Data Journalism: risorse e suggerimenti per iniziare

Cos’è il Data Journalism? Come funziona? Da dove iniziare? A seguito del webinar gratuito di Ong 2.0 sul tema del “Data Journalism per comunicare lo sviluppo e i temi sociali”, che ha suscitato grandissimo interesse, Andrea Nelson Mauro, relatore del webinar, ha raccolto una serie di link e suggerimenti utili per chi vuole approfondire il tema e iniziare a lavorare in questo settore.

Continua a leggere

Vi presentiamo i futuri ICT4D champion

di Serena Carta

Successful oversight of ICT4D projects requires ‘ICT4D champions’ who possess a combination of technical competencies (e.g. information systems skills) and contextual competencies (e.g. development skills). Such a combination is, as yet, rarely found. This has resulted in a high project failure rate, and a recognition of training need.

ICTs for Development MSc, The University of Manchester

24 persone, 12 uomini e 12 donne, 16 paesi (dall’Italia all’Australia, passando dall’Africa dell’Est, dell’Ovest e arrivando fino in Bolivia), 4 continenti. La metà di loro ha tra i 24 e i 29 anni. Lavorano principalmente nel mondo del non profit e della cooperazione internazionale, nei settori dell’educazione e delle nuove tecnologie. Sono i partecipanti al corso sulle ICT per lo sviluppo che ha inizio quest’oggi, giovedì 19 febbraio.

L’adrenalina è alta, le aspettative anche; da un paio di settimane la community creata su Google Plus per permettere di conoscersi e scambiarsi idee e opinioni è in fermento. Patricia partecipa dal Malawi, dove vive e lavora nell’ufficio comunicazione dell’UbuntuNet Alliance, associazione regionale legata a NRENs, il network nazionale degli enti che nel continente africano si occupano di ricerca ed educazione. UbuntuNet promuove l’accessibilità alla banda larga, a internet e alle ICT tra le comunità di ricercatori ed educatori. “Spero di imparare nuovi modi di usare le ICT nelle attività di ricerca – scrive nel post di presentazione – e di poter condividere quanto appreso con la mia comunità. L’internazionalità del gruppo dei partecipanti offre la grande opportunità di fare rete e di scambiarsi conoscenze: non vedo l’ora di iniziare e di dare il mio contributo!”.

Patricia è una delle 15 persone che hanno ottenuto la borsa di studio a copertura totale del percorso formativo, selezionate tra le quasi 300 candidature arrivate da tutto il mondo. I profili sono stati scelti sulla base della motivazione, il coinvolgimento e le esperienze nel settore delle ICT per lo sviluppo. È il caso, ad esempio, di Amos, ghanese. Lui lavora a Farmerline, impresa i-tech che sviluppa ICT per connettere piccoli proprietari terrieri al mercato, facilitare il commercio dei prodotti e migliorare la recezione delle informazioni utili a svolgere il lavoro agricolo. Agneska invece è polacca e da una decina d’anni è impegnata nella protezione dell’infanzia su internet; mentre Jean Paul, burundese,  è co-fondatore del Burundi Youth Training Centre a Bujumbura, un telecentro dove si organizzano corsi di informatica rivolti ai giovani.

Presto nel nostro sito troverete le storie di tutti e 24 i partecipanti al corso e i loro contatti social, che speriamo facilitino la creazione di sinergie e di collaborazioni.

L’obiettivo del corso, d’altra parte, corrisponde alla visione che sta alla base della sua creazione: inquadrare il tema delle nuove tecnologie per la comunicazione e l’informazione da un punto di vista teorico e pratico, facendo emergere la interdisciplinarità del settore e costruire ponti tra chi si occupa di scienze sociali e di scienze informatiche, al Nord come al Sud, cosicché le ICT – al di là dei facili slogan – possano avere un impatto concreto, popolare, etico e sostenibile.

Lesotho: i compiti a casa si fanno dal cellulare

Non si può in alcun modo dubitare dell’impegno del Lesotho verso l’educazione. Nel 2000, il paese ha iniziato a rendere gratuita l’educazione primaria; un decennio dopo, nel 2010, è diventata obbligatoria. Ora il paese sta sperimentando una start up per inviare compiti via telefono cellulare agli studenti.

