UNHCR: l’ascolto dei rifugiati sui social media

Scoprire le rotte e le necessità dei migranti, ma anche la relazioni con i trafficanti, gli intermediari e gli approfittatori: tutto attraverso il monitoraggio dei social network. E’ quanto ha fatto l’UNHCR grazie a un team internazionale che ha monitorato per 8 mesi le conversazioni sui social. I risultati sono riportati nel suo ultimo report “From a Refugee Perspective”.

di Erica Rossi

Il report “From a Refugee Perspective” presenta i risultati di una ricerca condotta da un team di studiosi (un project manager, due persone che parlano Pashto e Dari, due madrelingua arabi e un copy editor inglese) che tra marzo e dicembre 2016 ha voluto effettuare un attento monitoraggio di tipo qualitativo dei social media, monitorando le conversazioni Facebook relative alla migrazione di comunità di persone parlanti afgano e arabo per trovare informazioni sul rapporto tra trafficanti e migranti.

Per fare ciò, il team ha creato degli account Facebook, unendosi poi a tutti i gruppi rilevanti. Venivano preparati poi dei report settimanali con le scoperte più significative da consegnare allo staff di UNHCR e ad altre persone interessate. Il progetto non ha preso in considerazione Twitter, poiché si tratta di un social network non particolarmente usato tra le comunità di riferimento.

Per complementare le informazioni ricavate dai social media, il team ha tenuto dei focus group e alcune discussioni con i rifugiati arrivati in Europa. Queste discussioni hanno portato a ricavare informazioni su come rifugiati e migranti utilizzano e scambiano informazioni.

Monitorare le conversazioni su Facebook ha permesso al team di tracciare alcune tendenze, come l’ascesa e la caduta dei prezzi dei trafficanti chiedono per le diverse rotte. Inoltre, si è trattato di un’azione che ha fornito spunti interessanti su come i trafficanti riescono a vendere i loro servizi online.

I risultati della ricerca

Abbiamo riassunto i risultati di questa ricerca, raccolti e presentati nel report:

Risultati della ricerca

 

Durante il grande afflusso delle persone che richiedono asilo, rifugiati e migranti in Europa nel 2015, è emerso che la maggior parte di queste hanno iniziato il loro viaggio senza aver ben chiaro lo scenario che gli si sarebbe prospettato dopo l’arrivo. Molti non erano a conoscenza della complessità del sistema di asilo europeo, né di tutti gli obblighi e i diritti dei rifugiati in Europa.

E’ proprio sul viaggio che i ricercatori si sono concentrati, informandosi sulle modalità di pagamento delle tratte offerte, sulle informazioni che vengono distribuite dai reclutatori e sui contatti familiari una volta arrivati a destinazione.

Risultati della ricerca (1)

 

Infine dalla ricerca è emerso che:

  • Più di 50 pagine Facebook offrono sistemazioni di breve periodo nei paesi di transito (soprattutto in Turchia).
  • Più di un centinaio di agenti finanziari sono presenti su Facebook. Essi non solo si occupano della quota depositata dai migranti, fungendo da intermediari tra trafficante e cliente, ma gestiscono anche i trasferimenti finanziari.
  • Oltre 100 consulenti in materia di asilo e immigrazione offrono una consulenza sulle domande di asilo.
  • Occasionalmente, 20 utenti fingono di essere “clienti soddisfatti” postando sulle pagine social di trafficanti messaggi di gratitudine o immagini che esprimono il loro ringraziamento. Questo succede spesso in risposta a post di denuncia pubblicate sulle pagine dei trafficanti, che potrebbero quindi intaccare la loro credibilità.
  • Quando il business è esploso e ha iniziato ad espandersi, i trafficanti hanno iniziato a pubblicare post di “ricerca personale” per ampliare la loro rete sulla zona di lavoro. I requisiti richiesti per i candidati erano molto concreti: competenze linguistiche, esperienza di logistica e software di prenotazione ecc.

 

E’ possibile consultare il report completo a questo link.

