13 dicembre – ore 18.30 | Digital Open Badge – Strumento di Attestazione di Competenze

Cosa sono davvero i Digital Open Badge, come funzionano e perché saranno sempre più importanti nel futuro?
L’obiettivo dell’incontro live online di martedì 13 dicembre, è presentare e mettere in evidenza il valore d’uso del Digital Open Badge, capire cosa contiene, a cosa serve e come aumentarne la spendibilità, integrandolo nel proprio curriculum o usandolo in fase di colloquio.

Impactskills oggi e Ong 2.0 prima, sono stati tra i primi enti ad emettere i Digital Open Badge al termine dei percorsi formativi con la SAA School of Management dell’Università degli Studi di Torino!

Relatore dell’incontro

Marcello Bogetti, Direttore di LabNET, Laboratorio di Network Analysis applicata, della School of Management della Università Torino. È docente e progettista al Master di secondo livello “Organizzazione e gestione delle Risorse Umane” dell’Università di Torino ed è membro del comitato scientifico del Master di alto apprendistato in “Internazionalizzazione dei processi aziendali”. È membro del Comitato Scientifico del Centro di Innovazione e Sperimentazione dell’USR Piemonte del MIUR.

L’incontro è gratuito, ma è riservato agli iscritti alla community di Impactskills. Scegli il tema: Lavorare nella Cooperazione Internazionale, Comunicazione Sociale e Fundraising, Tech for Good e iscriviti alla Community! L’iscrizione è gratuita e, oltre alla partecipazione all’evento, ti permette di entrare all’interno di una rete di operatori del settore e/o appassionati del tema con cui scambiare informazioni ed esperienze.

Comunicazione sociale tra responsabilità e professionalità

Ancora bambini con le pance gonfie, attività sociali percepite come buonismo tappabuchi, gli appelli alla solidarietà sociale compaiono sui media prevalentemente in casi di emergenza o in occasione di maratone televisive o appelli di personalità mediatiche. Eppure il non profit è oggi in Italia un settore strategico per comprendere i bisogni sociali e costruire una convivenza civile, giorno per giorno. 

Secondo i dati Istat in 10 anni il numero dei lavoratori del Non Profit è passato da 488.523 a 861.919 (il 6,9% rispetto ai lavoratori delle imprese) con un incremento del 76%, senza contare gli italiani che partecipano ad attività associative in forma volontaria e gratuita. Si tratta di una parte significativa e importante dell’economia del nostro paese.

La comunicazione sociale ha bisogno di affermarsi sempre di più con spazi di dignità e professionalità. 

Ma quali sono i principi etici, gli strumenti e le strategie vincenti della comunicazione sociale? A cosa bisogna fare attenzione per non cadere nel pietismo o nel sensazionalismo ma allo stesso tempo coinvolgere? Perché alcune campagne decollano e altre no?

Per rispondere a queste domande e contribuire a potenziare le capacità comunicative del Terzo Settore riparte il percorso formativo No profit Si social, comunicazione digitale integrata per il terzo settore”, ideato e realizzato da Impactskills e Idea Comunicazione, con il patrocinio dell’Associazione Ong Italiane (AOI) e FOCSIV. Dopo una prima edizione di successo, il percorso si arricchisce di nuovi docenti, laboratori pratico applicativi, esercitazioni mirate e simulazioni immersive.

Sul sito di Impactskills tutte le informazioni

 

L’approccio di genere è una “cosa da donne”?

Donne e uomini non sono uguali. È una banalità? No, se si vuole lavorare seriamente nei processi di sviluppo.

L’approccio di genere non è fare progetti per le donne, non è una disciplina e non è un ambito di intervento come tanti altri nella cooperazione internazionale. L’approccio di genere è un approccio trasversale a tutti gli ambiti, perché si tratta di un modo di guardare le cose.

Questa è la premessa da cui parte lunedì 28 novembre il nostro corso di formazione in diretta online “Approccio di genere nella cooperazione internazionale” tenuto da Luisa Del Turco. Si tratta, in concreto, di conoscere una serie di strumenti che permettono di analizzare ogni attività ponendo attenzione continua alle differenze, alle attitudini e alle competenze di uomini e donne.