Sterio.me invia compiti e questionari a cellulari con accesso limitato ad internet. Cellulari di questo tipo hanno una penetrazione di oltre l’86% in Lesotho. Il programma ha attivato la sperimentazione nelle scuole locali, supportato dalla Vodacom Foundation, dal ministero dell’educazione e dal sindacato locale degli insegnanti, prima di essere lanciato in tutto il paese.

Il progetto è partito dalle menti di Christopher Pruijsen, Danielle Reid e Dean Rotherham durante la 2013 StartupBus Africa hackathon, organizzata da ampion.org. “Inizialmente abbiamo scorto il potenziale di usare qualcosa di semplice come un telefono cellulare per distribuire informazioni significative, specialmente riguardo ad alfabetizzazione, accesso ad internet e barriere digitali”, sostiene Pruijsen, ora CEO di Sterio.me. “Abbiamo anche voluto essere sicuri che l’esperienza fosse semplice ed efficace per gli insegnanti, facendo loro risparmiare tempo nel creare, distribuire e valutare i compiti a casa.”

Il team di Sterio.me crea compiti e domande per insegnati, con contenuti attinenti a quello che gli studenti impareranno nel modulo successivo. Gli insegnanti approvano il contenuto prima che l’anno scolastico inizi. “Possiamo dire che, a dicembre 2014, abbiamo più di 1000 domande inerenti alle materie insegnate nelle scuole secondarie in Lesotho, approvate dagli insegnanti locali”, afferma Pruijsen. Attualmente, il curriculum comprende matematica, geografia, inglese e agricoltura.

Quando il programma è in funzione, gli studenti ricevono una chiamata contenente il compito per la giornata. Un programma text-to-speech legge le diverse domande a scelta multipla a cui lo studente può rispondere utilizzando la tastiera del telefono.

I dati raccolti sono sfruttati per migliorare i risultati di apprendimento, i metodi di insegnamento e gli argomenti trattati. Gli insegnanti possono vedere i dati in tempo reale, controllando quali studenti hanno portato a termine i compiti e controllando i loro progressi, allo stesso tempo individuando le aree dove migliorare le loro tecniche di insegnamento. Per supportare la creazione di nuove politiche, i dati sono accessibili alle agenzie governative.

Il team di Sterio.me spera di usare i dati raccolti per contrastare le frodi. “Con qualsiasi forma di apprendimento da casa, c’è il rischio di frode – e i compiti su carta sono lo stesso”, afferma Pruijsen. “Crediamo che con la quantità dei dati che raccoglieremo attraverso il coinvolgimento degli studenti, sia tramite voce che SMS, potremo usare l’analisi dei big data per filtrare i maggiori rischi di frode, come quando gli studenti che normalmente impiegano molto tempo per rispondere improvvisamente inseriscono la risposta in 0.1 secondi. Possiamo inoltre mischiare l’ordine delle risposte corrette, così che la risposta esatta per uno studente possa essere l’opzione 1 di un quiz a scelta multipla, mentre per un altro possa essere l’opzione 3.”

“Per il momento, i feedback degli studenti sono stati così positivi che abbiamo fiducia che completeranno i quiz per il loro vantaggio personale, dal momento che sono motivati a migliorare la loro educazione e con questo le loro opportunità di vita. Gli studenti intendono migliorare le loro abilità e sono interessati a nuovi modi per farlo.”

Il progetto è stato un lavoro appassionante per il team. “Abbiamo fatto tutto il possibile per rendere l’idea realtà, da dormire sul divano per mesi fino a prendere in prestito fondi personali, tutto per rendere Sterio.me un successo,” afferma Pruijsen. Nell’esperimento in Lesotho, la Vodacom Foundation finanzia la trasmissione dei dati, rendendo il sistema gratuito per gli studenti.

Il team spera di ampliare il progetto all’apprendimento dell’inglese via mobile in Asia e America Latina, e di espandere le sue attività di base globalmente.

Tradotto da The Guardian

Photo credit

7 app per cooperanti e operatori umanitari

Gli smartphone sono oggi onnipresenti e molti cooperanti si affidano ad essi quando viaggiano anche nei luoghi più remoti della terra. Le app, allo stesso modo, sono diventate molto popolari e, benché non riescano da sole a risolvere le sfide dello sviluppo, il loro utilizzo può facilitare il lavoro umanitario.

