#SIAMOTUTTIMIGRANTI

Come raccontare la complessità e l’importanza delle migrazioni attuali coinvolgendo attivamente i giovani? Amici dei popoli ONG, con il suo team di educatori, ci ha provato in due classi dell’ITI Severi e in una classe del Liceo Duca d’Aosta di Padova, nell’ambito del progetto Digital Transformation per lo Sviluppo Sostenibile, cofinanziato dall’Agenzia Italiana per la Cooperazione Internazionale (AICS).

L’obiettivo che ha guidato le attività è stato creare uno spazio privilegiato alla narrazione, intesa come modalità per affrontare tematiche complesse. Gli esseri umani hanno, infatti, da sempre raccontato storie attraverso modalità di narrazione differenti. Ascoltare racconti, crearne di nuovi, svilupparli, ha il potere di coinvolgere emotivamente chiunque, insegnando e divertendo. Legare la costruzione di un racconto all’uso delle tecnologie digitali, inoltre, offre la possibilità di rielaborare e curare il materiale esistente, per la creazione di visioni nuove, stimolando il pensiero critico. Incentiva poi gli studenti a esplorare e scoprire, oltre che ricordare più efficacemente. Infine, utilizzare strumenti vicini ai ragazzi garantisce assenza di costi e coinvolgimento diretto.

I ragazzi della 4°ID e della 5°MB dell’ITI Severi hanno utilizzato le tecnologie digitali per la creazione di una narrazione nuova e interattiva. I primi incontri sono stati dedicati alla tematica degli obiettivi di sviluppo sostenibile e all’Agenda 2030, intesa come documento che riconosce il contributo delle migrazioni allo sviluppo sostenibile. Da qui è avvenuto il passaggio alla tematica delle migrazioni stesse, analizzando i fattori di spinta, le sfide e i vantaggi, le motivazioni che spingono alcune persone a scegliere la via irregolare per arrivare in Europa. Si è andati avanti comparando i vari passaporti, cercando di capire quali sono i Paesi in cui le persone hanno più difficoltà a viaggiare e in quanti Paesi si può viaggiare senza visto avendo il passaporto italiano.

Infine, per raccontare come il viaggio, lo spostamento, ha sempre accompagnato la storia di ogni Uomo, i ragazzi hanno costruito e proposto diverse storie, votando le migliori e le più semplici da realizzare. Partendo dalla storia della sorella di uno dei ragazzi, e di un ragazzo stesso della classe, si è arrivati a creare un prodotto finito, interattivo e in forma digitale, pensato, realizzato e impreziosito interamente dai ragazzi. I corti sono stati arricchiti con frame realizzati attraverso il programma di animazione Powtoon, e sono state scelte musiche e immagini gratuite prive di copyright. A questi link si possono ascoltare le storie di Maria Vittoria e di Lorenzo:

Con la classe 2°G del Liceo Duca d’Aosta di Padova, invece, l’obiettivo è stato quello di stimolare la curiosità e il pensiero critico sugli obiettivi di sviluppo sostenibile e sulle migrazioni attraverso strumenti digitali accessibili e gratuiti vicini ai ragazzi. Si sono avvicinati agli SDG attraverso il programma Menti.com e lo strumento per la creazione di infografiche online Canva; hanno poi voluto inserire i contenuti di ogni incontro all’interno di un blog, realizzato attraverso Google Sites. Individuando delle storie interessanti, o dei sogni condivisi sul viaggio hanno tracciato i flussi migratori all’interno di una mappa.

Non solo gli studenti, ma anche gli insegnanti si sono sentiti coinvolti, recependo il valore e l’importanza degli strumenti digitali come ausilio efficace anche all’interno della didattica formale.

Foto di copertina di jacqueline macou da Pixabay.


