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In Kenya, Internet volerà nella stratosfera

Google è in trattativa con gli operatori delle telecomunicazioni in Kenya per consentire l’accesso a Internet anche nelle zone rurali, grazie all’uso di grandi mongolfiere sospese nella stratosfera.

di Viviana Brun

 

Il nome del progetto è Loon, termine che coniuga volo e follia, nato con l’obiettivo di fornire l’accesso a Internet nelle aree rurali del pianeta. Per farlo, Google ha sperimentato l’uso di palloni aerostatici a energia solare posizionati nella stratosfera. Queste enormi mongolfiere, grandi quanto un campo da tennis, sono progettate per restare in volo per circa 3 mesi a un’altezza di circa 20 km sul livello del mare, in uno spazio sicuro al di sopra degli eventi atmosferici e fuori dalle rotte degli aerei.

Non è la prima volta che questo sistema viene utilizzato. In Perù ad esempio, proprio i palloni aerostatici hanno portato la connessione nelle aree montane. In Porto Rico, nel 2007 questa tecnologia ha permesso di ristabilire velocemente l’accesso alla rete Internet dopo l’uragano.

Ogni pallone è in grado di fornire connettività a un’area di 5.000 km quadrati. Per ottenere questo risultato, il progetto Loon collabora con società di telecomunicazioni che condividono uno spazio nello spettro radio, permettendo ai palloni di collegarsi alle proprie reti e di ritrasmettere a terra il segnale.

Grazie a un accordo con Telkom Kenya, il team di Loon si è impegnato a diffondere il segnale Internet, fornito dalla società di telecomunicazioni, in alcune delle regioni più isolate del Kenya, rimaste finore escluse dall’accesso alla rete.

La situazione kenyana e i possibili rischi per l’economia locale

Il Kenya è uno dei Paesi africani in cui il numero di utenti connesso alla rete è più alto. I dati di Wearesocial del 2018 infatti sottolineano come l’86% dei kenyani sia online. La capacità di navigazione però è limitata ad alcunee aree geografiche. A Nairobi e in molte altre zone metropolitane del Paese la connessione a Internet è molto buona, ma cosa accede quando ci si sposta?

In un territorio molto vasto, con ampie zone di savana, è difficile riuscire a realizzare un’infrastruttura in grado di portare la connessione tramite fibra ottica o ripetitori in ogni angolo dello Stato. In questo modo, ampie porzioni di territorio restano inevitabilmente isolate. Il sistema di palloni aerostatici può superare facilmente questi ostacoli fisici. Restano però alcuni dubbi sulle conseguenze a livello enomico e commerciale.

Il possibile accordo tra Google e grandi società di telecomunicazione come Telkom Kenya, e i canali di accesso preferenziale che le grandi aziende internazionali hanno con il governo locale, rischiano di sfavorire lo sviluppo delle imprese kenyane e di rafforzare la dipendenza del Paese dalla tecnologia straniera e dalle sue strategie commerciali.

Come sottolinea Ken Banks, esperto di connettività africana intervistato sul tema dalla BBC,  “Una volta che queste reti sono state installate e la dipendenza (da un operatore) ha raggiunto un livello critico, gli utenti sono in balia dei cambiamenti nella strategia aziendale, nei prezzi, nei termini e nelle condizioni… Questo sarebbe forse meno un problema se ci fosse più di un fornitore – se si potesse semplicemente cambiare rete – ma se Loon e Telkom hanno monopoli in queste aree, questa potrebbe rappresentare una bomba a orologeria“.

Se si vuole aumentare la partecipazione delle persone online, non basta infatti investire sulla tecnologia e su una rete di qualità (4G). Come afferma Nanjira Sambuli, direttrice del settore advocacy per la World Wide Web Foundation, bisogna anche rendere questa reta economicamente accessibile.

Secondo quanto stabilito dalla Commissione per lo sviluppo sostenibile della banda larga dell’ONU durante il World Economic Forum 20181 GB di dati mobili non dovrebbe costare più del 2% del reddito nazionale lordo pro capite mensile. Questo è la condizione che la Commissione ha individuato per riuscire a collegare il 50% del mondo ancora offline. Oggi in Africa, 1 GB di dati costa in media il 18% del reddito mensile.

 

 

 

Photo credits: Pixabay

 

ICT for Development and Social Good, primo master in Italia sulle ICT per il sociale

Una delle azioni più innovative del progetto Digital Transformation per lo Sviluppo Sostenibile 
è il sostegno all’attivazione del primo Master universitario in Italia incentrato sull’applicazione delle tecnologie digitali ai progetti sociali e di cooperazione allo sviluppo.

