ICT per i diritti umani, la democrazia e l’attivismo

ICT for human rights, democracy and activism è il sesto modulo, appena concluso, del percorso di formazione “ICT Innovations for Development”, durante il quale si è approfondito il ruolo delle ICT nella promozione e nella difesa dei diritti umani.

 

Il corso ha permesso ai partecipanti di studiare come le ICT possano essere utilizzate all’interno di processi democratici e nell’attivismo. Il modulo si è concentrato nello specifico su come le nuove tecnologie possano essere utilizzate dalla popolazione e dalle ong per monitorare, mostrare e far fronte alle violazioni dei diritti umani. Inoltre, sono stati analizzati i rischi e le conseguenze legate call’uso delle ICT e alla comunicazione digitale. Con lo sviluppo delle tecnologie e delle tecniche di sorveglianza e di monitoraggio online, infatti, gli attivisti di tutto il mondo sono spesso i primi destinatari di questi controlli, quindi il modulo ha analizzato anche tecnologie, piattaforme e tecniche di “anti-sorveglianza”.

Grazie alla partecipazione di diversi esperti, come Satu Valter, attivista anti-razzista e capo del No Hate Speech Campaign in Finlandia, Dr Dan McQuillan, professore a Goldsmiths, Università di Londra e una delle 93 persone che sono state torturate durante il G8 di Genova nel 2001, e Ron Salajattivista per i diritti umani e per la difesa dell’ambiente, durante le lezioni sono emersi molti temi, casi studio, strumenti pratici, piattaforme e applicazioni.

Satu Valtere ha avviato l’analisi di queste tematiche a partire dal concetto di “diritti umani”, evidenziandone le principali caratteristiche, i valori, ma anche i conflitti e i dilemmi, seguiti da un caso studio dalla Finlandia. Satu ha riportato come esempio la No Hate Speech Campaign, una campagna europea lanciata dal Consiglio d’Europa, per analizzare vantaggi e svantaggi delle campagne per i diritti umani promosse dalle organizzazioni internazionali. Considerando che questa campagna si concentra sulla lotta all’hate speech online, è nata un’interessante discussione sul dilemma che vede scontrarsi la libertà di espressione e l’hate speech e che pone la domanda di dove si collochi la linea di demarcazione che li separa.

Durante la seconda lezione Ron Salaj ha parlato del concetto di attivismo nell’era digitale, soffermandosi soprattutto sulle campaigning techniques degli attivisti e dei movimenti dissidenti: dalle tecniche di pubblicazione del samizdat, al sabotaggio culturale e alle radio pirata.
Lattenzione si è poi concentrata su come l’attivismo sia cambiato con l’avvento di internet. Basti pensare a quando gli attivisti hanno chiuso per ore il sito della compagnia aerea Lufthansa utilizzando un attacco DDoS per protestare contro la deportazione degli immigrati con gli aerei della compagnia; o all’utilizzo del Google Bombing, sfruttato dal gruppo English Disco Lovers in senso anti-razzista.

28476745294_3f9e28e373_bDan McQuillan ha invece approfondito il concetto di open source intelligence. Partendo dal significato di “tecniche di sorveglianza”, che etimologicamente indica il “guardare dal basso”. Per illustrare questa tecnica il docente ha descritto il caso Rodney King a Los Angeles e il #BlackLivesMatter, un movimento internazionale di lotta alla violenza e al razzismo contro le persone di colore; il movimento è coordinato, ma decentralizzato e senza un leader, e si distingue per la sua etica inclusiva, coinvolgendo donne, attivisti LGBT, ecc.

Nel corso dell’ultima lezione, tenuta dallo stesso docente, si è parlato di online surveillance and tracking, di sorveglianza e monitoraggio online. In particolare, si è cercato di ampliare le abilità pratiche dei partecipanti tramite la dimostrazione e l’utilizzo di diversi strumenti e piattaforme, quali Lightbeam, il plugin di Mozilla che aiuta l’utente a verificare in diretta se qualcuno sta seguendo le sue mosse online; e Panopticlick, un progetto di ricerca di EFF o Tor browser, un sistema per mantenere il browser e le ricerche sul web anonime.

