Lo smartphone per guardare la città

Come usi il tuo cellulare?

Cosa ti piace della tua città e che cosa vorresti migliorare?

Queste le domande a cui hanno risposto i ragazzi della scuola secondaria di Rovellasca (CO), con i quali l’associazione ASPEm – Associazione Solidarietà Paesi Emergenti – di Cantù (CO) ha realizzato il workshop digitale “Migliora la tua città”.

Il laboratorio, realizzato nell’ambito del progetto Digital Transformation per lo Sviluppo Sostenibile, era aperto a gruppi eterogenei composti da alunni di diverse classi che hanno aderito volontariamente alle attività proposte.

Questa volontà di partecipazione ha trovato riscontro nell’attivazione delle ragazze e dei ragazzi che con impegno hanno seguito gli incontri dedicati all’uso consapevole dello smartphone, al fotoreportage come strumento di analisi e ricerca e all’osservazione critica della città in relazione agli obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Agenda 2030.

“Siamo andati in giro per il paese a fotografare dei paesaggi che magari non avevo mai notato nello specifico…”

La tecnica della fotografia digitale è stata approfondita e per i giovani partecipanti è diventata uno strumento per acquisire consapevolezza del proprio territorio, inteso come insieme di persone e servizi, e per diventare cittadini attivi. Il telefono cellulare ha ora qualche funzione in più e si trasforma in un oggetto con cui guardare la città, evidenziarne i dettagli e immortalarne gli elementi migliorabili. Un occhio in più sul mondo con il quale inquadrare e analizzare l’ambiente circostante.

“… poi ho scoperto che per fare foto belle si deve posizionare il soggetto non al
centro, ma in alcuni punti di forza.”

In seguito al workshop, gli alunni hanno proposto di sottoporre le loro osservazioni alla scuola e all’amministrazione comunale, con la speranza e l’impegno di rendere più accogliente e sostenibile la città in cui stanno crescendo e acquisendo consapevolezza del proprio ruolo di membro di una comunità.


L’intelligenza artificiale al servizio dell’uomo

Sempre più spesso sentiamo parlare di Intelligenza Artificiale, Machine Learning, Deep Learning, Chatbot, ma non sempre è facile capire appieno il significato e l’importanza di queste tecnologie potentissime che stanno rivoluzionando il nostro modo di lavorare e vivere

Consoft Sistemi ha realizzato questa breve guida per fare chiarezza sul loro preciso significato, comprendere quali sono i possibili ambiti di applicazione, e le conseguenze del loro utilizzo, in particolare nel sociale e nei paesi del Sud del Mondo.

“L’intelligenza artificiale al servizio dell’uomo” è il secondo di un ciclo di 4 dossier realizzati nell’ambito del progetto Digital Transformation per lo Sviluppo Sostenibile, volti ad approfondire le prospettive della trasformazione digitale nell’ottica di rispondere alle sfide evidenziate dagli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile e dall’Agenda 2030.

Il primo dossier, dedicato al significato e agli impatti della trasformazione digitale è disponibile qui.


Frontiere digitali

Uso consapevole delle ICT e cittadinanza

ORISTANO 29 maggio 2019

Osvic, in collaborazione con l’Università di Sassari e al Centro Servizi Culturali di Oristano, organizza un seminario dedicato ad approfondire le dinamiche psicologiche che ci guidano nella navigazione online al fine di promuovere una cultura della consapevolezza e della prevenzione di fenomeni e patologie collegate all’utilizzo eccessivo delle tecnologie digitali.

L’iniziativa, collocata all’interno del progetto “Digital Transformation per lo Sviluppo Sostenibile. Percorsi formativi sull’uso consapevole delle tecnologie digitali per l’Educazione alla Cittadinanza Globale”, cofinanziata dall’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo e da Compagnia di San Paolo, sarà caratterizzato da due momenti:

  • il primo di approfondimento teorico,
  • il secondo di  pratica laboratoriale.