L’idea del Master “ICT for Development and Social Good” nasce dalla fruttuosa collaborazione tra l’Università di Torino, il network di Ong 2.0 e l’azienda di IT Consoft Sistemi a partire dalla precedente esperienza del corso ICT Innovation for Development realizzato da Ong 2.0 nel 2014-2015 e nel 2015-2016 e si concretizza quest’anno grazie al sostegno del progetto Digital Transformation, finanziato dall’Agenzia Italiana di Cooperazione allo sviluppo e Compagnia di San Paolo. Il programma di studi indaga in dettaglio le straordinarie potenzialità (e i rischi) dell’applicazione delle Information and Communication Technologies (ICT) ai progetti di sviluppo in ambito agricolo, sanitario, nella lotta alla povertà e nella difesa dei diritti umani.

Dalle nuove metodologie per il project management e l’innovazione sociale, alle ICT per la raccolta e visualizzazione dei dati nei programmi di sviluppo. Dalle applicazioni mobili funzionanti anche off line per lavorare nei paesi del Global South fino ai nuovi trend nel campo dello sviluppo come l’uso della blockchain, senza trascurare l’importanza della sicurezza delle informazioni e le implicazioni future dell’intelligenza artificiale: i temi affrontati nel Master offrono una panoramica completa delle sfide di questo settore.

Obiettivo: creare figure manageriali capaci di utilizzare al meglio gli strumenti digitali per potenziare efficacia ed efficienza dei programmi sociali.

Il Master, interamente in lingua inglese, si svolge nella doppia formula live online e residenziale, con docenti internazionali ed esperti di agenzie di sviluppo di altissimo livello, ed è fortemente incentrato sulla metodologia learning by doing, prevedendo un’ampia gamma di esercitazioni applicative, case studies, crash courses (corsi intensivi) realizzati in collaborazione con aziende del settore, che puntano a sviluppare le competenze pratiche dei partecipanti.

Grazie alla formula flessibile delle sessioni è adatto sia a neolaureati, sia a studenti lavoratori e operatori del settore.

Le candidature aprono il 24 agosto e, grazie al progetto, sono disponibili borse di studio a copertura parziale o totale dei costi di iscrizione.

Per informazioni sui criteri di ammissione, il programma dettagliato delle lezioni, iscrizioni e borse di studio, consultare il sito ufficiale del Master: http://www.ictforsocialgoodmaster.eu

Al via il nuovo progetto Digital Transformation per lo Sviluppo Sostenibile

Oltre 50 persone provenienti da tutta Italia, rappresentanti dei 21 partners del progetto Digital Transformation per lo sviluppo Sostenibile, si sono ritrovate il 18 e 19 giugno scorso presso Compagnia di San Paolo, a Torino, per l’incontro di avvio ufficiale  del progetto di educazione alla cittadinanza globale, sostenuto dall’Agenzia di Cooperazione allo Sviluppo Italiana, che mira a diffondere la cultura dell’uso critico delle tecnologie digitali per lo sviluppo sostenibile. Da Catania a Trento, da Barletta a Trieste, passando per Roma, Ancona, Firenze e Reggio Emilia, Milano e Torino, la maggior parte dell’Italia è stata rappresentata in questo incontro di scambio e coprogettazione.

Obiettivo finale dei due giorni: il codesign dei percorsi didattici per insegnanti, formatori, giovani e scuole, previsti dal programma.

Si è partiti dal capire cosa significa Digital Transformation nel mondo di oggi e che impatto ha sulle nostre vite in relazione ai 17 obiettivi di Sviluppo sostenibile definiti dall’Onu nell’agenda 2030, grazie all’intervento di Serena Ambrosini di Consoft Sistemi, azienda di IT partner del progetto

A seguire si è approfondito il tema dell’innovazione nelle sue diverse sfaccettature e le metodologie didattico-strategiche ad essa correlate grazie all’intervento di Paolo Vercesi di Fondazione Politecnico di Milano, per entrare poi nel merito della didattica digitale grazie agli interventi di Cristina Martellosio e Roberta Ribero di WeMake, maker space di Milano che da anni lavora nella formazione di giovani alla cultura della soluzione dei problemi grazie a metodi di design thinking e co-design, per finire con Viviana Brun, digital strategist di Ong 2.0 ed esperta di educazione digitale per CISV, che ha presentato esempi concreti di strumenti e percorsi utili per parlare di questi temi con insegnanti e ragazzi

La condivisione di conoscenze e competenze tra partners si è poi concretizzata nel lavoro dei gruppi che si sono ritrovati per stendere le prime ipotesi di percorsi formativi per le diverse categorie di target: formatori, università, scuole superiori, gruppi giovani.
Il lavoro di coprogettazione continuerà online per tutta l’estate, per arrivare a settembre a lanciare pubblicamente i percorsi formativi e le altre diverse attività del progetto.

