Social Tech Guide | 100 tecnologie socialmente utili

Si chiama Social Tech Guide ed è una lista delle 100 migliori applicazioni tecnologiche per lo sviluppo, l’economia sostenibile, l’educazione, la salute e l’empowerment dei cittadini. Social network, micro computer e app, tutti open source e facilmente accessibili, sono stati selezionati da un centro di ricerca inglese perché facilitano il lavoro di chi si impegna per cambiare il mondo.

La Nominet Trust, centro inglese di ricerca e consulenza digitale, ha pubblicato una lista delle 100 migliori ICT per lo sviluppo. L’ha chiamata Social Tech Guide e l’ha messa a disposizione di tutti in un progetto opensource. Annika Small, CEO di Nominet Trust, racconta che il progetto è nato dall’intuizione che “se oggi le tencologie hanno cambiato il nostro modo di vivere, di comunicare, di lavorare, di vendere e di comprare, fortunatamente, ci hanno anche dato un maggior potere sul mondo. L’obiettivo della Social Tech Guide è diventato così quello di dare visibilità a tutti coloro che oggi stanno usando le tencologie per cambiare il mondo e contribuire nella lotta contro le disuguaglianze tra nord e sud”.

La lista, aggiornata al 2013, raccoglie in un database le migliori tencologie che hanno avuto un’applicazione sociale nei pvs. Divise in otto categorie – esclusione sociale, accesso alla conoscenza, empowerment civico, sviluppo sostenibile, salute, cittadinanza attiva, educazione e sviluppo economico – ogni tecnologia ha la sua scheda di presentazione, che contiene le informazioni tenciche, i progetti in cui è stata utilizzata e le modalità di contatto del team che l’ha creata.

Accanto a colossi delle ICT per lo sviluppo, come Ushahidi e Arduino, la lista presenta anche progetti minori quali ad esempio Fairphone, lo smartphone etico che non è costruito con il coltan proveniente dagli interessi delle guerre africane; Crisis Mappers, che ha permesso il coordinamento dei soccorsi in seguito al tifone Hayan nelle Filippine; Historypin, social network che permette di ricostruire momenti storici grazie a immagini e foto caricati dagli utenti; Conservation Drones, in cui i droni sono utilizzati per mappare aree di territori inaccessibili; Samasource, che promuove programmi di formazione digitale per donne giovani in condizioni di povertà estrema; Raspberry PI, un micro computer low cost compatibile con qualcunque periferica – monitor, tastiera, mouse – e sistema operativo. Minimo comun denominatore: la ricerca opensource e la facile accessibilità e versatilità della tecnologia.

Le esperienze incluse nella Social Tech Guide aprono alla possibilità di collegare le regioni emarginate del mondo con la comunità scientifica in generale. Ma quanto possono davvero contribuire a cambiare il mondo? Possono essere strumenti utili alla cooperazione internazionale? Gli esperti di ICT come la Dott.ssa Laura Hosman dell’Illinois Institute of Technology, mettono in guardia su questo punto e sottolineano che “per garantire lo sviluppo, l’accesso a queste tencologie deve essere inteso come primo passo di un lungo processo che sappia integrare alla tencologia la crescita delle capacità e delle competenze dei suoi utilizzatori”.

Come ben sa chi si occupa di cooperazione anche le tecnologie che sembrano di grande utilità per i paesi in via di sviluppo, si possono rivelare inutili o dannose se utilizzate in condizioni di risorse limitate. Spesso non riescono a prendere piede, generano assistenzialismo e dipendenza dalla ong che le ha portate e mancano così il più alto obiettivo dello sviluppo. Secondo la Hosman, “questo accade perchè la tecnologia si rivolge sempre alle realtà umane, sociali, e politiche in cui viene inserita. Dunque, da sola non basta: perchè sia davvero utile allo sviluppo, sono necessarie strategie che permettano alle persone di integrare la tencologia nel loro modo di vivere, all’interno di percorsi che generino empowerment sociale e culturale”.

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Photo credits: socialtech.org.uk

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