L’intelligenza artificiale al servizio dello sviluppo sostenibile

Cosa succederebbe se algoritmi predittivi riuscissero a prevenire i fenomeni climatici estremi, ottimizzare i consumi energetici e ridurre la CO2? Se esistessero sistemi di riconoscimento facciale in grado di rilevare la malnutrizione infantile in Africa o se un’intelligenza artificiale fosse in grado di individuare i luoghi più discriminatori e intolleranti? 

In realtà tutto questo già succede. E molto altro ancora. 

Sono solo alcuni degli esempi riportati nel libro “L’Intelligenza Artificiale per lo Sviluppo Sostenibile”, realizzato da Ong 2.0 e CISV, AIxIA (l’Associazione Italiana per l’Intelligenza Artificiale) e dal Dipartimento di Informatica dell’Università degli Studi di Bari Aldo Moro grazie al sostegno del Ministero degli Esteri e della Cooperazione Internazionale e di 4 aziende italiane leader nel settore; Engineering, Readytec, Exprivia e QuestIT nonché la collaborazione del Centro Nazionale delle Ricerche.

Il volume di 330 pagine parte dalla fotografia di cosa sia l’Intelligenza Artificiale (IA) oggi, al di là dei miti e degli stereotipi, per evidenziare potenzialità e rischi dell’IA in relazione alle diverse sfide globali.

 

 

 

 

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Il cuore del libro riguarda infatti la relazione tra IA e i 17  SDGs (Sustainable Development Goals) definiti dall’Agenda 2030 dell’ONU. Fame, salute, riduzione delle diseguaglianze, crisi ambientale, ecc.. tutti gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile sono affrontati analizzando il ruolo che l’IA può giocare pro e contro. Con un approccio sempre olistico, perché  gli stessi SDGs sono strettamente interconnessi tra loro e non è possibile affrontarne uno senza considerare le possibili ripercussioni su tutti gli altri  (pensiamo ad esempio la tensione tra la lotta alla fame e conservazione dell’ambiente).

L’Intelligenza Artificiale risulta uno strumento potente per questo tipo di approccio in quanto capace di affrontare problemi estremamente complessi elaborando enormi quantità di dati e variabili impossibili per l’essere umano.

Come sostiene Piero Poccianti, presidente AIxIA, uno dei principali autori del libro:

Viviamo un momento complesso. La pandemia in corso è solo una delle emergenze. Il riscaldamento globale, la sesta estinzione di massa, l’inquinamento da plastica, pesticidi e altri veleni che stiamo distribuendo nell’ambiente rappresentano sfide di sopravvivenza molto complesse da affrontare. Eppure, mai come oggi, abbiamo a disposizione strumenti e conoscenze che potrebbero aiutarci a risolvere questi problemi. Noi siamo convinti che l’Intelligenza Artificiale sia uno di questi strumenti, a patto di porci gli obiettivi giusti.

Questo è il tema centrale del libro: indirizzare l’Intelligenza Artificiale verso il benessere dell’umanità e dell’intero pianeta che ci ospita. “Se indirizziamo l’IA verso obiettivi sbagliati otterremo effetti distopici, ma se formuliamo i nostri obiettivi in modo corretto, questa disciplina potrà essere fondamentale per risolvere le difficili sfide che ci aspettano”, aggiunge Silvia Pochettino, Founder e Ceo di Ong 2.0.

Ma come farlo? Il volume presenta nella parte finale anche 10 raccomandazioni di fondo che dovrebbero essere poste alla base dello sviluppo e dell’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale. 

Un’ampia parte del volume è poi dedicata all’analisi delle strategie che i vari Paesi stanno pubblicando per indirizzare lo sviluppo della disciplina a livello locale e mondiale, con un focus sul contributo dell’IA nell’ambito della negoziazione internazionale (obiettivo n 17 degli SDGs). L’approccio olistico e multidisciplinare non è infatti sufficiente se non adottato in un contesto di cooperazione internazionale, in modo che non solo non venga tralasciato nessun obiettivo ma non venga lasciato indietro nessun Paese.

Attraverso  il dibattito sull’Intelligenza Artificiale il libro affronta i punti nodali delle sfide attuali, mettendo anche in discussione il sistema complessivo. Come  sostengono gli autori al termine dell’introduzione al volume “Veramente una specie che sta distruggendo il pianeta che la ospita, compromettendone e alterandone profondamente l’ecosistema può essere definita intelligente?”

“E’ necessario un profondo ripensamento di gran parte della cultura dominante per affrontare una sfida estremamente difficile: portare benessere a 7,6 miliardi di persone (numeri in crescita) senza distruggere la biodiversità e il resto del sistema vivente, senza il quale non siamo in grado di sopravvivere.