Infine, parte della lezione è stata dedicata alla discussione sull’utilizzo da parte di grandi democrazie di avanzati strumenti di spionaggio, in contrapposizione alla nascita di nuovi movimenti, il cui obiettivo è quello di resistere, agire ed educare contro il monitoraggio online. Un esempio su tutti? Cryptoparty un movimento decentralizzato che mira a formare e informare sulla protezione personale nello spazio digitale.

Un nuovo “mobile money ecosystem”

Si è da poco concluso anche il settimo modulo del corso ICT Innovations for Development tenuto da Gianluca Iazzolino e dedicato interamente all’utilizzo delle nuove tecnologie nell’ambito dell’inclusione finanziaria.

Il settore dei servizi finanziari digitali si amplia sempre più velocemente; in poco tempo si è passati dalla semplice possibilità di pagare tramite mobile, alla possibilità di effettuare transazioni e operazioni più complesse, come prestiti o assicurazioni, utilizzando un dispositivo come il cellulare o il tablet. Ormai non si parla più solamente di mobile banking, di “un sistema cioè che permette ai clienti di istituzioni finanziarie di accedere al proprio account tramite un dispositivo mobile”, ma di mobile money, “un network di infrastrutture per depositare e trasferire denaro facilitando il cambio da cash alla valuta elettronica tra diversi attori”(Kendall et al. 2012), “un’innovazione strategica per tagliare i costi e rafforzare la portata dei servizi finanziari” (Porteous 2007; Kumar, McKay and Rotman 2010; Donovan 2012).

MasterCard Foundation's partnership with Opportunity International and Opportunity Bank is expanding access to financial services to 1.4 million people, particularly in rural areas. Mobile phone banking is a large component of these activities. Julius Sakiaiiuu at his mobile phone shop and mobile money kiosk in Kanjuki Village. Julius received loans from Opportunity Bank to expand his mobile phone shop in Kanjuki Village. "Before mobile banking, I would have to bay 10,000 shillings to go to the nearest bank branch to deposit 10,000 shillings," he said.Oggi, spiega Iazzolino, si delinea quindi un nuovo mobile money ecosystem, in cui gli attori coinvolti non sono più solamente le banche e i loro clienti, ma tutte le istituzioni e gli attori che offrono servizi finanziari, gli operatori, i proprietari di attività, i produttori, gli utenti, ecc. Lo scenario è quindi quello di un network, di una nuova partnership di digital financial actors, che sviluppa nuove relazioni, nuovi scambi e nuove opportunità.

In questo scenario emerge con prepotenza il tema dell’inclusione finanziaria, focus specifico delle lezioni del settimo modulo del corso. “L’accesso per tutti a un gran numero di servizi finanziari – risparmio, entrate, assicurazione e pagamenti – offerti in modo responsabile e sostenibile da una serie di providers in un ambiente ben regolato”(Porter, 2015) è la precondizione per lo sviluppo, soprattutto nei Paesi a basso reddito, e secondo molti costituirebbe un elemento importante nella lotta alla povertà.

Iazzolino tuttavia mette in guardia sulle problematiche che l’inclusione finanziaria può trovarsi ad affrontare in questa nuova compagine mondiale e sulle conseguenze che questa può avere. In particolare, la grande componente digitale del settore finanziario ha portato oggi alla “capitalizzazione dei dati e delle informazioni personali”, la cosiddetta “datafication”. Questa deriva dell’utilizzo della tecnologia nel settore, offre sì possibilità importanti, ma rischia anche di condurre a una maggiore esclusione di alcune persone che vivono in determinate condizioni.

Immagine2Il docente riporta due esempi africani: Branch e Firstaccess, due providers di servizi finanziari. Sono sostanzialmente due app che è possibile installare sul telefono; queste acquisiscono tutte le informazioni sull’utente a partire dai dati del suo cellulare, dalle sue attività, dai social media, dalle transazioni economiche, ecc. e sulla base di queste un algoritmo valuta le condizioni finanziarie dell’utente, permettendogli o impedendogli l’accesso ai diversi servizi. I dati diventano quindi una fonte di valore, sulla base della quale includere o escludere una persona dalla grande costellazione dei nuovi servizi finanziari.

