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Co[opera]: bene ma non benissimo

Il mondo della cooperazione internazionale si è dato appuntamento a Roma per due giornate, quelle di ieri e di oggi, di confronto sui temi dello sviluppo sostenibile. Partecipare a Co[opera] – Conferenza Nazionale della Cooperazione allo Sviluppo è stato un’occasione per guardarsi in faccia e vedere come, grazie ai cambiamenti e alle riforme introdotte nel 2014, questo mondo abbia acquisito nuovi volti e nuovi attori. 

di Viviana Brun

 

Il settore privato è sempre più protagonista e sembra emergere con forza la consapevolezza che alcuni ambiti possano giocare un ruolo chiave nel raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile ma anche nel diffondere nella società una ritrovata coscienza civica e sociale.

coopera1C’è da dire però che in una conferenza dal titolo, “Coopera. Novità e futuro: il mondo della cooperazione”, sorge spontaneo osservare l’assenza di grandi temi: com’è possibile immaginare un futuro senza tenere in considerazione le grandi trasformazioni legate all’innovazione tecnologica, i nuovi approcci e metodologie d’intervento, l’open innovation, la fabbricazione digitale, il contributo dei big data e delle ict per lo sviluppo? L’innovazione tecnologica sta cambiando il mondo e in gran parte lo ha già cambiato e la cooperazione internazionale può e deve essere parte trainante di questo cambiamento. Tutte queste componenti hanno già modificato i settori di intervento che sono stati al centro dell’attenzione della conferenza: le migrazioni, l’educazione, lo sviluppo sostenibile. Questa è la novità vera, trasversale a tutti gli ambiti d’intervento, che sta portando a una piena collaborazione con il settore privato, con startup, innovatori, centri di ricerca e professionisti del nord e del sud del mondo.

Grande spazio è stato dedicato invece ai giovani. Una priorità quella di coinvolgere le nuove generazioni, che era già emersa con forza negli ultimi mesi del 2017, quando il Vice Ministro Mario Giro si era speso in prima persona in una visita di dialogo e incontro con gli studenti e le studentesse delle diverse università italiane.

Un detto popolare vuole che “i giovani siano il futuro del mondo” ma anche di un settore professionale, come quello della cooperazione allo sviluppo, che ha bisogno sempre più di professionisti altamente formati, di nuove metodologie, idee e forme di collaborazione per continuare a rinnovarsi e a crescere. Questo pensiero è stato condiviso anche dall’ex Ministro della Cooperazione, Andrea Riccardi: “La cooperazione non è un lavoro di routine, ha bisogno di idee e di pensiero, le risorse potranno funzionare se rimettiamo in movimento le idee” e rafforzato dalle parole del Segretario Generale del MAECI, Elisabetta Belloni che sottolinea come “fare cooperazione richiede professionalità”. Le università giocano quindi un ruolo chiave e sono chiamate a impegnarsi in prima linea nel supportare i programmi di sviluppo con proposte formative all’altezza delle sfide del mondo contemporaneo e programmi di collaborazione e impegno concreto sul campo.

In questa conferenza trova spazio anche la comunicazione, riconosciuto come il settore chiave per diffondere non solo il senso e l’impegno della cooperazione ma anche una visione del mondo diversa, alternativa agli estremismi e al nervosismo della recente campagna elettorale.

coopera3Nella tavola rotonda dedicata alla comunicazione è stato proiettato un video che ha mostrato quanta poca consapevolezza ci sia nell’opinione pubblica su cosa sia la cooperazione internazionale. Molti passi avanti sono stati fatti ma perché oggi è ancora così difficile parlare di cooperazione allo sviluppo? Giovanni Maria Bellu dell’Associazione Carta di Roma individua nei criteri di notiziabilità giornalistica la ragione della scarsa comunicazione sul tema. Tra tutti, il più importante è probabilmente la facilità di comprensione: solo ciò che capisco può smuovermi le corde emotive. Le notizie virtuose sulla cooperazione internazionale sono notizie complicate da spiegare che coinvolgono la geopolitica, il diritto internazionale, l’economia. Al contrario, le notizie negative sulla cooperazione fanno leva su sentimenti conosciuti come il rancore e la diffidenza. In questo secondo caso è più facile parlare di cooperazione, proprio com’è avvenuto per le ONG impegnate nel Mediterraneo.

