Gelico: una app per gestire le cooperative agricole in Costa d’Avorio

Un vero matrimonio tra ICT e agricoltura; questo è il progetto ivoriano Gelico. Gelico è una applicazione di servizio per le cooperative agricole della Costa d’Avorio, che permette la gestione digitale degli stock dei produttori agricoli e un’informazione in tempo reale sullo stato delle vendite.

Nata grazie a una campagna di crowdfunding su web  lanciata da tre giovani della start up ICT4DEV.CI  (che ha superato l’obiettivo di raccolta previsto) Gelico si basa sulla piattaforma Lôr bouôr, (sviluppata dalla stessa start up) che significa “piantagione produttiva” in lingua locale ed è “una piattaforma web, mobile e SMS per la modernizzazione della gestione delle cooperative agricole e uno spazio di relazione per facilitare la commercializzazione dei prodotti agricoli” come sostiene Jean-Delmas Ehui, esperto di ICT e sviluppo rurale, uno dei fondatori della start up.

Gelico permette alle cooperative agricole di identificare i propri membri e le parcelle di terreno corrispondenti e di gestire i flussi di prodotti (deposito e vendita) in seno all’organizzazione. D’altro lato ogni contadino riceve una notifica via SMS ogni volta che il suo prodotto è stato venduto.

In Costa d’Avorio l’agricoltura rappresenta oltre il 50 % dei proventi da esportazione , occupa i 2/3 della forza lavoro attiva e contribuisce più del 20 % del PIL.
Per contro, il paese deve affrontare grandi sfide agricole; mentre la sovrapproduzione di banana si decompone nella zona occidentale, le popolazioni del nord non ne trovano.  E gli agricoltori svendono le loro produzioni perché non sono informati sui prezzi di mercato. Le cooperative agricole usano ancora rudimentali metodi di gestione con grossi quaderni che servono da registri.
“D’altro lato – sostiene Jean-Delmas Ehui – con 20 milioni di abbonati alla telefonia mobile su 23 milioni di abitanti, un tasso di copertura della rete GSM che supera il 95 % e l’accesso a Internet in rapida crescita, la tecnologia dell’informazione e della comunicazione può rappresentare la soluzione”.
L’utilizzo di Gelico sul lungo periodo permetterà anche di avere dati statistici affidabili sull’attività delle società agricole e sulle loro performance.

Il team progetto realizzerà una serie di formazioni a partire dai primi di giugno 2016, prima nella zona di Abidjan poi nella città di Man in Costa d’Avorio occidentale , poi Daloa nel centro-occidentale e infine Korhogo nel nord. Dopo questo primo giro di formazione, per raggiungere il numero di 100 organizzazioni di produttori collegati alla piattaforma entro ottobre 2016 .

Qui la lista delle cooperative collegate alla piattaforma ad oggi

L’analisi del rischio, strumento fondamentale per ogni cooperante

La sicurezza del personale e la gestione del rischio sono ormai temi prioritari per tutte le Ong e possono riguardare anche aree normalmente non considerate a rischio conflitto.

di Silvia Pochettino

“La prima cosa da avere chiara è che l’analisi del rischio e le misure di sicurezza non sono la stessa cosa. L’analisi del rischio non porta ad allontanarsi dal terreno, ma anzi ad avvicinarsi. Oggi si parla moltissimo di sicurezza, ma sempre nell’ottica di creazione di barriere e ostacoli di difesa. Una corretta analisi del rischio parte invece, prima di tutto, da un profonda comprensione nel contesto in cui si va ad operare”. Così esordisce Lodovico Mariani, docente al prossimo training di Ong 2.0 sul “Risk management: lavorare nei paesi a rischio, analisi e strumenti” ,  per molti anni operatore di Intersos in contesti a rischio come Afganistan Pakistan, Libano, Sud Sudan, Iraq, Sri Lanka, Filippine, oggi Direttore amministrativo di Amref nonché coordinatore del Master HOPE – Humanitarian Operations in Emergencies in collaborazione con ASVI – School for management.

“Le ong hanno smesso da tempo di parlare di gestione della sicurezza per sviluppare piuttosto il concetto più articolato di gestione del rischio, inteso come strumento finalizzato a poter continuare a fare cooperazione in modo positivo anche in contesti difficili” continua Lodovico.

In che modo?
Prima di tutto di tratta di realizzare un serio Risk assestement: “E’ la parte fondamentale del lavoro – sostiene Mariani – si tratta di realizzare un’analisi approfondita e continuativa di un territorio, con tutti gli strumenti a disposizione, dati, statistiche, testimonianze, studi di terreno….incrociando le fonti, e attenendosi sempre e solo ai fatti. Molte agenzie lavorano con misure di rischio standard, invece ogni contesto è diverso e in ogni contesto vanno implementate misure diverse..Il rischio si abbatte realmente solo se è fatta una buona analisi di contesto”

Secondo Mariani, ad esempio, quando ci sono stati gli attentati a Bruxelles tutti gli aeroporti italiani hanno raddoppiato le misure di sicurezza ma questa misura standard è stata più una misura di rassicurazione della popolazione e di comunicazione politica che di reale riduzione del rischio attentati.
Potremmo dire che, come nel caso degli Stati, la reale riduzione del rischio passa attraverso un continuo e intenso lavoro di intelligence, così anche per gli operatori della cooperazione internazionale la maggiore sicurezza nasce da un lavoro continuo e serio di conoscenza e comprensione del contesto.
I dati non mancano: che si parta dalla base dati delle Nazioni Unite o dalle statistiche delle compagnie assicurative sull’incidenza degli incidenti, dai racconti dei cooperanti precedenti o dai report dei ministeri “il problema non è avere informazioni ma saperle leggere e incrociarle” sostiene Lodovico “e arrivare a realizzare un’analisi personale, mai basarsi tout court sui dati elaborati da altri. Le Nazioni Unite, ad esempio, elaborano il loro livello di rischio, ma loro stanno nel paese in modo molto diverso da un cooperante di una ong, seguendo semplicemente la loro analisi si possono sottovalutare alcuni aspetti o sopravvalutarne altri”.

