Il corso GIS compie 6 anni

Il corso dedicato all’uso del GIS per la Cooperazione Internazionale è giunto alla sesta edizione.

Rivisto e adattato alle novità in ambito tecnologico e strutturato in modo sempre più pratico e interattivo per fornire competenze utili e concrete, il corso “Il GIS Open Source per l’analisi ambientale nei PVS” resta una delle tappe obbligate del calendario formativo di Ong2.0.

Dal 2011 a oggi sono stati tantissimi gli studenti, le studentesse, gli operatori e le operatrici sul campo che hanno acquisito competenze pratiche per raccogliere, elaborare e raffigurare i dati territoriali e rendere più efficace il proprio intervento sul campo.

Anche quest’anno, i formatori d’eccezione saranno Giuliano Ramat e Maurizio Foderà, entrambi con una grande esperienza tecnica e di lavoro diretto sul terreno.

Questo è il loro messaggio di benvenuto ai partecipanti all’edizione 2017-2018.

 

Nelle attività legate ai progetti di cooperazione molte delle informazioni che si cercano o che si vogliono produrre hanno carattere spaziale, ovvero possono essere collegate ad una determinata area geografica. Ancora oggi molti credono che la raccolta ed elaborazione dei dati territoriali sia qualche cosa di molto difficile, ad appannaggio di spietati nerd informatici e che lavorare con le tecnologie GIS e GPS implichi un innalzamento stratosferico delle linee di budget progettuali: niente di più falso!

Se è vero che negli anni ’90 accedere a dati geografici ed immagini satellitari comportava un notevole sforzo economico, questo non è più vero nel 2017. Due termini di uso ricorrente quali Software Open Source ed Open Data consentono a tutti noi l’accesso gratuito all’ottenimento ed all’elaborazione dell’informazione spaziale. A questi due elementi si deve aggiungere una buona competenza tecnica che è l’obiettivo del corso “Il GIS Open Source per l’analisi ambientale nei PVS“, in partenza il prossimo 13 settembre.

Attraverso una serie di webinar in diretta audio-video (che potranno anche essere scaricati per ascoltarli e riascoltarli successivamente), videotutorial ed esercizi guidati vi illustreremo le principali componenti del GIS:

  • la raccolta in campo (con GPS e Smartphone) e la creazione di dati geografici,
  • la loro visualizzazione e classificazione,
  • la ricerca di Open Data disponibili sul web e la pubblicazione online delle informazioni create con i nostri progetti,
  • la corretta lettura ed uso di dati satellitari e le loro elaborazioni e… molto altro.

Una dinamica comunità virtuale ci permetterà di restare in contatto durante tutto il corso anche al di fuori dell’orario di lezione per fornirvi tutto il supporto necessario.

Visto che il termine “sostenibilità” è imprescindibile da ogni attività di cooperazione allo sviluppo, il nostro corso userà un software open source (ovvero senza costi di uso e aggiornamento), multilingua e multipiattaforma che si chiama gvSIG e che esiste da quasi 15 anni. Il costante sviluppo di questo software è assicurato dall’Associazione gvSIG che rilascerà il proprio certificato di Utente gvSIG ai partecipanti che completeranno l’esercizio che si snoderà lungo il corso affrontando la maggior parte degli argomenti trattati nei singoli webinar.

Speriamo veramente di conoscere tanti altri nuovi partecipanti che si potranno aggiungere ai nostri studenti/amici delle precedenti sette (mica una!) edizioni del corso e che, se vorranno, entreranno a far parte di alcuni gruppi social a cui siamo legati e che ci piace tenere costantemente attivi.

Ci vediamo il 13 settembre alle 18 in punto (o anche qualche minuto prima per poterci conoscere),

Giuliano e Maurizio

 

Se anche tu vuoi unirti al gruppo dei partecipanti, clicca qui per consultare il programma del corso ed effettuare l’iscrizione.

GIS (2)

La Theory of Change per la cooperazione internazionale

Cattura3

La Theory of Change per la cooperazione internazionale: una guida introduttiva.

Dopo il successo della prima edizione del 2016 e sulla spinta di un crescente interesse sul tema, Info-Cooperazione ha pubblicato nei primi giorni di luglio una guida introduttiva alla Theory of Change (ToC) nell’ambito della cooperazione.

