#aggiornalavaligia: le esperienze di chi lo ha fatto davvero

Il mondo cambia e anche la cooperazione e il non profit non sono più li stessi.
Internet e le nuove tecnologie hanno trasformato il modo di pensare lo sviluppo, delineando nuovi scenari e opportunità.

Lo scorso anno abbiamo invitato i professionisti del non profit e della cooperazione ad “aggiornare la valigia”, ovvero a guardare il mondo con occhi nuovi, includendo nuove competenze e strumenti nel bagaglio di conoscenze con cui ogni giorno affrontano il mondo.

Da un uso più efficace dei social media alla co-progettazione, passando per l’integrazione delle ICT nei progetti di sviluppo e l’uso dei GIS, numerose sono state le iniziative di chi si è messo alla prova, ha seguito corsi e formazioni e ha tradotto questo nuovo bagaglio di competenze in interventi pratici e progetti innovativi.

Abbiamo deciso di dedicare questa sezione del nostro sito proprio a loro, gli “innovatori della cooperazione”, raccogliendo gli esempi e le storie dei protagonisti della community di ONG2.0 che a Nord e Sud del mondo stanno lavorando per uno sviluppo più “smart”, attraverso le ICT e i nuovi strumenti del web.

Patricia

di Patricia Mtungila

La prima volta che ho sentito il termine ICT4D (Tecnologie della Comunicazione e dell’Informazione per lo sviluppo) è stato a maggio 2014 durante la Terena Networking Conference a Dublino. Uno dei partecipanti aveva dichiarato di occuparsi di ICT4D e a me, che non ero certo una smanettona, era sembrata una “cosa da nerd“. All’epoca i discorsi legati alle ICT mi suonavano del tutto nuovi. Avevo appena iniziato a lavorare come responsabile della comunicazione per UbuntuNet Alliance, un’organizzazione locale che si occupa della gestione e utilizzo di reti di dati ad alta velocità. Il desiderio d’imparare il più possibile sul mio lavoro, sulle ICT e sul mondo di Internet è stato il motore che mi ha spinto a candidarmi per il corso Technological innovation for social change in the Global South, realizzato da ONG2.0. Così, quando a febbraio 2015 mi è stata offerta una borsa di studio, ho fatto i salti di gioia. Nonostante non avessi ben chiaro cosa avrebbe comportato seguire questo corso, ero sicura che fosse l’occasione giusta per approfondire la mia conoscenza delle ICT e crescere nel mio lavoro di responsabile della comunicazione per Allience.

Come per ogni impresa degna di questo nome, le sfide non hanno tardato a presentarsi. I miei colleghi mi avevano avvisato che la mia connessione in Malawi, lenta e poco affidabile, non mi avrebbe consentito di seguire i 5 mesi di formazione online previsti. Il mio sogno di diventare un’esperta in ICT4D rischiava di svanire come una nuvola nel cielo del Malawi. Ma io ho deciso di mettercela tutta e di seguire il corso a ogni costo.

Cinque mesi dopo, il 28 luglio 2015, Serena Carta, coordinatrice del corso, mi ha inviato il certificato.  Sono sopraffatta dalla gratitudine e spero che non suoni scontato quando dico: grazie Ong 2.0. Grazie per avermi permesso di passare dall’ignorare il significato di ICT4D e dal non aver mai partecipato a un webinar a oggi che sono in grado d’individuare e valutare le esigenze d’innovazione della mia organizzazione e di realizzare un piano di lavoro per rendere il nostro intervento più efficiente. Io davvero mi chiedo se esista un altro corso in grado di fare tutto questo.

Non ho ancora la piena conoscenza di tutto ciò che è necessario sapere sulle tecnologie ma ho un’idea chiara di ciò che le organizzazioni non dovrebbero fare nello sviluppare progetti per promuovere l’agricoltura, la salute, la democrazia e l’apprendimento. Attraverso i diversi moduli teorici ho acquisito la capacità di progettare monitorare e valutare i progetti di sviluppo che integrano l’uso di diversi tipi di tecnologia come le radio, i telefoni cellulari, gli smartphone e le piattaforme internet come ComCare.

Grazie alle esercitazioni pratiche organizzate dagli esperti Paola Fava e Maurizio Bricola, ho sviluppato competenze pratiche di progettazione con le ICT. Sono stata molto ispirata dal vedere come questi innovatori siano riusciti a intervenire e rivoluzionare il settore della sanità pubblica nel mio Paese, trasformandola da trappola mortale a punto di riferimento per la regione per i settori di ehealth e mhealth. Oggi so che le ICT4D possono avere un impatto reale.

