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Economia circolare: l’urgenza di una risposta ai problemi globali

Nel 2017 la popolazione mondiale era di circa 7 miliardi ma, secondo i report delle Nazioni Unite, nel 2050 aumenterà fino ad arrivare a oltre 9 miliardi di abitanti che si concentreranno soprattutto nelle città (il 66% della popolazione vivrà nei centri urbani). Questo dato porta con sé importanti criticità: gli agricoltori dovranno produrre il 70% di cibo in più per nutrire tutti e, lo dovranno fare con una risorsa limitata: la terra. L’80% di quella idonea alla coltivazione è già in uso.

di Tommaso Tropeano

A questo problema si deve aggiungere la sfida sempre più importante legata all’inquinamento dell’ambiente e alla gestione dei rifiuti; solo in Europa, secondo la Commissione Europea, si producono 2,5 milioni di tonnellate all’anno di rifiuti (7 kg a persona all’anno) e l’inquinamento minaccia la vita delle persone e del pianeta provocando enormi costi economici, sociali e politici.

Questa breve panoramica dimostra quanto la situazione attuale sia critica e la necessità di trovare una soluzione reale ad un modello economico che ci ha portato fino a questo punto sia urgente. Il modello di produzione lineare (produzione-utilizzo-scarto), infatti, è sempre meno sostenibile e più costoso per le imprese, il pianeta e la popolazione.

Dall’economia lineare a quella circolare

L’economia circolare è una teoria che si inserisce con forza nel dibattito sulle economie verdi e sostenibili. Il modello lineare si basa sulla possibilità di accedere a grandi quantità di risorse ed energia seguendo il paradigma della produzione, dell’utilizzo e dello scarto del prodotto mentre la teoria circolare si immagina una alternativa a questo sistema. Oggi le risorse sono sempre più a rischio perché non sono infinite, il degrado ambientale ha raggiunto livelli che non sono più recuperabili e potrebbe già essere già tardi per una transizione verso un nuovo modello di produzione che ribalti il concetto stesso di prodotto, di business e di società. Partendo proprio dal presupposto che le risorse sono limitate, il paradigma dell’economia circolare si basa su un processo di produzione che disegna il prodotto affinché il suo ciclo di vita sia circolare: produzione, utilizzo, recupero, riutilizzo e cosi via.

Il rifiuto è pensato all’origine come una risorsa e l’economia progettata per auto-rigenerarsi; prendendo ispirazione dalla Natura tende a processi nei quali materia e energia vengono scambiati tra sistemi a ciclo chiuso.

 economia circolare

Esempi concreti?

Aquafil, azienda del Trentino Alto Adige che opera nel mercato del Nylon e sviluppa prodotti innovativi, utilizzando i principi dell’economia circolare, ha creato il Sistema di Rigenerazione Econyl. Il meccanismo permette di sostituire una materia non riciclabile con una materia secondaria che deriva dal riciclo di vari rifiuti come le reti da pesca a fine vita. Negli ultimi anni Econyl Reclaiming Program è diventato una rete strutturata internazionale per raccolta dei prodotti in nylon a fine vita e si è quotata in Borsa.

Per restare in Italia altro esempio è il progetto Ri-generation di Astelav, azienda piemontese che produce elettrodomestici e prevede la rigenerazione di elettrodomestici dismessi con l’obiettivo di dare nuova vita ai prodotti. Una volta rimessi in funzione, questi elettrodomestici, sono venduti a condizioni molto vantaggiose pensate per essere accessibili a fasce meno abbienti e residenti temporanei. Oltre alla vendita, Astelav si impegna anche a formare risorse umane in difficoltà in collaborazione con il Sermig di Torino.

Insomma l’economia circolare è molto più di una semplice teoria economica, modifica l’organizzazione stessa della società ed è una risposta a concreti problemi ambientali, sociali ed economici di questo millennio. Il suo successo dipenderà dalla capacità dei diversi attori (industria, politica e cittadini) di rendere possibile la transizione iniziando a comprendere che il cambiamento del sistema economico deve avvenire ed è imperativo.