Elisabetta Sogli di Corriere Buone Notizie sostiene che chi comunica deve rifiutare l’idea che la gente si voglia interessare solo alle brutte notizie, bisogna andare oltre “il giornalismo delle tre “s”, sesso sangue e soldi”, attuare un cambio di paradigma e mostrare ciò che di bello succede e, nel caso delle ong, promuovere il proprio impegno e i propri valori.

Come operatrice di una ONG con in testa un’idea forse un po’ romantica della cooperazione – fondata soprattutto su un rapporto di fiducia che si costruisce con le comunità, che si traduce in una fitta rete di relazioni in zone molto diverse del mondo – alla fine della prima giornata di conferenza mi resta l’amaro in bocca per l’ottica assolutamente “africanocentrica” dell’evento che inevitabilmente riconduce la cooperazione internazionale alla crisi migratoria attuale.

È giusto essere focalizzati, aver invertito quella che Riccardi definisce “la tendenza di andare sparsi nel mondo”, porsi e rispettare delle priorità d’intervento, così com’è indubbio che le migrazioni e la sicurezza nazionale siano argomenti “caldi” di questi ultimi anni ma il ruolo della cooperazione non è solo quello di essere a servizio della questione migratoria per creare sviluppo e lavoro nei Paesi di provenienza dei flussi.

Sono molti i temi che non hanno trovato spazio in questa occasione ma che caratterizzano il lavoro quotidiano di molte ONG, dalla sanità, all’agricoltura, passando per la difesa dei diritti dell’infanzia e delle donne, citate solo da Neven Mimica, Commissario Europeo per la Cooperazione allo Sviluppo, che ha affermato che “La violenza sulle donne è una delle violazioni dei diritti umani più diffusa e rappresenta una barriera al raggiungimento dello sviluppo sostenibile.”

Indubbiamente non si poteva parlare di tutto e forse di questa conferenza bisogna portare a casa il riconoscimento ufficiale della cooperazione internazionale allo sviluppo non come una parte accessoria ma come parte integrante della politica estera del nostro Paese.

Il Ministro agli Affari Esteri e alla Cooperazione Internazionale, Angelino Alfano, a questo proposito ha sottolineato l’aumento degli investimenti dedicati a questo settore. Di fronte a questi riconoscimenti, io mi chiedo se, come attori protagonisti della politica estera, non si possa incidere anche su alcune misure adottate dal Governo. Quanta dipendenza vi è, ad esempio, tra la concessione delle autorizzazioni per la vendita e l’esportazione di armamenti da parte dell’Italia verso il Medio Oriente e le sfide che la cooperazione internazionale si trova ad affrontare ogni giorno? È assolutamente positivo che ci sia un’attenzione, anche economica, per il nostro settore e ci auguriamo che questo sia solo l’inizio di un cammino che porti a una maggiore coerenza d’intenti all’interno delle politiche internazionali.

Come ha ricordato l’ex Ministro Riccardi: “oggi la cooperazione non nasce solo da una spinta etica ma da una coscienza geopolitica, quella dell’interdipendenza dei destini del mondo globale.

BLOCKCHAIN: otto applicazioni pratiche per lo Sviluppo

La tecnologia Blockchain (scopri di più su cos’è) è ormai una risorsa importante per la gestione delle attività pubbliche non solo nelle economie più avanzate, ma anche in quelle del Sud del mondo, dove potrebbe rivelarsi un ottimo strumento per dare impulso allo sviluppo sociale ed economico.

Nella maggior parte delle economie emergenti, difatti, i governi si pongono come garanti di beni pubblici –  giustizia, sicurezza, salute e istruzione – ma ciò non significa che se ne occupino in modo diretto, spesso appaltano la gestione a partner privati profit e no profit.

Una recente ricerca ha evidenziato come l’impiego della tecnologia blockchain – utilizzata dai partner privati incaricati di gestire molti servizi pubblici nei paesi emergenti – abbia grandi potenzialità nella promozione dello sviluppo socio-economico di questi paesi. In particolare, ecco otto usi pratici di questa tecnologia che possono promuovere e supportare lo sviluppo del Sud del mondo.