La guida presenta i rischi e le opportunità della Toc, con particolare attenzione all’ambito della progettazione e della definizione strategica. Una serie di casi studio e di risorse rendono questa guida ancora più pratica e utile per il lettore.

 

A cura di Christian Elevati

Anno: 2017

Lingua: italiano

Scarica la guida QUI

Digital Humanitarians: i Big Data e la risposta umanitaria

 

Digital Humanitarians

Come i Big Data stanno cambiando il volto dell’azione umanitaria

 

L’eccesso di informazioni generate durante le emergenze può essere paralizzante per l’azione umanitaria tanto quanto la mancanza di dati. Questa inondazione di informazioni è spesso chiamata Big Data o Big Crisis Data. Capire e gestire questa situazione si sta dimostrando una sfida impossibile per le tradizionali organizzazioni umanitarie, motivo per cui molte si stanno muovendo verso un approccio digitale.

 

Autore: Patrick Meier

Anno: 2015

Lingua: inglese

Scopri di più sul libro o acquistalo QUI

An ICT agripreneurship guide

cta_agri__0

Una guida sull’uso delle ICT per l’imprenditoria agricola

Questo manuale fornisce una guida passo passo per fornire agli aspiranti imprenditori che lavorano con le ICT le informazioni e le conoscenze di cui hanno bisogno per avviare il loro business nel settore agricolo, delineando opportunità chiave e le sfide che potranno incontrare lungo la strada. Tramite l’utilizzo di esempi di vita reale, il manuale fornisce strategie e indicazioni per evitare errori comuni tra i giovani imprenditori alle prime armi. I temi trattati includono le catene di valore agricolo e i loro stakeholder, le sfide del business delle ICT, business plan efficaci e modelli per progettare, finanziare e ingrandire l’impresa.

Autore: Technical Centre for Agricultural and Rural Cooperation (CTA)

Anno: 2017

Lingua: inglese

Scarica qui An ICT Agripreneurship Guide: a path to success for young ACP Entrepreneurs

I 7 ingredienti di un buon fundraising

Dà gambe alla mission delle organizzazioni non profit (ONP), permettendo loro di andare lontano e di raggiungere gli obiettivi: è il fundraising. Una professione in pieno sviluppo che richiede una grande formazione per restare al passo con le nuove strategie e gli strumenti più innovativi per innescare e mantenere attivo il dialogo con i sostenitori. Abbiamo riassunto alcuni degli ingredienti fondamentali per preparare un piano di raccolta fondi efficace, illustrati da Federica Maltese durante il corso base Fundraising per il non profit.

 

La ricetta per una buona strategia di raccolta fondi prevede sette ingredienti principali:

 

1.Avere un’identità chiara in testa.

Il fundraising è l’insieme delle attività di una organizzazione non profit finalizzate al reperimento delle risorse necessarie a raggiungere gli scopi statutari; tali risorse non vanno concepite solamente in termini monetari, ma possono essere denaro, tempo, beni e servizi, relazioni e know how“. Avendo chiara la definizione di fundraising, è possibile pianificare un’attività di raccolta fondi solida ed efficace seguendo passo passo il ciclo del fundraising: definizione degli obiettivi, analisi interna ed esterna, progettazione, messa in opera, valutazione degli esiti, revisione del ciclo.

 

2. Individuare e curare i contatti.  

Devo entrare in relazione, sì ma con chi? Tutta l’attività di pianificazione deve essere strutturata partendo dalla consapevolezza di chi sono le persone a cui l’ONP si rivolge. Una fase fondamentale è quindi l’individuazione dei contatti. E’ necessario avere un numero di telefono, una mail, un indirizzo affinché le persone siano contatti reali e non semplici conoscenti. Collegamento, Interesse e Abilità sono i tre parametri più importanti che permettono all’ONP di individuare il suo donatore ideale. Il donatore ideale non è quindi solamente una persona che può partecipare economicamente alla causa dell’ONP, ma anche chi può offrire relazioni e conoscenze nuove e chi, condividendo un forte interesse per la causa, sarà felice di aiutare attivamente l’Organizzazione. Qui trovi un database di idee e campagne di fundraising, da cui prendere spunto per capire cosa fare e cosa evitare: SOFII.