Scoprire come l’invio di SMS attraverso la piattaforma TextIT stia aiutando le future madri a ricordarsi di fare le visite preparto è entusiasmante. Sono molto colpita da come queste nuove tecnologie siano in grado di salvare le vite di molte donne e bambini in Malawi. Ne colgo a pieno l’importanza, in quanto purtroppo conosco personalmente molti casi di donne che sono morte di parto o a causa di complicazioni prevedibili insorte durante la gravidanza.

Dalla partecipazione a questo corso, posso affermare che le ICT sono una via per impegnarsi per lo sviluppo. Le organizzazione non dovrebbero quindi rifuggire queste tecnologie ma piuttosto sfruttarle e considerarle come un modo per accelerare i propri sforzi. Alle organizzazioni “assetate di tecnologia“, pronte a tutto pur di utilizzare l’ultimo ritrovato tecnologico, ricordo ciò che altri hanno già detto, ovvero che “le ICT non sono fini a se stesse“.

Quindi sia che si tratti di un progetto che implica l’utilizzo dei droni o della telefonia mobile, come quello di cui mi sto occupando ora, sono entusiasta e fiduciosa di sapere che son in grado di gestirlo al meglio e per il bene comune. Per me è stata una grande vittoria. Vorrei che fosse data la possibilità al maggior numero possibile di persone provenienti dai paesi in via di sviluppo di seguire al più presto questo corso.

Da parte mia non vedo l’ora di condividere il mio entusiasmo per questo tema, coinvolgendo la mia nazione, il Malawi, e tutta la regione africana nel cammino verso l’innovazione tecnologica e l’uso consapevole delle ICT.

 

Scritto da Patricia Mtungila. Traduzione di Viviana Brun.

LVIA

LVIA, Associazione Internazionale Volontari Laici, è impegnata con progetti in Africa e in Albania per garantire la sicurezza alimentare attraverso il rafforzamento delle filiere locali, la difesa della biodiversità e il sostegno all’agricoltura familiare. In Italia LVIA è impegnata nella promozione di stili di vita sostenibili e di politiche e azioni efficaci per la lotta allo spreco alimentare.

Grazie al supporto di Ong 2.0 per un utilizzo più diffuso e consapevole delle tecnologie nella cooperazione, nel 2015 abbiamo ideato “Scendo in campo. Le ICT contro lo spreco per il diritto al cibo“, un progetto di LVIA (ancora work in progress) che coniuga la nostra esperienza decennale nell’ambito dello sviluppo agricolo con l’uso avanzato del web e delle ICT.

Nell’anno del cibo e delle azioni concrete per la nutrizione, questo progetto vuole agire in particolare per lottare contro lo spreco alimentare nelle fasi di raccolta e post-raccolta della filiera alimentare, ancora poco prese in considerazione dalle numerose e valide azioni di lotta allo spreco nel nostro paese.

L’originalità di questo progetto sta proprio nella novità dell’approccio al tema della lotta agli sprechi alimentari: più spesso ci si concentra sulla destinazione delle eccedenze per evitare che si trasformino in spazzatura, mentre l’idea alla base di  “Scendo in campo” è quella di agire cercando di prevenire l’eccedenza in campo, tramite azioni di  spigolatura sociale per raccogliere quanto normalmente resterebbe sul terreno.

Il web ha il ruolo di facilitare l’incontro fra produttori con un surplus agricolo ancora da raccogliere, consumatori/spigolatori e organizzazioni del Terzo Settore, rafforzando le reti che già esistono “offline” a livello europeo. Gli attori coinvolti nel progetto impareranno così a comunicare e a scambiare informazioni in modo più semplice e diretto grazie a una piattaforma web o a un’applicazione per smartphone che consentirà:

  • a chi coltiva d’inserire la qualità e quantità di prodotto non raccolto, le condizioni e i dettagli per la raccolta;
  • a chi vuol spigolare/raccogliere di consultare la piattaforma e decidere se e quale produttore contattare per effettuare (da solo o in gruppo) la spigolatura in campo;
  • alle organizzazioni del Terzo Settore di mettersi in contatto diretto con gli spigolatori per permettere alla propria utenza di beneficiare del surplus che da scarto diventa così prodotto valorizzato.

Il progetto risulta quindi essere innovativo sia per il tema, sia soprattutto per l’apporto dato dalla tecnologia. Oltre alla piattaforma è previsto un ampio uso dei social media e delle ICT per valorizzare gli aspetti sociali d’interazione durante la spigolatura. Attraverso il progetto, LVIA ambisce a strutturare un’alleanza stabile e duratura tra il mondo della produzione agricola e quello della solidarietà, avviando una moderna modalità d’incontro sul web tra agricoltori, spigolatori e utilizzatori finali del prodotto.

