Mappare con le ICT in contesti d’emergenza: l’esempio del Nepal

Pochi giorni ancora e il corso “ICT innovations for Development” riprenderà. Il quarto modulo, “ICT for Education” è in partenza il 5 Gennaio. Nel frattempo, ecco gli esempi, gli strumenti e le buone pratiche affrontate durante il terzo modulo del corso, “ICT for Mapping and Emergencies“, guidato da Nama Budhatoki. In sintesi, ecco perché mappare è importante.

Di Federico Rivara

La mappatura del territorio può essere un’attività essenziale durante un’emergenza dal momento che può fornire informazioni precise e utili per coordinare al meglio le risorse disponibili e dare assistenza alle popolazioni colpite. “Come si possono raccogliere tanti dati geo-referenziali che, soprattutto in contesti d’emergenza, mutano rapidamente? Come coinvolgere i cittadini, i giovani e le organizzazioni della società civile?”. Per rispondere a queste domande partiamo da un caso pratico: il terremoto del 25 aprile 2015 in Nepal.

Per comprendere come si possono ottenere buoni risultati, Nama Budhatoki è partito proprio da qui, analizzando insieme ai partecipanti le modalità con cui i mappers hanno reagito in seguito al terremoto. Come si può vedere nel grafico che segue, sono stati molti (quasi 9000) i volontari che hanno aiutato a mappare il Nepal dopo il disastro naturale.

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Questo garnde spiegamento di forze ha permesso che le informazioni fossero fornite in breve tempo alle organizzazioni di soccorso che hanno avuto così la possibilità di accellerare la risposta all’emergenza. Localmente, i mappers hanno potuto collaborare con l’organizzazione Kathmandu Living Labs che dal 2012 utilizza gli open data in Nepal. Grazie a strumenti come OpenStreetMap, i volontari sono stati in grado di mappare la popolazione e le diverse necessità.

Conoscere OpenStreetMap (OSM) e iniziare ad utilizzare questa piattaforma è stato l’argomento della seconda sessione del modulo. I partecipanti hanno avuto la possibilità di utilizzare la piattaforma e ricevere riscontri dal docente e dagli stessi partecipanti. Creata nel 2004, OpenStreetMap è oggi una delle piattaforme più utilizzate sul web per mappare il mondo in maniera gratuita e aperta a tutti. La piattaforma, “della comunità, dalla comunità, per la comunità” oggi conta circa 3 milioni di utilizzatori e svolge un ruolo cruciale quando è necessario provvedere e ottenere precise informazioni geografiche di una determinata regione. Per esempio, si può vedere come la conoscenza della città di Kathmandu sia ben più avanzata oggi rispetto a quanto non fosse prima dell’avvento di OpenStreetMap.

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Chiunque può aprire un account gratuito a iniziare a mappare il mondo così da migliorare il cosiddetto “social mapping“.

Quali informazioni le persone colpite da un disastro naturale cercano e come le ottengono? Questa sfida è stata affrontata immediatamente dopo il terremoto in Nepal grazie ad una ricerca che ha permesso di conoscere cosa cercavano di sapere le persone, come comunicavano, quali canali utilizzavano prima e dopo il terremoto e se erano a conoscenza di tecnologie dell’informazione e comunicazione (TIC) utili durante l’emergenza. Secondo la ricerca, le principali informazioni che la gente cercava riguardavano: il luogo dei rifugi più vicini, le condizioni di amici e parenti, la distribuzione di aiuti e come venivano forniti acqua e cibo.

Le persone comunicavano per lo più attraverso chiamate con i telefoni cellulari, soprattutto in aree urbani e rurale. Nelle aree semi-urbane, invece gli incontri personali sono stati ancora i più frequenti. Tuttavia, molte persone non comunicavano con agenzie e istituzioni governative, considerandole poco utili. Invece, azioni intrapprese da realtà come Kathmand Living Labs, hanno permesso a 2000 ingegneri di muoversi nel paese per raccogliere dati e informazioni sui danni, e sulle necessità delle persone.  Queste conoscenze sono state usate di grande aiuto durante il processo di ricostruzione. L’efficacia dell’azione di Kathmand Living Labs prova come piccole organizzazioni oggi possono collaborare con grandi entità (l’esercito, in questo caso) grazie alle tecnologie TIC.

“Come si possono motivare e coinvolgere le persone nell’utilizzo delle tecnologie ICT per fornire informazioni in situazione di crisi?”. Questa sfida culturale e tecnologica è stata discussa durante l’ultima sessione del modulo. Chiunque, oggi, può fornire un importante servizio alla società grazie alle tecnologie ICT, nella propria area d’esperienza anche senza particolari conoscenze tecniche. Un volontario può imparare molto, in una maniera divertente e creativa, sotto diverse prospettive: geografiche, tecniche ma anche riguardo il contesto in cui si sta lavorando. Il volontariato è stato ampiamente studiato e la letteratura ha mostrato come possa contribuire all’arrichimento personale sotto varie forme. Per lo più, permette alle persone di raggiungere obiettivi personali e rafforzare le relazioni sociali e la coesione territoriale. Oggi, le tecnologie dell’informazione e della comunicazione (ICT) rappresentano nuove possibilità di volontariato. Mappare è uno dei servizi che può facilitare azioni sociali, sia in contesti normali sia di emergenza.

Photo Credit: Kathmandu Living Labs

 

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