GENDER AND ICTs – 2018 FAO Report

While the digital revolution is reaching rural areas in many developing countries, the rural digital divide continues to present considerable challenges. The problem is even more acute for women, who face a triple divide: digital, rural and gender. This publication looks at the benefits of Information and Communication Technologies (ICTs) when placed in the hands of men and women working in agriculture and in rural areas. It examines the challenges to be overcome and makes recommendations so that rural communities can take full and equal advantage of the technologies.

It is the result of desk study, online fora on gender held in the framework of the
e-agriculture Community of Practice (www.e-agriculture.org), and a review of projects and programmes conducted in regions of the world. This publication starts with a presentation of the challenges and the seven factors of success, followed by an overview of the general existing barriers to women’s access to, control and use of ICTs. Finally, it offers a series of recommendations for better integration of gender in ICT initiatives, based on gender mainstreaming throughout the seven critical factors of success, illustrated with concrete examples.

Autore: The Food and Agriculture Organization of the United Nations (FAO)

Anno: 2018

Lingua: English

Scarica qui: GENDER AND ICTs: Mainstreaming gender in the use of information and communication technologies (ICTs) for agriculture and rural development

Barriere linguistiche: come la tecnologia viene incontro ai migranti

Da tempo ormai i migranti sfruttano la rete e le sue possibilità per affrontare e superare le difficoltà che incontrano nel loro percorso, ma anche per restare connessi con i propri affetti e la propria identità. E se fosse invece la rete stessa a venire incontro ai migranti? Se fossero nel web le risposte più efficaci alla crisi migratoria che stiamo vivendo? Continua a leggere

Come la mHealth può aiutare i rifugiati in Europa?

Dal momento che l’attuale crisi dei rifugiati si sta diffondendo in tutta Europa e ovunque nel mondo, abbiamo deciso di aprire una sessione dedicata a questo tema nel nostro blog.

Di Paola Fava

Quando questa tragedia ha raggiunto i nostri confini e, soprattutto, è arrivata ai nostri media, sono nate moltissime iniziative per coinvolgere la comunità tecnologica in tali questioni.
La prima è stata Techfugees di Mike Butcher, una conferenza e un hackathon durante i quali la comunità tecnologica di Londra ha mostrato il suo supporto ai rifugiati. Nel giro di pochi giorni il gruppo Facebook e l’account Twitter sono esplosi di post, commenti e condivisioni, evidenziando il grande interesse della comunità tecnologica e la sua volontà di essere coinvolta nelle problematiche che riguardano i rifugiati.
Molte altre conferenze ed eventi sono stati organizzati in tutta Europa, incluso un evento in Italia, organizzato da H-Farm.

In particolare, Gnucoop ha creato un blog, “Blogfugees”, che vuole rappresentare un punto di riferimento per tutte le organizzazioni che lavorano con i rifugiati e che hanno bisogno di un aiuto da parte di esperti in ambito tecnologico. Il blog rappresenta il luogo dove raccogliamo tutto quello che è possibile trovare online sul tema “Tecnologia per i rifugiati”.

Ora probabilmente vi starete chiedendo qual è la connessione con l’Mhealth.
Come già sappiamo, una delle più importanti applicazioni dell’Mhealth è l’utilizzo di strumenti mobile che aiutino nella diagnosi delle malattie, specialmente in contesti difficili.
Le condizioni sanitarie nei campi profughi sono motivo di preoccupazione per le autorità e per gli operatori sanitari. Nonostante gli sforzi per migliorare le condizioni generali nei campi, i progressi sono lenti sia perché l’obiettivo è molto ambizioso, sia perché risulta molto difficile provvedere ad un adeguato numero di dottori nei campi.

Nell’ambito della fornitura di servizi sanitari esiste un’applicazione medica gratuita, MedShr, che cerca di affrontare queste sfide offrendo la possibilità ai dottori di caricare, condividere e discutere immagini mediche in un network di professionisti. Nei campi dove le condizioni sanitarie sono davvero pessime, MedShr è uno strumento prezioso per i medici.