Il seminario, organizzato il 28 aprile 2015 da LVIA, è stata la prima opportunità per far incontrare gli esponenti del mondo ICT, gli agricoltori, i loro rappresentanti (Ortofruit Italia e Confcooperative Cuneo) e gli altri stakeholder che ruotano attorno alla filiera produttiva del cibo. Tutti gli attori coinvolti hanno dimostrato un vivo interesse nel costruire nuove partnership per rafforzare il loro impegno nella lotta allo spreco.

La collaborazione con Ong2.0 anche in questo caso si è rivelata fruttuosa e ci ha dato la possibilità di coinvolgere nel seminario Simone Sala, ricercatore nell’applicazione delle Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione per lo sviluppo rurale e formatore che abbiamo avuto modo di conoscere e apprezzare nel modulo “ICTs for agriculture and water”, nel quadro del corso sulle ICT4D Technological innovation for social change in the global south, organizzato da Ong 2.0.

Qui trovi lo storify del seminario “Scendo in campo: le ICT contro lo spreco, per il diritto al cibo”.

Valeria Sanguineti

La mia avventura con Ong2.0 è cominciata un po’ per caso nel 2012 quando, appena rientrata dal Brasile con il pallino per la cooperazione internazionale, mi è stato proposto uno stage in redazione.

È iniziata così la mia formazione, ricca di nozioni del tutto nuove: da come scrivere un articolo giornalistico a come fare una ricerca approfondita sul web; da come usare Joomla a come gestire al meglio i social network, passando per i molti webinar che ho avuto modo di seguire e coordinare. Un utilissimo bagaglio di conoscenze è cresciuto pian piano grazie all’esperienza diretta e ai corsi con i docenti esperti. Tante nozioni che di giorno in giorno trovavo sempre più interessanti e alla mia portata. I tre mesi di stage si sono dilatati a tal punto da essere eletta “la stagista più vecchia della storia”, con all’attivo più di un anno di permanenza in redazione.

La mia passione verso la comunicazione per il no profit, i social media e la cooperazione internazionale era cresciuta così tanto che, appena è stato possibile, sono partita destinazione Pasto, sud della Colombia, al confine con l’Ecuador. Lì ho lavorato per l’Asociación para el Desarrollo Campesino – ADC, partner di Cisv e Ong2.0 e mi sono occupata di sistemi di informazione e comunicazione, sia a livello istituzionale che locale, collaborando direttamente con le comunità rurali. Il mio compito era quello di migliorare la strategia di comunicazione, potenziando sia il lavoro di squadra all’interno di ADC, che i rapporti con le comunità contadine e indigene appoggiate dall’organizzazione.

Sebbene questa associazione colombiana sia costituita da un piccolo team di lavoro, da anni porta avanti progetti di agro ecologia, “bienvivir” e educazione sociale con più di trenta comunità sparse qua e là per la regione. Prendendo spunto da “La valigia del cooperante“, il toolkit per coordinarsi e lavorare insieme, abbiamo visto come poter migliorare l’organizzazione interna.

 

Gmail

Molti dei collaboratori di ADC possedevano diversi account email, a seconda dei progetti nei quali erano coinvolti. Il volume di posta che ricevevano ogni giorno era tale da rendere la lettura e la ricerca delle informazioni molto complicata. Insieme abbiamo creato un account gmail personale per tutti, abbiamo fatto confluire li tutte le mail provenienti dai vari indirizzi e, attraverso l’uso di filtri e cartelle, abbiamo suddiviso la posta a seconda dei progetti e delle necessità. Per semplificare ulteriormente il lavoro, ho spiegato loro il Metodo Inbox zero, che avevo scoperto proprio grazie al corso per social media strategist di Ong2.0.

 

Google Calendar

Una volta al mese tutto team di ADC era solito riunirsi per programmare il calendario delle attività da realizzare nel mese successivo. La programmazione veniva realizzata su un foglio Excel che veniva poi inviato via mail a tutti i collaboratori. Come è normale che accada, in tutti i posti del mondo, gli appuntamenti venivano modificati di giorno in giorno a seconda delle diverse esigenze e questo file Excel veniva corretto e rinviato a tutti, creando confusione e malintesi. Insieme abbiamo creato un calendario condiviso tramite Google Calendar nel quale ognuno di loro poteva accedere, modificare e aggiornare qualsiasi evento, rendendo le modifiche immediatamente visibili a tutti i colleghi.