1. SERVIZI GOVERNATIVI – In origine, la tecnologia blockchain era utilizzata principalmente per garantire i servizi governativi che si occupano della gestione dei documenti pubblici o di identificazione personale, particolarmente complessi da ottenere nei paesi in via di sviluppo. Oggi il collegamento tra questa tecnologia e i servizi governativi si è rafforzato, suscitando l’interesse di molte start up del settore.
Ad esempio BitFury ha da poco siglato un accordo con il governo ucraino per la fornitura di servizi pubblici ai cittadini.
Mentre Dubai ha previsto di diventare a pieno titolo una Città Blockchain entro il 2020, come parte integrante dell’iniziativa Smart  Dubai.
Diverse startup che si occupano di blockchain si stanno specializzando nei servizi pubblici e lavorano in paesi come le Filippine e l’EstoniaHyperledger, un gruppo di ricerca nato dalla collaborazione di varie industrie con l’obiettivo di fornire servizi sanitari, è particolarmente impegnato nello sviluppo di protocolli open e standard per Distributed Ledger Technologies.
In questa corsa tecnologica fa eccezione il settore dell’istruzione, il quale non è stato in grado di attrarre molto interesse da parte delle startup blockchain.

2. POSSEDIMENTO FONDIARIO – I titoli di proprietà fondiaria sono stati probabilmente il primo settore in cui la progettazione e l’utilizzo della tecnologia blockchain ha cominciato a prendere forma nei paesi in via di sviluppo. Nel 2015 il governo dell’Honduras ha firmato un accordo con Factom, una startup statunitense, con il fine di utilizzare blockchain per gestire la registrazione dei titoli di proprietà fondiaria ed arginare i fenomeni legati alla corruzione e alle frodi.
Tutto ciò è stato possibile grazie ad un’associazione locale che si è approcciata inizialmente con la startup e che, in seguito, ha attivamente costruito un ponte tra l’azienda e il governo centrale. Un accordo confidenziale è stato successivamente siglato, ma, per ragioni ancora da chiarire, pochi mesi dopo il progetto è stato sospeso.

L’anno scorso, iniziative simili sono state promosse in Georgia e Ghana. Nel caso della Georgia, l’economista di fama mondiale Hernando de Soto è stato coinvolto come membro del comitato consultivo di BitFury, la startup blockchain che ha preso parte all’iniziativa. Nel caso del Ghana è ancora più interessante come una startup no profit locale, BitLand, stia impiegando la tecnologia blockchain usata per i BitCoin per gestire i titoli di proprietà fondiaria e risolverne le controversie. BitLand e BenBen – un’analoga startup sempre operante in Ghana – stanno lavorando a stretto contatto con le istituzioni locali per snellire attraverso questa modalità le procedure di rilascio dei titoli di proprietà. Tuttavia, nonostante l’entusiasmo iniziale, sembrerebbe che questa iniziativa ghanese stia già perdendo slancio.

Al contrario, la Svezia sta guadagnando una posizione all’avanguardia sulla gestione dei titoli fondiari attraverso la tecnologia blockchain, avendo ormai oltrepassato la fase sperimentale di questi servizi.

3. SERVIZI DI IDENTIFICAZIONE – Diverse startup sono impegnate nell’incrementare servizi di identificazione attraverso  blockchain. OneID84, ad esempio, fornisce un’autenticazione multi-fattoriale e servizi Single Sign-OnNameCoininvece, sviluppa tecnologie chiave nella protezione e autenticazione dell’identità personale, con lo scopo di garantire la libertà di parola e la privacy.
Questo sembra essere uno dei campi più promettenti per una proficua applicazione della tecnologia blockchain, come dimostrato dal crescente numero di startup nel settore. La verifica dell’identità basata su questa tecnologia può essere efficacemente utilizzata per la gestione dei passaporti, certificati di nascita e di matrimonio, per le carte di identità e per le tessere elettorali e la gestione elettronica dei permessi di soggiorno.

4. LIBERTA’ DI PAROLA – Le start up come FlorinCoin e Publicism promuovono la libertà di parola in differenti modalità. La prima ha creato un’applicazione Dapp (Distributed Ledger Application) chiamata Alexandria che ha l’intento di porsi come ricettacolo decentralizzato di conoscenze in cui le informazioni sono gestite direttamente dagli utilizzatori finali. Una delle sue applicazioni è la preservazione dei contenuti digitali censurati che solitamente svaniscono in breve tempo da Internet. FlorinCoin, inoltre, ha potenziato la blockchain introducendo la possibilità di allegare commenti ai vari blocchi della catena.