MedShr è stato creato nel 2013 dal Dr. Asif Qasim, un cardiologo londinese, con l’obiettivo di creare una piattaforma su cui i medici potessero entrare in contatto e discutere di casi clinici in un “luogo” sicuro.
Connettendo specialisti in grado di offrire supporto, diagnosi e cure, MedShr è stata utilizzata da organizzazioni come Medici Senza FrontiereCroce Rossa per sostenere e aiutare i medici sul campo e per contattare gruppi informali di dottori volontari.

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Un recente report dell’Università di Birmingham evidenzia che la situazione nei campi di rifugiati non rispetta gli standard raccomandati dall’UNHCR e dalla World Health Organisation (WHO) e che la mancanza di un riparo, di cibo e di acqua potabile, di igiene personale, di servizi igienici e di sicurezza può avere delle conseguenze dannose per la salute di chi risiede a lungo nei campi.
Applicazioni come MedShr sono strumenti che le persone e le organizzazioni utilizzano sempre più frequentemente per riuscire a rispondere a questa crisi.

Oltre alla sua applicazione specifica nei campi di rifugiati, MedShr permette in generale di:

Trovare e discutere immagini e casi medici:
Grazie alla possibilità di condividere ECG, esami, raggi X, foto e video dei pazienti MedShr permette a medici e specialisti di confrontarsi su casi clinici importanti. MedShr permette di scambiarsi dati in modo sicuro, poiché coinvolge un network privato e utilizza un originale sistema per ottenere il consenso dei pazienti al trattamento dei dati. I medici hanno la possibilità di seguire i casi e di imparare dai loro colleghi grazie ad una discussione informale, accreditata e basata su casi reali.

Condividere conoscenze con membri verificati:
MedShr è la via più semplice per trovare, condividere e discutere immagini e video di casi clinici che si incontrano quotidianamente. È possibile creare un nuovo caso e condividerlo con i colleghi o con l’intero network, dare la propria opinione, ottenere consensi, avviare una discussione in modo sicuro da un dispositivo mobile. MedShr è privato e sicuro e permette ai membri di mantenere il completo controllo della privacy dei propri pazienti, essendo tutti i membri medici, operatori sanitari e studenti di medicina controllati e verificati.

Espandere il network dei medici professionisti:
Gli studenti di medicina e i dottori, partecipando a MedShr, aumentano le loro conoscenze, dal momento che entrano in contatto con colleghi di lavoro e universitari di tutto il mondo; essi possono così rimanere aggiornati sugli ultimi casi, selle ultime tecniche e conoscenze. Studenti di medicina, giovani dottori e specializzandi utilizzano il gruppo di MedShr come una risorsa per l’apprendimento informale, in vista di esami strutturati a partire da casi reali e come integrazione dei propri studi.

MedShr è una brillante idea: gli smartphone connettono i medici e permettono agli operatori umanitari di avere delle diagnosi mediche nell’immediato” – Rohan Silver, Evening Standard.

 

Tradotto da Laura Andreoli

Source: Telegraph.co.uk

La registrazione alla nascita è un diritto di ogni bambino

Ogni bambino ha diritto a un nome e a una nazionalità, diritto riconosciuto dalla Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza e da altri trattati internazionali. Tuttavia, le nascite di circa un quarto dei bambini al di sotto dei 5 anni nel mondo non sono mai state registrate.
La mancata registrazione di una nascita comporta la mancanza di un riconoscimento formale da parte dello Stato; in questo modo il bambino o la bambina non può ottenere il certificato di nascita, non può avere accesso alle cure mediche, all’educazione primaria e a molti altri servizi. Crescendo, la mancanza di un documento identificativo ufficiale può far sì che un bambino si sposi, lavori o sia arruolato nell’esercito prima che abbia l’età legale per farlo. La mancata registrazione alla nascita, quindi, apre la strada ad una lunga serie di possibili violazioni dei diritti del bambino.

di Paola Fava

 

Registrare i bambini alla loro nascita è il primo passo per assicurare loro un riconoscimento di fronte alla legge, salvaguardare i loro diritti e assicurarsi che nessuna possibile violazione dei suoi diritti passi inosservata.

Molti paesi hanno utilizzano diversi meccanismi per registrare le nascite. Questo comporta che la quantità, il tipo di informazioni ottenute e l’utilizzo dei dati emersi possono essere molto differenti, poiché basati sulle infrastrutture del singolo paese: la capacità amministrativa, la disponibilità di fondi, la possibilità di raggiungere gli abitanti e l’accesso alla tecnologia per la gestione dei dati.

