ICT4D, l’importanza di fare rete

Informatici, geografi, sociologi, politologici, antropologici: il settore delle ICT4D è per definizione multidisciplinare e coinvolge attori diversi. All’Università di Stoccolma lo Spider center si occupa di riunire intorno a uno stesso tavolo professionisti, ricercatori, organizzazioni della società civile e istituzioni per creare una rete globale capace di implementare la tecnologia in un’ottica inclusiva e di sviluppo.

[Serena Carta – dalla rubrica ICT4dev]

È da un paio di settimane ormai che mi trovo a Stoccolma per la mia ricerca sulle ICT4D. Sono ospitata dallo Spider center, un centro di ricerca indipendente che ha sede nel dipartimento di informatica della Stockholm University. Dal 2004 la mission di Spider è quella di “incoraggiare un uso innovativo delle tecnologie per lo sviluppo e la riduzione della povertà attraverso la costruzione di partnership e il rafforzamento della conoscenza sulle ICT4D a livello globale”. Le attività principali del centro si possono riassumere con due parole chiave, networking e information brokering; “mondo interconnesso” e “solidarietà digitale tra le generazioni” fanno invece parte della visione che lo anima.

Lo Spider center agisce come nodo di una rete formata da università, attori della società civile, governi, imprese private. Grazie ai fondi provenienti per lo più da SIDA – l’Agenzia svedese per la cooperazione allo sviluppo che finanzia il 90% delle attività del centro, mentre il restante 10% è messo dalla Stockholm University (per un fatturato annuo che si aggira intorno ai 1.5-2 milioni di euro) – Spider finanzia e accompagna la realizzazione di progetti che hanno al centro l’uso della tecnologia applicata alla democrazia, l’educazione e la promozione della salute nei paesi considerati “prioritari” dalla politica degli aiuti svedese (Bangladesh, Bolivia, Burkina Faso, Cambogia, Etiopia, Kenya, Mali, Mozambico, Rwanda, Tanzania, Uganda, Zambia). Parallelamente incentiva e supporta lo svolgimento di ricerche in loco da parte di studenti e ricercatori. Questa combinazione di ricerca e lavoro sul campo permette di implementare l’innovazione delle ICT nei progetti di sviluppo, di creare network geografici tra attori impegnati a diverso titolo nel mondo della cooperazione e di dare vita a una ricerca interattiva per sviluppare cataloghi di buone pratiche e lesson learned da diffondere.

I progetti
Dalla sua nascita, Spider ha portato a termine una 50ina di progetti in svariati ambiti. Ma è dal 2011, con l’adozione di un’agenda “2.0”, che ha deciso di focalizzarsi su tre tematiche chiave – democrazia, educazione e salute – con un’attenzione particolare verso l’empowerment dei più giovani, la creatività e il capacity development. Ulf Larsson, project officer a Spider, spiega che il contributo finanziario dato da Spider a ciascun progetto (per un massimo di 56 mila euro distribuiti su 1 o 2 anni) rappresenta «un seme da cui speriamo possa nascere un’iniziativa sostenibile e d’impatto». A far domanda di finanziamento sono associazioni e network locali dai paesi partner del Sud: «Pubblichiamo il bando sul nostro sito e poi iniziamo con le selezioni. Chi vince i fondi riceve il nostro supporto attraverso meeting mensili che ci aiutano a monitorare lo sviluppo del progetto. Una volta terminato, dovrebbe essere in grado di reggersi sulle proprie gambe e, se di successo, di ricevere nuovi fondi da noi o altri enti per la sua implementazione».

Ricerca e knowledge brokering
Ma lo Spider center ha in sé anche un’anima accademica. Ciascun progetto finanziato viene infatti seguito da uno o più studenti o ricercatori, che conducono analisi teoriche ed empiriche in loco in modo da monitorare e registrare i risultati e l’impatto generato. «La collaborazione tra professionisti e ricercatori contribuisce a contestaulizzare lo studio delle ICT4D nella realtà e, allo stesso tempo, aiuta chi conduce il progetto ad averne una visione più ampia e a migliorarlo» continua Ulf.  In alcuni casi, grazie a una partnership tra Spider e l’associazione di promozione giovanile AIESEC,  è inoltre previsto il coinvolgimento di giovani neolaureati nell’ambito delle ICT che trascorrono alcuni mesi sul campo mettendo a disposizione del progetto competenze tecniche. I risultati delle ricerche vengono infine pubblicati sotto forma di report o video e resi disponibili al pubblico sul sito di Spider, con l’intento di facilitare la circolazione e la condivisione di riflessioni e best practice nel campo delle ICT4D.

L’importanza di fare rete
Il nome scelto, spider, rende bene l’intento di questo centro di ricerca. La rete costruita negli anni è imponente: 230 esperti in 40 stati diversi, 800 stakeholder attivi in tutto il mondo, 17 università partner in Svezia, 4 network geografici e tematici che riuniscono i paesi nei quali si svolgono i progetti finanzati (con l’intento di rafforzare la cooperazione Sud-Sud e mettere in relazione le iniziative con nuovi soggetti). Tra questi c’è anche un partner con sede a Roma, l’associazione internazionale EIFL, che promuove l’accesso all’informazione digitale attraverso le biblioteche nei Pvs.

 

Nella foto: Dorothea Kleine (Royal Holloway, University of London) e Paula Uimonen (ex direttrice di Spider)  – credits: http://spidercenter.org/

 

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