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5. ANTI CORRUZIONE – L’Istituto Nazionale Democratico degli Stati Uniti (the US National Democratic Institute, NDI) ha costruito un partenariato con BitFury, la medesima start up che opera sui titoli fondiari in Georgia, per promuovere gli sforzi anti corruzione attraverso la piattaforma Blockchain Trust Accelerator. Lo scopo è quello di promuovere lo sviluppo delle applicazioni blockchain in grado di favorire la trasparenza e un modello di governo open. Avviata nel giugno 2016, non ci sono ancora sufficienti informazioni disponibili per giudicarne l’andamento.

6. PROCESSI ELETTORALI – I processi elettorali di vario genere sono terreno fertile in questo ambito. Follow My Vote è una start up che usa le Distributed Ledger per lo svolgimento dei processi elettorali e per prevenire le frodi e i furti di identità. Uno dei potenziali vantaggi è che gli elettori, utilizzando la blockchain, possono verificare le loro scelte elettorali in qualsiasi momento, utilizzando le proprie credenziali private. L’Ucraina, la quale si è appena inserita in questo settore, utilizzerà per proprie procedure elettorali locali l’e-Vox, una Distributed Ledger basata sugli Ethereum. La sua implementazione è già partita in un paio di città.

Uno delle problematiche principali tuttavia è l’accesso alle credenziali private che gli hacker potrebbero acquisire in vario modo o che gli elettori stessi potrebbero vendere o affittare in cambio di benefici economici. Una volta che avrà preso piede sarà interessante confrontare le votazioni attuate attraverso blockchain rispetto a quelle su Internet, già presenti in Estonia.

7. NUOVE FORME DI GOVERNO – Alcune piattaforme blockchain hanno lo scopo di sostituire o quantomeno emulare la struttura governativa. Il migliore esempio è Bitnation, il quale permette ai suoi utenti di creare dei “proto-paesi”, senza confini definiti, che offrono una serie di servizi ai propri cittadini. Questi “paesi” posseggono una propria costituzione e alcuni garantiscono perfino un salario minino.

8. AIUTO E SVILUPPO – Aid:Tech, una compagnia situata a Londra, è probabilmente la prima startup di blockchain a intraprendere azioni umanitarie e di sviluppo nel Medio Oriente. L’azienda assicura un sistema di voucher potenzialmente utilizzabile nei contesti più difficoltosi, garantendo che le risorse finanziarie giungano a destinazione.
La sovracitata Bitnation è molto attiva in capo umanitario, offrendo in particolare sostegno ai rifugiati politici.
Anche l’ONU, dal canto suo,  applica la tecnologia blockchain all’interno delle operazioni o programmi di alcune sue agenzie. In particolare:

– UNICEF ha investito 100,000 dollari americani per sostenere la startup 9Needs – la quale lavora utilizzando blockchain per rispondere ad alcuni dei principali bisogni sociali  – ed è intenzionato a fare lo stesso con una decina di altre startup.

– UNDP promuove la tecnologia blockchain per il trasferimento di liquidi e di strumenti finanziari in Serbia e Moldavia, e pianifica di estendere la sua azione in altri paesi.

– UNWFP ha annunciato un progetto pilota basato sugli Ethereum per aiutare finanziariamente le persone in difficoltà in Giordania, basandosi sui risultati positivi ottenuti in una precedente iniziativa in Pakistan.

Nonostante le varie iniziative, la tecnologia blockchain non è ancora protagonista nei progetti di sviluppo nel Sud del mondo. Questo perché la maggior parte delle iniziative sono guidate unicamente dall’offerta e si pongono come proposte isolate, slegate da programmi in corso, con le istituzioni locali che giocano prevalentemente un ruolo passivo.

L’economia locale e le problematiche politiche sono ancora questioni fondamentali e rimarranno tali a meno che la tecnologia blockchain non adotti un approccio maggiormente inclusivo. Da questo punto di vista, è più probabile che le iniziative blockchain impegnate in più ampi programmi di ammodernamento governativo e in servizi di identificazione abbiano maggiori probabilità di successo nel prossimo futuro.

