Siamo fatti della stessa sostanza

Aumentare la parità di genere è uno degli obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Agenda 2030 ed è la tematica sulla quale si sono concentrati numerosi workshop promossi dall’associazione ASPEm – Associazione Solidarietà Paesi Emergenti – di Cantù (CO) nell’ambito del progetto Digital Transformation per lo Sviluppo Sostenibile.

Le attività sono state sviluppate con gruppi giovanili del territorio comasco che si sono dimostrati interessati e sensibili all’argomento e che, attraverso alcuni stimoli proposti dagli operatori e attraverso la metodologia partecipata dell’’Open Space Technology, hanno avviato confronti e dibattiti su che cosa sia veramente la parità di genere e su come possa essere garantita tramite attitudini e gesti quotidiani.

I ragazzi e le ragazze hanno approfondito alcuni temi come la situazione nel mondo del lavoro e le titologie di giochi “consigliate” per maschi e femmine, in cui la parità non risulta essere sempre rispettata e tutelata.

Attraverso l’utilizzo di tecniche artistiche quali il collage e l’uso di applicazioni e programmi digitali (tra cui Sketch, Paint 3D, Photo Editor e Photoshop) e guidati dal supporto dell’illustratrice canturina Michela Moscatelli, in arte Micilicis, sono state create immagini di denuncia sociale e di promozione di buone pratiche.

L’obiettivo del lavoro è stato quello di portare alla luce, raccontare, descrivere e documentare una situazione a forte impatto sociale, per cercare di sensibilizzare, far riflettere e infine portare a un cambiamento nella società.

Le immagini realizzate dai partecipanti contengono critica, provocazione ed ironia, puntano il dito, nascono con l’intenzione di indagare e approfondire alcuni meccanismi sociali che spesso è complesso rendere evidenti e accettare. Hanno lo scopo di colpire direttamente la sensibilità degli individui con un grande impatto emotivo.

L’uso innovativo degli strumenti digitali ha permesso ai giovani partecipanti di affrontare la tematica della parità di genere mettendo in luce certi aspetti di cui spesso si ha il “sentore”, ma che si evita di analizzare nel dettaglio e di affermare con creatività che tutti, donne e uomini, “siamo fatti della stessa sostanza”.



Photo credit: le immagini presenti nell’articolo sono state create dai giovani che hanno partecipato ai workshop.


Digging deeper

Conoscere i molteplici aspetti del fenomeno migratorio, acquisendo competenze tecniche, al fine di indagare la realtà e, allo stesso tempo, essere in grado di comunicare le informazioni raccolte in maniera sistematica e puntuale, è questo l’obiettivo del lavoro svolto dalle classi 2^A e 2^N del Liceo Laura Bassi di Bologna, grazie al supporto del team di educatori di Amici dei Popoli.

Il percorso realizzato ha portato ragazzi e ragazze a riflettere in primo luogo, su quelli che sono stereotipi e pregiudizi più comuni riguardo alle migrazioni e in seguito, ad approfondire i temi emersi attraverso un’attività di ricerca.

Perché le persone decidono di partire? Quali sono i fattori che concorrono alla costruzione di un progetto migratorio? Che significato può assumere questo tipo di viaggio in termini di aspettative, desideri, pericoli, opportunità e diritti? Queste le domande che gli studenti e le studentesse si sono posti e alle quali hanno in un primo momento cercato di dare delle risposte, partendo dalla propria esperienza, esprimendo le proprie opinioni. Le discussioni sono state stimolate avvalendosi di strumenti digitali quali ad esempio Kahoot, una piattaforma per la presentazione di quiz interattivi che consente di utilizzare gli smartphone come pulsantiere.

È stato in seguito proposto agli studenti e alle studentesse di contestualizzare quanto emerso scegliendo di analizzare il caso della Nigeria, Paese che nonostante il periodo di crescita, sia da un punto di vista economico che in termini di fermento culturale, conta un’altissima percentuale di migranti. Partendo dall’approfondimento di temi quali la dicotomia crescita/sviluppo, e la eventuale correlazione tra povertà e migrazione, gli studenti hanno compiuto un lavoro di ricerca analizzando dati inerenti alla situazione socio/economica della Nigeria, sistematizzando quanto emerso attraverso la costruzione di infografiche con l’ausilio di Canva, un sito web di graphic-design semplificato. I contenuti creati da ogni ragazzo sono stati poi condivisi sulla piattaforma Google Drive di classe, creata appositamente al fine di condividere il materiale necessario, scambiare informazioni e suggerimenti riguardo ai lavori realizzati sia tra studenti che tra studenti e insegnante.