 

3. A ognuno lo strumento più adatto.

Chiamare? Scrivere una lettera? Una mail? Inviare un piccione viaggiatore? Un ingrediente che non può mancare in un buon piano di fundraising è la piramide dei donatori, uno strumento fondamentale per capire il target dell’organizzazione e scegliere il modo più adatto per relazionarsi con i diversi donatori. In cima alla piramide si posizionano i grandi donatori, a scendere si trovano i soci e i donatori più fedeli, i donatori occasionali, chi viene coinvolto e partecipa a un singolo evento, fino ad arrivare al pubblico generico. A queste figure corrispondono diversi tipi di donazione (lasciti ed eredità, grandi donazioni, donazioni occasionali, quota di partecipazione ad un evento, quota associativa, ecc.). Per ciascuno di loro quindi è importante individuare la modalità più adatta mantenere viva e curare la relazione. Incontri personali, mail personalizzate, eventi riservati, mail speciali, newsletter, campagne di tesseramento, banchetti… sono solo alcuni esempi.
Un buon consiglio da tenere sempre a mente: “Ricordatevi che il fundraising è sempre uno scambio tra PERSONE, non solo donatori” (Federica Maltese).

 

4. Caro amico, ti scrivo…

Il Direct Mailing è uno strumento fondamentale per le organizzazioni per mantenere calde le relazioni con i propri donatori. Se qualcuno segue le attività dell’ONP e le sostiene, deve essere aggiornato sui suoi progetti e sul suo lavoro. Le lettere sono un’ottimo strumento per farlo: permettono infatti di pianificare la comunicazione e possono essere utilizzate con tutti i tipi di donatori. Mail e lettere permettono di acquisire contatti, fidelizzare chi l’organizzazione la conosce già, aumentare le quote di alcune donazioni dei più fedeli e recuperare i contatti “dormienti”. Può sembrare un metodo semplice per rimanere in contatto con le persone, ma è molto più complesso di quello che sembra. Le variabili da tenere in considerazione scrivendo una lettera sono moltissime: destinatari, timing, offerta o proposta, il testo (lunghezza, carattere, formato, tono, ecc.), la presentazione della busta…
Per sbirciare qualche lettera, puoi consultare mailing.fundraising.it, il più grande archivio italiano di mailing.

 

5. Caro amico, ti invito…

Gli eventi sono una delle forme più efficaci di fundraising, ma richiede una grande cura e particolare attenzione. E’ fondamentale pianificare fin dall’inizio i costi, le risorse e gli obiettivi economici, per arrivare al giorno dell’evento preparati e organizzati, e soprattutto per raggiungere gli obiettivi che ci si è prefissati, in termini economici e di visibilità. Bisogna quindi partire da un’analisi approfondita di che tipo di evento si vuole organizzare, degli obiettivi che si desidera raggiungere, del target a cui ci si rivolge, degli eventi precedenti, delle risorse a disposizione, del contesto ambientale, degli strumenti di comunicazione che si possono e vogliono utilizzare.
Ecco alcune idee:

  • Aste/Aperitivi
  • Banchetti di piazza
  • Caccia al tesoro/ Cene
  • Degustazioni
  • Esibizioni live
  • Feste in maschera
  • Gare/ Gite
  • Lotterie
  • Maratone/ Mercatini
  • Partite/ Pizzate
  • Quiz a premi
  • Rasatura/ Regate
  • Spettacoli/ Serate
  • Tornei
  • Viaggi Solidali

 

6. Presenza online.

Alcuni dei tuoi donatori probabilmente preferiscono consultare il tuo sito web, seguire gli aggiornamenti via Facebook, Twitter, Instagram… Per un’organizzazione non profit è fondamentale avere una presenza online, come sostiene federica Maltese “è un biglietto da visita, una forma di verifica, un modo per coinvolgere e rafforzare la vostra community“. Sito web, newsletter, social media, da Facebook a Twitter, da Instagram a Google+, da Pinterest a Linkedin… i canali per essere visibili sul web sono davvero infiniti. La tua organizzazione deve selezionare quelli migliori per veicolare la propria immagine, identità e i propri valori, scegliere quelli più utilizzati dal tuo target, per essere lì dove si trovano i tuoi donatori oresenti e futuri. La cura della comunicazione online nell’era digitale è un elemento imprescindibile per essere presenti e rintracciabili, per mantenere i contatti e le relazioni.
Per alcuni esempi puoi consultare  www.enpaelba.org e la pagina Facebook Le sfigatte.

