Open Days dell’Innovazione 2019

Due giorni di idee, innovazione, tecnologie e networking per la cooperazione allo sviluppo e per il sociale.

Dopo il successo dell’edizione 2017, il 6 e 7 marzo tornano gli Open Days dell’Innovazione. L’evento di networking e formazione dedicato al Terzo Settore sbarca a Torino, a Off Topic in via Pallavicino 35, con due giornate sul tema dell’innovazione tecnologica applicata alla cooperazione internazionale e al sociale.

La giornata del 6 marzo sarà caratterizzata da una sessione plenaria con speaker internazionali più tre tavoli tematici dedicati ai temi ICT for education, agritech e health and tech. Mentre, giovedì 7 marzo sarà interamente dedicato a workshop di formazione gratuita su data, mapping, Internet of thing and project management.

Il programma completo è disponibile sul sito dell’evento www.opendaysinnovazione.it.

Per partecipare è necessario iscriversi qui.

L’evento Open Days dell’Innovazione è ideato e promosso da Fondazione Cariplo e Compagnia di San Paolo nell’ambito del programma Innovazione per lo sviluppo, in partnership con TechSoup Italia.

L’edizione 2019 è realizzata in collaborazione con il progetto “Digital Transformation per lo Sviluppo Sostenibile. Percorsi formativi sull’uso consapevole delle tecnologie digitali per l’Educazione alla Cittadinanza Globale” (AID 011487) promosso da CISV e cofinanziato dall’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo, con il supporto di Compagnia di San Paolo.

Vieni a trovarci agli Open Days

Ong2.0 è parte del network di Innovazione per lo Sviluppo, oltre che capofila, insieme a CISV, del progetto “Digital Transformation per lo Sviluppo Sostenibile“: agli Open Days dell’Innovazione, non potevamo proprio mancare!

Tra gli speaker internazionali che interverranno durante la plenaria del 6 marzo, ci sarà Josh Harvey, docente del Master “ICT for Development and Social Good con un intervento dal titolo “General Relativity, Quantum Mechanics and the Hard Thing about Social innovation”.

Nel pomeriggio di mercoledì, saremo i coordinatori del tavolo di co-design “ICT for Education in Development“. Con il supporto di ospiti nazionali e internazionali, approfondiremo il tema dell’innovazione nell’educazione. Cercheremo di capire come e se le tecnologie digitali e una più stretta collaborazione tra attori sociali e innovatori, possano facilitare il raggiungimento del 4° Obiettivo di Sviluppo Sostenibile “un’educazione di qualità, equa e inclusiva, e opportunità di apprendimento per tutti”.

Scopri di più sui contenuti del tavolo qui: #ODI2019 tavoli di co-design

Giovedì 7 marzo, ti proponiamo una formazione sul mapping nella cooperazione internazionale con un workshop dal titolo “Uso delle mappe nella cooperazione allo sviluppo” tenuto da Giuliano Ramat, esperto di GIS e docente di Ong2.0.

Scopri di più sui contenuti del workshop: #ODI2019 workshop formativi

Se vuoi incontrarci e scambiare idee con noi, oltre a questi appuntamenti, nel corso delle due giornate ci saranno alcuni momenti dedicati al networking.

Un cartone animato made in Tanzania educativo e interattivo

Un cartone animato tutto Made in Tanzania, dallo storyboard alle animazioni, fino alle musiche. Una forma di educazione che si mescola all’intrattenimento e promuove un nuovo modo di imparare. Questo è Ubongo kids, show interattivo per bambini, dove i protagonisti sono animali e bambini locali, dove i paesaggi sono familiari e i temi sono quelli più prossimi a loro. Episodio dopo episodio si apprendono la matematica, la scrittura e l’inglese: il tutto divertendosi attraverso un’avventura animata.

Come è nato Ubongo

Come per noi i cartoni animati dell’infanzia sono sempre stati importati – prima dagli states, poi dal Giappone – così anche in Africa i cartoni autoctoni si contano sulla punta delle dita. Alla base di questa riflessione nasce Ubongo, una vera e propria casa di produzione non profit,  il cui scopo è quello di proporre un prodotto originale. Il Direttore operativo Doreen Kessy spiega a Forbes la necessità di un cartone educativo “Made in Africa for Africa”, dove i contesti, i luoghi e gli usi non siano i classici occidentali. Fino a qualche anno fa le uniche forme di “eduteinment” erano importate dagli USA. Risulta ovvia la difficoltà di un fanciullo nell’immedesimarsi in un mondo che non conosce e che non è a lui familiare.

