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Il rapido sviluppo delle tecnologie interpella con urgenza il mondo non profit e richiede non solo un adeguamento degli strumenti di lavoro, ma anche una revisione profonda dei processi organizzativi e delle competenze degli enti stessi, che non possono continuare “a fare le cose come prima”, pena il trovarsi marginalizzati in un mondo in rapidissimo mutamento.  L’essenza della Digital Trasformation è proprio questa: intervenire sulla cultura organizzativa e sulle competenze disponibili all’interno della propria non profit per ripensarne i modelli organizzativi e declinare nuove modalità per la generazione di valore e la crescita dell’impatto sociale. Dato questo scenario, risulta come particolarmente promettente la concettualizzazione teorica offerta da Chesbrough (2003) sulla cosiddetta “Open Innovation”. L’open innovation è un paradigma che afferma che le imprese possono e debbono fare ricorso a idee esterne, così come a quelle interne, e accedere con percorsi interni ed esterni ai mercati se vogliono progredire nelle loro competenze tecnologiche. In questa logica trova spazio una formulazione originale dell’espressione “Digital Transformation”: il digitale non è il fine dell’azione di innovazione, ma lo strumento attraverso cui ottimizzare l’esistente e aprire a percorsi di cambiamento delle procedure e dei processi presenti nell’organizzazione.

Per questi motivi, in un’organizzazione di cooperazione internazionale, un processo di innovazione che voglia dirsi significativo richiede – oltre all’adattamento di altre leve gestionali – di passare da una tradizionale logica di project management (che pure grazie all’uso di strumenti digitali può migliorare significativamente in efficacia ed efficienza) a quella più ampia di innovazione di processo. In concreto, questo cambio di paradigma significa non solo migliorare gli strumenti per gestire progetti, ma di innovare le procedure, le norme, le regole, i flussi comunicativi che portano all’ideazione dei progetti stessi.

L’obiettivo di questo percorso formativo è quindi quello di fornire ai partecipanti una formazione base sui principi, le  metodologie e gli strumenti per il corretto monitoraggio e l’efficace gestione dei flussi di lavoro grazie all’introduzione di tecnologie digitali. Inoltre, il progetto porrà le basi per un ripensamento delle logiche di fondo legate alla progettazione di tipo “classico”, a partire dalle più recenti metodologie di innovazione di processo.

Il percorso si articola in 4 moduli:

  1. Strumenti digitali nel project management.
  2. Principi e metodi dell’innovazione di processo e dell’open development.
  3. Design thinking come approccio decisionale.
  4. Approccio “Agile” nella gestione dei progetti.

I moduli permettono di avere un quadro di conoscenze/competenze coerente per l’applicazione nei programmi di sviluppo e nelle attività complessive delle organizzazioni. Tuttavia ogni singolo modulo è potenzialmente autonomo e la struttura modulare permette ai potenziali utenti di scegliere anche solo una parte specifica del percorso. La struttura modulare inoltre permette a personale già impiegato all’interno di organizzazioni e già in possesso di competenze in alcuni di questi ambiti, di integrare o approfondire singole competenze.

Moduli formativi