È possibile individuare grandi differenze nella copertura delle registrazioni delle nascite anche tra diverse regioni geografiche. L’Europa centrale e dell’est e il Commonwealth russo (Central and Eastern Europe-CEE e Commonwealth of Independent States-CIS) vantano il più alto tasso di registrazione delle nascite, con il 98% dei bambini sotto i 5 anni di età registrati. Seguono l’America Latina e i Caraibi, con il 92%, e il Medio Oriente e il Nordafrica con l’87%. Il più basso tasso di registrazione delle nascite è daattribuirsi alla zona dell’Africa Subsahariana (41%). In Africa Orientale e nell’Africa del sud solo il 36% dei bambini sono registrati, mentre il tasso in Africa Occidentale e Centrale è leggermente più alto, con il 45%.

 

Percentuale dei bambini sotto i 5 anni di età registrati per regione. nascitaFonte: UNICEF

 

Molti uffici nazionali dell’UNICEF stanno testando l’utilizzo delle tecnologie di comunicazione mobile, inclusi i cellulari, per aumentare la copertura delle registrazioni delle nascite. Le tecnologie mobile e digitali possono essere infatti strumenti preziosi per raccogliere informazioni accurate e precise in modo tempestivo.

In Uganda l’UNICEF con un partner del settore privato, Uganda Telecom, gestiscono una tecnologia mobile e web-based per digitalizzare i registri delle nascite, rendendo il processo di registrazione più veloce, più accessibile e più affidabile.

 

Il caso della Cambogia:

Secondo l’Indagine demografica e sanitaria sulla Cambogia (CDHS) del 2010, poco più del 62% dei bambini di età inferiore ai 5 anni sono registrati in Cambogia, percentuale inferiore a quella del 2005, del 65%. L’indagine evidenza anche una grande differenza nelle registrazioni tra le zone urbane e quelle rurali, oltre che tra ricchi e poveri. Il 60% dei bambini che vivono nelle aree rurali sono registrati alla nascita, in confronto al 74% di quelli che vivono nelle aree urbane. Per quanto riguarda la differenza tra popolazione ricca e povera, solo il 48% dei bambini più poveri viene registrato, al contrario dei bambini più benestanti, registrati per il 78%.

Dal 2011 MOI, con il supporto di UNICEF, sta implementando un progetto pilota in 32 comuni di 3 distretti Kampong Speu, Prey Veng, e Svay Rieng. Lo scopo è quello di strutturare delle risposte efficaci ai problemi che causano il basso tasso di registrazione delle nascite. I risultati del progetto pilota serviranno anche a guidare gli stakeholder nel tentativo di migliorare le politiche e programmi pubblici.

Esistono diversi fattori che concorrono alla determinazione della situazione attuale:

  • Basso valore dei certificati di nascita e scarso utilizzo del documento
  • Il documento non è durevole, soprattutto per le famiglie che vivono in zone rurali, particolarmente soggette a danni e perdite
  • I comuni e i distretti spesso presentano una carenza di certificati di nascita, causando incongruenze e ritardi anche nella registrazione delle nascite
  • I genitori trovano il processo di registrazione dei neonati complicata e rigida, specialmente nei casi di registrazione tardiva
  • Il sistema di monitoraggio e registrazione manuale e cartaceo porta ad una scarsa gestione dei dati, a una bassa qualità delle informazioni e a un flusso di informazioni irregolare o tardivo.

Una delle raccomandazioni emerse dal progetto è quella di implementare una presenza mensile di routine e la registrazione in tempo reale delle nascite tramite SMS.

Per aiutare a risolvere questa situazione, UNICEF Cambogia insieme al General Department of Identification (GDI) hanno creato una piattaforma IVR pilota, utilizzando una combinazione di RapidPro e i canali di comunicazione cloud Twilio and Nexmo. Questa soluzione dovrebbe assicurare in un primo momento un’immediata registrazione dei bambini.

Ogni mese gli amministratori comunali riportano il numero di moduli compilati e i dati raccolti, o rispondendo alle chiamate mensili automatizzate di RapidPro, o reperendoli dal sistema. I dati vengono quindi analizzati da RapidPro. Se il numero di moduli reperiti si trova al di sotto di una determinata soglia, RapidPro invierà automaticamente una notifica al distretto tramite SMS. Gli ufficiali distrettuali, incaricati di riassegnare i moduli, ricevono gli SMS sui comuni che necessitano di una redistribuzione, aiutando ad assicurare che i comuni siano sempre attrezzati per registrare tutti i bambini.

RapidPro viene utilizzato in tutto il mondo in diversi modi per aiutare bambini e famiglie, supportato dal Global Innovation Center (GIC) dell’UNICEF. Il GIC funge da centro di eccellenza alimentato da una crescente rete globale di uffici, specialisti e alleati dell’UNICEF che si dedicano all’utilizzo di tecnologie che possono avere un impatto su vasta scala sulla vita dei bambini.