Il seminario, della durata di un totale di 6 ore è rivolto specificamente agli studenti universitari della Sardegna, ma è aperta anche a coloro che operano con e a servizio delle giovani generazioni (docenti di Istituti di ogni ordine e grado, educatori, operatori sociali).

Nel corso del seminario verranno affrontati i seguenti argomenti

  • la Media Education;
  • le problematiche relative a un utilizzo non consapevole e sicuro di internet e delle tecnologie (sexting, uso improprio di Social Network e di Giochi online);
  • le web-dipendenze.

Le attività si terranno la mattina presso la sede Osvic, in via Goito 25 a Oristano.

Il pomeriggio presso il Centro Servizi Culturali di Oristano, via Carpaccio 9.

Relatori

Simone Gargiulo

Psicologo. Responsabile scientifico, formatore e relatore in convegni, in incontri e corsi di sensibilizzazione, in progetti di prevenzione e contrasto al bullismo, al cyberbullismo, ai pericoli del web e alle dipendenze comportamentali rivolti agli alunni di ogni ordine e grado, ai genitori, agli insegnanti e agli operatori sociali della Sardegna. Autore, in collaborazione con la Cattedra di Psicologia della Formazione dell’Università degli Studi di Cagliari, della ricerca scientifica “Le rappresentazioni sociali del bullismo veicolate dalla carta stampata” (S. Gargiulo, F. Marini, M. Agus, 2008). Autore e curatore dell’ebook “Sicuramente connessi. Opportunità e rischi di internet, dal cyberbullismo alle web-dipendenze”(2019, editoebookscuola.com) rivolto ai docenti di ogni ordine e grado con riconoscimento dal MIUR. Autore e curatore dell’ebook “Sicuramente Connessi: affrontare il cyberbullismo, la dipendenza tecnologica e i pericoli della rete”(2019, editoebookecm.it) rivolto agli educatori professionali, psicoterapeuti, neuropsichiatri infantili, psichiatri e psicologi.

Cristiano Depalmas

Laureato in Pedagogia, Psicologia e Scienza delle Formazione e dell’Educazione. È docente a contratto nel Corso di Scienze Umane e Psicopedagogiche Fondamentali presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università degli Studi di Sassari. Attualmente si occupa di minori e processi rieducativi, di Medical Education e di Media Education, con diverse pubblicazioni nazionali ed internazionali all’attivo.

Filippo Sanna

Architetto e collaboratore OSVIC.

Paola Gaidano

Responsabile Programmi Italia OSVIC.

L’Educazione un obiettivo trasversale a tutti gli SDGs

L’educazione può essere considerata il vero motore dello sviluppo. È in grado di innescare un cambiamento positivo nella vita del singolo individuo, della sua comunità e più in generale del mondo.

di Viviana Brun

All’educazione è stato dedicato il 4 Obiettivo di Sviluppo: “Fornire un’educazione di qualità, equa ed inclusiva, e opportunità di apprendimento per tutti“. Questo obiettivo però non è un obiettivo come tutti gli altri. L’educazione contribuisce in maniera decisiva allo sviluppo sostenibile ed è la precondizione per il raggiungimento di tutti gli altri 17 obiettivi, non ne è solamente parte integrante.

Senza un buon livello d’istruzione, infatti, non è pensabile che si sviluppi un’attenzione verso tematiche come quelle ambientali o legate al genere, che si possano avviare efficacemente processi per ridurre la povertà o per migliorare la salute e l’accesso alle cure sanitarie.

Rispetto agli altri Obiettivi di Sviluppo Sostenibile,

l’educazione non è un obiettivo di per sé,

è uno strumento per raggiungere gli altri obiettivi.

Janine Händel

Per rendere ancora più visibile questo aspetto, il Financial Times in collaborazione con Credit Suisse hanno creato questa infografica animata, evidenziando la centralità di questo obiettivo e la sua relazione con tutti gli altri.

Clicca sulla mappa per interagire con l’infografica.

Source: The value of knowledge

Il viaggio di Boye

“Fame, pericoli, stanchezza.

La fatica di affrontare un duro viaggio lontano dalla famiglia senza una precisa meta.