Per info e iscrizioni: https://impactskills.it/corso/approccio-di-genere-nella-cooperazione-internazionale-2022/

La comunicazione social(e) – open lesson 24 novembre

Multidisciplinare, educativa, persuasiva: la comunicazione sociale deve informare, educare e sensibilizzare ma anche persuadere, cioè fare leva sulle emozioni ed attivare la facoltà dell’empatia per indurre le persone a compiere azioni che normalmente non compierebbero.

Ma quali sono i principi etici, gli strumenti e le strategie vincenti della comunicazione sociale? A cosa bisogna fare attenzione per non cadere nel pietismo o nel sensazionalismo ma allo stesso tempo coinvolgere? Perché alcune campagne decollano e altre no?

Ne parliamo il 24 novembre alle ore 18 nella open lesson online “La comunicazione social(e)” con Marzia Masiello, consigliera AOI e responsabile coordinamento e relazioni istituzionali di AiBi; Nino Santomartino, vicepresidente Focsiv; Emanuele Rossini, Digital Area Coordinator di Emergency, realtà tutte italiane che promuovono una cultura di pace, solidarietà e rispetto dei diritti umani, esemplari per le strategie di comunicazione adottate.

L’incontro sarà anche l’occasione per presentare la seconda edizione del nostro percorso formativo “No Profit Sì Social – diventa comunicatore sociale” organizzato in collaborazione con IdeaComunicazione, per apprendere tutte le metodologie e le modalità necessarie per impostare e gestire una strategia di comunicazione integrata a 360 gradi per un ente non profit. Porteranno la loro testimonianza anche ex studenti ed è previsto ampio spazio Q&A.

Tutte ler info su Impactskills

17 novembre – ore 18.30 | Come trasformare il tuo progetto, o la tua non profit, in un’organizzazione sostenibile?

Hai un’idea di attività ma non sai come metterla in atto? Hai da poco avviato un’associazione, un ente o una start up e hai bisogno di consigli per sviluppare la tua impresa? Tra gli elementi da non sottovalutare ci sono l’analisi delle prospettive delle iniziative a contenuto economico, personali e associative. Ma anche la valutazione degli scenari e l’analisi delle logiche di controllo dei costi e di misurazione della sostenibilità nel tempo. Oltre all’assessment delle competenze e delle risorse necessarie per il conseguimento delle finalità progettuali e istituzionali e alla progettazione di un piano di condivisione e di accompagnamento.

Marino Bertucci vi spiegherà come mettere le gambe alle idee in modo organizzato, sostenibile e duraturo.

Durante l’evento, sarà possibile porre domande in chat o fare interventi a voce per scambiare esperienze, a fini di condivisione e arricchimento collettivo.

A seguire, networking di approfondimento a piccoli gruppi. 

Scopri di più su Impactskills!

L’evento è riservato agli iscritti alla Community ImpactSkills

Scegli il tema: Lavorare nella Cooperazione Internazionale, Comunicazione Sociale e Fundraising, Tech for Good e iscriviti alla Community! L’iscrizione è gratuita e, oltre alla partecipazione all’evento, ti permette di entrare all’interno di una rete di operatori del settore e/o appassionati del tema con cui scambiare informazioni ed esperienze. 

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Bilan: il primo media al femminile della Somalia

Si chiama “Bilan”, che in lingua somala significa “luminoso”, la prima casa di produzione mediatica della Somalia formata da sole giornaliste. Si tratta di un progetto pionieristico finanziato dal Programma di sviluppo delle Nazioni Unite (UNDP).

Leggi l’articolo su ImpactSkills

Nasce ImpactSkills, il nuovo spazio digitale per lavorare nel sociale

Dopo oltre 10 anni di lavoro congiunto tra ong ed enti dell’innovazione tecnologica per supportare l’uso delle tecnologie digitali nella cooperazione allo sviluppo, 102 percorsi formativi realizzati, oltre 7 mila persone coinvolte in 54 paesi, Ong 2.0 è entusiasta di presentare oggi la sua nuova avventura: ImpactSkills , il nuovo spazio digitale appena nato per acquisire competenze, incontrarsi, progettare e lavorare nel Terzo Settore e nella Cooperazione Internazionale in Italia.

di Silvia Pochettino  

Stiamo uscendo – speriamo – da due anni di pandemia in cui vivere lo spazio digitale è diventato la normalità, forzata, di tutti. E’ stata molto dura perché ci ha obbligato a un cambiamento radicale, repentino e spesso totalizzante del nostro modo di vivere impedendoci di mantenere quell’equilibrio tra vita online e offline che è assolutamente necessario per il benessere fisico e psicologico.