 

Tradotto da Laura Andreoli

Photo Credit: Margherita Dametti for COOPI

Fonte: https://blogs.unicef.org/east-asia-pacific/harnessing-mobile-technology-improve-birth-registration-systems-cambodia/

La frammentazione delle informazioni nella Digital Health

I piccoli centri sanitari nei remoti villaggi di alcune regioni africane possono essere luoghi molto affollati… questo non dipende solamente dal numero dei pazienti, ma anche dallo staff di Ong e Organizzazioni che gestiscono i loro programmi offrendo diversi tipi di medicine o collaborando con lo staff medico per raccogliere informazioni sulla sanità.

Di Paola Fava

 

Ogni organizzazione porta avanti il suo singolo progetto, magari un progetto pilota, con un buon numero di informazioni da raccogliere o di attività da implementare. Così, per esempio, oltre a numerosi moduli o registri governativi standard, ai Community Health Workers (operatori sanitari) viene richiesto di compilare molti moduli aggiuntivi.

Sebbene l’obiettivo finale sia quello di facilitare il loro lavoro e migliorare la fornitura di cure mediche per chi ne ha più bisogno, sfortunatamente questo approccio spesso crea un carico maggiore alle strutture già a corto di personale, genera confusione, sovraccarico e perdita di tempo prezioso in questioni burocratiche, tempo che potrebbe essere speso per la cura dei pazienti. Inoltre, gli operatori sanitari possono ricevere incentivi per il carico di lavoro extra: il rischio quindi è che le priorità del lavoro cambino, producendo una rendicontazione superficiale e tardiva dei dati e della situazione sanitaria.

Molti di questi progetti pilota coinvolgono anche l’utilizzo della digital information, che utilizza dati digitali invece che moduli cartacei.

Un importante esempio della frammentazione dei programmi sanitari digitali è illustrato nella mappa del morbillo in Ugpfblog5anda, sviluppata da Sean Blaschke di Unicef, come evidenziato da Dikki Sepfblog in questo post su Pathblog. La mappa spiega perché nel 2012 il Ministero della Sanità in Uganda bloccò tutte le iniziative di eHealth e mHealth nel Paese fino all’approvazione del Direttore Generale dei Servizi Sanitari. L’obiettivo era quello di limitare la frammentazione dei programmi e di assicurarsi che i dati raccolti fino a quel momento potessero essere inseriti nel Sistema di Informazione Sanitaria nazionale (Health Information System – HIS), piuttosto che creare sistemi paralleli aggiuntivi.

La diffusione dell’informazione digitale rappresenta un importante passo avanti verso l’integrazione delle informazioni, poiché le ICT possono facilitare lo scambio di informazioni e di dati, specialmente se i dati sono raccolti in formati compatibili e condivisibili.

Tuttavia siamo ancora lontani dall’obiettivo finale e, come David McCann scrisse in uno dei suoi articoli su ICTWorks relativamente alla situazione in Uganda, la realtà assomiglia più a questo:
“Sei riuscito a localizzare l’esaurimento delle scorte di medicinali in un distretto di Moroto utilizzando dei caricabatterie solari e 50 Samsung Galaxies. Perfetto. E’ possibile condividere i dati con un progetto che ho implementato utilizzando i BlackBerries a Gulu? Probabilmente no. Quindi hai sviluppato la tua personale applicazione per tracciare l’esaurimento dei medicinali. Tuttavia, quando i donatori internazionali si sono incontrati con il Ministero della Sanità per risolvere la questione della sovrapposizione delle applicazioni di mHealth e per integrare l’interfaccia di programmazione delle applicazioni (API), alla domanda se tutto questo fosse possibile, uno ha risposto: “basandosi su un database di relazioni, in teoria sì”. In realtà questa risposta si allontana di molto dall’intento specifico della domanda.”

Forse il blocco promosso dal Ministero della Sanità dell’Uganda è stato un modo per favorire l’incremento dell’interoperabilità e il coordinamento dei progetti. Sicuramente ciò dimostra che il governo ha iniziato ad assumersi la responsabilità di questi progetti e di queste tecnologie per meglio rispondere ai bisogni della popolazione.

In altri Paesi, gruppi specifici che si occupano di mobile health, come il gruppo di lavoro in Malawi, si incontrano regolarmente, con la collaborazione del Ministero della Sanità, per affrontare la questione dell’integrazione e della sovrapposizione dei progetti di mHealth.