Quando l’economia circolare entra in classe

Prendi un tema di Educazione alla Cittadinanza Globale, abbinalo a un role playing con l’uso di strumenti digitali e inseriscilo nelle scuole secondarie di Roma: questa è la formula del workshop “Economia Circolare e Nuove Tecnologie”, promosso dalla ONG COMI – Cooperazione per il mondo in via di sviluppo – all’interno del progetto Digital Transformation per lo Sviluppo Sostenibile e cofinanziato dall’Agenzia Italiana per la Cooperazione Internazionale (AICS).

a cura di Consuelo Cammarota (COMI)

Portare in aula l’economia circolare è una scelta formativa estremamente attuale e doverosa: nasce dall’esigenza di educare gli studenti alla sostenibilità, di far comprendere perché un modello economico alternativo è possibile e sempre più necessario, di rispondere alle sfide evidenziate dagli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Agenda 2030, e di trasmettere competenze digitali che ormai sono fondamentali per trovare lavoro.

Si può dire tutto molto bello. Ma, concretamente: cosa abbiamo fatto, e come abbiamo coinvolto gli studenti?

Abbiamo proposto un workshop dal contenuto estremamente attuale – l’Unione Europea ha approvato le 4 direttive conosciute come “pacchetto dell’economia circolare” l’anno scorso – utilizzando metodi di apprendimento partecipativi per coinvolgere i ragazzi in un gioco di ruolo che permette loro di assimilare i concetti in modo attivo e di elaborare i contenuti attraverso le ICTs.

Tutti gli incontri sono stati svolti nell’aula computer degli istituti coinvolti, e si sono articolati in 3 moduli:

  • il primo dedicato alle problematiche dell’attuale modello economico e ai vantaggi di un sistema circolare;
  • il secondo alla spiegazione di vari programmi open-source (Canva, Easelly, Prezi, Kahoot, Google My Maps, etc.) e alla realizzazione in aula del materiale digitale pertinente;
  • il terzo al vero e proprio gioco di ruolo.

Ogni classe è stata suddivisa in 5/6 gruppi di lavoro e a ogni gruppo di lavoro è stato assegnato un ruolo specifico da interpretare (dirigente della Apple, dirigente filiale italiana McDonald’s, attivista Greenpeace, dirigente azienda di elettrodomestici, consumatore “frettoloso” e critico, etc.) simulando una vera e propria indagine conoscitiva del Parlamento italiano.

L’obiettivo del gioco, era quello di convincere i parlamentari (impersonati dai docenti e dai formatori) a redigere una proposta di legge sull’economia circolare che fosse in linea con gli interessi economici e sociali del ruolo assegnato. Come? Attraverso una presentazione di 5 minuti per gruppo, supportata da dati e argomentazioni valide e utilizzando un supporto audiovisivo, che non fosse un semplice PowerPoint ma una presentazione interattiva, convincente, arricchita da infografiche e video

Per calarsi nei vari personaggi, i ragazzi hanno interiorizzato concetti chiave come il cambiamento climatico o l’obsolescenza programmata e, allo stesso tempo, hanno acquisito competenze digitali e comunicative per trasmettere le informazioni in maniera efficace e con un certo impatto visivo (infografiche, video, presentazioni e mappe interattive).

Come contenitore del materiale didattico usato in aula e delle presentazioni realizzate, è stato inoltre creato un Google Sites assieme agli studenti delle due scuole superiori ISPOA Tor Carbone e Convitto Vittorio Emanuele.

“Ci sono tante cose che ci fanno male eppure le facciamo lo stesso”, così diceva Aldo Fabrizi nel ruolo di Don Pietro Pellegrini nel celebre film Roma città aperta. Ci sono tante cose che ci fanno male, e dobbiamo cambiare il modo di farle: questo è il messaggio fondamentale che i ragazzi hanno appreso.

Photo credits: Pexels


Siamo fatti della stessa sostanza

Aumentare la parità di genere è uno degli obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Agenda 2030 ed è la tematica sulla quale si sono concentrati numerosi workshop promossi dall’associazione ASPEm – Associazione Solidarietà Paesi Emergenti – di Cantù (CO) nell’ambito del progetto Digital Transformation per lo Sviluppo Sostenibile.