 

Google Drive

La maggior parte dei documenti di lavoro venivano inviati come allegato alla mail o salvati su memorie esterne, il più delle volte contenenti virus che provocavano danni irreparabili ai computer di tutti i colleghi. Attraverso la creazione di cartelle condivise su Google Drive, è stato possibile lavorare e aggiornare documenti contemporaneamente, avendo sempre a porta di mano l’ultima versione salvata.

 

Google Hangouts

Con Google Hangouts abbiamo creato delle occasioni d’incontro virtuale tra il personale ADC e quello di CISV in Italia, per scambiare opinioni ed idee rispetto a tematiche d’interesse bilaterale.

 

Prezi e Power Point

ADC basa gran parte del suo lavoro sulla formazione teorico-pratica e molte volte viene chiamata a partecipare a eventi o congressi istituzionali per presentare il lavoro svolto con le comunità della zona. Per questo motivo abbiamo imparato a rendere più semplici e attrattive le presentazioni, in modo che fossero il più possibile comprensibili anche da persone scarsamente alfabetizzate.

 

Sempre con l’appoggio di ADC, ho realizzato corsi di digitalizzazione base e per un corretto uso del computer e dei social network per contadini e comunità indigene. Ho lavorato soprattutto con i giovani, dando molto peso ai casi di cyberbullismo, problematica purtroppo in forte espansione nel Paese.

Sono stata formatrice per un corso sulle ICT, come mezzo per poter dar voce e visibilità alle comunità più remote. Qui un video realizzato da alcuni alunni del corso “Manejo de Herramientas TIC para los Procesos Locales de Conservación y Desarrollo”.

Seguendo il corso Technological innovation for social change in the global South, organizzato da ONG2.0, ho approfondito le mie conoscenze nel settore delle ICT4D e, durante il barcamp di fine corso ho presentato il progetto “Digital Young”. Il progetto prevede l’utilizzo dei social network come mezzo di prevenzione dei casi di cyber bullismo, narcotraffico, reclutamento giovanile e gravidanze precoci nei giovani compresi tra i 12 ed i 18 anni. L’idea alla base del progetto è di coinvolgere e rendere i giovani protagonisti e portavoce di questa campagna di prevenzione.

 

Se vuoi saperne di più, mi trovi su Twitter @valeriasangui e su Linkedin.

Stefania Guida

Ho un master in mediazione intermediterranea e una laurea in cooperazione e sviluppo. Dopo anni di studio e stage all’estero, ho concluso da poco una collaborazione con Oxfam in Palestina. Grazie alla partecipazione attiva ai corsi e a una breve collaborazione con il team di Ong2.0, mi sono appassionata alla tecnologia e ai nuovi strumenti di comunicazione per la cooperazione e ho deciso di mettere in pratica le mie conoscenze nei progetti di cooperazione in cui lavoro. Credo che connettere le persone e condividere le conoscenze sia più facile attraverso le ICT. Durante l’esperienza in Palestina ho usato alcuni degli strumenti della Valigia del Cooperante per selezionare i beneficiari e per realizzare un baseline di progetto.

Proverò a raccontarvi il mio lavoro attraverso gli strumenti che ho sperimentato.

 

Kobotoolbox
Ho realizzato dei questionari attraverso l’utilizzo di tablet per selezionare i gruppi di donne produttrici di formaggio che avrebbero partecipato alle attività del progetto. Ho creato il questionario, ho realizzato le interviste e ho visualizzato graficamente sulla piattaforma Kobotoolbox i dati raccolti. I vantaggi? Non più carta e penna per lunghi questionari ma un aggiornamento facile e immediato dei dati raccolti sul campo, oltre alla possibilità di mappare le comunità beduine e di visualizzare in arabo e inglese le domande del questionario. Qui trovi una breve presentazione dello strumento.

 

Open Data Kit

Incuriosita dalle differenze con Kobotoolbox ho provato anche opendatakit e ho collaborato con GVC, partner del progetto, per realizzare un baseline, monitorando l’efficacia del progetto prima, durante e dopo la sua implementazione. Alcuni colleghi si sono dimostrati scettici (la vecchia guardia), altri molto incuriositi e pochi (ma buoni) sono stati estremamente collaborativi, soprattutto i colleghi palestinesi di GVC. Uno di loro, informatico, ha usato i dati raccolti in ODK e Kobotoolbox (strumenti compatibili) per realizzare una piattaforma online di analisi dei dati del progetto, che verrà pubblicata a luglio 2015.

 

QGIS

Appassionata di mapping opensource, ho seguito i corsi di Maurizio Foderà e Giuliano Ramat sui GIS, e ho imparato a usare QGIS. Durante il tempo libero ho collaborato con l’associazione Grassroots Jerusalem per realizzare delle mappe aggiornate di Gerusalemme.

