Perché questo blog?

“Internet permette delle conversazioni tra esseri umani che erano semplicemente impossibili nell’era dei mass media.” (*)

“I mercati sono conversazioni.” (**)

“Abbondanza di parole non significa potenza.” (Proverbio africano)

 

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Social media, social marketing, guerrilla marketing, societing, web 2.0, wiki, social media revolution.

 

Perchè negli ultimi anni la parola “sociale” ha improvvisamente attirato l’attenzione di comunicatori d’azienda, copy writer e dirigenti, attori di un mondo che sembra lontanissimo dall’idea di entrare in relazione con le persone senza considerarle prima di tutto un “target d’acquisto”?  Perché le imprese sono sempre più disposte a investire tempo e risorse per “conversare” con i consumatori?

 

Perché “i mercati sono conversazioni” dove “parlare con voce umana” condividendo i problemi della comunità.


Un concetto chiaro e rivoluzionario alla base di un manifesto (il Clue Train manifesto, 95 tesi per la comunicazione di impresa nel mondo online) redatto nel 1999 da un gruppo di comunicatori, convinti che l’aspetto partecipativo di internet dovesse portare le aziende ad adattarsi a un nuovo linguaggio d’impresa in grado di percepire più rapidamente i cambiamenti del web.

 

La cura delle relazioni, il “pane quotidiano” del mondo no profit, era diventata improvvisamente una base imprescindibile per qualsiasi piano di marketing aziendale. Per le ong e le associazioni, che in pratica vivono della loro abilità di fare rete, cominciare a sfruttare le potenzialità interattive del web 2.0 in senso “sociale” sembrava un gioco da ragazzi.

 

In realtà, al nostro primo seminario sulla comunicazione web 2.0, ci siamo accorti che a prevalere erano i sentimenti di chi poneva:

 

*dubbi sull’effettiva utilità dei nuovi strumenti

*paura per questioni connesse alla privacy

*ignoranza tecnica

*curiosità per le infinite possibilità di tutto ciò che è legato al concetto di “user generated content”

 

A partire da queste considerazioni, abbiamo messo in programma una serie di corsi in aula con le organizzazioni interessate. E’ stato aperto un gruppo di discussione su Linkedin. Siamo stati chiamati a coordinare eventi e workshop sul citizen journalism e sulle nuove tecnologie per l’informazione.

 

E, in questi mesi, proprio mentre in Africa e nel mondo arabo la voce dei movimenti di piazza veniva alimentata dalla potenza dei social network favorendo la caduta di regimi di durata ventennale, ci siamo impegnati a capire come internet potesse contribuire a migliorare la posizione dei temi della cooperazione e della solidarietà nell’agenda setting dei media mainstream, creando una comunità online di attori attivi e attenti a discutere di aiuti umanitari, sovranità alimentare, volontariato, commercio equo, ambiente…

 

Cosa abbiamo capito? Che l’ecosistema digitale del no profit è ancora poco conosciuto, tutto da studiare e da approfondire, soprattutto guardando agli Stati Uniti, dove, grazie anche al diffuso sviluppo della rete wi-fi nel paese, ong e associazioni per i diritti umani sono considerate pioniere per quanto riguarda l’utilizzo delle nuove tecnologie del web e del mobile per il coinvolgimento dei cittadini nelle tematiche sociali.

 

Ecco come vogliamo usare questo blog, anche con il vostro aiuto: come una sorta di taccuino degli appunti formato digitale dove raccogliere esempi, strumenti, tutorial e storie per convincere tutti che internet è diventato – finalmente – socialmente utile.

 

(*)Tesi n. 6 del Clue Train Manifesto

(**) Tesi n.1 del Clue Train Manifesto

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