Studenti ugandesi creano una app per diagnosticare la malaria

L’applicazione Matibabu, il cui nome significa “centro medico” in Swahili, permette di individuare e seguire l’evoluzione della malaria sulle persone affette. Il suo funzionamento è il seguente: l’utilizzatore inserisce il suo dito nel “matiscope”, un apparecchio collegato a uno smartphone che penetra sotto la pelle, grazie a una emissione a infrarossi, per esaminare i globuli rossi.

“È dimostrato che i globuli rossi infetti hanno una struttura fisica, chimica e biomedica differente in rapporto a un globulo rosso normale. Da qui abbiamo usato la tecnologia di diffusione della luce per determinare i diversi modi di dispersione delle cellula normali e di quelle infette. Attraverso l’analisi dei vari modelli, l’applicazione è in grado di diagnosticare la malaria senza un prelievo di sangue” ha affermato Brian Gitta, uno degli inventori della app, insieme a Joshua Businge, Simon Lubambo e Josiah Kavuma

Dopo la diagnosi della malattia i risultati sono inviati su OneDrive (ex SkyDrive, servizio di stoccaggio nel cloud di Microsoft, ndr) così che il medico e il paziente possano prenderne visione. L’obiettivo degli inventori, tutti studenti dell’Università di Makerere in Uganda, è di poter trattare la malaria in uno stadio precoce, prima che provochi danni seri al paziente. Si tratta anche di prevenire gli aborti delle donne incinte più esposte alla malaria.

Per il momento Matibabu funziona solo con i sistemi Windows di gestione del telefono ma i suoi inventori hanno già in progetto di svilupparlo su altri supporti. Si sono dati due anni per perfezionare l’applicazione per ogni tipo di device. La app sarà gratuita, ma il “matiscope” costerà tra i 20 e i 35 dollari.

Fonte: Panafricain TV.

Nouabook, i cittadini del Marocco parlano con i parlamentari sul web

di Serena Carta, tratto dall’e-book “ICT4D – Guida introduttiva alle ICT per lo sviluppo”

I cittadini del Marocco hanno pochi canali per far sentire la propria voce o per sapere cosa fanno i loro rappresentanti politici. Anche se i social network sono stati fondamentali per organizzare le proteste della Primavera Araba, gli sforzi e le iniziative per permettere ai cittadini di essere attivi in politica tramite le ICT appaiono oggi lenti e poco strutturati.

In questo contesto, salta agli occhi il contributo di Nouabook, una piattaforma web che permette ai cittadini di mettersi in contatto con chi li rappresenta in Parlamento, conoscendoli meglio e ponendogli domande sui lavori e le iniziative che seguono in aula. Le richieste fatte online sono sottoposte alla revisione di moderatori, che si accertano che queste rispettino i codici di condotta; vengono dunque pubblicate e inviate ai parlamentari. Un sistema di voto permette di votare per le domande e le risposte preferite; più voti la domanda riceve, più si alza la possibilità di ricevere una risposta dal parlamentare. Nouabook si rivolge soprattutto ai giovani marocchini e ai circa 9 milioni di utenti Facebook, a cui la piattaforma stessa è collegata.

Il progetto è stato lanciato in occasione delle elezioni della primavera del 2014 ed è stato implementatato da SimSim-Participation Citoyenne, un’organizzazione della società civile marocchina indipendente e apartitica che punta a migliorare la gestione della cosa pubblica tramite le ICT. Nello specifico, SimSim-Participation Citoyenne ha un duplice obiettivo: aiutare i cittadini a giocare un ruolo da protagonisti della sfera pubblica e supportare le istituzioni nell’interazione con gli elettori. Il termine “SimSim” o “sesame,” fa riferimento all’espressione “apriti sesamo” pronunciata dal personaggio Ali Baba per fare aprire la porta della grotta in cui si nascondeva un tesoro. In questo caso, l’informazione nascosta e inaccessibile è il tesoro. Favorendo l’integrazione della discussione politica nei social network, SimSim spera di far avvicinare politica e cittadini, creando le condizioni per rendere più profonda la fiducia tra eletti ed elettori.

photo credits: http://www.h24info.ma

#MapMyDay: mappa la libertà di muoversi

Il 3 dicembre è #MapMyDay. Guardati intorno e scopri quali posti sono accessibili a tutti e quali no. Dopodiché prendi lo smartphone e condividilo con tutti!

Di Eloisa Spinazzola

A lanciare l’iniziativa è No Profit Sozialhelden, una ong tedesca che si occupa di disabilità, che ha deciso di lanciare un appello alla cittadinanza per sensibilizzarla e coinvolgerla intorno a un obiettivo che ne riguarda soprattutto una parte: l’accessibilità dei luoghi pubblici. L’evento inizia il 3 dicembre e si protrarrà per tutto il mese.

L’obiettivo è mappare gli spazi intorno a noi, cercando di capire il grado di accessibilità che li caratterizza.

Perché partecipare? La maggioranza delle persone incontra continuamente gradini, piccole sequenze di scale, gap spaziali e li supera senza nemmeno farci caso. Tutti questi elementi rappresentano un ostacolo e a volte rendono inaccessibili luoghi e servizi per una parte della popolazione.
Quindi, perché rimanere fermi e non partecipare? “Il movimento siamo noi”!

Come spesso accade, soprattutto ultimamente e in Occidente, l’unica cosa che serve è uno smartphone, mescolato a qualche minuto di tempo e un po’ di voglia.

Il tutto si basa sull’utilizzo della app WheelMap – disponibile per tutti i sistemi operativi -, che non solo raccoglie i diversi tipi di accessibilità dei luoghi in cui viviamo, in modo che siano conosciuti e condivisi da tutti e per tutti, ma consente a chiunque di inserire informazioni su altri luoghi.

Per sapere quale sia la situazione intorno a se o conoscere il luogo in cui si vuole andare, basta consultare dal proprio “telefono intelligente” l’applicazione e si potrà così visualizzare in diretta la situazione delle barriere architettoniche limitrofe. Al contempo, ognuno potrà apportare il proprio contributo scattando foto del luogo in cui si trova, per poi condividerle con il resto della rete insieme ad altre informazioni.

I dati sono in costante evoluzione, poiché una volta pubblicati possono essere implementati e/o aggiornati da noi stessi o da terzi. Non a caso, WheelMap si basa sulla più grande mappa partecipata del mondo, cioè OpenStreetMap (di cui abbiamo già parlato anche qui). Attraverso le rilevazioni dei singoli si contribuisce alla creazione del database collettivo, che consente alla cittadinanza tutta di muoversi consapevolmente nello spazio in cui vive.

Vuoi sapere come partecipare? Clicca qui e leggi le istruzioni tradotte da Pratosmart.

Segui l’iniziativa su Facebook alla pagina MapMyDay.