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Come la mHealth può aiutare i rifugiati in Europa?

Dal momento che l’attuale crisi dei rifugiati si sta diffondendo in tutta Europa e ovunque nel mondo, abbiamo deciso di aprire una sessione dedicata a questo tema nel nostro blog.

Di Paola Fava

Quando questa tragedia ha raggiunto i nostri confini e, soprattutto, è arrivata ai nostri media, sono nate moltissime iniziative per coinvolgere la comunità tecnologica in tali questioni.
La prima è stata Techfugees di Mike Butcher, una conferenza e un hackathon durante i quali la comunità tecnologica di Londra ha mostrato il suo supporto ai rifugiati. Nel giro di pochi giorni il gruppo Facebook e l’account Twitter sono esplosi di post, commenti e condivisioni, evidenziando il grande interesse della comunità tecnologica e la sua volontà di essere coinvolta nelle problematiche che riguardano i rifugiati.
Molte altre conferenze ed eventi sono stati organizzati in tutta Europa, incluso un evento in Italia, organizzato da H-Farm.

In particolare, Gnucoop ha creato un blog, “Blogfugees”, che vuole rappresentare un punto di riferimento per tutte le organizzazioni che lavorano con i rifugiati e che hanno bisogno di un aiuto da parte di esperti in ambito tecnologico. Il blog rappresenta il luogo dove raccogliamo tutto quello che è possibile trovare online sul tema “Tecnologia per i rifugiati”.

Ora probabilmente vi starete chiedendo qual è la connessione con l’Mhealth.
Come già sappiamo, una delle più importanti applicazioni dell’Mhealth è l’utilizzo di strumenti mobile che aiutino nella diagnosi delle malattie, specialmente in contesti difficili.
Le condizioni sanitarie nei campi profughi sono motivo di preoccupazione per le autorità e per gli operatori sanitari. Nonostante gli sforzi per migliorare le condizioni generali nei campi, i progressi sono lenti sia perché l’obiettivo è molto ambizioso, sia perché risulta molto difficile provvedere ad un adeguato numero di dottori nei campi.

Nell’ambito della fornitura di servizi sanitari esiste un’applicazione medica gratuita, MedShr, che cerca di affrontare queste sfide offrendo la possibilità ai dottori di caricare, condividere e discutere immagini mediche in un network di professionisti. Nei campi dove le condizioni sanitarie sono davvero pessime, MedShr è uno strumento prezioso per i medici.

MedShr è stato creato nel 2013 dal Dr. Asif Qasim, un cardiologo londinese, con l’obiettivo di creare una piattaforma su cui i medici potessero entrare in contatto e discutere di casi clinici in un “luogo” sicuro.
Connettendo specialisti in grado di offrire supporto, diagnosi e cure, MedShr è stata utilizzata da organizzazioni come Medici Senza FrontiereCroce Rossa per sostenere e aiutare i medici sul campo e per contattare gruppi informali di dottori volontari.

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Un recente report dell’Università di Birmingham evidenzia che la situazione nei campi di rifugiati non rispetta gli standard raccomandati dall’UNHCR e dalla World Health Organisation (WHO) e che la mancanza di un riparo, di cibo e di acqua potabile, di igiene personale, di servizi igienici e di sicurezza può avere delle conseguenze dannose per la salute di chi risiede a lungo nei campi.
Applicazioni come MedShr sono strumenti che le persone e le organizzazioni utilizzano sempre più frequentemente per riuscire a rispondere a questa crisi.

Oltre alla sua applicazione specifica nei campi di rifugiati, MedShr permette in generale di:

Trovare e discutere immagini e casi medici:
Grazie alla possibilità di condividere ECG, esami, raggi X, foto e video dei pazienti MedShr permette a medici e specialisti di confrontarsi su casi clinici importanti. MedShr permette di scambiarsi dati in modo sicuro, poiché coinvolge un network privato e utilizza un originale sistema per ottenere il consenso dei pazienti al trattamento dei dati. I medici hanno la possibilità di seguire i casi e di imparare dai loro colleghi grazie ad una discussione informale, accreditata e basata su casi reali.

Condividere conoscenze con membri verificati:
MedShr è la via più semplice per trovare, condividere e discutere immagini e video di casi clinici che si incontrano quotidianamente. È possibile creare un nuovo caso e condividerlo con i colleghi o con l’intero network, dare la propria opinione, ottenere consensi, avviare una discussione in modo sicuro da un dispositivo mobile. MedShr è privato e sicuro e permette ai membri di mantenere il completo controllo della privacy dei propri pazienti, essendo tutti i membri medici, operatori sanitari e studenti di medicina controllati e verificati.