L’utilizzo di tecnologie compatibili e il coinvolgimento di stakeholder a diversi livelli sono due elementi chiave per iniziare a superare il problema della frammentazione dei progetti di digital health.

 

Tradotto da Laura Andreoli

Photo source: Margherita Dametti for COOPI

RapidSMS: un esempio di applicazione Mhealth

Gli strumenti di Mhealth possono rispondere a diversi scopi, come ad esempio la raccolta dati, la gestione degli aspetti logistici, il monitoraggio remoto, il follow up dei trattamenti medici, l’educazione e la formazione in ambito sanitario, la mappatura delle malattie e molto altro ancora.

Tuttavia, nonostante in molti casi questo tipo di strumenti vengano sviluppati per un solo tipo di utilizzo, esistono delle esperienze in cui le applicazioni possono rispondere a più di un bisogno.

Di Paola Fava

Un chiaro esempio è RapidSMS. Uno strumento open source sviluppato per migliorare e facilitare il monitoraggio remoto, la logistica, il monitoraggio nutrizionale e l’educazione.

UNICEF inizialmente ha sviluppato RapidSMS per raccogliere informazioni dagli operatori sul campo e migliorare la velocità e la qualità della raccolta dati, grazie all’uso dei telefoni cellulari e degli SMS. Oggi, il suo utilizzo va ben oltre questo scopo e sono tantissime le organizzazione che si sono servite di questo strumento nei loro progetti.

In Malawi, per esempio, è stato usato per monitorare la malnutrizione nei bambini sotto i 5 anni. Un semplice sms contenente informazioni codificate su età, peso, altezza e circonferenza brachiale del bambino veniva mandato e visualizzato su una piattaforma web tramite il sistema RapidSMS.

In Ruanda RapidSMS è stato testato nel distretto di Musanze nella seconda metà del 2010 con l’obiettivo di ridurre i tassi di mortalità materna e neonatale e di supportare le cure prenatali e postnatali, la salute e la nutrizione dei neonati. Il progetto mirava a migliorare le relazioni tra donne, bambini e fornitori di servizi sanitari per prevenire l’insorgere di malattie o decessi durante la gravidanza e al momento della nascita.

Il sistema agisce su tre fattori chiave che possono mettere a repentaglio la vita di donne e bambini:

• il ritardo nella decisione di cercare le cure.
• il ritardo nel reperimento delle cure.
• il ritardo nella ricezione di cure sanitarie adeguate.

L’integrazione di strumenti tecnologici innovativi per facilitare la comunicazione tra pazienti, operatori sanitari e organi di supervisione ha aiutato ad identificare le condizioni di emergenza che richiedono un intervento immediato. La comunicazione ha migliorato anche l’efficienza del sistema di ambulanze preposto al trasporto di donne e bambini nei centri di assistenza sanitaria.

Gli operatori sanitari lavorano direttamente a contatto con le comunità locali, fornendo loro le prime cure sanitarie. Le loro diagnosi vengono mandate ai centri medici o agli ospedali per prepararsi ad assistere i pazienti più gravi in arrivo, allo stesso tempo le ambulanze vengono allertate e guidate nell’assistenza delle situazioni più critiche.

Il progetto ha avuto successo e nel 2012 l’utilizzo di RapidSMS è cresciuto fino ad ampliarsi su scala nazionale. Il programma può ancora essere migliorato, ad esempio rispondendo agli operatori sanitari con ulteriori informazioni, raggiungendo un maggior controllo dei costi, migliorando la gestione dei dispositivi mobili o investendo maggiormente nella formazione degli operatori.

Tuttavia il successo di RapidSMS in Musanze è stato determinato dal fatto che moltissime donne hanno iniziato a tornare nei centri sanitari per ricevere le cure prenatali, il numero dei servizi a domicilio è diminuito e i neonati ricevono le cure necessarie fin dal giorno della nascita, con una riduzione dei tassi di mortalità materna e neonatale.

Una valutazione che confronta la situazione precedente e quella successiva all’introduzione di RapidSMS ha dimostrato il successo del sistema, che monitora più di 14000 gravidanze all’anno (UNICEF Rwanda Country Office, 2010).