Ecco una lista di applicazioni pensate per cooperanti ed operatori umanitari:

 

Aid Worker Safety

Disponibile su Android 2.2 o seguenti (In Inglese) e iOS 4.3 o seguenti (In Francese)

Pubblicizzata come “la prima app dedicata alla sicurezza per operatori umanitari”, l’applicazione contiene linee guida di sicurezza, profili paese e strumenti operativi per controlli di sicurezza, tra le altre cose.

CrisisSignal

Disponibile su Android 2.3 o seguenti

CrisisSignal promette aggiornamenti in tempo reale sulle condizioni di reti cellulari e Wi-Fi durante e dopo le emergenze.

Global Emergency Overview

Disponibile su Android 2.2 o seguenti e iOS 5.0.1 o seguenti.

Global Emergency Overview fornisce aggiornamenti settimanali sui maggiori disastri, con l’obiettivo di informare i responsabili di enti umanitari.

Humanitarian Kiosk

Disponibile su Android 4.0 o seuenti e iOS 6.0 o seguenti

Sviluppata dalle Nazioni Unite, l’app promette informazioni per cooperanti in tempo reale sulle emergenze a livello mondiale, anche quando si è offline.

iGDACS

Disponibile su iOS 4.3 o seguenti

Questa applicazione, sviluppata dalla Commissione Europea, è predisposta per “sfruttare l’enorme mole di informazioni sui disastri proveniente da persone che li vivono in prima persona.”

Natural Disaster Monitor

Disponibile su Android 3.0 e seguenti

Il clone Android di iGDACS raccoglie le informazioni pubblicate dal Global Disaster Alert and Coordination System così da permettere agli utenti di monitorare i disastri naturali in tutto il mondo attraverso un sistema di allerta a colori: verde, arancione e rosso.

Relief Central

Disponibile su Android 2.2 o seguenti e iOS 5.0 o seguenti

Attraverso l’app, soccorritori, volontari locali e altri operatori in situazioni di emergenza hanno accesso a notizie da diversi gruppi d’aiuto, come consigli di viaggio sulle vaccinazioni, o altre informazioni vitali per valutare contesti di emergenza.

 

Fonte: Devex.com

Photo credit: Russell Watkins

 

L’innovazione digitale per raccontare lo sviluppo

Web documentari interattivi per aiutare il lettore a immedesimarsi in culture diverse, parlare di sviluppo senza mai nominarlo, creare un rapporto nuovo tra giornalisti e ong, sono stati questi e molti altri gli spunti offerti durante il seminario di formazione per giornalisti e comunicatori delle ong, “L’innovazione digitale per comunicare lo sviluppo”, tenutosi giovedì scorso presso l’Associazione Stampa Subalpina, a Torino con collegamento in webinar con Elisa Anyangwe, content manager del The Guardian Global Development, in diretta da Londra. Grande l’attenzione, dunque, alle strategie comunicative nel campo della cooperazione, come ben evidenziato dagli interventi di Cristopher Cepernich, professore presso il dipartimento di Culture, Politica e Società dell’Università di Torino e Giordano Cossu, giornalista e regista freelance pluripremiato.

Questi i dati contenuti nella ricerca coordinata dal professor Cristopher Cepernich, “La cooperazione fa notizia?” sulla notiziabilità dei temi della cooperazione sui giornali. Ecco le slide presentate durante l’incontro:

“Ruanda: Ritratti del Cambiamento 20 anni dopo”, questo il titolo del web reportage condotto da Giordano Cossu e presentato durante il seminario come esempio di storytelling innovativo. Un percorso interattivo e dinamico che rende l’utente libero di creare un ordine ogni volta diverso al procedere della narrazione, spezzettata in brevi video racconti che seguono le vite di diversi abitanti di un tipico villaggio ruandese, 20 anni dopo il terribile genocidio.

Ecco lo Storify dei momenti salienti dei diversi interventi.

Open Hospital, un software per gestire ospedali rurali

Open Hospital, sviluppato dalla Onlus Informatici Senza Frontiere nel 2006, è un software open source che semplifica la gestione amministrativa di ambulatori, ospedali e centri medici, che ha trovato ampio sviluppo in Africa, in area balcanica ed in Italia. Rivelatosi un tassello fondamentale per la sopravvivenza e la buona gestione di molti ospedali in aree svantaggiate, il progetto è oggi in continua espansione, e molte sono le strutture che richiedono consulenze e supporto per l’utilizzo questo servizio.