Infine, i ragazzi e le ragazze hanno indossato a tutti gli effetti i panni dei ricercatori, strutturando un questionario volto ad indagare percezioni e sentimenti della comunità riguardo al fenomeno migratorio. Individuato l’obiettivo della ricerca e il target di riferimento, hanno poi definito le domande, strutturato il questionario utilizzando lo strumento Moduli di Google e diffuso lo stesso ai propri contatti, amici e familiari.

I ragazzi e le ragazze hanno accolto con entusiasmo la possibilità di cimentarsi in prima persona, sperimentando metodologie partecipative attraverso l’utilizzo di strumenti digitali. È stato per loro interessante scoprire nuovi modi, semplici ed efficaci, di utilizzare strumenti di uso quotidiano come ad esempio uno smartphone per scopi didattici e professionali. Si sono sentiti protagonisti, capaci, attraverso lavori di gruppo e la creazione di spazi di condivisione di andare in profondità ampliando il proprio punto di vista sulla base di uno studio accurato del fenomeno migratorio a 360°.


Video making per promuovere e raccontare il volontariato

Grazie al progetto Digital Transformation, i ragazzi della 3a G del liceo scientifico Cremona di Milano hanno fatto una doppia esperienza. Sono entrati in contatto con organizzazioni che operano sul territorio in vari ambiti e, allo stesso tempo, hanno lavorato in campo multimediale realizzando cinque brevi video di presentazione delle Onlus che hanno avuto modo di conoscere.

«Il progetto – spiega Francesca Riva dell’area educativa di CELIM – ha offerto ai ragazzi in alternanza scuola-lavoro la possibilità di conoscere un mondo di cui si parla poco, ma che ha un grande ruolo nella nostra società e, in particolare, a Milano. Il volontariato è un ambiente in grado di coniugare capacità effettive di intervento e valori profondi. Per i ragazzi è quindi un’occasione di crescita sia professionale sia personale. Oltre a CELIM, hanno partecipato all’iniziativa: Centro di Aiuto alla Vita Ambrosiano, Amici CELIM, A Braccia Aperte, A Piccoli Passi, Fare Assieme- Ass. di promozione sociale».

I video sono stati realizzati grazie alle competenze di «Digital Transformation per lo Sviluppo Sostenibile. Percorsi formativi sull’uso consapevole delle tecnologie digitali per l’Educazione alla Cittadinanza Globale» approfondendo l’utilizzo dell’applicazione Coogle e lo studio delle attrezzature per il video making. Un progetto CELIM che mira a formare e coinvolgere docenti e studenti di scuola secondaria e dell’università, animatori e operatori del terzo settore.

«Le sinergie non sono finite qui – conclude Francesca -. Il video di CELIM è stato realizzato nella scuola media Rodari dell’istituto comprensivo Agazzi di Milano. È la stessa scuola in cui CELIM porta avanti da tempo il servizio di sostegno allo studio. Una bella forma di collaborazione che aiuta tutti a crescere un po’».


Lo smartphone per guardare la città

Come usi il tuo cellulare?

Cosa ti piace della tua città e che cosa vorresti migliorare?

Queste le domande a cui hanno risposto i ragazzi della scuola secondaria di Rovellasca (CO), con i quali l’associazione ASPEm – Associazione Solidarietà Paesi Emergenti – di Cantù (CO) ha realizzato il workshop digitale “Migliora la tua città”.

Il laboratorio, realizzato nell’ambito del progetto Digital Transformation per lo Sviluppo Sostenibile, era aperto a gruppi eterogenei composti da alunni di diverse classi che hanno aderito volontariamente alle attività proposte.

Questa volontà di partecipazione ha trovato riscontro nell’attivazione delle ragazze e dei ragazzi che con impegno hanno seguito gli incontri dedicati all’uso consapevole dello smartphone, al fotoreportage come strumento di analisi e ricerca e all’osservazione critica della città in relazione agli obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Agenda 2030.

“Siamo andati in giro per il paese a fotografare dei paesaggi che magari non avevo mai notato nello specifico…”

La tecnica della fotografia digitale è stata approfondita e per i giovani partecipanti è diventata uno strumento per acquisire consapevolezza del proprio territorio, inteso come insieme di persone e servizi, e per diventare cittadini attivi. Il telefono cellulare ha ora qualche funzione in più e si trasforma in un oggetto con cui guardare la città, evidenziarne i dettagli e immortalarne gli elementi migliorabili. Un occhio in più sul mondo con il quale inquadrare e analizzare l’ambiente circostante.

“… poi ho scoperto che per fare foto belle si deve posizionare il soggetto non al
centro, ma in alcuni punti di forza.”