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Seguendo il progetto implementato in Ruanda, la stessa applicazione RapidSMS è stata testata in Burundi all’interno del progetto KiraMAMA nel 2015.
Il Ministero della Salute in Burundi ha riconosciuto il bisogno urgente di ridurre la mortalità infantile e materna. Con il supporto dell’UNICEF Burundi, il progetto KiraMAMA punta ad aumentare la fornitura di servizi sanitari per madri e neonati. Questo progetto innovativo offre l’opportunità di introdurre nuove tecnologie per accelerare la riduzione della mortalità. Il progetto si basa sugli strumenti di raccolta e analisi dei dati di RapidSMS sviluppati in Ruanda. Il progetto sarà implementato prima in due province (Gitega e Muyinga). L’esperienza in queste due zone costituirà un punto di partenza per valutare la necessità di modifiche o correzioni prima di ampliare il progetto al livello nazionale. Il progetto è disegnato sia per sostenere il sistema sanitario, sia per incoraggiare il miglioramento delle norme sociali nella comunità.
Utilizzando i messaggi di testo gli operatori sanitari registrano nuove gravidanze, nascite, morti, vaccinazioni e controlli del peso dei neonati per monitorarne lo sviluppo.
Per maggiori informazioni puoi consultare il documento del progetto.

 

Tradotto da Laura Andreoli

Photo credit: Doctor examines infant via photopin (license)

Benvenuti su mHealth Blog

Ciao a tutti!
Mi chiamo Paola Fava, e sono business developer e cofondatrice di Gnucoop, una cooperativa italiana che fornisce soluzioni tecnologiche a supporto di organizzazioni non profit (ad esempio ONG, Agenzie delle Nazioni Unite, ecc.) nella gestione dei loro sistemi di informazione, nella raccolta dei dati, nella loro visualizzazione e analisi.
Vorrei ringraziare ONG 2.0 per aver dato a Gnucoop la possibilità di utilizzare questo spazio per condividere con voi alcuni fatti interessanti, informazioni o discussioni riguardo l’mHealth, i suoi strumenti e i casi studio più rilevanti.

Allora forza, iniziamo!

Partiamo da alcune informazioni di base: che cos’è l’mHealth?
Prima di tutto dobbiamo capire cos’è un sistema sanitario. Un Sistema Sanitario è l’insieme di strutture, processi e risorse necessarie per fornire assistenza sanitaria alla popolazione. Pertanto, questo sistema necessita di meccanismi di finanziamento, di una forza lavoro formata e stipendiata, di informazioni affidabili e di strutture sovvenzionate per garantire un buon servizio ai pazienti.

Da dove arriva quindi l’mHealth?
Ebbene, in molti Paesi questi requisiti non sono totalmente soddisfatti. In particolare, quando mancano importanti informazioni risulta molto difficile monitorare la diffusione di malattie, valutare se le patologie dei pazienti sono state diagnosticate correttamente o se sono state individuate le cure appropriate… Qui l’mHelth gioca un ruolo importante.
Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) la Mobile Helth (mHealth) è “la pratica della medicina supportata da dispositivi mobili come PDA e telefoni cellulari mediante l’utilizzo di applicazioni specifiche progettate per finalità mediche (med apps) quali la raccolta di dati clinici, trasmissione di informazioni sullo stato di salute al personale medico o agli stessi pazienti ecc.”

L’mHealth ha le potenzialità per affrontare e superare sfide come:

Disuguaglianza nell’accesso all’assistenza sanitaria,

aiutando le comunità più lontane a connettersi e ad avvalersi dei servizi sanitari;

Inadeguatezza delle strutture sanitarie,

supportando il monitoraggio della qualità dei presidi e dei centri sanitari;

Mancanza di risorse umane nell’ambito sanitario,

rafforzando la promozione della salute e di messaggi educativi.

Partiamo da un primo esempio di strumenti di mHealth: il progetto MAMA (Mobile Alliance for Maternal Action).
MAMA è un sistema di SMS sviluppato grazie a una partnership pubblica-privata tra USAID, Johnson & Johnson, la United Nations Foundation e BabyCenter. Il sistema offre informazioni sulla salute materna alle donne incinte tramite SMS. Gli SMS contengono indicazioni relative a specifici comportamenti per la salute e operazioni sanitarie in grado di migliorare lo stato di salute di chi le segue. I messaggi uniscono l’ambito sanitario con le informazioni sullo sviluppo del bambino, così da aiutare le madri a fornire al momento giusto le migliori cure per se stesse e per i loro figli. Questo include le cure prenatali, l’alimentazione, le vaccinazioni, la reidratazione orale e l’utilizzo delle zanzariere trattate con l’insetticida.

Dal 2011 il sistema ha raggiunto 2 milioni di persone tra donne, famiglie e operatori sanitari in remote comunità in Bangladesh, Sudafrica, India e Nigeria. MAMA dà alle donne la possibilità di prendere le migliori decisioni per loro e per le loro famiglie.

Parleremo presto di altri strumenti o casi studio di mHealth.

 

Photo Credits: Educational text messages to new mothers save lives

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