Espandere il network dei medici professionisti:
Gli studenti di medicina e i dottori, partecipando a MedShr, aumentano le loro conoscenze, dal momento che entrano in contatto con colleghi di lavoro e universitari di tutto il mondo; essi possono così rimanere aggiornati sugli ultimi casi, selle ultime tecniche e conoscenze. Studenti di medicina, giovani dottori e specializzandi utilizzano il gruppo di MedShr come una risorsa per l’apprendimento informale, in vista di esami strutturati a partire da casi reali e come integrazione dei propri studi.

MedShr è una brillante idea: gli smartphone connettono i medici e permettono agli operatori umanitari di avere delle diagnosi mediche nell’immediato” – Rohan Silver, Evening Standard.

 

Tradotto da Laura Andreoli

Source: Telegraph.co.uk

La registrazione alla nascita è un diritto di ogni bambino

Ogni bambino ha diritto a un nome e a una nazionalità, diritto riconosciuto dalla Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza e da altri trattati internazionali. Tuttavia, le nascite di circa un quarto dei bambini al di sotto dei 5 anni nel mondo non sono mai state registrate.
La mancata registrazione di una nascita comporta la mancanza di un riconoscimento formale da parte dello Stato; in questo modo il bambino o la bambina non può ottenere il certificato di nascita, non può avere accesso alle cure mediche, all’educazione primaria e a molti altri servizi. Crescendo, la mancanza di un documento identificativo ufficiale può far sì che un bambino si sposi, lavori o sia arruolato nell’esercito prima che abbia l’età legale per farlo. La mancata registrazione alla nascita, quindi, apre la strada ad una lunga serie di possibili violazioni dei diritti del bambino.

di Paola Fava

 

Registrare i bambini alla loro nascita è il primo passo per assicurare loro un riconoscimento di fronte alla legge, salvaguardare i loro diritti e assicurarsi che nessuna possibile violazione dei suoi diritti passi inosservata.

Molti paesi hanno utilizzano diversi meccanismi per registrare le nascite. Questo comporta che la quantità, il tipo di informazioni ottenute e l’utilizzo dei dati emersi possono essere molto differenti, poiché basati sulle infrastrutture del singolo paese: la capacità amministrativa, la disponibilità di fondi, la possibilità di raggiungere gli abitanti e l’accesso alla tecnologia per la gestione dei dati.

È possibile individuare grandi differenze nella copertura delle registrazioni delle nascite anche tra diverse regioni geografiche. L’Europa centrale e dell’est e il Commonwealth russo (Central and Eastern Europe-CEE e Commonwealth of Independent States-CIS) vantano il più alto tasso di registrazione delle nascite, con il 98% dei bambini sotto i 5 anni di età registrati. Seguono l’America Latina e i Caraibi, con il 92%, e il Medio Oriente e il Nordafrica con l’87%. Il più basso tasso di registrazione delle nascite è daattribuirsi alla zona dell’Africa Subsahariana (41%). In Africa Orientale e nell’Africa del sud solo il 36% dei bambini sono registrati, mentre il tasso in Africa Occidentale e Centrale è leggermente più alto, con il 45%.

 

Percentuale dei bambini sotto i 5 anni di età registrati per regione. nascitaFonte: UNICEF

 

Molti uffici nazionali dell’UNICEF stanno testando l’utilizzo delle tecnologie di comunicazione mobile, inclusi i cellulari, per aumentare la copertura delle registrazioni delle nascite. Le tecnologie mobile e digitali possono essere infatti strumenti preziosi per raccogliere informazioni accurate e precise in modo tempestivo.

In Uganda l’UNICEF con un partner del settore privato, Uganda Telecom, gestiscono una tecnologia mobile e web-based per digitalizzare i registri delle nascite, rendendo il processo di registrazione più veloce, più accessibile e più affidabile.

 

Il caso della Cambogia:

Secondo l’Indagine demografica e sanitaria sulla Cambogia (CDHS) del 2010, poco più del 62% dei bambini di età inferiore ai 5 anni sono registrati in Cambogia, percentuale inferiore a quella del 2005, del 65%. L’indagine evidenza anche una grande differenza nelle registrazioni tra le zone urbane e quelle rurali, oltre che tra ricchi e poveri. Il 60% dei bambini che vivono nelle aree rurali sono registrati alla nascita, in confronto al 74% di quelli che vivono nelle aree urbane. Per quanto riguarda la differenza tra popolazione ricca e povera, solo il 48% dei bambini più poveri viene registrato, al contrario dei bambini più benestanti, registrati per il 78%.

Dal 2011 MOI, con il supporto di UNICEF, sta implementando un progetto pilota in 32 comuni di 3 distretti Kampong Speu, Prey Veng, e Svay Rieng. Lo scopo è quello di strutturare delle risposte efficaci ai problemi che causano il basso tasso di registrazione delle nascite. I risultati del progetto pilota serviranno anche a guidare gli stakeholder nel tentativo di migliorare le politiche e programmi pubblici.

Esistono diversi fattori che concorrono alla determinazione della situazione attuale:

  • Basso valore dei certificati di nascita e scarso utilizzo del documento
  • Il documento non è durevole, soprattutto per le famiglie che vivono in zone rurali, particolarmente soggette a danni e perdite
  • I comuni e i distretti spesso presentano una carenza di certificati di nascita, causando incongruenze e ritardi anche nella registrazione delle nascite
  • I genitori trovano il processo di registrazione dei neonati complicata e rigida, specialmente nei casi di registrazione tardiva
  • Il sistema di monitoraggio e registrazione manuale e cartaceo porta ad una scarsa gestione dei dati, a una bassa qualità delle informazioni e a un flusso di informazioni irregolare o tardivo.

Una delle raccomandazioni emerse dal progetto è quella di implementare una presenza mensile di routine e la registrazione in tempo reale delle nascite tramite SMS.

Per aiutare a risolvere questa situazione, UNICEF Cambogia insieme al General Department of Identification (GDI) hanno creato una piattaforma IVR pilota, utilizzando una combinazione di RapidPro e i canali di comunicazione cloud Twilio and Nexmo. Questa soluzione dovrebbe assicurare in un primo momento un’immediata registrazione dei bambini.

Ogni mese gli amministratori comunali riportano il numero di moduli compilati e i dati raccolti, o rispondendo alle chiamate mensili automatizzate di RapidPro, o reperendoli dal sistema. I dati vengono quindi analizzati da RapidPro. Se il numero di moduli reperiti si trova al di sotto di una determinata soglia, RapidPro invierà automaticamente una notifica al distretto tramite SMS. Gli ufficiali distrettuali, incaricati di riassegnare i moduli, ricevono gli SMS sui comuni che necessitano di una redistribuzione, aiutando ad assicurare che i comuni siano sempre attrezzati per registrare tutti i bambini.

RapidPro viene utilizzato in tutto il mondo in diversi modi per aiutare bambini e famiglie, supportato dal Global Innovation Center (GIC) dell’UNICEF. Il GIC funge da centro di eccellenza alimentato da una crescente rete globale di uffici, specialisti e alleati dell’UNICEF che si dedicano all’utilizzo di tecnologie che possono avere un impatto su vasta scala sulla vita dei bambini.

 

Tradotto da Laura Andreoli

Photo Credit: Margherita Dametti for COOPI

Fonte: https://blogs.unicef.org/east-asia-pacific/harnessing-mobile-technology-improve-birth-registration-systems-cambodia/

La frammentazione delle informazioni nella Digital Health

I piccoli centri sanitari nei remoti villaggi di alcune regioni africane possono essere luoghi molto affollati… questo non dipende solamente dal numero dei pazienti, ma anche dallo staff di Ong e Organizzazioni che gestiscono i loro programmi offrendo diversi tipi di medicine o collaborando con lo staff medico per raccogliere informazioni sulla sanità.

Di Paola Fava

 

Ogni organizzazione porta avanti il suo singolo progetto, magari un progetto pilota, con un buon numero di informazioni da raccogliere o di attività da implementare. Così, per esempio, oltre a numerosi moduli o registri governativi standard, ai Community Health Workers (operatori sanitari) viene richiesto di compilare molti moduli aggiuntivi.

Sebbene l’obiettivo finale sia quello di facilitare il loro lavoro e migliorare la fornitura di cure mediche per chi ne ha più bisogno, sfortunatamente questo approccio spesso crea un carico maggiore alle strutture già a corto di personale, genera confusione, sovraccarico e perdita di tempo prezioso in questioni burocratiche, tempo che potrebbe essere speso per la cura dei pazienti. Inoltre, gli operatori sanitari possono ricevere incentivi per il carico di lavoro extra: il rischio quindi è che le priorità del lavoro cambino, producendo una rendicontazione superficiale e tardiva dei dati e della situazione sanitaria.

Molti di questi progetti pilota coinvolgono anche l’utilizzo della digital information, che utilizza dati digitali invece che moduli cartacei.

Un importante esempio della frammentazione dei programmi sanitari digitali è illustrato nella mappa del morbillo in Ugpfblog5anda, sviluppata da Sean Blaschke di Unicef, come evidenziato da Dikki Sepfblog in questo post su Pathblog. La mappa spiega perché nel 2012 il Ministero della Sanità in Uganda bloccò tutte le iniziative di eHealth e mHealth nel Paese fino all’approvazione del Direttore Generale dei Servizi Sanitari. L’obiettivo era quello di limitare la frammentazione dei programmi e di assicurarsi che i dati raccolti fino a quel momento potessero essere inseriti nel Sistema di Informazione Sanitaria nazionale (Health Information System – HIS), piuttosto che creare sistemi paralleli aggiuntivi.

La diffusione dell’informazione digitale rappresenta un importante passo avanti verso l’integrazione delle informazioni, poiché le ICT possono facilitare lo scambio di informazioni e di dati, specialmente se i dati sono raccolti in formati compatibili e condivisibili.

Tuttavia siamo ancora lontani dall’obiettivo finale e, come David McCann scrisse in uno dei suoi articoli su ICTWorks relativamente alla situazione in Uganda, la realtà assomiglia più a questo:
“Sei riuscito a localizzare l’esaurimento delle scorte di medicinali in un distretto di Moroto utilizzando dei caricabatterie solari e 50 Samsung Galaxies. Perfetto. E’ possibile condividere i dati con un progetto che ho implementato utilizzando i BlackBerries a Gulu? Probabilmente no. Quindi hai sviluppato la tua personale applicazione per tracciare l’esaurimento dei medicinali. Tuttavia, quando i donatori internazionali si sono incontrati con il Ministero della Sanità per risolvere la questione della sovrapposizione delle applicazioni di mHealth e per integrare l’interfaccia di programmazione delle applicazioni (API), alla domanda se tutto questo fosse possibile, uno ha risposto: “basandosi su un database di relazioni, in teoria sì”. In realtà questa risposta si allontana di molto dall’intento specifico della domanda.”

Forse il blocco promosso dal Ministero della Sanità dell’Uganda è stato un modo per favorire l’incremento dell’interoperabilità e il coordinamento dei progetti. Sicuramente ciò dimostra che il governo ha iniziato ad assumersi la responsabilità di questi progetti e di queste tecnologie per meglio rispondere ai bisogni della popolazione.

In altri Paesi, gruppi specifici che si occupano di mobile health, come il gruppo di lavoro in Malawi, si incontrano regolarmente, con la collaborazione del Ministero della Sanità, per affrontare la questione dell’integrazione e della sovrapposizione dei progetti di mHealth.

L’utilizzo di tecnologie compatibili e il coinvolgimento di stakeholder a diversi livelli sono due elementi chiave per iniziare a superare il problema della frammentazione dei progetti di digital health.

 

Tradotto da Laura Andreoli

Photo source: Margherita Dametti for COOPI

Applicazioni di mHealth, dalla creazione alla fase pilota – l’esperienza ruandese

È il novembre 2017, nei centri per rifugiati di Gihembe e Nyabiheke in Ruanda. Ho avuto la possibilità di lavorare sul campo, facendo formazione per il personale medico e osservando l’utilizzo della nostra applicazione da parte di infermieri e dottori. L’app è stata creata da Gnucoop per l’UNHCR per supportare la raccolta di dati medici all’interno dei campi profughi in tutto il mondo. L’applicazione, specifica per i tablet, è utilizzata dal personale medico per raccogliere i dati dei pazienti quando questi accedono ai servizi medici di base, come visite – sia nei reparti con pazienti ospedalizzati che no – accesso a cure nutrizionali e alla salute sessuale e riproduttiva – cure prenatali e postnatali, parto, ecc. –  gestione dei reparti, ed altre attività simili.

di Paola Fava

Le informazioni vengono raccolte offline (per ovviare al problema della bassa qualità della connessione internet) e i dati vengono poi sincronizzati una volta che internet è disponibile ed utilizzati per stilare rapporti medici.

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Progettare e gestire uno strumento mHealth dall’inizio alla fine non è un compito facile. A volte perfino definire i requisiti non è così semplice; tutto sembra chiaro all’inizio, ma poi, quando si scende nei dettagli, si fa sempre più complicato, confuso e ad un certo punto si ha la sensazione di dover ripartire da capo dai requisiti. Questo è, però, il ciclo di vita di un progetto grande e agile.

Alla fine, dopo aver gestito lo sviluppo di uno strumento di mHealth per più di un anno e dopo aver testato più e più volte il sistema nel nostro ufficio di Milano, abbiamo avuto l’occasione di testarlo “realmente” sul campo. Tra ottobre e dicembre, è partito il progetto pilota in sei paesi (Zambia, Tanzania, Kenya, Ruanda, Giordania e Sud Sudan). È stato un lavoro duro ma entusiasmante. Gnucoop ha supportato l’UNHCR nel settaggio dei tablet e nella formazione di medici ed infermieri.

Vorrei condividere con voi alcune lezioni apprese che ritengo essere utili ed applicabili all’implementazione di qualsiasi progetto di mHealth o di ICT4D:

  1. Il supporto sul campo dovrebbe essere obbligatorio; qualsiasi progetto di mHealth ha bisogno di avere qualche forma di supporto in loco. Questo non significa necessariamente avere un membro dello staff che si dedichi interamente al progetto, ma piuttosto avere almeno qualcuno che abbia familiarità con il progetto in questione e che possa intervenire in caso di necessità.
  2. Essere pronti a tornare indietro ai requisiti iniziali ed adattarli (progettare avendo sempre l’utente finale in mente). Modifiche posso essere richieste a tutti i livelli, dall’interfaccia per l’ingresso e la raccolta dati, alle informazioni riguardanti il flusso di lavoro. Ogni feedback conta, poiché aiuta a tenere in considerazione in primis l’utente. Questo non significa necessariamente che ogni richiesta debba essere soddisfatta – alcune potrebbero non essere in alcun modo attuabili – ma sicuramente aiuta gli sviluppatori a focalizzarsi sulle aspettative ed sui bisogni degli utenti.
  3. L’analisi del contesto specifico dove verrà implementato il prodotto è da considerarsi cruciale. Questa include l’analisi delle risorse umane e delle infrastrutture disponibili (ad esempio la qualità della connessione internet e le disponibilità dello staff) in ogni sede in cui il progetto avrà luogo. A parte lo specifico progetto, internet – sia mobile che a banda larga – è il requisito fondamentale per qualsiasi penetrazione tecnologica futura.
  4. La gestione dell’hardware; è importante identificare insieme agli attori locali le modalità di gestione dei tablet o dei dispositivi mobili. Verranno custoditi dai singoli dottori/infermieri o piuttosto da un data manager dell’ospedale? Ed ancora, questi dispositivi dovrebbero essere utilizzati unicamente da singoli utenti, e questo cosa comporterebbe in termini di costi e risorse?

Di sicuro ci aspettano tempi memorabili, in cui i progetti mHealth pretenderanno definitivamente piede!

RapidSMS: un esempio di applicazione Mhealth

Gli strumenti di Mhealth possono rispondere a diversi scopi, come ad esempio la raccolta dati, la gestione degli aspetti logistici, il monitoraggio remoto, il follow up dei trattamenti medici, l’educazione e la formazione in ambito sanitario, la mappatura delle malattie e molto altro ancora.

Tuttavia, nonostante in molti casi questo tipo di strumenti vengano sviluppati per un solo tipo di utilizzo, esistono delle esperienze in cui le applicazioni possono rispondere a più di un bisogno.

Di Paola Fava

Un chiaro esempio è RapidSMS. Uno strumento open source sviluppato per migliorare e facilitare il monitoraggio remoto, la logistica, il monitoraggio nutrizionale e l’educazione.

UNICEF inizialmente ha sviluppato RapidSMS per raccogliere informazioni dagli operatori sul campo e migliorare la velocità e la qualità della raccolta dati, grazie all’uso dei telefoni cellulari e degli SMS. Oggi, il suo utilizzo va ben oltre questo scopo e sono tantissime le organizzazione che si sono servite di questo strumento nei loro progetti.

In Malawi, per esempio, è stato usato per monitorare la malnutrizione nei bambini sotto i 5 anni. Un semplice sms contenente informazioni codificate su età, peso, altezza e circonferenza brachiale del bambino veniva mandato e visualizzato su una piattaforma web tramite il sistema RapidSMS.

In Ruanda RapidSMS è stato testato nel distretto di Musanze nella seconda metà del 2010 con l’obiettivo di ridurre i tassi di mortalità materna e neonatale e di supportare le cure prenatali e postnatali, la salute e la nutrizione dei neonati. Il progetto mirava a migliorare le relazioni tra donne, bambini e fornitori di servizi sanitari per prevenire l’insorgere di malattie o decessi durante la gravidanza e al momento della nascita.

Il sistema agisce su tre fattori chiave che possono mettere a repentaglio la vita di donne e bambini:

• il ritardo nella decisione di cercare le cure.
• il ritardo nel reperimento delle cure.
• il ritardo nella ricezione di cure sanitarie adeguate.

L’integrazione di strumenti tecnologici innovativi per facilitare la comunicazione tra pazienti, operatori sanitari e organi di supervisione ha aiutato ad identificare le condizioni di emergenza che richiedono un intervento immediato. La comunicazione ha migliorato anche l’efficienza del sistema di ambulanze preposto al trasporto di donne e bambini nei centri di assistenza sanitaria.

Gli operatori sanitari lavorano direttamente a contatto con le comunità locali, fornendo loro le prime cure sanitarie. Le loro diagnosi vengono mandate ai centri medici o agli ospedali per prepararsi ad assistere i pazienti più gravi in arrivo, allo stesso tempo le ambulanze vengono allertate e guidate nell’assistenza delle situazioni più critiche.

Il progetto ha avuto successo e nel 2012 l’utilizzo di RapidSMS è cresciuto fino ad ampliarsi su scala nazionale. Il programma può ancora essere migliorato, ad esempio rispondendo agli operatori sanitari con ulteriori informazioni, raggiungendo un maggior controllo dei costi, migliorando la gestione dei dispositivi mobili o investendo maggiormente nella formazione degli operatori.

Tuttavia il successo di RapidSMS in Musanze è stato determinato dal fatto che moltissime donne hanno iniziato a tornare nei centri sanitari per ricevere le cure prenatali, il numero dei servizi a domicilio è diminuito e i neonati ricevono le cure necessarie fin dal giorno della nascita, con una riduzione dei tassi di mortalità materna e neonatale.

Una valutazione che confronta la situazione precedente e quella successiva all’introduzione di RapidSMS ha dimostrato il successo del sistema, che monitora più di 14000 gravidanze all’anno (UNICEF Rwanda Country Office, 2010).

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Seguendo il progetto implementato in Ruanda, la stessa applicazione RapidSMS è stata testata in Burundi all’interno del progetto KiraMAMA nel 2015.
Il Ministero della Salute in Burundi ha riconosciuto il bisogno urgente di ridurre la mortalità infantile e materna. Con il supporto dell’UNICEF Burundi, il progetto KiraMAMA punta ad aumentare la fornitura di servizi sanitari per madri e neonati. Questo progetto innovativo offre l’opportunità di introdurre nuove tecnologie per accelerare la riduzione della mortalità. Il progetto si basa sugli strumenti di raccolta e analisi dei dati di RapidSMS sviluppati in Ruanda. Il progetto sarà implementato prima in due province (Gitega e Muyinga). L’esperienza in queste due zone costituirà un punto di partenza per valutare la necessità di modifiche o correzioni prima di ampliare il progetto al livello nazionale. Il progetto è disegnato sia per sostenere il sistema sanitario, sia per incoraggiare il miglioramento delle norme sociali nella comunità.
Utilizzando i messaggi di testo gli operatori sanitari registrano nuove gravidanze, nascite, morti, vaccinazioni e controlli del peso dei neonati per monitorarne lo sviluppo.
Per maggiori informazioni puoi consultare il documento del progetto.

 

Tradotto da Laura Andreoli

Photo credit: Doctor examines infant via photopin (license)

Benvenuti su mHealth Blog

Ciao a tutti!
Mi chiamo Paola Fava, e sono business developer e cofondatrice di Gnucoop, una cooperativa italiana che fornisce soluzioni tecnologiche a supporto di organizzazioni non profit (ad esempio ONG, Agenzie delle Nazioni Unite, ecc.) nella gestione dei loro sistemi di informazione, nella raccolta dei dati, nella loro visualizzazione e analisi.
Vorrei ringraziare ONG 2.0 per aver dato a Gnucoop la possibilità di utilizzare questo spazio per condividere con voi alcuni fatti interessanti, informazioni o discussioni riguardo l’mHealth, i suoi strumenti e i casi studio più rilevanti.

Allora forza, iniziamo!

Partiamo da alcune informazioni di base: che cos’è l’mHealth?
Prima di tutto dobbiamo capire cos’è un sistema sanitario. Un Sistema Sanitario è l’insieme di strutture, processi e risorse necessarie per fornire assistenza sanitaria alla popolazione. Pertanto, questo sistema necessita di meccanismi di finanziamento, di una forza lavoro formata e stipendiata, di informazioni affidabili e di strutture sovvenzionate per garantire un buon servizio ai pazienti.

Da dove arriva quindi l’mHealth?
Ebbene, in molti Paesi questi requisiti non sono totalmente soddisfatti. In particolare, quando mancano importanti informazioni risulta molto difficile monitorare la diffusione di malattie, valutare se le patologie dei pazienti sono state diagnosticate correttamente o se sono state individuate le cure appropriate… Qui l’mHelth gioca un ruolo importante.
Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) la Mobile Helth (mHealth) è “la pratica della medicina supportata da dispositivi mobili come PDA e telefoni cellulari mediante l’utilizzo di applicazioni specifiche progettate per finalità mediche (med apps) quali la raccolta di dati clinici, trasmissione di informazioni sullo stato di salute al personale medico o agli stessi pazienti ecc.”

L’mHealth ha le potenzialità per affrontare e superare sfide come:

Disuguaglianza nell’accesso all’assistenza sanitaria,

aiutando le comunità più lontane a connettersi e ad avvalersi dei servizi sanitari;

Inadeguatezza delle strutture sanitarie,

supportando il monitoraggio della qualità dei presidi e dei centri sanitari;

Mancanza di risorse umane nell’ambito sanitario,

rafforzando la promozione della salute e di messaggi educativi.