E’ una sfida molto complessa, per la quale abbiamo bisogno di un enorme sforzo interdisciplinare. In questo l’IA con le capacità che può portare oggi e le prospettive di evoluzione su cui la ricerca si sta concentrando, può portare un contributo prezioso con sistemi in grado di misurare i costi e i benefici delle nostre azioni, di supportare le nostre decisioni, di suggerire soluzioni innovative, di analizzare e diagnosticare situazioni complesse. L’Intelligenza Artificiale, come tutti gli strumenti potenti, ci spaventa. Ma forse dovremmo spaventarci anche di un mondo dove la nostra intelligenza appare inadeguata alle sfide che abbiamo di fronte a noi”.

 

Buone notizie e prime pagine: cosa pensano i lettori

Lo scorso 3 maggio, Ong2.0 ha partecipato alla Giornata dell’Informazione Costruttiva organizzata dal movimento Mezzopieno, pubblicando due articoli (uno qui e l’altro qui), che sposassero lo spirito dell’iniziativa, volta a promuovere un giornalismo costruttivo e positivo. In questi giorni, il movimento Mezzopieno, ha presentato una ricerca accademica sul tema “Prime pagine e buone notizie”, un’indagine condotta nell’arco di 47 giorni, su cinque testate quotidiane nazionali per rilevare l’effetto delle notizie sui lettori.
di Luca Indemini

L’Ufficio Studi Mezzopieno ha svolto un’indagine su cinque testate quotidiane nazionali per rilevare l’effetto delle notizie sui lettori.

L’analisi è stata svolta da sei persone (codificatori) appartenenti alla rete del movimento Mezzopieno (tre uomini e tre donne, con età media di 54 anni). I quotidiani analizzati sono Corriere della Sera, Repubblica, La Stampa, Avvenire e Il Fatto Quotidiano.
Il lavoro di codifica ha coperto 47 giorni (dal 21 maggio al 6 luglio). In questo arco di tempo, le prime pagine dei quotidiani sono state assegnate in maniera randomizzata a uno dei codificatori, che avevano il compito di attribuire valenza positiva, neutra o negativa ai vari titoli presenti
Al termine della ricerca, sono state analizzate 229 prime pagine e ogni codificatore ha visionato più di 400 titoli.

I risultati del report

Dal report emerge che la valenza predominante è quella negativa (40% dei titoli), seguita da quella neutra / ambivalente (37%), mentre i titoli positivi non vanno oltre il 23% del totale.

Inoltre, si può notare una notevole differenza tra le diverse testate analizzate: Avvenire detiene il record di percentuale di titoli positivi, mentre la Stampa quello dei titoli negativi.

Per quanto riguarda gli argomenti presenti sulle prime pagine domina la politica (26% dei titoli), seguita da cronaca e cultura (intesa come raggruppamento di musica, spettacolo, arte e cultura), che si attestano intorno al 17%.

Interessante incrociare l’area tematica con la valenza dei titoli. L’area cultura è quella che ha una maggior percentuale di buone notizie, mentre esteri e politica sono i campi con meno notizie positive. Le notizie negative dominano esteri, cronaca e l’area scienza, tecnologia, salute (in questo ambito pesa probabilmente l’effetto pandemia).

Il lavoro di Mezzopieno non si esaurisce qui. Si sta già lavorando a una seconda fase della ricerca, mirata ad analizzare la percezione dei giornalisti sulle informazioni, per codificare la valenza dei titoli delle notizie e per approfondire le modalità di attribuzione della valenza. Questa ricerca verrà incrociata con una serie di interviste realizzate con 100 giornalisti coinvolti negli ultimi tre anni nella campagna nazionale per la Parità di Informazione Positiva #Mezzopieno.
Obiettivo finale del lavoro è predisporre una proposta di protocollo nazionale per la buona informazione, che nasca dal lavoro congiunto di esperti della comunicazione, dell’informazione

Obiettivo di questo lavoro di ricerca è la predisposizione di una proposta di un protocollo nazionale per la buona informazione, che definisca le linee guida e parametri di classificazione condivisi per le buone notizie e per un’informazione positiva.

Il coaching per aiutare chi aiuta

Partiamo da una storia per scoprire il mondo del coaching. Da un racconto, che arriva dal mondo del non profit, della cooperazione internazionale, dove normalmente non ci sono progetti di coaching strutturati e dove il coaching non viene considerato una pratica diffusa come strumento di sviluppo.

Da questa storia nasce il progetto avviato da Ong 2.0, in stretta collaborazione con Inside Coaching School, con l’obiettivo di sviluppare gradualmente l’apprendimento e la contestualizzazione della cultura del coaching, intesa come “approccio e strumento”, funzionale a sostenere lo sviluppo delle persone nella gestione del loro ruolo.

A raccontarci questa storia è Paolo Romagnoli che da più di 20 anni si occupa di risorse umane con una specifica competenza nel settore non profit. È anche consulente, formatore e orientatore in diversi enti, in particolare del terzo settore.

 

Paolo, tra coaching e cooperazione che nesso c’è?