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Haiti: telecentri nei campi degli sfollati

Ospite di Cisv a Torino, il giornalista Gotson Pierre, nominato “eroe dell’informazione” da Reporters sans frontières, racconta la comunicazione sociale ad Haiti e il ruolo delle ICT nella ricostruzione post-terremoto. La redazione di Ong 2.0 lo ha incontrato.

di Serena Carta e Francesca Consogno

“Siamo giornalisti professionisti interessati alle questioni sociali”. Così Gotson Pierre descrive il suo gruppo di lavoro, composto da 12 giornalisti e svariati collaboratori con cui dal 2001 gestisce AlterPresse, un’agenzia online che diffonde informazioni sul terzo settore haitiano, dando la parola alle organizzazioni della società civile. E racconta: “Facciamo informazione con e per quei cittadini attivi nelle battaglie per i diritti umani e la giustizia sociale, diffondiamo il loro punto di vista e li rendiamo protagonisti dell’attualità che troppo spesso i media tradizionali dedicano solo agli esponenti politici e i personaggi più in voga nella scena pubblica”.

Gotson Pierre alle Officine Corsare, Torino insieme a Marco Bello e Alessandro Demarchi di Cisv

Gotson Pierre alle Officine Corsare, Torino insieme a Marco Bello e Alessandro Demarchi di Cisv

AlterPresse è una delle unità che compongono Groupe Médialternatif, la società di comunicazione sociale che fa da cappello a tutta una serie di servizi informativi e comunicativi che Gotson Pierre e i suoi colleghi mettono a disposizione delle associazioni del non profit haitiano. Si tratta perlopiù di servizi audiovisivi che le organizzazioni commissionano al gruppo, per documentare e raccontare attraverso immagini e suoni i problemi e le questioni che coinvolgono la società haitiana.

Le notizie, i reportage e i documentari realizzati vengono ripresi da tv, radio e giornali, ma circolano soprattutto sul web. Il sito di AlterPresse conta oltre 20.000 articoli, la pagina Facebook quasi 60.000 fan. “Anche ad Haiti internet ha facilitato la comunicazione e l’interazione tra le persone” spiega Gotson Pierre, che sottolinea come siano soprattutto gli haitiani che risiedono all’estero (quasi 2 milioni, mentre sono 10 milioni gli abitanti dell’isola caraibica) ad essere diventati più partecipi della vita all’interno del paese grazie al web.

Ed è stato proprio il suo impegno nel rendere accessibile l’informazione nel post-sisma attraverso internet, a convincere Reporters sans frontières a riconoscere in Gotson Pierre “una fonte di ispirazione per chiunque lotti per la libertà di stampa”. All’indomani del terremoto del 2010, il il giornalista ha lanciato per le strade della capitale il “telecentro mobile”, una struttura itinerante dotata di computer connessi a internet che giorno dopo giorno ha fatto il giro dei campi degli sfollati (1 milione e 500 mila in totale, dicono le stime). Il telecentro era stato fondato nel 2003 nella sede di Groupe Médialternatif con l’obiettivo di educare all’uso appropriato delle ICT; quando i locali sono stati distrutti dal terremoto, Gotson Pierre ha pensato che “se le persone non potevano più recarsi al telecentro, sarebbe stato il telecentro ad andare da loro”.

Seguendo un fitto calendario di appuntamenti, fino allo scorso anno il telecentro mobile ha fatto il giro dei quartieri di Port-au-Prince per offrire non solo porte di accesso al web ma anche, e soprattutto, un luogo di ritrovo che si è prestato all’organizzazione di svariate attività, come i corsi di alfabetizzazione informatica o gli incontri tematici promossi dalle associazioni.

Oggi i telecentri, non più mobili, sono radicati in tre luoghi strategici della capitale e della sua banlieue: una biblioteca, un centro comunitario e un centro culturale in un campo di ex sfollati trasformato in quartiere. L’obiettivo continua ad essere lo stesso: creare accesso alla conoscenza e allo scambio.

Photo credits: @Unesco