni che gestiscono fondi pubblici. Ma, in generale, nei confronti di qualunque attore richieda una certa dose di fiducia alla propria comunità di riferimento (cittadini, volontari, stakeholder, donatori) necessaria a portare avanti le sue attività. Aumenta quindi da parte del pubblico l’esigenza di avere dati di cui fidarsi, accessibili e sulla base dei quali sia possibile attivare azioni di cambiamento.  È già stata discussa a livello europeo la possibilità di richiedere alle non profit e alle imprese sociali di misurare il “roi”, ovvero il “return of investment” del proprio impatto sociale. Perché i dati aiutano a osservare meglio la connessione tra le risorse stanziate e i progetti realizzati, individuare aree e soggetti rimasti esclusi e prendere decisioni migliori per il futuro, migliorando la propria accountability.
  2. Una questione di comunicazione. Perché la soluzione ai problemi del mondo potrebbe essere già stata trovata ma è stata pubblicata “in pdf che nessuno legge”. Un recente rapporto della Banca Mondiale ha rivelato che quasi un terzo dei rapporti pubblicati dall’organizzazione non è mai stato scaricato nemmeno una volta. Il 40% è stato scaricato meno di 100 volte. Solo il 13% dei report ha avuto 250 download nel corso della sua “vita” online. E non è un caso che la BM sia stata una delle prime organizzazioni internazionali a pubblicare i propri database in formato aperto nel 2010. Dalla disponibilità di dati aperti deriva una maggior facilità nel produrre visualizzazioni del proprio lavoro, utili per organizzare contenuti e definire campagne di comunicazione più efficaci. Sul Guardian viene ricordato che una delle prime data visualization della storia è stata realizzata nel settore non profit, nel 1857, con l’infografica delle cause di mortalità dei soldati disegnata dall’infermiera Florence Nightingale durante la guerra di Crimea, per convincere la regina Vittoria a migliorare le condizioni dei ricoveri militari.
  3. È l’Onu che ce lo chiede. L’8 novembre è stata resa pubblica la bozza del rapporto sulla Data revolution invocata da Ban ki moon per un maggior impegno nella valutazione dell’impatto dei progetti e nel monitoraggio delle condizioni di vita delle popolazioni attraverso i dati. Agenzie come UN Global Pulse sono state avviate proprio su questa spinta e vogliono aiutare le ong e le organizzazioni non profit a una maggiore integrazione con i governi e le imprese per usare i dati nell’ideazione e valutazione dei progetti.
  4. Per agitare le acque. C’è bisogno che il non profit diventi protagonista di questa battaglia per i dati aperti. L’entusiasmo a livello di dibattito pubblico non manca, ma bisogna tenere conto che più dati non equivalgono a dati migliori. Anzi, fornire dati poco accurati, non aggiornati e di difficile consultazione non portano a una maggiore trasparenza, ma a una situazione di data overload poco utile anche alle organizzazioni stesse. Le ong e le non profit dovrebbero farsi portavoce di questa “rivoluzione”, producendo buone pratiche su come gli open data possano attivare cambiamento, ma anche condividendo difficoltà e fallimenti, coinvolgendo durante tutto il processo i potenziali utilizzatori dei dati .

E se ancora siete confusi sull’idea di dati aperti, ecco un video realizzato per la Trentino Open Data Challenge che ve li spiega…con una favola:

Per approfondire:
L’impatto sociale degli open data
Open development: fantascienza o opportunità?
Open development, la primavera della cooperazione
Le Ong e il non profit: come usare gli open data a Glocalnews

#aggiornalavaligia. La cooperazione è cambiata

Siamo partiti da un’idea semplice: il mondo cambia molto velocemente, internet e le tecnologie mobile hanno trasformato il modo di pensare lo sviluppo, ma la cooperazione internazionale non sempre tiene il passo. Chi vuole operare nel sociale oggi deve aggiornare le sue competenze, e guardare il mondo con occhi nuovi. #aggiornalavaligia Continua a leggere

Tecnologia per lo sviluppo e i diritti a Trieste

A Trieste una tavola rotonda organizzata da Focsiv, Accri e Impact Hub per parlare di ICT e cooperazione internazionale.

Quale legame tra tecnologie digitali e cooperazione internazionale? Questo il tema della tavola rotonda dal titolo “ICTD4 – Tecnologia per lo sviluppo e i diritti” che avrà luogo venerdì 14 novembre alle 18 a Trieste nella sede di Impact Hub.

All’iniziativa, organizzata nell’ambito del progetto Ong 2.0, saranno presenti Silvia Pochettino, giornalista e founder di Ong 2.0, e Marco Zennaro, ricercatore al Centro Internazionale di Fisica Teorica Abdus Salam di Trieste, dove si occupa di Telecomunicazioni nei Paesi in via di Sviluppo. Interverranno in collegamento anche Gildas Guiella dal Burkina Faso, fondatore dell’Ouagalab, primo fablab burkinabè, e Jjiguène Tech dal Senegal, hub gestito da sole donne per sensibilizzare le donne senegalesi sulla tecnologia e combattere la discriminazione.

Obiettivo dell’incontro è quello di comprendere il ruolo e la potenzialità della tecnologia per lo sviluppo senza mai perdere di vista l’importanza di mettere in relazione i protagonisti di due mondi ancora troppo lontani: quello delle ICT e quello della cooperazione internazionale.

Ingresso gratuito, ma registrazione obbligatoria qui.

Per informazioni: http://bit.ly/1wOwKND

Chi vuol esser volontario?

È arrivata la ‪#‎FeedAfricaChallenge‬: rispondi alle domande del conduttore di “Chi vuol esser volontario” e vinci la possibilità di salvare un bambino in Africa! Sta accadendo per davvero? Per fortuna no. Si tratta nel nuovo video dei creatori di Africa for Norway, che si sono immaginati la simulazione di un gioco a quiz sullo stile di Chi vuol esser milionario per vincere la possibilità di “salvare i bambini in Africa”.

Un clip ironico sullo stereotipo del volontario internazionale, disposto a tutto per dare il suo contributo nella lotta alla povertà. Senza conoscere davvero la complessa realtà dei fatti a cui potrebbe andare incontro: