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Tecnologia e Ong: il punto debole? La protezione dati

Il Global Ngos Technology Report 2018, ricerca realizzata ogni anno da NonProfit Tech for Good, e che quest’anno ha  intervistato  5352 Ong in 164 paesi del mondo, parla chiaro: il punto più debole nell’utilizzo del digitale da parte del mondo dell’associazionismo è la gestione e la protezione  dei dati.

di Silvia Pochettino

A quanto emerge dal report in verità le Ong sono ormai ampiamente “digitalizzate” sotto molti aspetti,  dal sito web all’uso dell’email mailing, ma soprattutto all’impiego dei social networks come una parte integrante delle proprie strategie di comunicazione e fundraising . Anzi a dirla tutta il report sottolinea come “in verità grandi Ong come Humane Society o Greenpeace sono state le prime a utilizzare i social networks per mobilitare persone e risorse, molto prima che l’idea venisse anche alle istituzioni governative e alle corporations”

Tra i social Facebook continua – per ora – a farla da padrone nel mondo, ma altri social seguono a ruota

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Tuttavia ci sono ancora alcune carenze gravi nell’uso del digitale da parte delle Ong riguardo soprattutto due aspetti,  Mobile Technology e protezione dati.  Riguardo la prima, si registra scarsa consapevolezza sul ruolo del messaging o del text-to-giving per tenere i contatti con i propri supporters e donatori. Solo il 18% li usa in modo strutturato nelle proprie strategie di comunicazione, mentre ancora più assente è la “creatività” nella realizzazione di app per smartphone,  tanto  che molte associazioni addirittura non hanno neanche un sito web responsive, cioè leggibile da telefono.

Ma la seconda carenza è forse la più seria. Solo il 45% delle ong traccia le donazioni e gestisce il rapporto con i donatori grazie a software CRM, molti dei quali sono spesso obsoleti. Sostiene il Report “Il processo antiquato di relazione con i donatori e supporters  attraverso Excel o  software di Customer Relationship Manager (CRM) obsoleti sta ostacolando le Ong nella loro capacità di essere organizzazioni efficienti, data-driven”.

Secondo gli autori si tratta quindi di fare un salto di qualità nell’Information Technology delle organizzazioni. Infatti, solo il 41% delle organizzazioni intervistate usa qualche forma di protezioni dei dati,  mentre questo aspetto diventa sempre più importante  “In un’epoca di forte crescita delle minacce alla cybersecurity, il rafforzamento nella gestione e nella sicurezza dei dati è un imperativo”.

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E infine un’interessante comparazione tra la predominanza di diversi strumenti nei diversi continenti, che mette in luce come le diverse aree del pianeta privilegino mezzi di comunicazione differenti.

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Puoi approfondire la questione cybersecurity (1)della protezione dei dati e imparare qualche semplice soluzione per migliorare la sicurezza online durante il Webinar gratuito Cybersecurity: introduzione alle tecniche di autodifesa digitale  che si terrà lunedì 26 febbraio alle ore 18

UNHCR: l’ascolto dei rifugiati sui social media

Scoprire le rotte e le necessità dei migranti, ma anche la relazioni con i trafficanti, gli intermediari e gli approfittatori: tutto attraverso il monitoraggio dei social network. E’ quanto ha fatto l’UNHCR grazie a un team internazionale che ha monitorato per 8 mesi le conversazioni sui social. I risultati sono riportati nel suo ultimo report “From a Refugee Perspective”.

di Erica Rossi

Il report “From a Refugee Perspective” presenta i risultati di una ricerca condotta da un team di studiosi (un project manager, due persone che parlano Pashto e Dari, due madrelingua arabi e un copy editor inglese) che tra marzo e dicembre 2016 ha voluto effettuare un attento monitoraggio di tipo qualitativo dei social media, monitorando le conversazioni Facebook relative alla migrazione di comunità di persone parlanti afgano e arabo per trovare informazioni sul rapporto tra trafficanti e migranti.

Per fare ciò, il team ha creato degli account Facebook, unendosi poi a tutti i gruppi rilevanti. Venivano preparati poi dei report settimanali con le scoperte più significative da consegnare allo staff di UNHCR e ad altre persone interessate. Il progetto non ha preso in considerazione Twitter, poiché si tratta di un social network non particolarmente usato tra le comunità di riferimento.

Per complementare le informazioni ricavate dai social media, il team ha tenuto dei focus group e alcune discussioni con i rifugiati arrivati in Europa. Queste discussioni hanno portato a ricavare informazioni su come rifugiati e migranti utilizzano e scambiano informazioni.

Monitorare le conversazioni su Facebook ha permesso al team di tracciare alcune tendenze, come l’ascesa e la caduta dei prezzi dei trafficanti chiedono per le diverse rotte. Inoltre, si è trattato di un’azione che ha fornito spunti interessanti su come i trafficanti riescono a vendere i loro servizi online.

I risultati della ricerca

Abbiamo riassunto i risultati di questa ricerca, raccolti e presentati nel report:

Risultati della ricerca

 

Durante il grande afflusso delle persone che richiedono asilo, rifugiati e migranti in Europa nel 2015, è emerso che la maggior parte di queste hanno iniziato il loro viaggio senza aver ben chiaro lo scenario che gli si sarebbe prospettato dopo l’arrivo. Molti non erano a conoscenza della complessità del sistema di asilo europeo, né di tutti gli obblighi e i diritti dei rifugiati in Europa.

E’ proprio sul viaggio che i ricercatori si sono concentrati, informandosi sulle modalità di pagamento delle tratte offerte, sulle informazioni che vengono distribuite dai reclutatori e sui contatti familiari una volta arrivati a destinazione.

Risultati della ricerca (1)

 

Infine dalla ricerca è emerso che:

  • Più di 50 pagine Facebook offrono sistemazioni di breve periodo nei paesi di transito (soprattutto in Turchia).
  • Più di un centinaio di agenti finanziari sono presenti su Facebook. Essi non solo si occupano della quota depositata dai migranti, fungendo da intermediari tra trafficante e cliente, ma gestiscono anche i trasferimenti finanziari.
  • Oltre 100 consulenti in materia di asilo e immigrazione offrono una consulenza sulle domande di asilo.
  • Occasionalmente, 20 utenti fingono di essere “clienti soddisfatti” postando sulle pagine social di trafficanti messaggi di gratitudine o immagini che esprimono il loro ringraziamento. Questo succede spesso in risposta a post di denuncia pubblicate sulle pagine dei trafficanti, che potrebbero quindi intaccare la loro credibilità.
  • Quando il business è esploso e ha iniziato ad espandersi, i trafficanti hanno iniziato a pubblicare post di “ricerca personale” per ampliare la loro rete sulla zona di lavoro. I requisiti richiesti per i candidati erano molto concreti: competenze linguistiche, esperienza di logistica e software di prenotazione ecc.

 

E’ possibile consultare il report completo a questo link.

Valeria Sanguineti

La mia avventura con Ong2.0 è cominciata un po’ per caso nel 2012 quando, appena rientrata dal Brasile con il pallino per la cooperazione internazionale, mi è stato proposto uno stage in redazione.

È iniziata così la mia formazione, ricca di nozioni del tutto nuove: da come scrivere un articolo giornalistico a come fare una ricerca approfondita sul web; da come usare Joomla a come gestire al meglio i social network, passando per i molti webinar che ho avuto modo di seguire e coordinare. Un utilissimo bagaglio di conoscenze è cresciuto pian piano grazie all’esperienza diretta e ai corsi con i docenti esperti. Tante nozioni che di giorno in giorno trovavo sempre più interessanti e alla mia portata. I tre mesi di stage si sono dilatati a tal punto da essere eletta “la stagista più vecchia della storia”, con all’attivo più di un anno di permanenza in redazione.

La mia passione verso la comunicazione per il no profit, i social media e la cooperazione internazionale era cresciuta così tanto che, appena è stato possibile, sono partita destinazione Pasto, sud della Colombia, al confine con l’Ecuador. Lì ho lavorato per l’Asociación para el Desarrollo Campesino – ADC, partner di Cisv e Ong2.0 e mi sono occupata di sistemi di informazione e comunicazione, sia a livello istituzionale che locale, collaborando direttamente con le comunità rurali. Il mio compito era quello di migliorare la strategia di comunicazione, potenziando sia il lavoro di squadra all’interno di ADC, che i rapporti con le comunità contadine e indigene appoggiate dall’organizzazione.

Sebbene questa associazione colombiana sia costituita da un piccolo team di lavoro, da anni porta avanti progetti di agro ecologia, “bienvivir” e educazione sociale con più di trenta comunità sparse qua e là per la regione. Prendendo spunto da “La valigia del cooperante“, il toolkit per coordinarsi e lavorare insieme, abbiamo visto come poter migliorare l’organizzazione interna.