Cover photo by Phil Gibbs

L’economia circolare e l’Internet delle cose: nuove prospettive di sviluppo sostenibile

“Digital technologies are driving a profound transformation of our economy. Guiding this wave of change by applying circular economy principles could create value, and generate wider benefits for society. Intelligent assets are a key building block of a system capable of ushering in a new era of growth and development, increasingly decoupled from resource constraints”.

– Dame Ellen MacArthur, Founder, Ellen MacArthur Foundation

 

L'”Internet delle cose” sta diventando sempre più un elemento dirompente nella trasformazione dell’economia mondiale. Con fino a 50 miliardi di dispositivi collegati via Internet entro il 2020 si prospetta una ‘quarta rivoluzione industriale’, ma questa porterà ad un’ulteriore accelerazione dell’economia estrattiva, ‘lineare’ di oggi, o consentirà la transizione verso una società in cui la creazione di valore è sempre più disaccoppiata dal consumo di risorse?

E’ questa la domanda di fondo che si pone il  nuovo rapporto, Intelligent Assets: Unlocking the circular economy potential pubblicato l’8 febbraio dal World Economic Forum e la MacArthur Ellen Foundation, e che concentra l’attenzione sull’abbinamento dei principi dell’economia circolare con le informazioni generate dai dispositivi intelligenti.

L’economia circolare al centro delle politiche europee già da qualche anno è quella forma di produzione che implica un utilizzo ridotto e più efficiente delle risorse nei processi produttivi, aumentando in modo esponenziale i tassi di riciclo in modo da gravare sempre meno sul capitale naturale. E’ sostanzialmente un’economia “che si rigenera da sola”, un sistema in cui tutte le attività, a partire dall’estrazione e dalla produzione, sono organizzate in modo che i rifiuti di qualcuno diventino risorse per qualcun altro.
La seconda tendenza riguarda invece la digitalizzazione dell’industria e, a cascata, quella degli oggetti di uso quotidiano interconnessi tra loro in quella che è già stata ribattezzata “l’Internet delle cose”. Entrambe le tendenze promettono di rivoluzionare la nostra vita nell’arco di pochi anni, ma sono finora sempre state analizzate separatamente. Che cosa accadrebbe combinandone insieme gli sviluppi?

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Questo abbinamento, secondo gli autori del rapporto, è la chiave per un’innovazione che sganci la produzione dall’economia estrattiva e possa portare a vasti benefici sociali.

Completato da punti di vista indipendenti di pensatori leader nel settore, come Kenneth Cukier (The Economist), Bernard Meyerson (IBM) e Nicolas Cary (Blockchain), il rapporto presenta 20 applicazioni early-stage nel settore manifatturiero, dell’energia dell’ambiente, delle infrastrutture, della gestione dei rifiuti, dell’agricoltura e della pesca.

Di cui diverse specifiche anche per i paesi in via di sviluppo, come la possibilità di accesso all’energia prodotta e distribuita in modo reticolare bypassando i grandi investimenti infrastrutturali.

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Tuttavia usare il pieno potenziale di queste trasformazioni sistemiche richiede nuovi meccanismi di collaborazione che colleghino l’innovazione e la regolamentazione per gestire questioni complesse, come la sicurezza e la privacy, la compatibilità dei sistemi, e la proprietà intellettuale. E per questo è assolutamente necessario il lavoro congiunto tra imprese ed enti pubblici.

Ma gli autori del rapporto sono ottimisti, ci sono prospettive concrete per lo sviluppo rapido di queste direzioni: la conoscenza e la comprensione dell’economia circolare tra imprenditori e politici è in crescita, come dimostrato dal recente pacchetto di economia circolare della Commissione europea e gli associati annunci di finanziamento; le aziende sempre più chiedono quale ruolo dovrebbero svolgere nella trasformazione digitale emergente, e i governi sono alla ricerca disperata di nuove ambiti di sviluppo economico che non depauperino le già scarse risorse nazionali.

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