C’è un’evidenza nella cooperazione: lo sguardo e l’azione sono sempre stati concentrati sui progetti e sull’aiuto agli altri. Ma chi cura chi cura? Questo è il punto. Spesso gli operatori che lavorano nella cooperazione vivono un senso di abbandono e di scarsa attenzione unito ad un impegno consistente, totalizzante, rischioso e spesso al limite. Chi opera in questo contesto, sia all’estero sia in Italia, pur coprendo ruoli e incarichi di grande responsabilità e delicatezza è seguito e sostenuto solo parzialmente nel suo operare e nella crescita professionale, dando spesso per scontato le capacità e la “tenuta” nel tempo.Il coaching è una risposta tecnica e strutturata per sopperire a questa mancanza. Le forti motivazioni connesse all’identificazione con valori, cause sociali e l’impegno per gli altri, che sono sempre stati driver fondamentali di ingaggio – oggi – possono essere arricchite e rafforzate dal valore aggiunto dei percorsi di coaching.

Cosa è concretamente il coaching?

Il coaching è definibile come una partnership tra coach e coachee (così si definisce chi riceve un’azione di coaching) che, attraverso un processo creativo, stimola la riflessione, ispirandoli a massimizzare il proprio potenziale personale e professionale.

Non è psicoterapia, counseling, né consulenza o mentoring. Ha specificità interessanti che possono funzionare meglio di altri approcci nella cooperazione. Alcune delle sue caratteristiche vincenti sono azione in partnership, responsabilità e libertà di decisione del coachee, processo creativo, massimizzazione del potenziale personale e professionale, concretezza.

Consiglieresti ad un cooperante che ha dei problemi da risolvere, di rivolgersi ad un coach?

Certamente e per diversi motivi: il coaching è molto democratico non ti dice cosa devi fare, non ti da la pappa pronta, ma ti aiuta creativamente a ritrovare dentro te stesso le ragioni e gli stimoli per cambiare e migliorare. E’ molto concreto: ogni incontro finisce con una azione che il coachee sceglie e su cui si misura.

E poi è tutto proiettato nel futuro. E’ un approccio espansivo che fa ritrovare motivazioni e voglia di stare bene. In un mondo della cooperazione dove i valori, le motivazioni le energie, nonostante tutto, sono ancora ampiamente presenti, si tratta solo di farle esprimere ancora e meglio e l’approccio coaching è sicuramente un bel strumento.

Se uno decide “di provare” come può fare?

ONG 2.0 da sempre all’avanguardia nel cogliere le esigenze di una cooperazione che cambia, ha intuito questa esigenza di coaching e a breve sarà possibile con un semplice click sul sito  accedere a percorsi con coach esperti certificati. Dopo l’estate, per chi fosse interessato a imparare un approccio coaching da utilizzare nel suo lavoro e nella sua vita, potrà iscriversi ad un corso propedeutico fatto apposta per questo.

La proposta, ideata e realizzata da Ong 2.0 in stretta collaborazione con Inside Coaching School, si articola in tre offerte:
– un webinar introduttivo al coaching per il Terzo Settore e la Cooperazione Internazionale
– uno sportello di coaching, gestito da coach esperti e certificati, attivo tutto l’anno
– un seminario introduttivo al coaching ”Project Manager as a Coach nella Cooperazione Internazionale” progettato secondo logiche interattive ed esperienziali.

Paolo qual è l’ultimo consiglio che vuoi dare?

Ho avuto l’opportunità di fare un percorso e diventare coach. Ho scoperto come aiutare il coachee concretamente a traguardare il ponte verso il futuro. In partnership, con uno stile concentrato sul coachee condizioni che potenziano l’autosviluppo e aprono a nuovi insight.

Nel mio mondo, dove lavoro da anni, siamo sempre capaci, nonostante tutto, di cavarcela in situazioni complesse. Come posso dimenticare i momenti in Africa in cui abbiamo inventato dal nulla e creativamente delle soluzioni adatte ad un contesto difficile. Ricordo ad esempio quando abbiamo attivato, in periodo di carestia, attività di lavoro socialmente utile per i nostri beneficiarli dove l’emergenza era sempre stata gestita semplicemente con la consegna di sacchi di farina. In apparenza piccole cose ma che hanno fatto la differenza in termini di responsabilità e di approccio. A volte hanno addirittura cambiato e migliorato progetti. Chissà quante altre situazioni i miei amici e colleghi cooperanti potrebbero raccontare. Ma è un tesoro spesso nascosto e mi pare che si sprechi l’alto potenziale che c’è.

L’approccio coaching l’ho sentito nello stesso tempo capace di valorizzare ciò che si fa e capace di potenziare ciò che si dovrà fare a partire da ciò che si è.

Non mancano i valori e la dedizione nel mondo della cooperazione internazionale. Manca un luogo dove dirselo e dove riflettere su come mettere a frutto ciò che si sente e ciò che si è imparato trovando così nuove risposte e nuove soluzioni per il futuro.

Il coaching per me è un’arte potente e affascinante che sono sicuro darà ottimi frutti agli operatori della cooperazione.