Le attività sono state sviluppate con gruppi giovanili del territorio comasco che si sono dimostrati interessati e sensibili all’argomento e che, attraverso alcuni stimoli proposti dagli operatori e attraverso la metodologia partecipata dell’’Open Space Technology, hanno avviato confronti e dibattiti su che cosa sia veramente la parità di genere e su come possa essere garantita tramite attitudini e gesti quotidiani.

I ragazzi e le ragazze hanno approfondito alcuni temi come la situazione nel mondo del lavoro e le tipologie di giochi “consigliate” per maschi e femmine, in cui la parità non risulta essere sempre rispettata e tutelata.

Attraverso l’utilizzo di tecniche artistiche quali il collage e l’uso di applicazioni e programmi digitali (tra cui Sketch, Paint 3D, Photo Editor e Photoshop) e guidati dal supporto dell’illustratrice canturina Michela Moscatelli, in arte Micilicis, sono state create immagini di denuncia sociale e di promozione di buone pratiche.

L’obiettivo del lavoro è stato quello di portare alla luce, raccontare, descrivere e documentare una situazione a forte impatto sociale, per cercare di sensibilizzare, far riflettere e infine portare a un cambiamento nella società.

Le immagini realizzate dai partecipanti contengono critica, provocazione ed ironia, puntano il dito, nascono con l’intenzione di indagare e approfondire alcuni meccanismi sociali che spesso è complesso rendere evidenti e accettare. Hanno lo scopo di colpire direttamente la sensibilità degli individui con un grande impatto emotivo.

L’uso innovativo degli strumenti digitali ha permesso ai giovani partecipanti di affrontare la tematica della parità di genere mettendo in luce certi aspetti di cui spesso si ha il “sentore”, ma che si evita di analizzare nel dettaglio e di affermare con creatività che tutti, donne e uomini, “siamo fatti della stessa sostanza”.



Photo credit: le immagini presenti nell’articolo sono state create dai giovani che hanno partecipato ai workshop.


Digging deeper

Conoscere i molteplici aspetti del fenomeno migratorio, acquisendo competenze tecniche, al fine di indagare la realtà e, allo stesso tempo, essere in grado di comunicare le informazioni raccolte in maniera sistematica e puntuale, è questo l’obiettivo del lavoro svolto dalle classi 2^A e 2^N del Liceo Laura Bassi di Bologna, grazie al supporto del team di educatori di Amici dei Popoli ONG.

Il percorso realizzato ha portato ragazzi e ragazze a riflettere in primo luogo, su quelli che sono stereotipi e pregiudizi più comuni riguardo alle migrazioni e in seguito, ad approfondire i temi emersi attraverso un’attività di ricerca.

Perché le persone decidono di partire? Quali sono i fattori che concorrono alla costruzione di un progetto migratorio? Che significato può assumere questo tipo di viaggio in termini di aspettative, desideri, pericoli, opportunità e diritti? Queste le domande che gli studenti e le studentesse si sono posti e alle quali hanno in un primo momento cercato di dare delle risposte, partendo dalla propria esperienza, esprimendo le proprie opinioni. Le discussioni sono state stimolate avvalendosi di strumenti digitali quali ad esempio Kahoot, una piattaforma per la presentazione di quiz interattivi che consente di utilizzare gli smartphone come pulsantiere.