Tuttavia ha permesso a molte categorie di persone, enti e istituzioni, prima ampiamente avulse dal digitale, di imparare rapidamente l’uso di molti strumenti e soprattutto di acquisire la consapevolezza che si possono fare moltissime più cose online che guardare i social e che, in alcuni casi, questo è estremamente conveniente. Noi come Ong 2.0 l’avevamo intuito oltre 10 anni fa, quando abbiamo iniziato a realizzare i primi webinar collegando persone da tutte le parti del mondo, in anni in cui la stessa parola webinar era misteriosa e sconosciuta nel mondo non profit.

Il processo di evoluzione è stato lento. Fino all’arrivo della pandemia. Con il Covid in pochi mesi l’Italia, come quasi tutto il mondo, ha fatto un balzo tecnologico che avrebbe richiesto ancora parecchi anni. Nel bene e nel male.

E’ per questo che anche noi come Ong 2.0 abbiamo sentito il bisogno di ripensarci e fare dei passi avanti creando uno spazio digitale più articolato e performante al servizio del lavoro sociale, ma volutamente in controtendenza con l’automatizzazione che molta digitalizzazione porta con sé.  Abbiamo voluto creare uno spazio che pur essendo totalmente digitale recuperi in modo molto forte la relazione umana, di cui abbiamo sentito tanto la mancanza in questi due anni.

Prima di tutto siamo persone.

E ImpactSkills è un luogo di incontro tra persone (che ormai sanno che possono relazionarsi in modo autentico anche attraverso il web) dove  chi vuole inserirsi nel mondo sociale o è già un operatore ma vuole rinnovare le sue skills e ampliare i suoi contatti, può avere colloqui individuali face to face, essere seguito da un mentor o da un coach, partecipare a percorsi formativi live online dove si ricreano le dinamiche di aula fisica, mettersi in gioco nei weblab, laboratori  applicativi e pratici per la produzione di risultati concreti subito. Oppure può partecipare alle  community tematiche di social learning, scambio e co-progettazione. O, meglio ancora, può fare tutte queste cose insieme 🙂

 

Insomma un campus virtuale per l’impegno sociale dove speriamo nasceranno anche nuove relazioni, progetti e idee. Siamo solo all’inizio, è evidente, e la direzione si rinforzerà con la partecipazione delle persone e le idee che loro stessi porteranno. Sappiamo però anche che la tecnologia continua a evolvere velocissima e questo ci permetterà a breve di implementare nuove funzionalità e fare cose che forse oggi neanche ancora immaginiamo.

In questo momento la nostra rete di esperti è la nostra forza: persone altamente qualificate, con una lunga esperienza alle spalle, che hanno fatto dell’impegno sociale la loro scelta di vita e la loro professione. Esperti di tecnologie digitali, progettazione, comunicazione e fundraising, mentoring e coaching e molto altro. Abbiamo avviato partnership con numerose associazioni, ong di cooperazione internazionale e startup a impatto sociale in cui è possibile realizzare tirocini e stage, per iniziare o per mettere a frutto le competenze acquisite.

In breve con Impactskills vogliamo vivere lo spazio digitale al meglio, aiutare i giovani a entrare negli enti sociali e dare il nostro piccolo contributo per far crescere un terzo settore professionale, smart e sempre più efficace.    