Così nel 2013 iniziano le avventure animate di un gruppo di bambini ed animali, che insegnano matematica divertendo. Lo show è divenuto così popolare da essere visto in 1 nucleo famigliare su 4, raggiungendo più di 6.4 milioni  di telespettatori ogni settimana. come si può vedere nella mappa sotto, dove in blu sono indicati i paesi dove Ubongo è trasmesso sulla rete nazionale, mentre in verde dove è trasmesso su Pay TV. Ovviamente non basta un cartone per risolvere i problemi di alfabetizzazione. Il team sottolinea

The show can teach fundamental concepts and inspire an enthusiasm for learning. That can support the work teachers do everyday.

Molti insegnanti hanno infatti richiesto che il cartone fosse portato nelle scuole. Stimolare l’apprendimento attraverso una forma di intrattenimento è fondamentale per coinvolgere i più piccoli.

Come è stato fatto in Tanzania

Il team lavora a stretto contatto con insegnanti ed educatori. Per creare un cartone animato made in Tanzania si parte dal basso. All’inizio di ciascuna stagione si organizza una riunione per coordinarsi sui 13 episodi da produrre. Si scelgono i temi, dalle divisioni al calcolo di un’area, e si costruisce la storia di contorno.

Il passo successivo è più tecnico e presuppone la stesura dello script in Kiswahili che poi viene tradotto in Inglese. La palla passa così al team che si occupa delle animazioni, mentre un altro team scrive e registra le musiche. L’ultimo passaggio è quello relativo al doppiaggio.  In tutta questa fase vi è un attento interesse nei confronti della community di giovani telespettatori, cercando di coinvolgerli il più possibile.

Quando l’episodio è pronto viene “testato” sullo schermo. Questo passaggio è molto importante per gli animatori, che devono controllare la fluidità dei movimenti. Inoltre questo momento è il primo che vede sonoro ed immagini unite, è quindi il primo banco di prova per le musiche e la localizzazione inglese e nelle altre lingue del doppiaggio.

Come Funziona lo show?

Il cartone animato si compone di diversi personaggi, da bambini ad animali. I primi interagiscono tra loro e risolvono problemi di tutti i gironi, mentre i secondi ha un ruolo più pedagogico quasi esopico. L’inserimento di animali parlanti all’interno del cartone è dovuto a diversi studi effettuati su altri show per bambini. I bambini infatti rispondono in maniera molto più vivace quando vedono un animale a loro familiare.

Così i personaggi principali di Ubongo Kids sono alcuni animali parlanti uccelli, scimmie e giraffe, che giocano un ruolo fondamentale nello svolgimento della trama dell’episodio. Il risultato è stato che la popolarità dello show è dovuta in gran parte proprio a questi animali antropomorfi.

All’interno di un episodio i piccoli protagonisti si trovano di fronte problemi di vita reale, la cui soluzione è attuabile tramite l’uso della matematica di base. Dal calcolare l’area di un campo al calcolare le probabilità di cogliere un frutto maturo da un’albero, sapendo quanti sono maturi e quanti sono ancora verdi. Questi ed altri sono gli argomenti trattati dal cartone, accanto alla matematica ci sono infatti esempi precisi di buon costume e vita sociale, che stemperano gli elementi più scolastici con elementi più pedagogici.

Una componente molto importante  è l’interattività del cartone. Tramite un qualunque telefono cellulare (anche quello più obsoleto) i bambini possono interagire con le domande poste durante la puntata. Basta quindi un semplice sms e si può partecipare in tempo reale allo show. Questo è avvenuto grazie ad una partnership con una compagnia telefonica locale. La possibilità di sfruttare la tecnologia disponibile è alla base del creare un cartone animato made in Tanzania.

Cosa accadrà in futuro a questo cartone animato?

Il team di Ubongo è al lavoro per migliorare e innovare il cartone. Uno degli obiettivi, già in parte realizzato, è quello di produrre e-book interattivi per coinvolgere meglio i bambini. Per aumentare la capillarità dello show si è poi pensato di trasformarlo in un programma radiofonico, così da permettere anche a famiglie che non posseggono schermi  tv di fruire dei contenuti educativi.