È stato in seguito proposto agli studenti e alle studentesse di contestualizzare quanto emerso scegliendo di analizzare il caso della Nigeria, Paese che nonostante il periodo di crescita, sia da un punto di vista economico che in termini di fermento culturale, conta un’altissima percentuale di migranti. Partendo dall’approfondimento di temi quali la dicotomia crescita/sviluppo, e la eventuale correlazione tra povertà e migrazione, gli studenti hanno compiuto un lavoro di ricerca analizzando dati inerenti alla situazione socio/economica della Nigeria, sistematizzando quanto emerso attraverso la costruzione di infografiche con l’ausilio di Canva, un sito web di graphic-design semplificato. I contenuti creati da ogni ragazzo sono stati poi condivisi sulla piattaforma Google Drive di classe, creata appositamente al fine di condividere il materiale necessario, scambiare informazioni e suggerimenti riguardo ai lavori realizzati sia tra studenti che tra studenti e insegnante.

Infine, i ragazzi e le ragazze hanno indossato a tutti gli effetti i panni dei ricercatori, strutturando un questionario volto ad indagare percezioni e sentimenti della comunità riguardo al fenomeno migratorio. Individuato l’obiettivo della ricerca e il target di riferimento, hanno poi definito le domande, strutturato il questionario utilizzando lo strumento Moduli di Google e diffuso lo stesso ai propri contatti, amici e familiari.

I ragazzi e le ragazze hanno accolto con entusiasmo la possibilità di cimentarsi in prima persona, sperimentando metodologie partecipative attraverso l’utilizzo di strumenti digitali. È stato per loro interessante scoprire nuovi modi, semplici ed efficaci, di utilizzare strumenti di uso quotidiano come ad esempio uno smartphone per scopi didattici e professionali. Si sono sentiti protagonisti, capaci, attraverso lavori di gruppo e la creazione di spazi di condivisione di andare in profondità ampliando il proprio punto di vista sulla base di uno studio accurato del fenomeno migratorio a 360°.


Lo smartphone per guardare la città

Come usi il tuo cellulare?

Cosa ti piace della tua città e che cosa vorresti migliorare?

Queste le domande a cui hanno risposto i ragazzi della scuola secondaria di Rovellasca (CO), con i quali l’associazione ASPEm – Associazione Solidarietà Paesi Emergenti – di Cantù (CO) ha realizzato il workshop digitale “Migliora la tua città”.

Il laboratorio, realizzato nell’ambito del progetto Digital Transformation per lo Sviluppo Sostenibile, era aperto a gruppi eterogenei composti da alunni di diverse classi che hanno aderito volontariamente alle attività proposte.

Questa volontà di partecipazione ha trovato riscontro nell’attivazione delle ragazze e dei ragazzi che con impegno hanno seguito gli incontri dedicati all’uso consapevole dello smartphone, al fotoreportage come strumento di analisi e ricerca e all’osservazione critica della città in relazione agli obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Agenda 2030.

“Siamo andati in giro per il paese a fotografare dei paesaggi che magari non avevo mai notato nello specifico…”

La tecnica della fotografia digitale è stata approfondita e per i giovani partecipanti è diventata uno strumento per acquisire consapevolezza del proprio territorio, inteso come insieme di persone e servizi, e per diventare cittadini attivi. Il telefono cellulare ha ora qualche funzione in più e si trasforma in un oggetto con cui guardare la città, evidenziarne i dettagli e immortalarne gli elementi migliorabili. Un occhio in più sul mondo con il quale inquadrare e analizzare l’ambiente circostante.

“… poi ho scoperto che per fare foto belle si deve posizionare il soggetto non al
centro, ma in alcuni punti di forza.”

In seguito al workshop, gli alunni hanno proposto di sottoporre le loro osservazioni alla scuola e all’amministrazione comunale, con la speranza e l’impegno di rendere più accogliente e sostenibile la città in cui stanno crescendo e acquisendo consapevolezza del proprio ruolo di membro di una comunità.


Uno sguardo “digital” per lo sviluppo sostenibile

Indossare visori tecnologici per sperimentare in maniera realistica la situazione dei migranti nel Mediterraneo, oppure per entrare nel vivo di un’alluvione e percepire in maniera impattante gli effetti del cambiamento climatico. O ancora gettare uno sguardo tridimensionale in una fabbrica di scarpe cinese realizzata in Etiopia per imparare a interrogarsi sull’importanza di garantire un lavoro dignitoso a tutti, a partire da un rapido sguardo delle proprie suole ai piedi.