Un altro aspetto (tra molti altri) che il docente spiega per ottenere una vera inclusione finanziaria è il contesto locale. La sola esportazione di piattaforme, tecnologie o modelli finanziari non sarà mai davvero efficace ed inclusiva, se la popolazione di riferimento non è disposta ad accettarla, se la tecnologia proposta è troppo avanzata, se nel contesto sociale in cui si desidera inserirsi non sono presenti le condizioni adatte per farlo.

Un esempio è Telesom Zaad, la prima piattaforma mobile money in Somaliland. “Il servizio offerto da Telesom è dilagato nel Paese essendo molto attrattivo, poiché semplifica la vita alle persone” spiega Abdirahman Adan Shire, il Manager di Zaad Service, rispondendo a dei bisogni reali della popolazione locale.

Innovazione nel settore sanitario: basta un cellulare

La nuova edizione di “ICT Facts & Figures” dell’Unione Internazionale delle Telecomunicazioni (ITU) rivela che la copertura cellulare è ormai quasi onnipresente. Infatti circa il 95% della popolazione mondiale – sette miliardi di persone – vive in una zona coperta da una rete cellulare di seconda generazione. Le reti più avanzate a banda larga raggiungono invece quasi quattro miliardi di persone – circa il 53% della popolazione mondiale.
Il settore sanitario cerca di sfruttare al massimo la presenza ormai capillare dei telefoni cellulari e la fitta rete di relazioni che essi generano per garantire il maggior accesso possibile non solo alle cure sanitarie, ma anche alle informazioni e ai dati utili a pazienti, medici e operatori sanitari.

Di Laura Andreoli

 

L’uso della tecnologia mobile nel settore sanitario è il tema al centro del modulo “ICT for Health” del corso “ICT Innovations for Development”. Ne parliamo con Paola Fava, esperta in tecnologie per lo sviluppo e relatrice nel modulo in questione.

Paola ha una grande esperienza nell’ambito sanitario, sia tecnica che sul campo; ha potuto infatti lavorare all’implementazione di progetti di telefonia mobile in diversi Paesi, oltre che alla mappatura e all’analisi dei dati in questo settore. È co-fondatrice e Business Developer presso Gnucoop, una Cooperativa Sociale che sviluppa servizi e software per organizzazioni no profit, istituzioni pubbliche e agenzie umanitarie. La caratteristica specifica e unica della cooperativa è quella di produrre software libero e condivisibile, a cui tutti possano attingere e dare il proprio contributo.

Il modulo del corso verte nello specifico sulla m-health (mobile health), l’utilizzo dei telefoni cellulari nel settore sanitario, in particolare in contesti di paesi in via di sviluppo. Paola sottolinea la differenza tra questa e l’e-health, ossia l’eletronic health, “che considera diversi elementi, tra cui per esempio la telemedicina, in cui si usano delle applicazioni web piuttosto che altri sistemi per fare una diagnosi remota, quindi non necessariamente tramite l’utilizzo di telefoni. Il mobile-health è primariamente concentrato sull’utilizzo della telefonia mobile per o la raccolta dati o ad attività legate alla promozione della salute e delle pratiche sanitarie”.

In particolare, il telefono cellulare, sebbene esistano numerose altre tecnologie utili nel settore sanitario, vanta una diffusione mondiale e permette in molti casi di arrivare anche laddove non c’è copertura della rete internet. Le sue applicazioni e i suoi possibili utilizzi in campo sanitario sono quindi molteplici e differenziati.

Si può spaziare in quest’ambito da applicazioni mobile che permettono di identificare a partire dai sintomi il tipo di malattia, per poi portare alla definizione o al suggerimento del trattamento necessario, quindi una sorta di guida, a sistemi di messaggistica che ricordano all’utente per esempio se ci sono determinate scadenze da rispettare o visite che devono essere fatte. L’m-health può essere usato anche per delle campagne di salute, promuovendo ad esempio messaggi di igiene o di cura della persona. Il mobile health può essere usato anche per segnalare o monitorare i corsi di epidemie, e quindi una combinazione tra la telefonia e applicazioni web, dove delle mappe accompagnano i messaggi di warning per identificare e localizzare determinate malattie”.