 

7. Cercaci su Google. Ci trovi sicuramente!

Vivendo nell’era digitale, non poteva che svilupparsi anche il digital fundraising. Anche alle ONP oggi viene richiesto di muoversi sapientemente sul web, strutturando una precisa presenza digitale. Marco Bellante nel corso di una lezione dedicata a questi temi ha presentato due strumenti particolarmente utili: Google AdWords e Google AdGrants. “AdWords e AdGrants sono delle grandi aste online in cui si comprano click”. Ma questo non  basta per essere visibili. E’ necessario studiare bene le parole chiave da utilizzare per veicolare il maggior numero di utenti/click verso il proprio sito.
Prima di accedere ad AdWords e AdGrant, iscrivi la tua ONP a Google per il non profit.

 

 

 

Questo articolo è stato tratto liberamente dalle lezioni realizzate da Federica Maltese all’interno del corso base “Fundraising per il non profit” per Ong2.0.

Theory of Change: come generare e valutare il cambiamento

Mercoledì 19 Aprile più di 400 partecipanti (in diretta e in differita) hanno approfondito la Teoria del Cambiamento (ToC) durante il secondo webinar gratuito del percorso “Lavorare nella Cooperazione Internazionale“. In questa occasione, Christian Elevati, Senior Consultant in gestione e valutazione dell’impatto sociale che lavora da molti anni per realtà del Terzo Settore, è partito da un punto fermo: si lavora nella cooperazione, nel sociale, perché si crede nel cambiamento. A questo proposito però, occorre domandarsi a quale cambiamento ci si riferisce e come questo debba essere monitorato e valutato. 

di Erica Rossi

 

La ToC è una metodologia specifica applicata nell’ambito del sociale per pianificare e valutare dei progetti che promuovano il cambiamento sociale attraverso la partecipazione e il coinvolgimento. Si definiscono dunque obiettivi a lungo termine e a ritroso si ricostruiscono logicamente i legami causali per arrivare a quegli obiettivi. Così facendo, è possibile stabilire degli obiettivi intermedi e delle fasi che potranno e dovranno essere verificabili costantemente.

Secondo Christian una delle definizione più precise della Teoria del cambiamento è la seguente:

La Theory of Change è un processo rigoroso e partecipativo nel quale differenti gruppi e portatori di interesse nel corso di una pianificazione articolano i loro obiettivi di lungo termine [impact] e identificano le condizioni che essi reputano debbano dispiegarsi affinché tali obiettivi siano raggiunti. Tali condizioni schematizzate negli outcomes che si vogliono ottenere e sono organizzate graficamente in una struttura causale.

Dana H. Taplin, Heléne Clark, “Theory of Change basics”

Il webinar è poi proseguito ponendo l’attenzione su una domanda chiave: “C’é veramente bisogno della teoria del cambiamento?”. Secondo Elevati la prima risposta è “Si, vale la pena farci i conti presto”. Uno dei motivi principali è che ci troviamo in piena crisi strutturale, culturale, politica e di risorse. Non si può più non rendere conto di come usiamo le poche risorse a disposizione e quanto siamo, come soggetti o organizzazioni, efficaci ad usarle.

Nel contesto in cui viviamo i cambiamenti sono rapidi e la complessità è grande: è necessario dimostrare di poter creare cambiamento, analizzandolo, monitorandolo e rendendo conto di tutti i fattori che portano alla sua riuscita. 

 

 

Andando nello specifico, si potrebbe strutturare in questo modo la composizione di una ToC che deve includere sempre:

  • Una esplicitazione chiara delle ragioni alla base dei cambiamenti reali e duraturi in una specifica area tematica e delle relative preconditions (fattori al di fuori del controllo del management che possono influenzare il legame causale delle ToC).
  • L’articolazione di un percorso che porta a tali cambiamenti attraverso lo sviluppo di strutture e di competenze organizzative specifici e programmi/progetti.
  • Un sistema di impact management & evaluation in grado di implementare quel percorso e di testare i presupposti, le risorse e gli strumenti messi in campo.

