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Creare mappe satellitari in crowdsourcing, con 2 milioni di volontari!

Dalla mappatura delle specie protette all’antartico fino all’individuazione dei campi rifugiati in Somalia e Sud Sudan, Tomnod (in lingua mongola “grande occhio”) è una piattaforma di croudsourcing per esplorare collettivamente mappe satellitari a fini sociali.

di Silvia Pochettino Continua a leggere

Come nasce una mappa: intervista a Giuliano Ramat

Il magazine LeNiùs ha dedicato un ciclo alle Mappe dei Viaggiatori. Ultima puntata un approfondimento sui cartografi contemporanei per scoprire come nasce una mappa e che cosa c’è dietro alla realizzazione di una mappa cartografica. Gli strumenti chiave della cartografia contemporanea sono i Software GIS (ndr Geographic Information System) e i più noti dispositivi GPS (Global Positioning System, in italiano Sistema di Posizionamento Globale). Li racconta Giuliano Ramat, cofondatore di GISMAP, dove coordina le attività didattiche in partenariato con l’Associazione gvSIG, consulente e coordinatore di progetti di cooperazione allo sviluppo per conto del governo italiano, di istituzioni internazionali e del mondo no profit.

Continua la lettura dell’intervista su LeNiùs.

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Come le mappe possono aiutare a sconfiggere l’Ebola

Nell’evoluzione degli strumenti tecnologici al servizio delle emergenze, le mappe digitali ricoprono un ruolo sempre più importante e aiutano i responsabili della gestione di crisi umanitarie nelle loro operazioni.

Quando alcuni mesi fa Medici senza Frontiere/Médecins Sans Frontières (MSF) ha valutato quali fossero i migliori strumenti e le migliori competenze per affrontare l’epidemia di Ebola in Africa occidentale ha deciso di inviare un cartografo esperto di Geographic Information Systems (GIS) in Guinea per dare supporto ai team di medici locali e internazionali che stanno combattendo l’epidemia.

Il case study redatto da Timo Luege, il funzionario inviato in Guinea da MSF, aiuta a capire se fosse o meno il giusto approccio per affrontare l’emergenza. Alcuni punti di interesse nella relazione di Timo Luege:

  • Molte delle aree vicino al confine di Guinea, Libera e Sierra Leone non erano state mappate precedentemente. Questo significa che è stato molto semplice vedere le differenze.
  • Nonostante si trovasse in una zona remota, il funzionario GIS aveva una connessione internet sufficiente a permettergli di ottenere supporto. Tra le altre cose, questo ha permesso ai volontari della community di OpenStreetMap di contribuire direttamente. Quindi quest’esperienza dimostra come il crowdsourcing può contribuire nella risposta alle emergenze umanitarie.
  • Il funzionario e il suo staff locale, sul terreno, erano in grado di fornire il contesto alle mappe che venivano prodotte in remoto. Entrambe le componenti sono importanti: senza il supporto remoto Timo Luege non sarebbe stato in grado di creare tutte le mappe con la precisione attuale. Ma senza il tecnico GIS sul terreno molte delle informazioni tracciate non avrebbero avuto significato, perché occorrono conoscenze locali per sapere se un edificio è una scuola, un ospedale, una stazione di polizia, ecc. Inoltre, assegnare i nomi corretti ai villaggi è importante quanto mappare le strade. E anche per questo occorrono persone sul terreno.
  • Poiché MSF ha scelto formati e strumenti che incoraggiano e richiedono la condivisione, molte mappe create per MSF aggiungeranno valore alle comunità e al governo locali e aiuteranno altre organizzazioni umanitarie e di cooperazione allo sviluppo a lavorare nella zona. I risultati, cioè, continueranno a portare benefici.

Lo studio completo può essere scaricato a questo indirizzo: GIS Support for the MSF Ebola response in Guinea in 2014

Fonte: TechChange

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