È evidente quindi che non solo gli obiettivi e gli strumenti utilizzati nella m-health sono diversi e molteplici, ma lo sono anche i destinatari di queste tecnologie. Applicazioni, sistemi di messaggistica e chiamate possono essere infatti indirizzati a medici e operatori sanitari come strumenti di formazione, di diagnosi, di raccolta dati, ma possono essere sfruttati anche direttamente dai pazienti, per accedere a informazioni, per consulti, per organizzare appuntamenti e visite. “Ci sono diversi livelli”, ci spiega Paola, “all’interno dello stesso progetto ci possono essere diversi moduli utilizzati dai medici locali, dai community health workers o direttamente dai pazienti. Gli strumenti vengono quindi tarati a seconda dell’utente finale che li utilizza”.

Le ICT in generale e i telefoni cellulare in particolare possono avere un impatto importante sulle attività sanitarie e possono rappresentare un valore aggiunto fondamentale in questo settore. Grazie al cellulare infatti è stato possibile, ad esempio, digitalizzare le informazioni, per cui “molti degli errori che si farebbero inserendo i dati in un form cartaceo vengono automaticamente eliminati o per lo meno controllati”. Da qui deriva anche una netta accelerazione della comunicazione delle informazioni, che, come racconta Paola, vengono salvate nel telefono e condivise non appena sia presente una connessione internet. Per contro, la connessione internet può rappresentare anche un limite in alcuni casi nell’utilizzo di applicaziondownloadi o semplicemente del web laddove la connessione sia scarsa o assente. Riemerge qui la necessità di scegliere gli strumenti dell’m-health considerando non solo gli utenti finali, ma anche gli apparecchi che essi hanno a disposizione. Tuttavia Paola Fava rassicura che guardando al futuro questi limiti sono destinati a ridursi o addirittura a scomparire, dal momento che i sistemi di connessione e il network che ne deriva crescono costantemente e sono destinati a migliorare. “Anche le statistiche per il 2020 confermano che il numero dei telefoni aumenterà in tutta l’Africa, i sistemi di connessione e la connessione stessa miglioreranno”. Un problema riscontrato sul campo invece è dato dal possesso di oggetti tecnologici, che può generare gelosie e disparità a livello locale, nonché perplessità a causa del contrasto tra questi strumenti innovativi e contesti territoriali in cui talvolta non si riesce a rispondere nemmeno ai bisogni primari. “Ovviamente si tratta per chi deve implementare un progetto del genere di valutare bene questi aspetti e cercare di creare un sistema in modo tale da prevenire e rispondere a queste problematiche”.

Un elemento che influisce fortemente sulla definizione degli obiettivi, del target e degli strumenti per l’intervento nel settore sanitario è il contesto d’azione; Paola infatti afferma: “ogni contesto va analizzato a sé e vanno prese delle misure adeguate affinché il progetto sia efficace”. Tuttavia, dal momento che molti paesi in via di sviluppo vivono le stesse situazioni problematiche e difficoltà simili, grazie all’utilizzo del telefono cellulare, tecnologia comune e diffusa, gli strumenti e le innovazioni della m-health sono spesso replicabili anche in paesi diversi. Molti degli strumenti sviluppati e utilizzati nell’ambito sanitario sono quindi facilmente adattabili; inoltre, “se ci si serve di un software libero, di un software condiviso, sicuramente anche a livello più strettamente tecnologico e tecnico risulta più facile fare degli adattamenti che consentano l’applicazione di progetti e strumenti in zone diverse”.

Gli esempi pratici di m-health sono infiniti, Paola durante il corso ne affronta diversi.

Uno fra tutti è RapidSMS,strumento per i sistemi di messaggistica volti alla raccolta dati, che permette la semplificazione dei flussi di lavoro e il coordinamento di gruppo utilizzando i telefoni cellulari e gli SMS. Il sistema nasce per monitorare lo stato nutrizionale dei bambini. Gli operatori sanitari inviavano un messaggio contenente un codice in cui le cifre rappresentavano l’età del bambino, il peso, l’altezza, la circonferenza brachiale. In questo modo, senza l’utilizzo di alcuna connessione, era possibile la raccolta dati e la creazione di una piattaforma online.