L’ importante è andare via.

La speranza di raggiungere un posto migliore, di riuscire a costruirsi un futuro altrove.

Il coraggio di affrontare il mare e la tempesta.

Arrivare in Italia e dover fare i conti con gli stereotipi della gente e con la poca organizzazione dei centri di accoglienza.

Boye però avrà poi la fortuna di incontrare Leo, che, lontano da ogni pregiudizio, gli darà la possibilità di vivere con lui e la sua famiglia, pronta a dargli fiducia.

Felicità, vita.”


Si presenta così il lavoro collettivo della classe 4° G di Scienze Umane dell’I.I.S. Curie Vittorini di Grugliasco (Torino), un sito web che racconta la storia di Boye un giovane ragazzo arrivato in Italia dalla Guinea Conakry che ha dovuto affrontare un viaggio lungo e fatto di tante tappe dolorose e difficili prima di arrivare in Italia.

Esplorando le tappe del suo viaggio si può scoprire la sua storia.

Il sito è frutto del percorso laboratoriale Obiettivi di sviluppo sostenibile e migrazioni promosso dal Coordinamento Comuni per la Pace – Co.Co.Pa. nell’ambito del progetto Digital Transformation per lo sviluppo sostenibile.

Gli strumenti digitali e del web sono sembrati i più adatti a ospitare e a diffondere tutti i materiali realizzati dalle studentesse durante il percorso.

Il sito web, che nel corso dei prossimi mesi verrà popolato di nuovi contenuti, è stato pensato dalle 4°G come strumento utile a diffondere la storia di Boye nelle altre classi e tra i propri coetanei.

Per la classe confrontarsi con la storia di Boye è stato un modo per capire cosa vuol dire migrare, andare oltre i numeri e calarsi nell’esperienza di un loro coetaneo. Tante sono le ragioni per cui si è costretti o per cui si vuole lasciare la propria casa, il viaggio è troppo spesso crudele, l’accoglienza in Italia e in Europa lontana dalle aspettative di chi finalmente crede di essere arrivato nel luogo dove ricostruire la propria vita. La solidarietà e la conoscenza reciproca però possono fare una grande differenza.



Theory of change: progettare il cambiamento

Quando parliamo di terzo settore e di cooperazione internazionale allo sviluppo, la nostra testa ragiona in termini di progetti: di risorse, di attività, infine di obiettivi. I progetti – tra le altre – devono seguire le regole e le linee guida dei donatori. Sempre più spesso, questi ultimi pongono l’accento sull’impatto e sul cambiamento che il progetto che finanziano produrrà nel contesto in cui è realizzato. Questo significa che non basta la progettazione fatta con le migliori intenzioni (ammesso e non concesso che questa fosse sufficiente anche nel passato), ma che i progetti devono dimostrare sempre di più la propria solidità ed efficacia.

Simone Castello e Chiara Maria Lévêque, esperti di Teoria del cambiamento e valutazione, e docenti del corso di formazione Theory of change e valutazione d’impatto, ci hanno parlato di come il terzo settore e la cooperazione internazionale allo sviluppo possono integrare nella propria azione nuovi strumenti di progettazione e valutazione, per aumentare la propria possibilità di efficacia e far fronte alle crescenti richieste dei finanziatori.

Chi è e cosa fa un consulente in Teoria del cambiamento (ToC)?

Iniziamo col dire che il loro lavoro è quello di philanthropy advisor, professione che in Italia sembra piuttosto nuova. Chiara Lévêque (Senior Account Executive di Aragorn) e Simone Castello (Senior Consultant di Albacast, Segretario Generale di Fondazione Mazzola), attraverso il proprio lavoro, hanno contribuito a traghettare ed applicare i concetti di ToC e valutazione dell’impatto nel contesto del non-profit, favorendone un consolidamento e una implementazione man mano più estesa.

L’obiettivo di questa professione è quello di migliorare le metodologie con le quali le non profit si rapportano con i propri finanziatori. Il compito di un consulente è quindi quello di mettere in comunicazione questi due mondi.

“Rispetto ad altri consulenti noi lavoriamo con due target: non-profit e funders. Cerchiamo di capire e di rispondere sia alle esigenze di chi il progetto deve implementarlo, sia a quelle di chi invece deve finanziarlo.”

Ma cos’è la Theory of change nello specifico?

La Teoria del cambiamento non è una novità, ma negli ultimi anni è cresciuto il livello di interesse intorno ad essa. Si tratta di un approccio alla progettazione e alla programmazione che attraverso un processo rigoroso e partecipativo identifica l’obiettivo di impatto che vogliamo generare, come questo cambiamento dovrebbe avvenire e perché è verosimile che si realizzi, evidenziando le evidenze alla base della “teoria” alla luce del contesto e della complessità in cui l’intervento verrà realizzato.

La grossa distinzione dalla progettazione tradizionale è la modalità con cui si procede. Il cammino si fa a ritroso, partendo dall’impatto e ragionando sulle precondizioni necessarie affinché questo si verifichi, precondizioni che dovranno essere prodotte attraverso le azioni progettuali. Non partiamo dalle attività, ma dai cambiamenti che dobbiamo generare per evidenziare necessità, bisogni – e possibili barriere che potrebbero frapporsi.

[…] non appiattendo la strategia sulle azioni, ma mappando i bisogni ai quali il progetto deve rispondere.

Un buon processo di Teoria del cambiamento è in grado non solo di far emergere le criticità di un progetto, ma anche quelle interne all’organizzazione che lo ha redatto. Come sottolineano Simone e Chiara, spesso gli errori progettuali sono un riflesso delle criticità presenti all’interno dell’organizzazione che lo ha scritto. Mappare lo stato dell’arte tramite l’uso della Teoria del cambiamento, primo e imprescindibile passaggio, può essere un buon modo per farle emergere.

Vala la pena sottolinea la sempre più forte richiesta di valutazione di impatto: purtroppo – o per fortuna – non è possibile valutare l’impatto di un intervento se non è chiara la ToC progettuale: quindi, volenti o nolenti, vale la pena fare i conti con questo strumento che, in ogni caso, è sempre più frequentemente richiesto dai finanziatori (fondazioni, imprese, enti governativi) in fase di presentazione delle application.

Applicazioni pratiche

I docenti ci portano un esempio interessante, riguardante un progetto per l’inserimento lavorativo dei Neet. In estrema sintesi, il progetto prevedeva che i tutor contattassero aziende per l’avvio di tirocini di giovani Neet. Durante il processo di ToC, durato un paio di mesi e che ha coinvolto sia l’organizzazione capofila che i suoi principali stakeholder, sono emerse diverse criticità che hanno portato a una solida riprogettazione. In primo luogo, i partner implementatori del progetto non avevano alcuna esperienza nella costruzione e gestione di relazioni con le aziende. Inoltre, era stato dato per scontato che i giovani beneficiari dovessero sviluppare competenze “hard” in ambiti complessi, quali IT, marketing, ecc. Purtroppo, questi ragazzi in realtà mostravano un deficit delle competenze più basilari che rendeva impossibile l’ambizioso obiettivo progettuale; inoltre, ragionando con enti formatori specializzati nell’avvio di tirocini lavorativi, si è riscontrata la necessità di competenze relazionali basilari (soft skills) – quali la capacità di scrivere un cv, le buone abitudini in sede di colloquio, la consapevolezza delle norme quotidiane in contesti lavorativi (es. puntualità), ecc. Queste erano le aree su cui lavorare per far sì che un ente formatore potesse collocare i ragazzi. A causa di una rilevazione superficiale delle competenze in-house, delle abilità dei ragazzi e delle necessità delle aziende (in sostanza, in mancanza di una solida consultazione e comprensione del contesto e degli stakeholder, e quindi delle precondizioni necessarie per raggiungere l’impatto desiderato), l’impostazione progettuale si era dimostrata inadeguata per il raggiungimento degli obiettivi.

Gli stakeholder

L’importanza del relazionarsi con loro è il caposaldo della Teoria del cambiamento. Tuttavia vi sono tre livelli su cui dobbiamo intervenire.

  • Il primo è rappresentato dai beneficiari del progetto. L’ottica partecipativa è fondamentale per capire quali siano i loro bisogni: non solo in un’ottica di ownership, trend in aumento che vede i “beneficiari” non come semplici recipienti ma come stakeholder attivi. Ma anche perché possono aiutarci a capire ostacoli che altrimenti non vedremmo ragionando nella tradizionale ottica lineare (attività  risultati) che spesso comporta la progettazione dall’alto e “a tavolino”. Come si è detto prima parlando di Neet, le loro esigenze erano diverse da quelle immaginate dai progettisti.
  • Il secondo livello è quello delle risorse interne. Se non si dialoga coi partner, non si può sapere se questi siano sulla stessa lunghezza d’onda e se potranno/vorranno fornire un vero valore aggiunto all’iniziativa. E così anche chi dovrebbe remare nella stessa direzione rischia di creare effetti distorsivi più che positivi.
  • L’ultimo livello è rappresentato dai finanziatori. Riuscire a coinvolgere i funders in parte del processo di ToC può dimostrarsi un’ottima occasione per rafforzare la relazione. Da un lato, se il processo viene ben gestito, i finanziatori apprezzeranno il coinvolgimento e la trasparenza dell’organizzazione, pronta a sedersi a un tavolo per discutere – in modalità di partner – obiettivi e difficoltà. Dall’altro, questo comporta anche una responsabilizzazione del finanziatore che non si pone più come soggetto totalmente esterno al progetto, ma diviene parte attiva del processo di sviluppo e, per questo motivo, dimostra di credere nell’iniziativa e di sposarne l’impostazione.

Il corso “Theory of Change e valutazione d’impatto”

Coerentemente con quanto appena detto, Simone Castello e Chiara Lévêque hanno preparato un corso diviso in blocchi, in maniera da affrontare correttamente la materia. I blocchi saranno fondamentalmente tre.I

Il primo argomento di grande importanza è quello relativo all’erogazione dei fondi, o meglio agli enti finanziatori e al loro rapporto con le non-profit. Il modo con il quale questi due attori interagiscono è cambiato nel tempo. In generale, si sottolineerà quali sono le modalità che sempre più indirizzano le scelte dei donatori sui progetti da finanziare.

Il secondo blocco invece verterà su argomenti legati in maniera più stretta alla Teoria del Cambiamento, e quindi alla necessità di una valutazione di impatto per conoscere se dalla teoria si è passati effettivamente alla pratica.

In ultimo, verranno presentati diversi metodi per la valutazione dell’impatto, con focus su quelli più rigoroso e utilizzati nel settore non-profit e della cooperazione.

Consulta il programma del corso “Theory of Change e valutazione d’impatto” in partenza il prossimo 16 maggio.

Teoria_del_cambiamento
Photocredits: Gerd Altmann, Pixabay

Vivere nel digitale, una guida per comprendere le logiche della trasformazione digitale

Sentiamo ormai quotidianamente il termine “digitalizzazione”, ma che cosa significa davvero e quali impatti ha sulla nostra vita? LabNET – School of Management ha realizzato una guida breve ed agile per orientarsi attraverso gli impatti e le opportunità offerte dal digitale.

Vivere nel digitale” è il primo di un ciclo di 4 dossier realizzati nell’ambito del progetto Digital Transformation per lo Sviluppo Sostenibile, volti ad approfondire le prospettive della trasformazione digitale nell’ottica di rispondere alle sfide evidenziate dagli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile e dall’Agenda 2030.

Questa breve guida nello specifico intende proporre alcuni spunti sugli impatti della rivoluzione digitale in corso e sulle conseguenze che questa ha sull’insieme di conoscenze e capacità che dovremmo acquisire e possedere, anche in termini di consapevolezze, sensibilità, attenzioni.