 

Gmail

Molti dei collaboratori di ADC possedevano diversi account email, a seconda dei progetti nei quali erano coinvolti. Il volume di posta che ricevevano ogni giorno era tale da rendere la lettura e la ricerca delle informazioni molto complicata. Insieme abbiamo creato un account gmail personale per tutti, abbiamo fatto confluire li tutte le mail provenienti dai vari indirizzi e, attraverso l’uso di filtri e cartelle, abbiamo suddiviso la posta a seconda dei progetti e delle necessità. Per semplificare ulteriormente il lavoro, ho spiegato loro il Metodo Inbox zero, che avevo scoperto proprio grazie al corso per social media strategist di Ong2.0.

 

Google Calendar

Una volta al mese tutto team di ADC era solito riunirsi per programmare il calendario delle attività da realizzare nel mese successivo. La programmazione veniva realizzata su un foglio Excel che veniva poi inviato via mail a tutti i collaboratori. Come è normale che accada, in tutti i posti del mondo, gli appuntamenti venivano modificati di giorno in giorno a seconda delle diverse esigenze e questo file Excel veniva corretto e rinviato a tutti, creando confusione e malintesi. Insieme abbiamo creato un calendario condiviso tramite Google Calendar nel quale ognuno di loro poteva accedere, modificare e aggiornare qualsiasi evento, rendendo le modifiche immediatamente visibili a tutti i colleghi.

 

Google Drive

La maggior parte dei documenti di lavoro venivano inviati come allegato alla mail o salvati su memorie esterne, il più delle volte contenenti virus che provocavano danni irreparabili ai computer di tutti i colleghi. Attraverso la creazione di cartelle condivise su Google Drive, è stato possibile lavorare e aggiornare documenti contemporaneamente, avendo sempre a porta di mano l’ultima versione salvata.

 

Google Hangouts

Con Google Hangouts abbiamo creato delle occasioni d’incontro virtuale tra il personale ADC e quello di CISV in Italia, per scambiare opinioni ed idee rispetto a tematiche d’interesse bilaterale.

 

Prezi e Power Point

ADC basa gran parte del suo lavoro sulla formazione teorico-pratica e molte volte viene chiamata a partecipare a eventi o congressi istituzionali per presentare il lavoro svolto con le comunità della zona. Per questo motivo abbiamo imparato a rendere più semplici e attrattive le presentazioni, in modo che fossero il più possibile comprensibili anche da persone scarsamente alfabetizzate.

 

Sempre con l’appoggio di ADC, ho realizzato corsi di digitalizzazione base e per un corretto uso del computer e dei social network per contadini e comunità indigene. Ho lavorato soprattutto con i giovani, dando molto peso ai casi di cyberbullismo, problematica purtroppo in forte espansione nel Paese.

Sono stata formatrice per un corso sulle ICT, come mezzo per poter dar voce e visibilità alle comunità più remote. Qui un video realizzato da alcuni alunni del corso “Manejo de Herramientas TIC para los Procesos Locales de Conservación y Desarrollo”.

Seguendo il corso Technological innovation for social change in the global South, organizzato da ONG2.0, ho approfondito le mie conoscenze nel settore delle ICT4D e, durante il barcamp di fine corso ho presentato il progetto “Digital Young”. Il progetto prevede l’utilizzo dei social network come mezzo di prevenzione dei casi di cyber bullismo, narcotraffico, reclutamento giovanile e gravidanze precoci nei giovani compresi tra i 12 ed i 18 anni. L’idea alla base del progetto è di coinvolgere e rendere i giovani protagonisti e portavoce di questa campagna di prevenzione.

 

Se vuoi saperne di più, mi trovi su Twitter @valeriasangui e su Linkedin.

Tools per lavorare meglio online

Una lista di strumenti in aggiornamento per chi vuole ricavare il meglio da internet, con pochi sforzi:

Sopravvivere all’information overload:


LINK: Feedly – Zite – Prismatic – Evernote – Pocket – Flipboard – Google Alert – Ifttt – Rescue Time – Google Keep – Website blocker – Pomodoro Technique

Content curation

LINK: Storify – Seejay – Tagboard – Scoop.it –  Pinterest – Rebelmouse – Bundlr – Flipboard magazine – List.ly – Tumblr

Remote work

LINK: Slack – Trello –Podio – Cel.ly –Hackpad –Drive – WeTransferBox.netDropboxGaze

Social media Dashboard

LINK: Hootsuite – TweetDeck – Buffer

Personal branding


LINK: Personalbrandingcanvas – About.me – Flavors.me – Linkedin – Contently –  SlidesScribdSlideshare – Aprire un Blog (WordPress, Tumblr, …)

Visualization & Infographics

LINK: Canva.com –  Datawrapper – Easel.ly – Infogr.am – Wordle – Murally  – Prezi – Videoscribe

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