In seguito al workshop, gli alunni hanno proposto di sottoporre le loro osservazioni alla scuola e all’amministrazione comunale, con la speranza e l’impegno di rendere più accogliente e sostenibile la città in cui stanno crescendo e acquisendo consapevolezza del proprio ruolo di membro di una comunità.


Uno sguardo “digital” per lo sviluppo sostenibile

Indossare visori tecnologici per sperimentare in maniera realistica la situazione dei migranti nel Mediterraneo, oppure per entrare nel vivo di un’alluvione e percepire in maniera impattante gli effetti del cambiamento climatico. O ancora gettare uno sguardo tridimensionale in una fabbrica di scarpe cinese realizzata in Etiopia per imparare a interrogarsi sull’importanza di garantire un lavoro dignitoso a tutti, a partire da un rapido sguardo delle proprie suole ai piedi.

I laboratori “Digital Transformation per lo Sviluppo Sostenibile” promossi da Progettomondo.mlal in alcune scuole superiori di Verona, Vicenza e Rovereto hanno coinvolto oltre 400 studenti.

Nei workshop, i ragazzi e le ragazze sono stati coinvolti con un innovativo quiz online che li ha interrogarti fin da subito sulle loro competenze in materia di Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Agenda 2030 dell’Onu, i giovani sono stati accompagnati in un percorso studiato ad hoc per aumentare la loro consapevolezza sul mondo che li circonda.
Una delle attività consiste infatti nel far vivere agli adolescenti in prima persona le tematiche dei cosiddetti SDGs, invitandoli a porre attenzione sulla loro giornata tipo, a partire da quando si svegliano in una casa riscaldata, fanno colazione con cibo prodotto in varie parti del mondo, e prendono l’autobus o altri mezzi per raggiungere i banchi di scuola.

Digitale sì, ma lontano dalle insidie! I laboratori mettono in guardia i giovani rispetto alle fake news e alle “trappole” del web, fornendo poi ai gruppi di ragazzi gli strumenti utili e la conoscenza di software utilizzabili per elaborare il proprio personale prodotto digitale su un obiettivo condiviso.

Ognuno sceglierà poi il target a cui diffonderlo: amici, familiari, gente comune… a ciascuno il suo pubblico per promuovere lo sviluppo sostenibile attento del pianeta!


Cresciamo col mondo

Come si intersecano Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, migrazioni e tecnologie digitali?

A Moncalieri tre diversi gruppi di studenti della scuola secondaria di secondo grado, scout, volontari del servizio civile e giovani del territorio lo hanno sperimentato in tre percorsi intrecciati che sono sfociati nel lavoro collettivo raccolto nel sito web  “Cresciamo col mondo”.

Sviluppo sostenibile vuol dire anche non lasciare indietro nessuno e sul nostro territorio questo si traduce spesso nell’essere in grado di accogliere i migranti e di includere i cittadini di orgine straniera per far si che diventino parte integrante di una comunità.

Per capirne di più e per superare le barriere della paura i ragazzi della 3° B dell’Istituto Marro hanno deciso di cominciare dai “moncalieresi” svolgendo delle interviste nel quartiere popolare di Santa Maria, scoprendo che moltissime persone del quartiere sono immigrati da altre città e territori.

Anche le ragioni delle migrazioni sono state un tema che ha incuriosito i ragazzi che le hanno approfondite anche attraverso testimonianze, letture, role play, video.

Un altro passo importante è stato quello di conoscere per capire: dal sistema di accoglienza, al nuovo decreto sicurezza i gruppi giovanili hanno approfondito cosa vuol dire essere un migrante in Italia, cosa succede una volta arrivato, quali sono le possibilità di restare, quali sono i cambiamenti apportati dal decreto n.134 “sicurezza e immigrazione”. Inoltre hanno approfondito i dati relativi alle migrazioni in città, quali sono le informazioni e i servizi che possono essere utili a una persona accolta nei centri di accoglienza o che si è appena trasferita.

Tante domande a cui con metodo e lavoro di squadra i gruppi hanno dato risposta attraverso attività, approfondimenti, incontri con esperti e testimoniante di migranti di ieri e di oggi.

E le tecnologie digitali? Mapping, video making, info-grafiche, animazioni, sito web, social media campaign queste le strategie di comunicazione e informazione che i ragazzi hanno scelto come funzionali a restituire il frutto del lavoro fatto ma anche a fornire informazioni utili alla cittadinanza imparando a usare diversi strumenti digitali semplici e accessibili.

Il persorco digital a Moncalieiri è stato promosso  dal Coordinamento Comuni per la Pace e dagli Uffici Moncalierigiovane e Moncalieri Comunità della Città di Moncalieri nell’ambito del percorso Migr-azioni e in sinergia con i progetti Digital Transformation per lo Sviluppo Sostenibile e Start The Change.