L’impatto fondamentale della trasformazione digitale sui sistemi educativi e formativi, infatti, non sarà tanto quello legato alla preparazione delle nuove figure professionali, quanto quello legato alla necessità di conferire a masse enormi di persone, si parla di 400-500 milioni ma alcuni parlano di 1,2 miliardi di persone, (Fonte McKinsey Global Institute, Maggio 2017) nuove competenze che si innestano su quelli esistenti: in grande misura quindi si farà lo stesso lavoro di prima ma con modalità e logiche profondamente diverse.

Comprendere la natura e le logiche delle tecnologie digitali è di conseguenza essenziale non solo come lavoratori ma anche come cittadini e potrà segnare il confine fra chi manterrà il passo e chi verrà tagliato fuori.

Imprenditoria giovanile e innovazione digitale in Africa

Venerdì 22 marzo a Torino, un evento dedicato alle nuove frontiere della cooperazione allo sviluppo per promuovere le filiere locali.

Da qualche anno a questa parte, si assiste allo sviluppo di numerosi progetti imprenditoriali di giovani africani basati sull’impiego del digitale nel settore agricolo, che cercano di risolvere delle problematiche locali che affliggono i contadini con delle tecnologie a basso costo e open source, facilitando l’accesso all’informazione per i contadini e gli attori che vivono nelle zone rurali e creando nuovi posti di lavoro per i giovani. Piattaforme e-commerce per promuovere i prodotti del territorio, applicazioni SMS per informare gli agricoltori sul prezzo dei prodotti agricoli sul mercato,  oggetti connessi (IoT – Internet of Things) per irrigare il campo a distanza, sono solo alcune delle molteplici soluzioni sviluppate da startup africane che vedono i giovani in prima fila per risolvere quelle problematiche che affliggono i coltivatori e per valorizzare i prodotti nutritivi del territorio. Diverse azioni di cooperazione allo sviluppo internazionale investono sempre di più nel supporto di realtà imprenditoriali locali e accompagnano la creazione di nuove imprese e di partenariati strategici che permettono di garantire una sostenibilità di queste iniziative, andando oltre la durata di un singolo progetto e valorizzando la conoscenza profonda del contesto locale da parte degli innovatori africani.

L’appuntamento per approfondire questi temi è venerdì 22 marzo, dalle ore 16 alle ore 18, presso l’aula D5 del Campus Einaudi dell’Università di Torino.

Interverranno:

  • Awa Caba, imprenditrice senegalese, co-fondatrice di Sooretul
  • Elisabetta Demartis, co-fondatrice di Enjoy Agriculture, piattaforma digitale  per promuovere l’agriturismo in Africa
  • John Kariuki, vicepresidente della Fondazione Slow Food per la Biodiversità

Seminario “Frontiere Digitali”

Il 18 marzo 2019, si terrà presso l’Aula SEGNI del polo didattico di Giurisprudenza dell’Università di Sassari, il seminario “Frontiere digitali”. Nel corso dell’evento si approfondirà il tema di come le ICT possono cambiare il futuro dell’agricoltura e orientare le dinamiche progettuali nella cooperazione internazionale.

Il seminario si svilupperà attorno a due focus.

 Il primo riguardante l’innovazione digitale in agricoltura. Essa sembra assumere sempre di più una duplice valenza. E’ un fattore di accelerazione e di sostegno per la competitività della filiera, ma deve relazionarsi  anche con una più vasta ed importante responsabilità sociale sui temi della sostenibilità, della gestione e del governo del territorio, della qualità della vita, dell’attenzione e della cura nei confronti delle comunità.

La Trasformazione Digitale infatti,  entrata  ormai in tutti i settori della quotidianità, è elemento centrale anche nei settori agricolo e agroalimentare, ponendoci degli interrogativi relativamente alla grande questione del miglioramento della qualità e dell’efficienza della produzione agricola e al  rispetto dell’ambiente.