Il software (rigorosamente gratuito ed open source), nato per venire incontro alle esigenze dell’ospedale di Angal in Uganda, è oggi giunto alla versione 1.8 ed offre una piattaforma utile per l’amministrazione di ospedali che si trovano in zone isolate e poco connesse, dove spesso la mancanza di capitale umano, medicinali ed attrezzature costituisce un ostacolo insuperabile per la cura di malattie anche banali.

Grazie ad Open Hospital, i medici e gli infermieri sono connessi ad una rete che permette loro di tenere traccia dei pazienti, di informarli delle cure necessarie via SMS, di richiedere i farmaci mancanti per tempo e di scambiarsi l’expertise necessario in momenti di crisi. Inoltre permette alle strutture di preparare la reportistica necessaria da trasmettere ai governi, per continuare ad operare legalmente. Scaricabile gratuitamente qui, il progetto è in lizza per il WSIS project prizes 2015, premio delle Nazioni Unite per progetti di e-health, inclusione sociale, alfabetizzazione, ecc. più meritevoli.

ISF (Informatici Senza Frontiere) è una Onlus italiana nata nel 2005 con lo scopo di colmare il divario digitale e favorire progetti di sviluppo inclusivi, rispettosi della dignità umana e della solidarietà. Dopo 10 anni di attività ha al suo attivo diversi progetti in Italia ed in paesi in via di sviluppo (in prevalenza in Africa), ed il progetto Open Hospital costituisce uno dei suoi maggiori campi d’azione.

 

Photo credit: Sanofi Pasteur via photopin cc

La valigia del cooperante: il toolkit per chi si occupa di cooperazione

Coordinare team di lavoro a distanza, implementare servizi e realizzare progetti attraverso applicazioni web in contesti di scarsa connettività: anche queste sono le nuove competenze richieste a chi vuole entrare nel mondo della cooperazione internazionale. In questo webinar presentiamo “La valigia del cooperante 2.0”, tre toolkit per lavorare ovunque nel mondo, realizzati da Viviana Brun.

Gran parte delle relazioni professionali dei cooperanti avvengono sul campo, con il proprio staff locale, i partner dei progetti e gli altri stakeholder. Ma il lavoro di collaborazione non si esaurisce sul posto. Per gestire al meglio i progetti, scriverne di nuovi e definire nuove strategie è necessario uno scambio e un dialogo continuo con il proprio Desk Officer e con altre figure professionali, interne o esterne alla propria organizzazione. Inoltre, operare in zone rurali, lontano dai grandi agglomerati urbani, spesso equivale a lavorare con una connessione internet molto lenta o del tutto assente, e a dipendere da un gruppo elettrogeno per l’elettricità. Tutto ciò influenza e limita moltissimo il proprio lavoro, ma non sempre carta e penna sono l’unica alternativa possibile.

Viviana Brun, già cooperante CISV ed esperta in IT, ha studiato queste esigenze e ha creato una collezione di programmi e software in grado di semplificare e velocizzare il lavoro di chi opera nel settore della cooperazione internazionale. Sono tre toolkit in pdf gratuitamente scaricabili per orientarsi tra gli strumenti a disposizione per tutti i cooperanti, tanto che lavorino in zona rurale quanto in città.
Gioca con il nostro test per scoprire qual è il toolkit più adatto alle tue esigenze.

 

3 toolkit pensati per chi si occupa di cooperazione, e non solo

Scarica il toolkit per lavorare ovunque nel mondo:

Schermata 2015-09-03 alle 09.56.08

Scarica il toolkit per coordinarsi e lavorare insieme:

Schermata 2015-09-03 alle 10.05.10

Scarica il toolkit per sperimentare l’uso della tecnologia nei progetti di sviluppo:

Schermata 2015-09-03 alle 10.06.19

Data Journalism, la nuova frontiera del giornalismo 2.0.

Con la crescita imponente della mole di dati, pubblici e privati, presenti sul web diventa sempre più necessario acquisire la capacità di “leggere”, interpretare, e rendere fruibili i dati per il grande pubblico. E’ così che nasce il Data Journalism, specializzazione giornalistica sempre più importante nel panorama dell’informazione attuale. Ne parliamo con Andrea Nelson Mauro, co-fondatore di dataninja.it e datamediahub.it e vincitore dei Data Journalism Awards con l’inchiesta #MigrantsFiles. Continua a leggere