L’ultima frontiera è rappresentata da una app disponibile su Play Store, che integra il modello di eduteinment  con gli smartphones. L’app è un sistema freemium ove i contenuti base sono gratuiti mentre si dovrà pagare per accedere a quelli premium.

La stampante 3D che trasforma i rifiuti in arredi urbani

Cittadini coinvolti nella raccolta della plastica e nell’ideazione e realizzazione di nuovi arredi per la propria città. Questa è l’idea alla base di “Print Your City“, iniziativa dello studio olandese di design The New Raw, che usa la stampante 3D per riciclare i rifiuti plastici e arredare gli spazi urbani.

di Viviana Brun

 

“Print your city”, letteralmente “stampa la tua città”, è un progetto che compie un passo avanti rispetto alla semplice raccolta differenziata, coinvolgendo i cittadini sia nella fase di raccolta dei rifiuti che in quella d’ideazione e produzione dei nuovi oggetti.

Da Amsterdam a Salonicco

Il progetto è stato lanciato per la prima volta ad Amsterdam con lo sviluppo del prototipo di panchina XXX. Una panca interamente stampata in 3D a partire dai rifiuti plastici prodotti in media da una coppia di olandesi nel corso di un anno. Il progetto ha dimostrato da subito di avere un grande valore ambientale, perché sfrutta una delle caratteristiche intrinseche della plastica, ovvero l’estrema durabilità. Qualità che spesso è del tutto trascurata nel nostro uso quotidiano.

Il fallimento dei prodotti di plastica è intrinseco al loro stesso design – dicono Sakkas e Setaki, i due designer responsabili del progetto – dato che sono stati progettati per durare per sempre, ma spesso li usiamo una sola volta e poi li buttiamo via. Con Print Your City, invece, ci sforziamo di mostrare un modo migliore di utilizzare la plastica, in applicazioni di lunga durata e ad alto valore”.

Nel 2018, da Amsterdam il progetto è volato in Grecia, dove The New Raw lavora nell’ambito del programma “Zero Waste Cities“, promosso da Coca Cola.

A Salonicco è nato così lo Zero Waste Lab, un centro dove i cittadini possono portare i propri rifiuti (o raccoglierli nei bidoni blu sparsi per la città), proporre le proprie idee e partecipare alla fase di produzione dei nuovi oggetti. Lo Zero Waste Lab è un vero e proprio centro educativo dove i cittadini possono sperimentare il processo di riciclo della plastica, progettando nuove soluzioni per la propria città.

Inoltre, attraverso il sito web Print Your City i cittadini possono scegliere il design, la funzione, il colore dei nuovi arredi urbani che verranno creati grazie ai loro rifiuti e decidere in quale spazio pubblico della città collocarli. Una volta completata l’ideazione del proprio oggetti, il sito web informa sulla quantità di rifiuti plastici che dovranno essere raccolti per riuscire effettivamente a stampare in 3D quel dato prodotto.

Dal lancio del sito nel dicembre 2018 a oggi, sono stati presentati oltre 3.000 progetti. L’area della città più votata è stata Hant Park ed è proprio lì che verranno collocate le prime panchine.

L’obiettivo di The New Raw per quest’anno è quello di riuscire a riciclare quattro tonnellate di rifiuti di plastica, che equivale approssimativamente alla quantità prodotta da 14 famiglie greche.

Oltre al valore ambientale

Stampare in 3D arredi urbani partendo da rifiuti domestici è già di per sé qualcosa di utile e affascinante, ma non è davvero questo il plus valore di questa iniziativa. Il vero punto di forza di questo progetto sta nella capacità di promuovere pratiche di cittadinanza attiva, puntando sull’educazione dei cittadini. Le persone infatti sono coinvolte in ogni fase del processo, dalla raccolta dei rifiuti alla produzione dell’oggetto, fino alla scelta dell’area in cui questo verrà collocato. Si lavora alla creazione di una coscienza comune, volta alla trasformazione costruttiva degli spazi pubblici. Il cittadino diventa così parte integrante e viva della propria comunità e accresce il proprio senso di responsabilità. La componente innovativa di questa iniziativa non risiede quindi solo nell’uso dello strumento, la stampante 3D, ma nell’approccio comunitario e partecipativo, tipico della fabbricazione digitale e della cultura dei “maker“.

 

Photo credits: Print your city