I laboratori “Digital Transformation per lo Sviluppo Sostenibile” promossi da Progettomondo.mlal in alcune scuole superiori di Verona, Vicenza e Rovereto hanno coinvolto oltre 400 studenti.

Nei workshop, i ragazzi e le ragazze sono stati coinvolti con un innovativo quiz online che li ha interrogarti fin da subito sulle loro competenze in materia di Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Agenda 2030 dell’Onu, i giovani sono stati accompagnati in un percorso studiato ad hoc per aumentare la loro consapevolezza sul mondo che li circonda.
Una delle attività consiste infatti nel far vivere agli adolescenti in prima persona le tematiche dei cosiddetti SDGs, invitandoli a porre attenzione sulla loro giornata tipo, a partire da quando si svegliano in una casa riscaldata, fanno colazione con cibo prodotto in varie parti del mondo, e prendono l’autobus o altri mezzi per raggiungere i banchi di scuola.

Digitale sì, ma lontano dalle insidie! I laboratori mettono in guardia i giovani rispetto alle fake news e alle “trappole” del web, fornendo poi ai gruppi di ragazzi gli strumenti utili e la conoscenza di software utilizzabili per elaborare il proprio personale prodotto digitale su un obiettivo condiviso.

Ognuno sceglierà poi il target a cui diffonderlo: amici, familiari, gente comune… a ciascuno il suo pubblico per promuovere lo sviluppo sostenibile attento del pianeta!


Cresciamo col mondo

Come si intersecano Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, migrazioni e tecnologie digitali?

A Moncalieri tre diversi gruppi di studenti della scuola secondaria di secondo grado, scout, volontari del servizio civile e giovani del territorio lo hanno sperimentato in tre percorsi intrecciati che sono sfociati nel lavoro collettivo raccolto nel sito web  “Cresciamo col mondo”.

Sviluppo sostenibile vuol dire anche non lasciare indietro nessuno e sul nostro territorio questo si traduce spesso nell’essere in grado di accogliere i migranti e di includere i cittadini di orgine straniera per far si che diventino parte integrante di una comunità.

Per capirne di più e per superare le barriere della paura i ragazzi della 3° B dell’Istituto Marro hanno deciso di cominciare dai “moncalieresi” svolgendo delle interviste nel quartiere popolare di Santa Maria, scoprendo che moltissime persone del quartiere sono immigrati da altre città e territori.

Anche le ragioni delle migrazioni sono state un tema che ha incuriosito i ragazzi che le hanno approfondite anche attraverso testimonianze, letture, role play, video.

Un altro passo importante è stato quello di conoscere per capire: dal sistema di accoglienza, al nuovo decreto sicurezza i gruppi giovanili hanno approfondito cosa vuol dire essere un migrante in Italia, cosa succede una volta arrivato, quali sono le possibilità di restare, quali sono i cambiamenti apportati dal decreto n.134 “sicurezza e immigrazione”. Inoltre hanno approfondito i dati relativi alle migrazioni in città, quali sono le informazioni e i servizi che possono essere utili a una persona accolta nei centri di accoglienza o che si è appena trasferita.

Tante domande a cui con metodo e lavoro di squadra i gruppi hanno dato risposta attraverso attività, approfondimenti, incontri con esperti e testimonianze di migranti di ieri e di oggi.

E le tecnologie digitali? Mapping, video making, info-grafiche, animazioni, sito web, social media campaign queste le strategie di comunicazione e informazione che i ragazzi hanno scelto come funzionali a restituire il frutto del lavoro fatto ma anche a fornire informazioni utili alla cittadinanza imparando a usare diversi strumenti digitali semplici e accessibili.

