Farnesina | Il ruolo dei “Digital Media in zone di guerra”

img1024-700 dettaglio2_TERZI“I social media sono un importante strumento di democrazia, ma bisogna anche stare attenti ai rischi legati al magma della rete” così l’ex Ministro degli Esteri Giulio Terzi, dimessosi proprio ieri, ha aperto il seminario “Digital Media in zone di guerra” lo scorso 21 marzo, organizzato alla Farnesina in collaborazione con la rivista Wired Italia. Un’occasione per parlare delle potenzialità e dei rischi delle nuove tecnologie per l’informazione e la condivisione.

di Martina Pieri

L’uso dei social network come fonte di notizia permette di raccogliere molti più materiali di prima mano sul terreno e consente una cronaca più rapida e accurata, ma non senza rischi. L’ex ministro Terzi ha parlato di strumenti quali Facebook e Twitter come strumenti per “connettere le coscienze”, in particolare nelle primavere arabe per favorire l’organizzazione della protesta e raccontare ciò che accade al resto del mondo, soprattutto quando i mass media sono oscurati dalla censura. 

“Le nuove tecnologie sono veri e propri strumenti di democrazia” – dice Terzi all’apertura del seminario, anche se spesso i partecipanti sono esposti ai rischi, possono essere intercettati e arrestati. “Il messaggio – continua ancora il Ministro – “di libertà e democrazia che arriva dai digital media va sostenuto, senza arretramenti. E occorre anche riflettere su cosa possiamo fare per far arrivare il web dove ancora non c’è, per fare sentire la voce dei più deboli, degli emarginati, dei perseguitati.”

I social media “garantiscono una velocità di informazione mai conosciuta” dice Terzi. “Ad esempio, il primo tweet da Haiti è 8837 483450018387902_1100889684_nstato postato 7 minuti dopo il terribile terremoto del 12 gennaio 2010, 24 ore prima della diretta televisiva. Mentre per organizzare la prima diretta televisiva dall’isola la CNN ha avuto bisogno di più di 24 ore. Un buco di informazioni, che i media tradizionali hanno colmato grazie al supporto di video, foto e contributi reperiti setacciando blog locali e social network, gli unici in grado di operare in tempo reale anche fra le macerie”.

A proposito delle immagini poi, su Flickr sono state pubblicate in quel periodo 34mila foto, mentre su Facebook sono stati registrati 1500 post al minuto, e su Youtube i video dall’isola sono stati i più cliccati del mese di gennaio 2010 da milioni di persone nel mondo.

Anche in occasione del tragico terremoto de L’Aquila, sei minuti dopo il sisma la notizia aveva raggiunto tutti i media del mondo.

Il punto non è quindi Social media SI, Social media NO, ma la domanda è come gestire questi strumenti. “Non mancano rischi di abuso, come nel caso dei video di guerra registrati con microcamere poste sull’elmetto dai militari in missione, che possono banalizzare l’azione di guerra” dice Terzi. Occorre molta professionalità nel raccontare questo tipo di eventi, “c’è bisogno di giornalisti preparati e rigorosi, capaci di filtrare, approfondire e contestualizzare i fatti.”

Al seminario hanno partecipato anche moltissimi studenti, in particolare appassionati di cooperazione e digital strategy, l’entusiasmo per l’incontro anche su twitter.

  

  

L’intervento del ministro, dimessosi ieri, ha aperto il seminario che ha visto la partecipazione e il contributo di diversi relatori, il Generale Massimo Panizzi, Antonio Deruda, Amedeo Ricucci e Antonio Amendola. Moderava la giornalista de La 7, Sonia Mancini, tutti a parlare dei fatti in “presa diretta”, avvenimento e storie di persone che vivono sulla propria pelle il dramma del conflitto. 

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