Quando affrontiamo la ToC in un programma o progetto, l’esplicitazione delle assumptions è cruciale. Le assumptions riguardano il modo in cui crediamo che le cose possano cambiare e dipendono da ideologie, valori, preconcetti, stereotipi o visioni del mondo. Si tratta quindi di idee che spesso assumiamo in modo implicito, come soggetti singoli o come organizzazione, e che più sono inconsapevoli più sono pericolose poiché “agiscono senza che ce ne rendiamo conto, guidando di fatto le nostre scelte”. 

A questo proposito il docente sottolinea che “l’obiettivo del processo della ToC è quello di farle emergere, di discueterle, di testarle e allo stesso tempo di generarne di nuove maggiormente basate su un’evidence reale e condivisa”. Questo permetterà di chiarirle in  modo rigoroso, lasciare spazio a dubbi interpretativi o idee abitudinarie.

Dopo una prima analisi, possiamo affermare che la ToC è uno strumento fondamentale per rispondere alle seguenti domande:

  • Che cosa è cambiato (o no) a livello di outcomes e perché?
  • Quanto questi risultati sono sostenibili nel tempo?
  • Qual’é l’impact che questi risultati hanno prodotto?
  • Qual’é stato il contributo del programma/intervento/progetto a questi outcome rispetto ad altre cause o influenze?
  • Quali sono le implicazioni per le politiche e per le strategie (locali, nazionali, internazionali)?

E’ stato utile, nel corso di questa analisi, approfondire gli elementi che qualificano il raggiungimento effettivo dei risultati. Christian Elevati ci ha proposto i 4 livelli principali (non gli unici) da cui partire per effettuare una valutazione preliminare:

  • Cosa sarebbe avvenuto allo stesso campione di popolazione senza il nostro intervento?
  • Quanta parte del risultato raggiunto (outcome) è attribuibile esclusivamente al nostro intervento?
  • Vi sono stati effetti negativi su altre organizzazioni o in altri territori/comunità collegati al nostro intervento?
  • Come cambia l’outcome generato nel corso del tempo?

Oltre ad effettuare un’analisi di questo approccio, il docente ha presentato rapidamente diverse metodologie e strumenti utili per la valutazione dell’impatto di un intervento nell’ambito della cooperazione internazionale.

E possibile visionare qui le slide dell’intervento:

 

Avvicinandoci alla conclusione del webinar si è riflettuto sull’inversione di prospettiva che che questa teoria richiede rispetto all’approccio tradizionale. Infatti, invece di chiederci quali azioni occorra mettere in campo per raggiungere i nostri obiettivi, dovremmo domandarci quale cambiamento di medio/lungo periodo vogliamo raggiungere a vantaggio dei principali destinatari dei nostri sforzi e quali sono le pre-condizioni migliori per ottenerlo.

Conclude Christian Elevati: “Di quale cambiamento stiamo parlando? Non è possibile darsi una risposta ma, come abbiamo visto, si possono fissare dei punti di partenza chiari e definiti”.

Il racconto del webinar attraverso i tweet

Photo Credits: Pixabay

L’educazione alla cittadinanza mondiale diventa digitale

In un mondo digitale anche l’educazione diventa protagonista dell’innovazione, e vive così un periodo di profondo cambiamento e rinnovamento.

L’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile indica la necessità di “fornire un’educazione di qualità, equa ed inclusiva, e opportunità di apprendimento per tutti”. Dal quarto obiettivo dell’agenda emerge il bisogno che anche le scuole e tutti gli ambienti educativi si impegnino per trasformare l’educazione in senso sempre più sostenibile.
La così detta “Educazione alla cittadinanza mondiale” si muove in questa direzione, avvicinando il mondo scolastico e quello della cooperazione. Queste due realtà collaborano per formare i giovani a una maggiore conoscenza e consapevolezza del mondo e di come possono esserne cittadini attivi e responsabili, lavorando su “valori base quali i diritti umani, la legalità, l’importanza e il rispetto della diversità, il dialogo tra culture, l’interdipendenza reciproca e la necessità di uno sviluppo sostenibile dal punto di vista economico, sociale ed ambientale“.

Negli ultimi anni l’educazione alla cittadinanza mondiale si è aperta sempre più alle potenzialità offerte dagli strumenti digitali. L’avvento del web sembra aver influito molto sui comportamenti e sulle abitudini di giovani e ragazzi. Smartphone, tablet, computer sono ormai strumenti alla portata di tutti, anche dei più piccoli. Per quetso motivo, sempre più spesso le ong impegnate in progetti di educazione alla cittadinanza mondiale si avvalgono di strumenti digitali per far apprendere e riflettere i ragazzi giocando e divertendosi. Le applicazioni per cellulare e tablet, ad esempio, sono sempre più spesso utilizzate per parlare ai ragazzi di temi importanti e attuali.

