Beth Kanter, come sopravvivono le ong in un mondo connesso

Beth Kanter è consulente del settore non profit per le strategie di comunicazione e social networking. Il suo lavoro è anche la sua missione; viaggia in tutto il mondo per aiutare le onlus a trasformare la loro struttura secondo le caratteristiche del web 2.0: partecipazione, trasparenza e rapporti orizzontali. In occasione dell’Internet Festival di Pisa, dove Kanter terrà una keynote sulle networked non profit, riproponiamo un pezzo dell’intervista che trovate anche nel nostro ebook.

di Donata Columbro

Se il non profit ha un ‘guru’ che lo rappresenta, questo è Beth Kanter. Più di quattrocentomila follower su Twitter, nominata “una delle donne più influenti della tecnologia” da Fast Company Magazine nel 2009 e “voce dell’innovazione per i social media” da Business Week, è lei la dea che i comunicatori e i social media manager invocano quando provano a introdurre novità nel modo di gestire la strategia comunicativa all’interno delle proprie ong. Oltre a essere l’autrice di un seguitissimo blog su “Come le no profit possono usare i social media”, è ricercatrice dal 2009 per la David & Lucile Packard Foundation e lo è stata nel 2010 presso la Society of New Communications Research Fellow. La sua passione è la formazione: «Mi piace insegnare come usare i social media on-line per portare cambiamento off-line», confessa Beth, che abbiamo raggiunto in una skype call oltreoceano per farci raccontare come si diventa guru accreditati del settore.

La passione del cambiamento

«Ho iniziato a lavorare nel no profit più di 30 anni fa», racconta Beth, «sono consulente dal 1985 e da quando ho avuto occasione di usare internet per il mio lavoro, negli anni 90, ho capito che poteva essere uno strumento cruciale per la mia missione. Ho iniziato a scrivere un blog 10 anni fa e sono oggi co-autrice di vari libri sul tema». Il più noto è forse quello pubblicato nel 2010 insieme ad Allison H. Fine, altra nota consulente e blogger del mondo non profit online. Il titolo, “The Networked nonprofit. Connecting with social media to drive change“, è già un capolavoro di sintesi per chi si domanda tutti i giorni cosa fare della propria pagina facebook e del proprio account Twitter: diventare un’associazione no profit che lavora in rete, connettersi con i social media per guidare il cambiamento. Facile no? «No, non è facile, e si incontrano limiti e resistenze», ammette Kanter. «Soprattutto se all’inizio non si vedono risultati: le onlus sono scettiche, non vogliono inve- stirci troppo tempo. Abbracciare l’idea del cambiamento prende moltissimo tempo, è un processo faticoso». Kanter la chiama ‘resistenza al cambiamento’ ed è frequente soprattutto nelle organizzazioni che sono state “fortezza” per molto tempo. Le organizzazioni-fortezza, che nel libro contrastano appunto con l’idea delle “networked” no profit, sono gerarchiche, hanno la ‘mania’ del controllo delle informazioni e temono interferenze dall’esterno. Appare evidente il motivo per cui la rivoluzione di internet le abbia messe in crisi: sul web non è possibile persistere con un atteggiamento di chiusura e «prima o poi dovranno adattarsi se vogliono essere competitive» avvisa Kanter. Anche perché «sempre di più i finanziamenti scarseggiano», questo le no profit lo sanno bene, perciò «le organizzazioni dovranno diventare brave nel trovare supporto individuale. Il modo per farlo è stare dove c’è la gente, ecco perché non essere presenti sui social network oggi è un rischio».

Da fortezza a networked bethkanter

All’opposto delle organizzazioni-fortezza si trovano appunto le networked non profit, associazioni collaborative e trasparenti che prendono le proprie decisioni dal basso, lasciando un grande margine di potere alla rete dei propri sostenitori. Le fortezze sono organizzazioni nate molti anni fa, la leadership non si è rinnovata, mentre le no profit che già nascono ‘networked’ sono giovani, innovative e aperte, di solito nate da pochi anni e hanno il vantaggio di avere una struttura molto leggera, proprio come il web. Un esempio di ong che è stata in grado di trasformarsi da fortezza in networked è la Croce Rossa Americana: duramente criticati su internet a proposito degli interventi post-uragano Katrina, i dirigenti dell’organizzazione hanno reagito assumendo un social media expert per gestire le cattive opinioni dei blogger e aumentare la trasparenza. Con uno sforzo di ascolto e di monitoraggio su twitter e sui blog, la Croce Rossa è riuscita a capovolgere la situazione e vincere 50 mila dollari dalla Western Union Foundation grazie ai “mi piace” dei fan su facebook.

 

Per leggere l’intervista completa scarica gratuitamente l’ebook di ONG 2.0.

Beth Kanter sarà a Pisa l’11 ottobre con una keynote all’Internet Festival, in una giornata dedicata all’innovazione nella cooperazione internazionale.

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