Partiamo da un primo esempio di strumenti di mHealth: il progetto MAMA (Mobile Alliance for Maternal Action).
MAMA è un sistema di SMS sviluppato grazie a una partnership pubblica-privata tra USAID, Johnson & Johnson, la United Nations Foundation e BabyCenter. Il sistema offre informazioni sulla salute materna alle donne incinte tramite SMS. Gli SMS contengono indicazioni relative a specifici comportamenti per la salute e operazioni sanitarie in grado di migliorare lo stato di salute di chi le segue. I messaggi uniscono l’ambito sanitario con le informazioni sullo sviluppo del bambino, così da aiutare le madri a fornire al momento giusto le migliori cure per se stesse e per i loro figli. Questo include le cure prenatali, l’alimentazione, le vaccinazioni, la reidratazione orale e l’utilizzo delle zanzariere trattate con l’insetticida.

Dal 2011 il sistema ha raggiunto 2 milioni di persone tra donne, famiglie e operatori sanitari in remote comunità in Bangladesh, Sudafrica, India e Nigeria. MAMA dà alle donne la possibilità di prendere le migliori decisioni per loro e per le loro famiglie.

Parleremo presto di altri strumenti o casi studio di mHealth.

 

Photo Credits: Educational text messages to new mothers save lives

Innovazione nel settore sanitario: basta un cellulare

La nuova edizione di “ICT Facts & Figures” dell’Unione Internazionale delle Telecomunicazioni (ITU) rivela che la copertura cellulare è ormai quasi onnipresente. Infatti circa il 95% della popolazione mondiale – sette miliardi di persone – vive in una zona coperta da una rete cellulare di seconda generazione. Le reti più avanzate a banda larga raggiungono invece quasi quattro miliardi di persone – circa il 53% della popolazione mondiale.
Il settore sanitario cerca di sfruttare al massimo la presenza ormai capillare dei telefoni cellulari e la fitta rete di relazioni che essi generano per garantire il maggior accesso possibile non solo alle cure sanitarie, ma anche alle informazioni e ai dati utili a pazienti, medici e operatori sanitari.

Di Laura Andreoli

 

L’uso della tecnologia mobile nel settore sanitario è il tema al centro del modulo “ICT for Health” del corso “ICT Innovations for Development”. Ne parliamo con Paola Fava, esperta in tecnologie per lo sviluppo e relatrice nel modulo in questione.

Paola ha una grande esperienza nell’ambito sanitario, sia tecnica che sul campo; ha potuto infatti lavorare all’implementazione di progetti di telefonia mobile in diversi Paesi, oltre che alla mappatura e all’analisi dei dati in questo settore. È co-fondatrice e Business Developer presso Gnucoop, una Cooperativa Sociale che sviluppa servizi e software per organizzazioni no profit, istituzioni pubbliche e agenzie umanitarie. La caratteristica specifica e unica della cooperativa è quella di produrre software libero e condivisibile, a cui tutti possano attingere e dare il proprio contributo.

Il modulo del corso verte nello specifico sulla m-health (mobile health), l’utilizzo dei telefoni cellulari nel settore sanitario, in particolare in contesti di paesi in via di sviluppo. Paola sottolinea la differenza tra questa e l’e-health, ossia l’eletronic health, “che considera diversi elementi, tra cui per esempio la telemedicina, in cui si usano delle applicazioni web piuttosto che altri sistemi per fare una diagnosi remota, quindi non necessariamente tramite l’utilizzo di telefoni. Il mobile-health è primariamente concentrato sull’utilizzo della telefonia mobile per o la raccolta dati o ad attività legate alla promozione della salute e delle pratiche sanitarie”.

In particolare, il telefono cellulare, sebbene esistano numerose altre tecnologie utili nel settore sanitario, vanta una diffusione mondiale e permette in molti casi di arrivare anche laddove non c’è copertura della rete internet. Le sue applicazioni e i suoi possibili utilizzi in campo sanitario sono quindi molteplici e differenziati.

Si può spaziare in quest’ambito da applicazioni mobile che permettono di identificare a partire dai sintomi il tipo di malattia, per poi portare alla definizione o al suggerimento del trattamento necessario, quindi una sorta di guida, a sistemi di messaggistica che ricordano all’utente per esempio se ci sono determinate scadenze da rispettare o visite che devono essere fatte. L’m-health può essere usato anche per delle campagne di salute, promuovendo ad esempio messaggi di igiene o di cura della persona. Il mobile health può essere usato anche per segnalare o monitorare i corsi di epidemie, e quindi una combinazione tra la telefonia e applicazioni web, dove delle mappe accompagnano i messaggi di warning per identificare e localizzare determinate malattie”.

È evidente quindi che non solo gli obiettivi e gli strumenti utilizzati nella m-health sono diversi e molteplici, ma lo sono anche i destinatari di queste tecnologie. Applicazioni, sistemi di messaggistica e chiamate possono essere infatti indirizzati a medici e operatori sanitari come strumenti di formazione, di diagnosi, di raccolta dati, ma possono essere sfruttati anche direttamente dai pazienti, per accedere a informazioni, per consulti, per organizzare appuntamenti e visite. “Ci sono diversi livelli”, ci spiega Paola, “all’interno dello stesso progetto ci possono essere diversi moduli utilizzati dai medici locali, dai community health workers o direttamente dai pazienti. Gli strumenti vengono quindi tarati a seconda dell’utente finale che li utilizza”.