Il persorco digital a Moncalieiri è stato promosso  dal Coordinamento Comuni per la Pace e dagli Uffici Moncalierigiovane e Moncalieri Comunità della Città di Moncalieri nell’ambito del percorso Migr-azioni e in sinergia con i progetti Digital Transformation per lo Sviluppo Sostenibile e Start The Change.


L’intelligenza artificiale al servizio dell’uomo

Sempre più spesso sentiamo parlare di Intelligenza Artificiale, Machine Learning, Deep Learning, Chatbot, ma non sempre è facile capire appieno il significato e l’importanza di queste tecnologie potentissime che stanno rivoluzionando il nostro modo di lavorare e vivere

Consoft Sistemi ha realizzato questa breve guida per fare chiarezza sul loro preciso significato, comprendere quali sono i possibili ambiti di applicazione, e le conseguenze del loro utilizzo, in particolare nel sociale e nei paesi del Sud del Mondo.

“L’intelligenza artificiale al servizio dell’uomo” è il secondo di un ciclo di 4 dossier realizzati nell’ambito del progetto Digital Transformation per lo Sviluppo Sostenibile, volti ad approfondire le prospettive della trasformazione digitale nell’ottica di rispondere alle sfide evidenziate dagli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile e dall’Agenda 2030.

Il primo dossier, dedicato al significato e agli impatti della trasformazione digitale è disponibile qui.


L’Educazione un obiettivo trasversale a tutti gli SDGs

L’educazione può essere considerata il vero motore dello sviluppo. È in grado di innescare un cambiamento positivo nella vita del singolo individuo, della sua comunità e più in generale del mondo.

di Viviana Brun

All’educazione è stato dedicato il 4 Obiettivo di Sviluppo: “Fornire un’educazione di qualità, equa ed inclusiva, e opportunità di apprendimento per tutti“. Questo obiettivo però non è un obiettivo come tutti gli altri. L’educazione contribuisce in maniera decisiva allo sviluppo sostenibile ed è la precondizione per il raggiungimento di tutti gli altri 17 obiettivi, non ne è solamente parte integrante.

Senza un buon livello d’istruzione, infatti, non è pensabile che si sviluppi un’attenzione verso tematiche come quelle ambientali o legate al genere, che si possano avviare efficacemente processi per ridurre la povertà o per migliorare la salute e l’accesso alle cure sanitarie.

Rispetto agli altri Obiettivi di Sviluppo Sostenibile,

l’educazione non è un obiettivo di per sé,

è uno strumento per raggiungere gli altri obiettivi.

Janine Händel

Per rendere ancora più visibile questo aspetto, il Financial Times in collaborazione con Credit Suisse hanno creato questa infografica animata, evidenziando la centralità di questo obiettivo e la sua relazione con tutti gli altri.

Clicca sulla mappa per interagire con l’infografica.

Source: The value of knowledge

Theory of change: progettare il cambiamento

Quando parliamo di terzo settore e di cooperazione internazionale allo sviluppo, la nostra testa ragiona in termini di progetti: di risorse, di attività, infine di obiettivi. I progetti – tra le altre – devono seguire le regole e le linee guida dei donatori. Sempre più spesso, questi ultimi pongono l’accento sull’impatto e sul cambiamento che il progetto che finanziano produrrà nel contesto in cui è realizzato. Questo significa che non basta la progettazione fatta con le migliori intenzioni (ammesso e non concesso che questa fosse sufficiente anche nel passato), ma che i progetti devono dimostrare sempre di più la propria solidità ed efficacia.

Simone Castello e Chiara Maria Lévêque, esperti di Teoria del cambiamento e valutazione, e docenti del corso di formazione Theory of change e valutazione d’impatto, ci hanno parlato di come il terzo settore e la cooperazione internazionale allo sviluppo possono integrare nella propria azione nuovi strumenti di progettazione e valutazione, per aumentare la propria possibilità di efficacia e far fronte alle crescenti richieste dei finanziatori.

