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Applicazioni di mHealth, dalla creazione alla fase pilota – l’esperienza ruandese

È il novembre 2017, nei centri per rifugiati di Gihembe e Nyabiheke in Ruanda. Ho avuto la possibilità di lavorare sul campo, facendo formazione per il personale medico e osservando l’utilizzo della nostra applicazione da parte di infermieri e dottori. L’app è stata creata da Gnucoop per l’UNHCR per supportare la raccolta di dati medici all’interno dei campi profughi in tutto il mondo. L’applicazione, specifica per i tablet, è utilizzata dal personale medico per raccogliere i dati dei pazienti quando questi accedono ai servizi medici di base, come visite – sia nei reparti con pazienti ospedalizzati che no – accesso a cure nutrizionali e alla salute sessuale e riproduttiva – cure prenatali e postnatali, parto, ecc. –  gestione dei reparti, ed altre attività simili.

di Paola Fava

Le informazioni vengono raccolte offline (per ovviare al problema della bassa qualità della connessione internet) e i dati vengono poi sincronizzati una volta che internet è disponibile ed utilizzati per stilare rapporti medici.

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Progettare e gestire uno strumento mHealth dall’inizio alla fine non è un compito facile. A volte perfino definire i requisiti non è così semplice; tutto sembra chiaro all’inizio, ma poi, quando si scende nei dettagli, si fa sempre più complicato, confuso e ad un certo punto si ha la sensazione di dover ripartire da capo dai requisiti. Questo è, però, il ciclo di vita di un progetto grande e agile.

Alla fine, dopo aver gestito lo sviluppo di uno strumento di mHealth per più di un anno e dopo aver testato più e più volte il sistema nel nostro ufficio di Milano, abbiamo avuto l’occasione di testarlo “realmente” sul campo. Tra ottobre e dicembre, è partito il progetto pilota in sei paesi (Zambia, Tanzania, Kenya, Ruanda, Giordania e Sud Sudan). È stato un lavoro duro ma entusiasmante. Gnucoop ha supportato l’UNHCR nel settaggio dei tablet e nella formazione di medici ed infermieri.

Vorrei condividere con voi alcune lezioni apprese che ritengo essere utili ed applicabili all’implementazione di qualsiasi progetto di mHealth o di ICT4D:

  1. Il supporto sul campo dovrebbe essere obbligatorio; qualsiasi progetto di mHealth ha bisogno di avere qualche forma di supporto in loco. Questo non significa necessariamente avere un membro dello staff che si dedichi interamente al progetto, ma piuttosto avere almeno qualcuno che abbia familiarità con il progetto in questione e che possa intervenire in caso di necessità.
  2. Essere pronti a tornare indietro ai requisiti iniziali ed adattarli (progettare avendo sempre l’utente finale in mente). Modifiche posso essere richieste a tutti i livelli, dall’interfaccia per l’ingresso e la raccolta dati, alle informazioni riguardanti il flusso di lavoro. Ogni feedback conta, poiché aiuta a tenere in considerazione in primis l’utente. Questo non significa necessariamente che ogni richiesta debba essere soddisfatta – alcune potrebbero non essere in alcun modo attuabili – ma sicuramente aiuta gli sviluppatori a focalizzarsi sulle aspettative ed sui bisogni degli utenti.
  3. L’analisi del contesto specifico dove verrà implementato il prodotto è da considerarsi cruciale. Questa include l’analisi delle risorse umane e delle infrastrutture disponibili (ad esempio la qualità della connessione internet e le disponibilità dello staff) in ogni sede in cui il progetto avrà luogo. A parte lo specifico progetto, internet – sia mobile che a banda larga – è il requisito fondamentale per qualsiasi penetrazione tecnologica futura.
  4. La gestione dell’hardware; è importante identificare insieme agli attori locali le modalità di gestione dei tablet o dei dispositivi mobili. Verranno custoditi dai singoli dottori/infermieri o piuttosto da un data manager dell’ospedale? Ed ancora, questi dispositivi dovrebbero essere utilizzati unicamente da singoli utenti, e questo cosa comporterebbe in termini di costi e risorse?

Di sicuro ci aspettano tempi memorabili, in cui i progetti mHealth pretenderanno definitivamente piede!

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