Articoli

In Kenya, Internet volerà nella stratosfera

Google è in trattativa con gli operatori delle telecomunicazioni in Kenya per consentire l’accesso a Internet anche nelle zone rurali, grazie all’uso di grandi mongolfiere sospese nella stratosfera.

di Viviana Brun

 

Il nome del progetto è Loon, termine che coniuga volo e follia, nato con l’obiettivo di fornire l’accesso a Internet nelle aree rurali del pianeta. Per farlo, Google ha sperimentato l’uso di palloni aerostatici a energia solare posizionati nella stratosfera. Queste enormi mongolfiere, grandi quanto un campo da tennis, sono progettate per restare in volo per circa 3 mesi a un’altezza di circa 20 km sul livello del mare, in uno spazio sicuro al di sopra degli eventi atmosferici e fuori dalle rotte degli aerei.

Non è la prima volta che questo sistema viene utilizzato. In Perù ad esempio, proprio i palloni aerostatici hanno portato la connessione nelle aree montane. In Porto Rico, nel 2007 questa tecnologia ha permesso di ristabilire velocemente l’accesso alla rete Internet dopo l’uragano.

Ogni pallone è in grado di fornire connettività a un’area di 5.000 km quadrati. Per ottenere questo risultato, il progetto Loon collabora con società di telecomunicazioni che condividono uno spazio nello spettro radio, permettendo ai palloni di collegarsi alle proprie reti e di ritrasmettere a terra il segnale.

Grazie a un accordo con Telkom Kenya, il team di Loon si è impegnato a diffondere il segnale Internet, fornito dalla società di telecomunicazioni, in alcune delle regioni più isolate del Kenya, rimaste finore escluse dall’accesso alla rete.

La situazione kenyana e i possibili rischi per l’economia locale

Il Kenya è uno dei Paesi africani in cui il numero di utenti connesso alla rete è più alto. I dati di Wearesocial del 2018 infatti sottolineano come l’86% dei kenyani sia online. La capacità di navigazione però è limitata ad alcunee aree geografiche. A Nairobi e in molte altre zone metropolitane del Paese la connessione a Internet è molto buona, ma cosa accede quando ci si sposta?

In un territorio molto vasto, con ampie zone di savana, è difficile riuscire a realizzare un’infrastruttura in grado di portare la connessione tramite fibra ottica o ripetitori in ogni angolo dello Stato. In questo modo, ampie porzioni di territorio restano inevitabilmente isolate. Il sistema di palloni aerostatici può superare facilmente questi ostacoli fisici. Restano però alcuni dubbi sulle conseguenze a livello enomico e commerciale.

Il possibile accordo tra Google e grandi società di telecomunicazione come Telkom Kenya, e i canali di accesso preferenziale che le grandi aziende internazionali hanno con il governo locale, rischiano di sfavorire lo sviluppo delle imprese kenyane e di rafforzare la dipendenza del Paese dalla tecnologia straniera e dalle sue strategie commerciali.

Come sottolinea Ken Banks, esperto di connettività africana intervistato sul tema dalla BBC,  “Una volta che queste reti sono state installate e la dipendenza (da un operatore) ha raggiunto un livello critico, gli utenti sono in balia dei cambiamenti nella strategia aziendale, nei prezzi, nei termini e nelle condizioni… Questo sarebbe forse meno un problema se ci fosse più di un fornitore – se si potesse semplicemente cambiare rete – ma se Loon e Telkom hanno monopoli in queste aree, questa potrebbe rappresentare una bomba a orologeria“.

Se si vuole aumentare la partecipazione delle persone online, non basta infatti investire sulla tecnologia e su una rete di qualità (4G). Come afferma Nanjira Sambuli, direttrice del settore advocacy per la World Wide Web Foundation, bisogna anche rendere questa reta economicamente accessibile.