Come nel progetto Eathink: eat local, think global, “un progetto cofinanziato dall’Unione Europea che vuole formare e coinvolgere gli insegnanti e gli studenti delle scuole primarie e secondarie per promuovere e rafforzare gli strumenti critici di educazione e formazione per rispondere alle sfide dello sviluppo globale. Il focus del progetto insisterà sulla sovranità e sulla sicurezza alimentare per ragionare sulla sostenibilità e sul consumo critico”.

LA-TORTA-DI-ROBIN-7Tra le numerose attività previste nel progetto, gli educatori di EAThink si sono messi alla prova nell’ideazione di due applicazioni mobili dedicate ai temi dell’alimentazione sostenibili. Le app sono facilmente scaricabili a questo link

“La torta di Robin”un percorso interattivo in cui Robin, il/la protagonista, deve ottenere gli ingredienti per cucinare la torta di mele più buona del mondo: buona per la salute, buona con l’ambiente e rispettosa degli altri. Passando per mercati agricoli, allevamenti e botteghe, Robin imparerà che solo con gli ingredienti più genuini, prodotti in modo equo e solidale potrà sfornare una torta davvero deliziosa .

“EAThink Game” permette a chi gioca  di scoprire e vivere in prima persona il percorso del cibo dalla produzione al consumo. EAThink Game infatti è composto da tre mini-giochi: uno sulla coltivazione, uno sulla vendita e il terzo sull’acquisto, i tre momenti fondamentali della filiera alimentare. Nel primo livello bisogna coltivare in modo naturale e sostenibile, evitando gli OGM e le sostanze dannose. Nel secondo livello il giocatore deve vendere i suoi prodotti, ma solamente a km0, freschi e fair trade. Nell’ultimo livello, quello dell’acquisto, bisogna invece acquistare i prodotti sani e sostenibili, buoni per la tua salute e per il mondo.

Sempre nell’ambito dell’alimentazione è stata sviluppata l’app “Bimbi in cucina”, un gioco per insegnare ai più piccoli le buone abitudini per una corretta alimentazione e uno stile di vita salutare. Tra quiz, ricette e preparazioni digitali, chi gioca deve diventare “mago chef”, imparando trucchi e ricette, scegliendo gli ingredienti più sani e sfidando online altri cuochi virtuali.

Meteoheroes-gransasso-big-32itswrtilsqeesyimsa2oCon lo scopo di sensibilizzare i più piccoli rispetto alla sostenibilità, all’ecologia e all’ambiente nasce il progetto “Meteo Heroes”. Nel videogioco per dispositivi mobile i sei bambini protagonisti scoprono di avere il potere di scatenare i fenomeni atmosferici, e impareranno a farlo per salvare la Terra, minacciata dai cattivi comportamenti ambientali.

 

Un altro strumento interessante rivolto ai più piccoli è “Gro Recycling”: un’applicazione che insegna ai bambini più piccoli l’importanza della raccolta differenziata. recycling900pxIl gioco consiste nel dare da mangiare ogni rifiuto al contenitore giusto, così da poter riutilizzare la spazzatura per produrre dei nuovi oggetti.

painting-with-time-climate-change2Sempre in tema ambientale, ma per ragazzi più grandi, è stata sviluppata “Painting With Time – Climate Change Edition”: l’app vuole mostrare in modo intuitivo, visivamente gli effetti che i cambiamenti climatici avrebbero sul nostro pianeta. Tramite il confronto di due foto dello stesso scenario scattate in due momenti diversi è possibile notare i mutamenti che il panorama ha subito a causa del tempo e dei cambiamenti climatici.

Nell’applicazione sono proposti 17 confronti ma è possibile anche crearne di nuovi grazie alle indicazioni di un tutorial.

 

 

 

 

Photo credit: Gwenaël Piaser

“Cooperazione internazionale: strumenti e buone pratiche”, note da un webinar super affollato

Il 5 aprile si è svolto il Webinar gratuito “Cooperazione internazionale: strumenti e buone pratiche per operare nel settore”, organizzato da Ong 2.0 e tenuto da Diego Battistessa, esperto di cooperazione internazionale con alle spalle un’ampia esperienza sia teorica che operativa.