FrontlineSMS invece è un sistema di raccolta e condivisione di informazioni tramite SMS, che non richiede connessione internet. FrontlineSMS è un software aperto che permette agli utenti di connettere diversi dispositivi mobile a un computer tramite messaggi; tramite questo strumento è possibile mandare e ricevere SMS e contatti di gruppi e rispondere ai messaggi. Questo servizio è stato utilizzato per monitorare le elezioni politiche in diversi paesi (Filippine, Afghanistan e Nigeria); nel 2010 dopo il terremoto di Haiti ha favorito la raccolta di informazioni sulla situazione di emergenza nel Paese. Nei PVS è molto utilizzato nel settore sanitario, soprattutto nella raccolta dati e nell’assistenza ai pazienti.

Twine è una piattaforma online sviluppata da Gnucoop e UNHCR che favorisce e facilita la raccolta, l’archiviazione e la gestione dei dati dell’Agenzia e dei suoi partner sulla situazione sanitaria nei campi profughi a livello locale, regionale e globale.

Photo Credit:CreativeCommons

Tecnologie differenti per un’educazione che cambia

Anche il quarto modulo del corso ICT Innovations for Development si è da poco concluso. Il docente Alfred Assey Mukasa durante tre incontri ha cercato di identificare e valutare insieme ai partecipanti le sfide globali dell’educazione, analizzando il ruolo che le ICT svolgono nella risoluzione dei problemi e delle difficoltà che oggi si incontrano in quest’ambito.

Di Laura Andreoli

 

Secondo la Global Partnership for Education l’educazione oggi si trova ad affrontare 10 sfide fondamentali:

1. Mancanza di accesso;

2. Scarso investimento nell’educazione, solamente una parte dell’investimento totale nell’ambito umanitario;

3. Conflitti globali e disastri naturali, che incidono sull’educazione;

4. Deficit di finanziamento anche a livello nazionale;

5. Squilibrio di genere nell’accesso all’educazione;

6. Costo dell’educazione eccessivamente alto nei Paesi in via di sviluppo;

7. Scarsità di insegnanti;

8. Insufficienza di classi e infrastrutture per l’educazione;

9. Insegnanti non sufficientemente qualificati, che portano a scarsa alfabetizzazione anche dopo quattro anni di scuola;

10. Disabilità e bisogni speciali, che spesso impediscono l’accesso all’educazione, soprattutto nei PVS.

 

Ma le sfide non finiscono qui. Nel mondo globalizzato di oggi, infatti, il contenuto dell’educazione continua ad ampliarsi e a modificarsi, così come i suoi strumenti e le tecnologie a sua disposizione. Essa rischia di diventare quasi obsoleta di fronte a cambiamenti così profondi e così rapidi e di fronte a un eccesso di informazioni tipico dei giorni nostri.

Alfred ha spiegato che per vincere queste sfide è necessario lavorare per la creazione di un’educazione che sia:

• Trasformazionale

• Distruttiva/creativa

• Misurabile

• Modulare

• Personalizzata

• Per il cambiamento comportamentale.

 

L’educazione deve quindi essere in grado di mutare e di adattarsi ai cambiamenti che il mondo oggi affronta, superando i modelli obsoleti che non rispondono più alle necessità degli allievi. Deve costruirsi sulla persona come singolo individuo con le sue specificità e come membro di una società di cui fa parte e a cui deve dare il suo contributo. “La scuola è fatta per l’istruzione, ma l’educazione, quella deve formare le persone ad essere cittadini e cittadini del mondo” riassume esaustivamente il docente.

Gli obiettivi dell’educazione del ventunesimo secolo quindi sono vari e complessi:

1. Aiutare l’allievo ad essere in grado di crescere e di raggiungere il suo massimo sviluppo come essere umano; l’educazione deve sviluppare i talenti innati dell’individuo e fare in modo che possa contribuire al miglioramento del contesto in cui si trova.