Secondo quanto stabilito dalla Commissione per lo sviluppo sostenibile della banda larga dell’ONU durante il World Economic Forum 20181 GB di dati mobili non dovrebbe costare più del 2% del reddito nazionale lordo pro capite mensile. Questo è la condizione che la Commissione ha individuato per riuscire a collegare il 50% del mondo ancora offline. Oggi in Africa, 1 GB di dati costa in media il 18% del reddito mensile.

 

 

 

Photo credits: Pixabay

 

Sms per i contadini. Perché non sempre funzionano

I telefoni cellulari sono ormai diventati uno strumento strategico per l’agricoltura in tutto il mondo. Permettono di migliorare le rese agricole dei piccoli contadini grazie alla possibilità di consulenze tecniche a distanza, aggiornamenti sui prezzi di mercato, alert sulle avversità atmosferiche e molto altro. Numerosissime applicazioni sono state diffuse nei paesi più poveri per aiutare i coltivatori a migliorare il proprio lavoro, con risultati spesso molto positivi.

Tuttavia non sempre tutto va per il meglio, ogni contesto presenta le sue caratteristiche e porta sfide specifiche, che possono limitare o vanificare le potenzialità di questi strumenti.

Marta Vigneri, studentessa alla City University di Londra e oggi servizio civile in Senegal con CISV, ha indagato le ragioni che portano molti contadini kenyoti, del villaggio Lower Subukia, ad abbandonare i servizi via telefono.

Sebbene esista in loco il progetto Direct2Farm che in collaborazione tra compagnie telefoniche e organizzazioni internazionali come Cabi e Kilimo Media International, offre un servizio di messaggi istantanei per permettere di conoscere meglio le previsioni meteo, quali sostanze applicare alle proprie coltivazioni e l’esistenza di nuovi prodotti sul mercato,  le interviste condotte ai piccoli contadini dimostrano che avere a disposizione la tecnologia non è sufficiente. Addirittura, molti che si registrano per utilizzare il servizio non ne fanno uso nonostante i servizi rapidi e disponibili in diverse lingue. Come mai?

Prezzi, seppur bassissimi, ma troppo alti per la popolazione locale, scarsa comprensione delle informazioni ricevute, preferenza a comunicare a voce invece che attraverso messaggi scritti, risultano essere le principali cause di abbandono del servizio.  Infine, le informazioni fornite non sempre coincidono con le reali necessità dei contadini.

La ricerca permette quindi alcune considerazioni immediate:  la contestualizzazione dei servizi può richiedere delle forti differenziazioni da regione a regione, nel caso del villaggio in esame, ad esempio, fornire messaggi vocali (magari prendendo esempio dalla confinante Etiopia?), ridurre i costi per singolo messaggio o meglio trovare accordi con le compagnie per servizi gratuiti, accertarsi di rendere disponibili informazioni davvero necessarie per gli agricoltori, sarebbero i tre passi fondamentali per offrire un servizio davvero adeguato e utile.

 

 

Una serra in Kenya ti scrive quando devi innaffiare i pomodori

Una serra progettata da due studenti Kenioti permette agli agricoltori di controllare la temperatura e l’umidità dell’atmosfera e del suolo attraverso i cellulari. E un messaggio li avvisa per sapere quando devono intervenire. Continua a leggere

Kenya, dove i contadini assicurano i raccolti via SMS

Micro assicurazioni, attivabili via SMS, aiutano i piccoli agricoltori del Kenya a combattere la siccità e gli altri disastri naturali, migliorandone la resilienza finanziaria e la capacità di adattamento ai cambiamenti climatici. Il sistema incrocia i dati satellitari e quelli raccolti da piccole stazioni meteorologiche sparse sul territorio, con i dati riguardanti i quantitativi di pioggia necessari per le diverse colture. Nel caso di condizioni meteorologiche avverse, la compagnia autorizza l’erogazione dei rimborsi via mobile e i contadini ricevono l’importo direttamente sul proprio telefonino.

di Viviana Brun

Continua a leggere