CommonsHood: Torino sperimenta l’uso della tecnologia blockchain per il sociale

Offrire alla comunità una piattaforma per sostenere l’economia locale, questo è l’obiettivo di CommonsHood, un’app che utilizza la tecnologia blockchain (una struttura informatica di dati condivisa) per fornire alle comunità strumenti d’inclusione finanziaria.

Il progetto è stato sviluppato dall’Università di Torino in collaborazione con il Comune di Torino, varie associazioni e rappresentanze dei cittadini e il Centro di servizio per il volontariato di Torino. L’app è uno dei 22 progetti finalisti, candidati al premio europeo “EIC Horizon Prize Blockchains for social good” ed è stata presentata lo scorso 5 febbraio all’Open Incet di Torino.

Come funziona CommonsHood

CommonsHood è una app portafoglio che non solo permette di scambiare i ‘gettoni’ (detti token) che vivono sulla blockchain, ma permette anche a chiunque di creare nuovi tipi di gettoni. Essi rappresentano strumenti finanziari locali, quali proposte di crowdfunding, strumenti di marketing come tessere prepagate, cashback, group buying, tessere punti e buoni sconto, ma anche monete complementari vere e proprie, o certificati e ricevute digitali.

Non si tratta quindi di strumenti speculativi globali come il Bitcoin e altre ‘criptovalute’, ma di strumenti di inclusione finanziaria per sostenere la comunità, gestiti a livello locale. “Vogliamo rendere più democratici questi strumenti mettendo tutti nelle condizioni di crearli. Questo si intende quando si parla della capacità della Blockchain di eliminare gli intermediari” spiega il Professore Guido Boella, coordinatore della proposta finalista e Direttore del Dipartimento di Informatica dell’Università di Torino.

“Il nostro obiettivo è lanciare una rivoluzione tecnologica paragonabile a quella prodotta dal Web 2.0 che ha permesso a chiunque di pubblicare su Internet contenuti multimediali senza avere competenze tecniche” dice Claudio Schifanella, responsabile dei progetti europei e regionali che finanziano CommonsHood, a capo del gruppo di lavoro del Dipartimento di Informatica “Analogamente, CommonsHood permette a tutti di creare token crittografici tramite una semplice app, senza sapere nulla della tecnologia Blockchain e senza avere competenze di programmazione, e usarli per i propri scopi.

La blockchain grazie alle sue caratteristiche di decentralizzazione, trasparenza, sicurezza, può favorire la creazione di un ecosistema in cui la comunità può riappropriarsi di un suo ruolo con responsabilità. Un tassello significativo nella costruzione di una visione di una società futura, che abbia come obiettivi il contrasto alle diseguaglianze e uno “sviluppo democratico”.

Primi esempi concreti di utilizzo

Una prima sperimentazione di CommonsHood molto concreta consiste nella distribuzione di quasi 400.000€ del progetto Reti di acquisto Solidale del Piano Inclusione Sociale del Comune di Torino a circa 1.000 famiglie e persone  in difficoltà usando l’app come un “borsellino sociale”, ovvero un portafoglio di buoni-acquisto da spendere nei negozi aderenti.

Inoltre, grazie al contributo del Centro di servizio per il volontariato di Torino, le associazioni del terzo settore potranno utilizzarla anche per rendicontare le proprie attività, ai fini della valutazione dell’impatto sociale.


Al via la campagna #odiarenoneunosport

Ong2.0 partecipa al movimento #odiarenoneunosport che vede campioni e campionesse, società sportive, associazioni, scuole e studenti uniti per dire no all’hate speech nello sport nella Giornata Mondiale contro il Bullismo.

Secondo una recentissima ricerca del centro Coder dell’università di Torino, sulle pagine facebook delle 5 principali testate sportive nazionali tre post su quattro ricevono commenti di hate speech. E’ da questi dati allarmanti che prende il via ufficialmente oggi, anche grazie all’aiuto di diversi campioni e campionesse azzurre, il progetto Odiare non è uno sport, sostenuto dall’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo e promosso dal Centro Volontariato Cooperazione allo Sviluppo, con un fitta rete di partners su tutto il territorio nazionale.

Lo studio del fenomeno è affidato all’Università di Torino che attraverso l’équipe multidisciplinare del Centro di ricerca avanzata Coder è al lavoro per elaborare un Barometro dell’Odio nello sport, monitorando i principali social media e le testate giornalistiche sportive. Dalle prime anticipazioni del report, che uscirà a fine marzo, emergono dati allarmanti. Su 4.857 post analizzati, per un totale di oltre 443mila commenti alle pagine Facebook delle cinque principali testate giornalistiche sportive nazionali (Gazzetta dello Sport, TuttoSport, Corriere dello Sport, SkySport, Sport Mediaset), emerge che tre post su quattro ricevono commenti che contengono una qualche forma di hate speech. Quest’ultimo può manifestarsi come generico linguaggio volgare (13,5%), aggressività verbale (73%) , vere e proprie minacce (6,8%), o, infine, come varie forme di discriminazione (6,7%). I picchi più elevati di messaggi d’odio si verificano in corrispondenza di eventi calcistici e riguardano in particolar modo le decisioni arbitrali.

Il lavoro dell’équipe però non è solo di osservazione, ma punta anche a intercettare le varie forme di hate speech online e intervenire con risposte in tempo reale. Questo grazie a un algoritmo specifico e un chatbot sviluppati dal Laboratorio d’Innovazione della School of Management di Torino e da Informatici senza Frontiere. A questi strumenti si affianca il “Bullyctionary”, un vero e proprio dizionario del bullismo online, realizzato grazie ad Assicurazioni Generali.

Il progetto ha raccolto e sta ancora raccogliendo le testimonianze di campioni dello sport azzurro come Igor Cassina, Stefano OppoAlessia Maurelli, Frank ChamizoValeria Straneo, al loro fianco le straordinarie storie di inclusione sociale avvenute attraverso lo sport sul territorio italiano e l’adesione spontanea di decine di sportivi, professionisti e dilettanti, associazioni, scuole o semplici cittadini che sostengono la campagna ritraendosi con la scritta Odiare non è uno sport .

La campagna durerà tutto il 2020, anno Olimpico in cui gli occhi dei media saranno particolarmente puntati sullo sport, e prevederà diversi appuntamenti e strumenti per sensibilizzare la cittadinanza: dieci flash mob contemporanei in diverse città italiane lunedì 6 aprile, in occasione della Giornata Internazionale dello Sport per lo Sviluppo e la Pace, attività educative in 55 scuole e 44 società sportive, partecipazione a numerosi eventi sportivi. Per finire con le “squadre” territoriali anti-odio che monitoreranno profili e pagine social di varie società sportive per intercettare e rispondere in modo pertinente ai messaggi di hate speech.

Tutti insieme, con un obiettivo comune: dire no all’odio nello sport e nella vita.

Il progetto è sostenuto dall’Agenzia Italiana di Cooperazione allo Sviluppo e promosso dal Centro Volontariato Cooperazione allo Sviluppo, in partenariato con 7 ong italiane con ampia esperienza nell’educazione alla cittadinanza globale (ADP, CeLIM, CISV, COMI, COPE, LVIA, Progettomondo.mlal),  l’ente di promozione sportiva CSEN, le agenzie formative FormaAzione, SIT e SAA-School of management, Informatici senza Frontiere per lo sviluppo delle soluzioni tecnologiche e Tele Radio City e Ong 2.0 per la campagna di comunicazione