2. Rendere l’allievo “una persona ben istruita” per il ventunesimo secolo; non si parla solo di scuola e di istruzione, ma di educare una persona alla cultura, all’esistenza globale, ai problemi globali, al problem solving, ad agire e prendere iniziative. Si tratta di formare la persona nella sua interezza, affinché voglia e possa migliore e apportare un contributo positivo nella società in cui vive.

3. Risvegliare l’interiorità dell’allievo, sviluppandone curiosità e creatività; l’insegnante non dovrebbe quindi essere veicolo di conoscenze e nozioni, ma dovrebbe invece insegnare allo studente come imparare, come essere curioso.

4. Rimuovere la paura dell’apprendimento; essa nasce spesso dalla grande quantità di informazioni e tecnologie disponibili e utilizzabili che disorientano l’allievo.

5. L’insegnante deve preparare l’allievo ad imparare, deve offrirgli gli strumenti e le indicazioni per poterlo fare.

 

Dopo questa prima analisi del docente e un confronto tra i partecipanti sulla situazione attuale dell’educazione, Alfred si è concentrato sull’approfondimento delle possibili risposte tecnologiche e innovative alle sfide che l’educazione si trova ad affrontare.
Le ICT infatti sono state utilizzate in diversi modi e in molte occasioni anche nell’ambito dell’educazione: un esempio semplice e immediato è l’utilizzo dei computer nelle scuole; le ormai note piattaforme online per le università; i learning spaces, le aule virtuali di ultima generazione; l’utilizzo di strumenti tecnologici come lo smartphone o il tablet in aula, per ridurre la distanza che gli studenti vivono tra la scuola e la vita di tutti i giorni, portando in classe oggetti che utilizzano quotidianamente.
Gli esempi delle nuove tecnologie e delle loro applicazioni nell’educazione sono innumerevoli e variano a seconda del contesto in cui vengono utilizzate e delle problematiche cui devono rispondere.

Il docente si è soffermato in particolare sui MOOC – Massive Open Online Courses. I corsi aperti online su larga scala sono finalizzati ad una partecipazione illimitata e i partecipanti vi hanno libero accesso tramite il web; l’audience può essere quindi particolarmente numeroso e geograficamente dislocato, avendo eliminato il limite della presenza in aula.MOOC_poster_mathplourde

Certamente i MOOC costituiscono un esempio di come il rapido sviluppo tecnologico apra le porte a nuove possibilità nell’educazione, che oggi sta cambiando completamente forma, abbandonando gli schemi dell’educazione tradizionale.
Tuttavia, dalla discussione in aula (virtuale) è emerso che il cambiamento tecnologico e l’utilizzo di nuove apparecchiature e di strumenti innovativi come i MOOC spesso costituiscono una caratteristica tipica dei Paesi sviluppati e che quindi rispondono alle sfide specifiche di questi contesti.
In contesti più poveri, al contrario, spesso l’educazione deve invece affrontare problematiche come l’impossibilità di accedere all’istruzione, le differenze di genere, la mancanza di infrastrutture, ecc.
Nei Paesi che vivono queste difficoltà anche le soluzioni sono differenti; alcuni partecipanti del corso hanno riportato alcune loro esperienze, raccontando che le tecnologie realmente utili in quei Paesi sono i learning centers, strutture in cui chi sono resi disponibili dei computer comunitari e una connessione internet che le persone possono utilizzare, ad esempio per seguire dei corsi o per ricercare informazioni, sistemi che permettano di seguire lezioni dallo smartphone, anche senza connessione internet, applicazioni che utilizzano gli sms per trasmettere informazioni e che le traducono lingua locale, in modo che tutti possano comprenderle.

Una soluzione innovativa che risponda alle difficoltà dei contesti più poveri è nata proprio in Africa, a Nairobi, Kenya. Il KIO KIT, ideato e creato dalla Brck, “può trasformare qualsiasi classe in una classe digitale in pochi minuti“. Esso offre ai bambini che vivono in Paesi poveri la possibilità di imparare e divertirsi, utilizzando dei tablet che funzionano anche senza connessione internet, grazie ad una piattaforma integrata con diverse sezioni e materie di studio. Il KIO KIT è “un esempio di ciò che succede quando l’Africa progetta una soluzione per le scuole africane“.