L’affluenza all’aula è stata molto alta: con 239 iscritti,  di cui la maggior parte si è presentata in aula, anche se, purtroppo, non tutti sono riusciti a partecipare in diretta, si è avuta la riconferma dell’alto interesse tra i giovani per la professione del cooperante.

Nella prima parte del webinar Battistessa ha introdotto la cooperazione internazionale e i suoi fondamenti. Partendo dalla contestualizzazione storica, ha condotto i partecipanti attraverso le evoluzioni – legislative, sociali e motivazionali – che questa attività ha affrontato negli ultimi due decenni. Sono state fornite alcune nozioni più tecniche, soprattutto in riferimento agli Obiettivi del Millennio, ai diversi approcci possibili, agli attori in gioco e alla nuova architettura organizzativa che si sta delineando.
Un breve focus sulla realtà italiana, poi, era d’obbligo. Si è quindi parlato della nuova legislazione riguardante il settore, degli attori in gioco, della struttura dell’attuale cooperazione italiana e della distribuzione geografica degli interventi.

Grazie anche all’interesse dimostrato e alla grande quantità di domande, si è avuta una forte interazione con i partecipanti. Un sondaggio in realtime ha inoltre permesso allo staff di Ong 2.0 di individuare i background di provenienza dei presenti in classe, scoprendo così come più della metà di essi avesse già avuto esperienze di volontariato o lavoro nel mondo della cooperazione all’estero, ma solo il 35% conoscesse lo strumento base del Project Cycle Management (PCM).
Nella seconda parte Diego si è concentrato interamente sulla figura del cooperante. In particolare, sono stati affrontati temi inerenti la formazione accademica e le competenze più richieste. Come sottolineato dal relatore più volte, il kit del cooperante, al giorno d’oggi, deve contenere molti skills diversi, non esiste una laurea specifica per fare il cooperante, ma alcuni elementi di base, come la conoscenza professionale delle lingue, del PCM già citato, di strumenti di valutazione e delle ICT (Information and Communication Technology), sempre più richieste nei paesi di intervento. Ma anche, naturalmente, di spirito di adattamento e tanta flessibilità.
Ed ecco infine la domanda che tutti – o quasi – si sono posti iscrivendosi al webinar: come si diventa cooperante? A detta del docente, non esiste un solo percorso, comune e diretto, che porti a una carriera di questo tipo. Le modalità e le realtà di accesso possono variare molto, una cosa è però certa: la chiave sta nel networking, creare contatti e farsi conoscere.

Il webinar è stato l’evento di lancio del percorso formativo Lavorare nella cooperazione internazionale proposto da Ong 2.o e articolato su più moduli. Il prossimo appuntamento è il 19 aprile con un altro webinar gratuito dedicato all’approfondimento della Theory of Change. Il docente Christian Elevati vi aspetta in aula, gli iscritti sono già oltre 303, ma avremo un’aula grandissima per contenere tutti.

ICT for Social Good: un premio per gli innovatori locali

L’innovazione è una potente forza di sviluppo locale, capace di generare idee che rivoluzionano la vita delle comunità. Per questo, abbiamo deciso di organizzare un premio, dedicato a quella miriade di progetti, di realtà, di idee innovative create dal basso che spesso faticano a essere riconosciute e a partecipare ai programmi di sviluppo internazionale ma che rappresentano un terreno fertile da cui partire per costruire un nuovo approccio alla cooperazione internazionale e allo sviluppo locale.

Continua a leggere

L’uso dei droni nel settore umanitario

Negli ultimi anni, l’uso dei droni è aumentato considerevolmente grazie all’abbassamento dei prezzi e ai progressi tecnologici, che ne hanno facilitato da diffusione e l’utilizzo anche da parte delle ONG e delle organizzazioni umanitarie. La guida “Drones in Humanitarian Sector“, stilata dalla Swiss Foundation for Mine Action (FSD) e dai suoi partner (CartOng, Zoi Environment Network and UAViators), fornisce spunti interessanti per capire come i droni possano avere un impatto positivo sull’azione umanitaria, specialmente in risposta ai disastri naturali.

Di Federico Rivara

Continua a leggere