 

Tratto da: ICTWorks, Eight Practical Blockchain Use Cases for International Development, 27 Novembre 2017

ICT e Sviluppo: 9 principi e 5 metodi per iniziare

Si è concluso lunedì 21 novembre il primo modulo del corso ICT Innovations for Development su “innovazione sociale e tecnologia per lo sviluppo”. Joshua Harvey, Consulente UNDP per lo Human Centered Design e relatore di questa prima parte del corso, ha guidato i partecipanti nell’approfondimento della storia della relazione tra sviluppo e innovazione, e nella scoperta dei principi e dei metodi dello sviluppo digitale. Continua a leggere

Ong 2.0 al Forum Internazionale DevReporter

Per due giorni Torino sarà al centro del dibattito internazionale sul giornalismo e le sfide dello sviluppo globale. Si tiene l’11 e il 12 giugno presso l’Arsenale della Pace il 2° Forum Internazionale di DevReporter Network, rete di giornalisti, operatori della cooperazione allo sviluppo, enti locali, docenti universitari di numerosi paesi europei e del Sud del mondo.

Ong 2.0 sarà presenterà le proprie attività nello spazio di Open Space del primo mattino di Forum

Presenti anche grandi nomi del giornalismo internazionale, come Ahmad Ashour, di Al Jazeera Public Liberties & Human Rights, Chris Arsenault, di Thomson Reuters Foundation, Ziad Maalouf di Radio France International, Cristina Mas di ARA, Ellen de Lange di OneWorld e molti altri.

Obiettivo: migliorare la qualità e la quantità dell’informazione sulle sfide dello sviluppo globale e arrivare alla stesura di un Vademecum di raccomandazioni condiviso tra giornalisti, comunicatori e operatori del settore.

“Superare il concetto di aiuto, dare spazio ai protagonisti del Sud del mondo, distinguere tra cooperazione ed emergenza, sono solo alcuni dei punti che saranno discussi nel Forum e contribuiranno alla stesura del Vademecum” sostiene Umberto Salvi, presidente del Consorzio Ong Piemontesi, promotore per l’Italia di DevReporter Network “Le sfide dello sviluppo globale divengono sempre più complesse, urgenti e interrelate tra di loro. Per questo è di estrema importanza fornire un’informazione corretta, tempestiva e comprensibile al grande pubblico”.

Il Forum si struttura su due giorni: la prima giornata, giovedì 11 giugno, sarà dedicata, al mattino, al “DevReporter Open Space”, un’esposizione interattiva e uno spazio di scambio di buone prassi – aperta al pubblico – e, al pomeriggio, a un workshop di confronto aperto a giornalisti e operatori della cooperazione internazionale per la stesura del Vademecum .

Venerdì 12 giugno, alle 14.00, si terrà la Tavola rotonda pubblica “Development journalism: come informare il grande pubblico sui temi dello sviluppo e della cooperazione internazionale” che permette anche il riconoscimento di 4 crediti formativi per i giornalisti (iscrizione per i giornalisti dal sito SIGeF, partecipazione libera per tutti gli altri).

Scarica il programma completo

Il Forum è promosso dal Consorzio delle Ong Piemontesi, dalla Federazione delle Ong Catalane e da Resacoop, in collaborazione con l’Ordine dei Giornalisti del Piemonte, l’Associazione Stampa Subalpina, il Caffè dei Giornalisti, la Regione Piemonte, l’Università degli Studi di Torino, il Coordinamento Comuni per la Pace, e il Centro Piemontese di Studi Africani. Il progetto Dev Reporter Network è cofinanziato dall’Unione Europea (DCI-NSAPVD/2012/279-805) nell’ambito dell’Anno Europeo dello Sviluppo 2015

Tecnologie del futuro: universali, sostenibili, aperte

«A mia conoscenza, nessun progetto che coinvolge le tecnologie della comunicazione realizzato sino ad ora è da considerarsi di successo». Una provocazione arrivata da Tim Unwin, da molti ritenuto il “guru-dei-guru” delle tecnologie per lo sviluppo, durante il simposio sulle ICT4D che venerdì 16 maggio si è tenuto alla VU University Amsterdam. Il convegno ha riunito informatici, antropologi e scienziati politici per riflettere sul ruolo delle ICT nel contesto dello sviluppo oggi e domani. La sintesi degli interventi più significativi.

[Serena Carta – dalla rubrica ICT4dev]

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No, la tecnologia non salverà il mondo

Sono sempre più frequenti i titoli che esaltano la potenzialità della tecnologia di rivoluzionare il mondo: dalla Primavera araba alla diffusione dei telefoni cellulari nel continente africano, trasformi la realtà con un iPhone. Ma le cose stanno veramente così? A un’analisi più attenta, la tecnologia appare come uno dei tanti mezzi a nostra disposizione per affrontare le complesse sfide della modernità.

[Serena Carta – dalla rubrica ICT4dev]

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Elementi di portfolio