 

Medicina digitale: sempre più strategica per una sanità efficiente e capillare

Un database su cui gli operatori sanitari registrano le informazioni dei bambini che soffrono di malnutrizione per essere pronti alla prossima visita. Un sistema di informazioni che permette di conoscere in tempo reale la presenza o meno di un numero sufficiente di farmaci in una determinata area. Elettrocardiografi che permettono di conoscere le condizioni di pazienti in aree remote a cardiologi a distanza così che questi possano fornire le informazioni necessarie via SMS. Sono alcune delle applicazioni  di mobile health presentate da Paola Fava durante il modulo “ICT for Health” del corso ICT Innovations for Development organizzato da Ong 2.0 e giunto al sesto modulo. Continua a leggere

Mappare con le ICT in contesti d’emergenza: l’esempio del Nepal

Pochi giorni ancora e il corso “ICT innovations for Development” riprenderà. Il quarto modulo, “ICT for Education” è in partenza il 5 Gennaio. Nel frattempo, ecco gli esempi, gli strumenti e le buone pratiche affrontate durante il terzo modulo del corso, “ICT for Mapping and Emergencies“, guidato da Nama Budhatoki. In sintesi, ecco perché mappare è importante.

Di Federico Rivara

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Open data, i 5 migliori strumenti per la condivisione

È giunto alla conclusione lunedì 21 novembre anche il secondo modulo del corso ICT Innovations for Development su “ICT for Data Collection”. Georges L. J. Labrèche, fondatore dell’organizzazione Open Data Kosovo (ODK), ha introdotto i partecipanti all’utilizzo degli Open data, analizzando il ciclo di vita della ricerca dati sul web e classificando i 5 migliori strumenti per la loro condivisione.

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ICT e Sviluppo: 9 principi e 5 metodi per iniziare

Si è concluso lunedì 21 novembre il primo modulo del corso ICT Innovations for Development su “innovazione sociale e tecnologia per lo sviluppo”. Joshua Harvey, Consulente UNDP per lo Human Centered Design e relatore di questa prima parte del corso, ha guidato i partecipanti nell’approfondimento della storia della relazione tra sviluppo e innovazione, e nella scoperta dei principi e dei metodi dello sviluppo digitale. Continua a leggere

ICT Innovations for Development: ecco i vincitori delle borse di studio

Si è concluso il processo di selezione per assegnare le borse di studio del corso di alta formazione “ICT Innovations for Development“, messe in palio da Fondazione Cariplo e Compagnia di San Paolo, nell’ambito del progetto “Innovazione per lo sviluppo“. Selezione difficilissima per assegnare ventitré borse (tre in più del previsto) su 424 candidature, la maggioranza di altissimo profilo, provenienti dai cinque continenti. Oggi siamo lieti di comunicare i vincitori.

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Inclusione finanziaria: lo smartphone non è tutto

L’inclusione finanziaria, il permettere a più persone l’accesso ai servizi bancari, è considerato da alcuni anni un elemento fondamentale per sradicare la povertà. Per questo, negli ultimi anni, tante realtà basate su servizi digitali sono nate per arrivare dove i canali tradizionali non intervengono a causa dei costi eccessivi. Tuttavia, come ci spiega Gianluca Iazzolino, ricercatore dell’università di Oxford e consulente per il Fondo delle Nazioni Unite per lo Sviluppo dei Capitali all’interno del programma mobile money for the poor, “le potenzialità dei servizi di mobile money possono prendere una piega preoccupante che va a  creare ulteriori esclusioni sociali invece di ottenere una piena inclusione”. Data l’importanza dell’inclusione finanziaria e la sua forte componente digitale, Ong 2.0 ha inserito un modulo sul tema, condotto proprio da Iazzolino, all’interno corso ICT Innovations for Development.

di Federico Rivara

iazzolinoIazzolino avvisa subito dei rischi del settore. “Oggi” spiega “la tendenza degli attori che forniscono servizi finanziari digitali è quella di non limitarsi solamente al mobile money (il trasferimento in maniera digitale di denaro utilizzabile tramite telefoni cellulari) ma di offrire ulteriori servizi finanziari quali assicurazioni e prestiti”La ragione è semplice: questi servizi portano maggiore profitti agli operatori che li forniscono.