Le ICT in generale e i telefoni cellulare in particolare possono avere un impatto importante sulle attività sanitarie e possono rappresentare un valore aggiunto fondamentale in questo settore. Grazie al cellulare infatti è stato possibile, ad esempio, digitalizzare le informazioni, per cui “molti degli errori che si farebbero inserendo i dati in un form cartaceo vengono automaticamente eliminati o per lo meno controllati”. Da qui deriva anche una netta accelerazione della comunicazione delle informazioni, che, come racconta Paola, vengono salvate nel telefono e condivise non appena sia presente una connessione internet. Per contro, la connessione internet può rappresentare anche un limite in alcuni casi nell’utilizzo di applicaziondownloadi o semplicemente del web laddove la connessione sia scarsa o assente. Riemerge qui la necessità di scegliere gli strumenti dell’m-health considerando non solo gli utenti finali, ma anche gli apparecchi che essi hanno a disposizione. Tuttavia Paola Fava rassicura che guardando al futuro questi limiti sono destinati a ridursi o addirittura a scomparire, dal momento che i sistemi di connessione e il network che ne deriva crescono costantemente e sono destinati a migliorare. “Anche le statistiche per il 2020 confermano che il numero dei telefoni aumenterà in tutta l’Africa, i sistemi di connessione e la connessione stessa miglioreranno”. Un problema riscontrato sul campo invece è dato dal possesso di oggetti tecnologici, che può generare gelosie e disparità a livello locale, nonché perplessità a causa del contrasto tra questi strumenti innovativi e contesti territoriali in cui talvolta non si riesce a rispondere nemmeno ai bisogni primari. “Ovviamente si tratta per chi deve implementare un progetto del genere di valutare bene questi aspetti e cercare di creare un sistema in modo tale da prevenire e rispondere a queste problematiche”.

Un elemento che influisce fortemente sulla definizione degli obiettivi, del target e degli strumenti per l’intervento nel settore sanitario è il contesto d’azione; Paola infatti afferma: “ogni contesto va analizzato a sé e vanno prese delle misure adeguate affinché il progetto sia efficace”. Tuttavia, dal momento che molti paesi in via di sviluppo vivono le stesse situazioni problematiche e difficoltà simili, grazie all’utilizzo del telefono cellulare, tecnologia comune e diffusa, gli strumenti e le innovazioni della m-health sono spesso replicabili anche in paesi diversi. Molti degli strumenti sviluppati e utilizzati nell’ambito sanitario sono quindi facilmente adattabili; inoltre, “se ci si serve di un software libero, di un software condiviso, sicuramente anche a livello più strettamente tecnologico e tecnico risulta più facile fare degli adattamenti che consentano l’applicazione di progetti e strumenti in zone diverse”.

Gli esempi pratici di m-health sono infiniti, Paola durante il corso ne affronta diversi.

Uno fra tutti è RapidSMS,strumento per i sistemi di messaggistica volti alla raccolta dati, che permette la semplificazione dei flussi di lavoro e il coordinamento di gruppo utilizzando i telefoni cellulari e gli SMS. Il sistema nasce per monitorare lo stato nutrizionale dei bambini. Gli operatori sanitari inviavano un messaggio contenente un codice in cui le cifre rappresentavano l’età del bambino, il peso, l’altezza, la circonferenza brachiale. In questo modo, senza l’utilizzo di alcuna connessione, era possibile la raccolta dati e la creazione di una piattaforma online.

FrontlineSMS invece è un sistema di raccolta e condivisione di informazioni tramite SMS, che non richiede connessione internet. FrontlineSMS è un software aperto che permette agli utenti di connettere diversi dispositivi mobile a un computer tramite messaggi; tramite questo strumento è possibile mandare e ricevere SMS e contatti di gruppi e rispondere ai messaggi. Questo servizio è stato utilizzato per monitorare le elezioni politiche in diversi paesi (Filippine, Afghanistan e Nigeria); nel 2010 dopo il terremoto di Haiti ha favorito la raccolta di informazioni sulla situazione di emergenza nel Paese. Nei PVS è molto utilizzato nel settore sanitario, soprattutto nella raccolta dati e nell’assistenza ai pazienti.

Twine è una piattaforma online sviluppata da Gnucoop e UNHCR che favorisce e facilita la raccolta, l’archiviazione e la gestione dei dati dell’Agenzia e dei suoi partner sulla situazione sanitaria nei campi profughi a livello locale, regionale e globale.

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