Solo al termine del lavoro di Risk assestement ci si può chiedere davvero come ridurre i rischi a livello accettabile, e questo richiede anche un’assunzione di responsabilità personale e consapevole, valutando l’importanza delle diverse azioni sul terreno. Un esempio?
“Se andare nel campo rifugiati una volta la settimana è centrale per il lavoro che conduco sul terreno, anche se so che comporta alcuni rischi, decido di farlo lo stesso, mentre se uscire la sera per rilassarmi e prendere una birra ha lo stesso livello di rischio, non lo faccio”.

“E’ un esempio che non piace mai molto ai cooperanti – ride Lodovico – ma un elemento fondamentale di gestione del rischio è proprio saper attribuire le giuste priorità alle azioni che si compiono”.

La terza fase, infine, è stendere dei piani di contingenza nel caso la minaccia si verifichi, saper reagire velocemente e senza panico, avendo chiaro cosa è più opportuno fare.
Tutto questo perché, come sostiene senza alcun dubbio Mariani “Il rischio zero non esiste, in nessun paese, l’importante è essere preparati”.

1_Risk Management

 

gvSIG Educa: insegnare il GIS in maniera divertente

Ho sempre creduto che la formazione rivesta un ruolo fondamentale nei progetti di cooperazione allo sviluppo nel rendere sostenibili nel tempo gli obiettivi raggiunti.

di Giuliano Ramat

 

Nel settore del GIS ci si scontra spesso con una scarsa abitudine a leggere una mappa, a capire un’immagine dal satellite (stile Google Earth per intenderci) dovuta al fatto che in molti Paesi, soprattutto nel Sud del mondo, studiare la geografia, prendere in mano una mappa e giocarci o vedere la propria città dall’alto non sono sempre attività comuni e diffuse. Spesso ho riscontrato come le persone, incluso il personale tecnico, sapessero benissimo andare dal punto A al punto B ma che incontrassero difficoltà insormontabili a tracciare su una mappa il percorso fatto a piedi.

Il progetto gvSIG Batovì, realizzato in Uruguay nel 2011 con l’appoggio del governo locale, ha provato ed è riuscito a insegnare la geografia in maniera divertente a numerosi studenti dai 10 ai 18 anni delle zone rurali grazie all’uso di una soluzione GIS open source. L’idea è tanto semplice quanto geniale: da una parte, realizzare un software GIS a misura di adolescente con icone simpatiche e non accademiche, tali da rendere lo studio quasi un gioco; dall’altra, formare i docenti in modo da produrre facilmente “pacchetti” di mappe e immagini che possano essere condivisi con e fra gli studenti. Grazie al design accattivante e semplificato dei comandi, per gli studenti è più semplice apprendere sia la geografia che le basi per l’uso del GIS. I computer necessari per far girare questo programma non devono essere necessariamente dell’ultimissimo tipo e questo permette anche di ridurre sensibilmente l’investimento da parte della struttura didattica e/o dell’ente governativo coinvolto. Il successo di questa iniziativa è confermato non solo dal blog in cui vengono regolarmente pubblicate notizie ma anche dal recente tentativo di allargare l’iniziativa dall’Uruguay al resto del mondo tramite una sorta di evoluzione di gvSIG Batovì: gvSIG Educa.

giuliano blog 2Si tratta di un prototipo di GIS Open Source specifico per l’istruzione primaria e secondaria, presentato ufficialmente durante le recenti 11me Giornate Internazionali di gvSIG a Valencia, che amplia la possibilità di caricare e condividere informazioni da parte dei docenti, aumenta il numero di estensioni da usare per “giocare” con i dati geografici e supera i limiti legati al sistema operativo non standard che erano presenti in gvSIG Batovì. Si tratta sicuramente di un interessante strumento didattico con grandi potenzialità di uso nei progetti di cooperazione internazionale per il suo essere multilingua, multipiattaforma e soprattutto open source ma, come tutti i prototipi, ha bisogno di essere testato per potersi migliorare.

Per chiunque volesse usarlo, provarlo e contribuirne al miglioramento all’interno dei propri progetti e attività, è possibile contattare gli sviluppatori dell’Associazione gvSIG per ottenere il supporto necessario.

Agribusiness TV: la prima web TV per smartphone dell’Africa Occidentale

Burkina Faso, Benin, Camerun e Costa d’Avorio, sono i Paesi che partecipano attivamente a Agribusiness TV, la prima web TV su smartphone dell’Africa Occidentale dedicata al mondo dell’agricoltura e dell’imprenditoria giovanile. Il progetto è stato presentato ufficialmente a Ouagadougou in Burkina Faso lo scorso 5 maggio e ha come obiettivo quello di migliorare il riconoscimento sociale del settore agricolo e renderlo più attrattivo agli occhi dei giovani.

di Viviana Brun e Stefania Guida

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