 

Openstreetmap

Collaborando con Grassroots Jerusalem ho imparato a usare Openstreetmap per realizzare il nuovo sito dell’associazione che nasce come piattaforma dinamica per organizzare e unire il lavoro di 80 organizzazioni locali che lavorano a Gerusalemme.
In questi mesi sto collaborando con l’Ong ACRA CCS in Burkina Faso, dove ho conosciuto una realtà locale che mi appassiona molto: Ouagalab, il primo Fablab in Africa occidentale. Seguendo il corso in ICT4D organizzato da ONG2.0 ho approfondito le mie conoscenze sul tema e, durante il barcamp di fine corso, ho presentato un progetto di Ebus per mappare le zone a rischio di Malaria, implementando il lavoro che i giovani di Ouagalab stanno realizzando con cartomalaria.

 

Se vuoi saperne di più, mi trovi su Twitter @stefyguida e su Linkedin.

CCM Burundi

Il CCM – Comitato Collaborazione Medica, presente in Burundi dagli anni ’90, lavora nel paese dal 2011 con l’obiettivo di ridurre il fenomeno delle violenze sessuali e migliorare la protezione e la cura delle vittime. Il CCM opera in partenariato con ISV – Initiative Seruka pour les victimes de viol, una ong locale specializzata nel settore, e con le autorità locali preposte. Alla fine del 2013 il CCM aveva condotto una ricerca approfondita sul fenomeno delle violenze in 5 province del paese. La ricerca aveva evidenziato la necessità di strumenti che favorissero la condivisione di esperienze e l’aumento dei canali di contatto con i centri di accoglienza per le vittime, garantendo l’anonimato, la messa in rete delle informazioni e l’opportunità di un sistema di raccolta dati sul fenomeno. Inoltre, ISV aveva condiviso la volontà di dotarsi sia di migliori strumenti di advocacy per segnalare la gravità del problema alla società, ai media e alle istituzioni, sia di materiale di sensibilizzazione utile a sfatare miti e percezioni errate sul fenomeno.

Alcune persone del team del CCM avevano partecipato a un corso introduttivo di ICT4D organizzato da ONG 2.0 durante il quale era stata presentata l’esperienza di Harrasmap, realtà egiziana, basata sulla mappatura online di eventi di molestia e violenza sessuale che aveva ottenuto risultati interessanti in termini di sensibilizzazione, advocacy e opportunità di informazione sui servizi per le vittime. Harrasmap combina le tecnologie di Frontline SMS e Ushahidi, entrambe gratuite e relativamente semplici da applicare, con l’obiettivo di raccogliere testimonianze di vittime e operatori, riportarle su una mappa online e infine utilizzarle per analizzare il fenomeno, sensibilizzare e fare pressione per cambiamenti in termini di politiche. In accordo con ISV, abbiamo pensato di riadattare l’idea ai bisogni dell’organizzazione e provare a sperimentare la mappatura partecipata in Burundi. A tal fine abbiamo chiesto l’appoggio di ONG 2.0/CISV che, attraverso due missioni in loco e il supporto a distanza, ha formato il personale di ISV, configurato il sistema per la ricezione di segnalazioni via SMS e online, creato la mappa, programmato e avviato un piano di comunicazione per la sua diffusione.

Vittime, testimoni e operatori possono segnalare via SMS, email o social network un caso di violenza. Gli operatori di ISV inviano un messaggio di risposta, dove sono indicati i contatti dove chiedere assistenza e, dopo un paio di settimane, riportano alcuni dati essenziali sulla mappa. Questo permette di visualizzare a colpo d’occhio la situazione a livello geografico e la tipologia di evento. Con ISV sono state messe in campo azioni di informazione e segnalazione della mappa, anche con il coinvolgimento dei media, che oggi sono sospese a causa delle recenti evoluzioni politiche nel paese. L’augurio è che la situazione sia sufficientemente stabile per permettere la diffusione della mappa così come pianificato, ma anche che lo strumento possa essere un’ulteriore canale di comunicazione in un periodo dove gli spostamenti, anche all’interno della capitale, possono essere difficili.

Sicuramente l’esperienza, ancora in corso, è stata occasione di crescita anche per il CCM. La nostra organizzazione ritiene sia utile promuovere l’utilizzo di nuove tecnologie laddove queste possano portare soluzioni appropriate a gap identificati e che questo tema sia un’occasione per attivare collaborazioni e mettere in rete partner e attori diversi.

Photocredits: CCM, staff Burundi