I rischi di questo sistema però sono molteplici e possono essere ricondotti a un tema molto attuale: la circolazione e disponibilità di moltissimi dati. I servizi finanziari menzionati permettono di tracciare i dati degli utenti. Di conseguenza, le compagnie della tecno-finanza possono avere una conoscenza molto precisa del credit scoring (il grado d’insolvibilità) dei clienti. “I nuovi esclusi sono quindi coloro che non hanno entrate fisse provenienti da canali informali, come spesso succede in tante realtà in paesi africani”. Coloro che sono invisibili e non producono dati evidenti, rischiano di essere esclusi, per esempio, da una politica poiché non contemplati.

In maniera similare, spiega Iazzolino, entrare come operatore indipendente all’interno del business è realistico solamente per chi ha già avviato altre attività. Per esempio, nei mercati over the counter (mercati non regolamentati secondo le norme ufficiali di una determinata area) delle rimesse, l’agente che si pone tra un utente e una compagnia è spesso una persona che ha già avviato altre attività imprenditoriali.

m-pesa

La ricerca del profitto, come introdotto in precedenza, è alla base dello sviluppo di nuove piattaforme. Tuttavia gli introiti di questo settore difficilmente ricadono sulle aree in cui si opera. E’ il caso di M-Pesa, un servizio che permette il trasferimento di denaro tramite cellulare. Oggi M-Pesa è una realtà consolidata che ha raggiunto milioni di clienti sia in Africa sia in Europa. Questo servizio è nato dalla rete mobile Safaricom il cui azionista principale è Vodafone, con sede a Londra, dove entrano i maggiori guadagni.

Le potenzialità del digitale e dei pagamenti online possono arrivare a tutti i livelli. Infatti, sempre più diffusi sono i trasferimenti government-to-persons payments attraverso i quali i governi possono pagare, ad esempio, gli stipendi e le pensioni dei propri cittadini, riducendo i costi di transazione. L’autorità e il ruolo dello stato però devono essere centrali altrimenti si rischia di concedere alcuni servizi ad attori che si collocano tra lo stato e i cittadini con un potere molto importante. In Nigeria, per esempio, MasterCard ha intuito un’opportunità nelle carte d’identità della popolazione. MasterCard infatti ha lanciato un programma con l’obbiettivo di rilasciare 120 milioni di carte d’identità nel paese africano più popoloso in grado di permettere pagamenti elettronici. Da un lato, queste organizzazioni permettono di superare un problema molto grande dei paesi africani in cui i servizi anagrafici sono spesso approssimativi. Dall’altra parte, sistemi come quello descritto possono mettere sotto scacco gli stati centrali che concedono grandi poteri a soggetti esterni.

Questi progetti pongono un occhio di riguardo alla cosiddetta base della piramide, composta dalle persone più povere del pianeta che hanno potere d’acquisto, conoscenza e capacità imprenditoriali. Ciò che ancora non è arrivato completamente è il mercato. Non a caso, secondo Iazzolino, “l’inclusione finanziaria è stata messa al centro dell’agenda dello sviluppo nella Dichiarazione di Maya, avvenuta nel 2011, in un momento in cui è aumentata la consapevolezza del fatto che i mercati del nord del mondo fossero saturi a differenza di quelli del sud”.

“Conoscere gli strumenti  tecnologici che permettono l’inclusione finanziaria oggi è necessario per comprendere come si possa creare un sistema flessibile che vada incontro alle esigenze di tutti”. Il dibattito è da affrontare adesso, momento in cui questa industria si sta allargando sempre più velocemente. Conoscere casi specifici, esercitarsi nel disegnare strategie di trasferimento di denaro utili nel mondo della cooperazione e sviluppo e comprendere come l’inclusione finanziaria può arrivare a tutti sono alcuni degli argomenti che verranno trattati nel modulo ICT for financial inclusion condotto da Gianluca Iazzolino.

Photo credit: whiteafrican Mobile Phone with Money in Kenya via photopin (license)