Il secondo focus abbraccia invece con uno sguardo più ampio il tema delle ICT nelle dinamiche progettuali della cooperazione internazionale. Con esempi e buone pratiche realizzate in Kenya, grazie alla progettualità della Ong Osvic e di eGnosis, spin off della Università di Sassari.Il seminario si svilupperà pertanto in un percorso che prevede una fase di presentazione della iniziativa, animata dal Prof. Maurizio Mulas dell’Università di Sassari dipartimento di Agraria e dalla dott.ssa Paola Gaidano Responsabile Programmi Italia Osvic. Seguiranno gli interventi del Prof. Ledda e del Prof. Sanna.

L’attività è realizzata nell’ambito del progetto “Digital Transformation per lo Sviluppo Sostenibile. Percorsi formativi sull’uso consapevole delle tecnologie digitali per l’Educazione alla Cittadinanza Globale” AID 011487.

In particolare, questa iniziativa si colloca all’interno di un percorso seminariale che l’Osvic propone in collaborazione con l’Università di Sassari e che si concluderà nell’Ottobre del 2019.

Open Days dell’Innovazione 2019

Due giorni di idee, innovazione, tecnologie e networking per la cooperazione allo sviluppo e per il sociale.

Dopo il successo dell’edizione 2017, il 6 e 7 marzo tornano gli Open Days dell’Innovazione. L’evento di networking e formazione dedicato al Terzo Settore sbarca a Torino, a Off Topic in via Pallavicino 35, con due giornate sul tema dell’innovazione tecnologica applicata alla cooperazione internazionale e al sociale.

La giornata del 6 marzo sarà caratterizzata da una sessione plenaria con speaker internazionali più tre tavoli tematici dedicati ai temi ICT for education, agritech e health and tech. Mentre, giovedì 7 marzo sarà interamente dedicato a workshop di formazione gratuita su data, mapping, Internet of thing and project management.

Il programma completo è disponibile sul sito dell’evento www.opendaysinnovazione.it.

Per partecipare è necessario iscriversi qui.

L’evento Open Days dell’Innovazione è ideato e promosso da Fondazione Cariplo e Compagnia di San Paolo nell’ambito del programma Innovazione per lo sviluppo, in partnership con TechSoup Italia.

L’edizione 2019 è realizzata in collaborazione con il progetto “Digital Transformation per lo Sviluppo Sostenibile. Percorsi formativi sull’uso consapevole delle tecnologie digitali per l’Educazione alla Cittadinanza Globale” (AID 011487) promosso da CISV e cofinanziato dall’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo, con il supporto di Compagnia di San Paolo.

Vieni a trovarci agli Open Days

Ong2.0 è parte del network di Innovazione per lo Sviluppo, oltre che capofila, insieme a CISV, del progetto “Digital Transformation per lo Sviluppo Sostenibile“: agli Open Days dell’Innovazione, non potevamo proprio mancare!

Tra gli speaker internazionali che interverranno durante la plenaria del 6 marzo, ci sarà Josh Harvey, docente del Master “ICT for Development and Social Good con un intervento dal titolo “General Relativity, Quantum Mechanics and the Hard Thing about Social innovation”.

Nel pomeriggio di mercoledì, saremo i coordinatori del tavolo di co-design “ICT for Education in Development“. Con il supporto di ospiti nazionali e internazionali, approfondiremo il tema dell’innovazione nell’educazione. Cercheremo di capire come e se le tecnologie digitali e una più stretta collaborazione tra attori sociali e innovatori, possano facilitare il raggiungimento del 4° Obiettivo di Sviluppo Sostenibile “un’educazione di qualità, equa e inclusiva, e opportunità di apprendimento per tutti”.

Scopri di più sui contenuti del tavolo qui: #ODI2019 tavoli di co-design

Giovedì 7 marzo, ti proponiamo una formazione sul mapping nella cooperazione internazionale con un workshop dal titolo “Uso delle mappe nella cooperazione allo sviluppo” tenuto da Giuliano Ramat, esperto di GIS e docente di Ong2.0.

Scopri di più sui contenuti del workshop: #ODI2019 workshop formativi

Se vuoi incontrarci e scambiare idee con noi, oltre a questi appuntamenti, nel corso delle due giornate ci saranno alcuni momenti dedicati al networking.