Chi è e cosa fa un consulente in Teoria del cambiamento (ToC)?

Iniziamo col dire che il loro lavoro è quello di philanthropy advisor, professione che in Italia sembra piuttosto nuova. Chiara Lévêque (Senior Account Executive di Aragorn) e Simone Castello (Senior Consultant di Albacast, Segretario Generale di Fondazione Mazzola), attraverso il proprio lavoro, hanno contribuito a traghettare ed applicare i concetti di ToC e valutazione dell’impatto nel contesto del non-profit, favorendone un consolidamento e una implementazione man mano più estesa.

L’obiettivo di questa professione è quello di migliorare le metodologie con le quali le non profit si rapportano con i propri finanziatori. Il compito di un consulente è quindi quello di mettere in comunicazione questi due mondi.

“Rispetto ad altri consulenti noi lavoriamo con due target: non-profit e funders. Cerchiamo di capire e di rispondere sia alle esigenze di chi il progetto deve implementarlo, sia a quelle di chi invece deve finanziarlo.”

Ma cos’è la Theory of change nello specifico?

La Teoria del cambiamento non è una novità, ma negli ultimi anni è cresciuto il livello di interesse intorno ad essa. Si tratta di un approccio alla progettazione e alla programmazione che attraverso un processo rigoroso e partecipativo identifica l’obiettivo di impatto che vogliamo generare, come questo cambiamento dovrebbe avvenire e perché è verosimile che si realizzi, evidenziando le evidenze alla base della “teoria” alla luce del contesto e della complessità in cui l’intervento verrà realizzato.

La grossa distinzione dalla progettazione tradizionale è la modalità con cui si procede. Il cammino si fa a ritroso, partendo dall’impatto e ragionando sulle precondizioni necessarie affinché questo si verifichi, precondizioni che dovranno essere prodotte attraverso le azioni progettuali. Non partiamo dalle attività, ma dai cambiamenti che dobbiamo generare per evidenziare necessità, bisogni – e possibili barriere che potrebbero frapporsi.

[…] non appiattendo la strategia sulle azioni, ma mappando i bisogni ai quali il progetto deve rispondere.

Un buon processo di Teoria del cambiamento è in grado non solo di far emergere le criticità di un progetto, ma anche quelle interne all’organizzazione che lo ha redatto. Come sottolineano Simone e Chiara, spesso gli errori progettuali sono un riflesso delle criticità presenti all’interno dell’organizzazione che lo ha scritto. Mappare lo stato dell’arte tramite l’uso della Teoria del cambiamento, primo e imprescindibile passaggio, può essere un buon modo per farle emergere.

Vala la pena sottolinea la sempre più forte richiesta di valutazione di impatto: purtroppo – o per fortuna – non è possibile valutare l’impatto di un intervento se non è chiara la ToC progettuale: quindi, volenti o nolenti, vale la pena fare i conti con questo strumento che, in ogni caso, è sempre più frequentemente richiesto dai finanziatori (fondazioni, imprese, enti governativi) in fase di presentazione delle application.

Applicazioni pratiche

I docenti ci portano un esempio interessante, riguardante un progetto per l’inserimento lavorativo dei Neet. In estrema sintesi, il progetto prevedeva che i tutor contattassero aziende per l’avvio di tirocini di giovani Neet. Durante il processo di ToC, durato un paio di mesi e che ha coinvolto sia l’organizzazione capofila che i suoi principali stakeholder, sono emerse diverse criticità che hanno portato a una solida riprogettazione. In primo luogo, i partner implementatori del progetto non avevano alcuna esperienza nella costruzione e gestione di relazioni con le aziende. Inoltre, era stato dato per scontato che i giovani beneficiari dovessero sviluppare competenze “hard” in ambiti complessi, quali IT, marketing, ecc. Purtroppo, questi ragazzi in realtà mostravano un deficit delle competenze più basilari che rendeva impossibile l’ambizioso obiettivo progettuale; inoltre, ragionando con enti formatori specializzati nell’avvio di tirocini lavorativi, si è riscontrata la necessità di competenze relazionali basilari (soft skills) – quali la capacità di scrivere un cv, le buone abitudini in sede di colloquio, la consapevolezza delle norme quotidiane in contesti lavorativi (es. puntualità), ecc. Queste erano le aree su cui lavorare per far sì che un ente formatore potesse collocare i ragazzi. A causa di una rilevazione superficiale delle competenze in-house, delle abilità dei ragazzi e delle necessità delle aziende (in sostanza, in mancanza di una solida consultazione e comprensione del contesto e degli stakeholder, e quindi delle precondizioni necessarie per raggiungere l’impatto desiderato), l’impostazione progettuale si era dimostrata inadeguata per il raggiungimento degli obiettivi.

Gli stakeholder

L’importanza del relazionarsi con loro è il caposaldo della Teoria del cambiamento. Tuttavia vi sono tre livelli su cui dobbiamo intervenire.

  • Il primo è rappresentato dai beneficiari del progetto. L’ottica partecipativa è fondamentale per capire quali siano i loro bisogni: non solo in un’ottica di ownership, trend in aumento che vede i “beneficiari” non come semplici recipienti ma come stakeholder attivi. Ma anche perché possono aiutarci a capire ostacoli che altrimenti non vedremmo ragionando nella tradizionale ottica lineare (attività  risultati) che spesso comporta la progettazione dall’alto e “a tavolino”. Come si è detto prima parlando di Neet, le loro esigenze erano diverse da quelle immaginate dai progettisti.
  • Il secondo livello è quello delle risorse interne. Se non si dialoga coi partner, non si può sapere se questi siano sulla stessa lunghezza d’onda e se potranno/vorranno fornire un vero valore aggiunto all’iniziativa. E così anche chi dovrebbe remare nella stessa direzione rischia di creare effetti distorsivi più che positivi.
  • L’ultimo livello è rappresentato dai finanziatori. Riuscire a coinvolgere i funders in parte del processo di ToC può dimostrarsi un’ottima occasione per rafforzare la relazione. Da un lato, se il processo viene ben gestito, i finanziatori apprezzeranno il coinvolgimento e la trasparenza dell’organizzazione, pronta a sedersi a un tavolo per discutere – in modalità di partner – obiettivi e difficoltà. Dall’altro, questo comporta anche una responsabilizzazione del finanziatore che non si pone più come soggetto totalmente esterno al progetto, ma diviene parte attiva del processo di sviluppo e, per questo motivo, dimostra di credere nell’iniziativa e di sposarne l’impostazione.

Il corso “Theory of Change e valutazione d’impatto”

Coerentemente con quanto appena detto, Simone Castello e Chiara Lévêque hanno preparato un corso diviso in blocchi, in maniera da affrontare correttamente la materia. I blocchi saranno fondamentalmente tre.I

Il primo argomento di grande importanza è quello relativo all’erogazione dei fondi, o meglio agli enti finanziatori e al loro rapporto con le non-profit. Il modo con il quale questi due attori interagiscono è cambiato nel tempo. In generale, si sottolineerà quali sono le modalità che sempre più indirizzano le scelte dei donatori sui progetti da finanziare.

Il secondo blocco invece verterà su argomenti legati in maniera più stretta alla Teoria del Cambiamento, e quindi alla necessità di una valutazione di impatto per conoscere se dalla teoria si è passati effettivamente alla pratica.

In ultimo, verranno presentati diversi metodi per la valutazione dell’impatto, con focus su quelli più rigoroso e utilizzati nel settore non-profit e della cooperazione.

Consulta il programma del corso “Theory of Change e valutazione d’impatto” in partenza il prossimo 16 maggio.

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