Gli enti fondatori di Impactskills rappresentano tutta l’Italia: ACCRI Trento e Trieste, CELIM Milano, CISV Torino, COPE Catania, CVCS Gorizia, Informatici senza frontiere Treviso, LVIA Cuneo e Torino, Progettomondo Verona, Social Innovation Teams Milano. I soci fondatori sono Silvia Pochettino, giornalista e formatrice; Paolo Landoni, professore al Politecnico di Torino; Rosa Maria Manrique, project manager. Gli enti partner: Aspem (Cantù), Amici dei Popoli (Bologna e Padova), Comi (Roma). Gli enti con cui già si collabora per la realizzazione di iniziative e prodotti: Cospe (Firenze), Gnucoop (Milano), Coaching Inside School (Milano), Idea Comunicazione (Roma), SAA- School of Management (Torino),  TechSoup, Università di Torino

iCut, un’app per contrastare le mutilazioni genitali femminili

Il prossimo 18 novembre, tra i sei attivisti selezionati per partecipare al Young Activist Summit 2021, dal titolo “New Generation, new solutions”, ci sarà anche la ventunenne keniota Stacy Dina Adhiambo Owino. La prestigiosa platea sarà l’occasione per tornare a parlare di iCut, l’app sviluppata assieme ad altre quattro amiche note come “The Restorers” che fornisce assistenza alle ragazze a rischio di MGF (Mutilazioni genitali femminili).
di Luca Indemini

Nel 2017, le keniote Ivy Akinyi, Macrine Akinyi, Cynthia Awuor, Stacy Adhiambo e Purity Christine hanno avuto l’opportunità di creare iCut grazie al progetto Technovation. L’app ideata dalle cinque studentesse keniane, di età compresa tra i 15 e i 17 anni, si propone di aiutare le ragazze colpite da mutilazione genitale femminile. Nonostante la pratica sia stata dichiarata illegale in Kenya nel 2011, secondo l’Unicef, una ragazza su cinque si deve ancora sottoporre a questa dolorosa e inutile tradizione.

Come funziona l’app

L’app consente alle ragazze che stanno affrontando un’imminente MGF di allertare le autorità facendo clic su un pulsante di soccorso sul proprio telefono cellulare.

L’interfaccia è molto semplice, ci sono sei pulsanti, che permettono di accedere ad altrettante aree di supporto: aiuto, salvataggio, report, informazioni, donazione e feedback. In questo modo le ragazze possono entrare rapidamente in contatto con centri specializzati, richiedere aiuto immediato oppure ottenere assistenza legale e medica, a coloro che hanno subito la dolorosa pratica.

Lo sviluppo di iCut

«In un primo momento, Stacy e io avevamo deciso di si sviluppare un’app legata al riciclo della plastica – ha raccontato Cintya al sito Love Our Girls –. In seguito, abbiamo cambiato idea e ci siamo uniti a Purity, che stava lavorando da sola a un progetto per affrontare il problema delle Mutilazioni genitali femminili». L’idea di Purity era nata quando una compagna di scuola aveva dovuto abbandonare gli studi, dopo aver subito la MGF ed essere stata obbligata a sposarsi.
In seguito, si sono aggiunte Ivy e Macrine e il gruppo ha deciso di chiamarsi The Restorers, le restauratrici, perché l’obiettivo è quello di «restituire la speranza alle ragazze senza speranza».
Nel 2019 le cinque studentesse, dopo essere state nominate per il premio Sacharov del Parlamento Europeo, istituito per premiare organizzazioni che si distinguono per la difesa dei diritti umani e delle libertà fondamentali nel modo, sono infine state selezionate per il premio finale.
In attesa di partecipare al Young Activist Summit 2021, Stacy Dina Adhiambo Owino è stata eletta tra i 25 membri dello Youth Sounding Board for International Partnership, uno spazio che permette ai giovani di esercitare un’influenza esterna sull’Unione Europa attraverso i suoi partenariati internazionali.

Il futuro di iCut

L’app iCut, al momento, è in fase di revisione annuale e a breve sarà nuovamente disponibile sul Google Playstore, per dispositivi Android. Come ci hanno raccontato le Restorers, «Prima della pandemia, abbiamo realizzato un paio di programmi di sensibilizzazione della comunità sul tema delle MGF, occasioni in cui abbiamo anche presentato l’app nelle aree maggiormente soggette al problema. Inoltre, abbiamo sviluppato una rete con i centri di soccorso locali e le reti di donne, come la rete di donne Komesi in Kenya, con cui stiamo lavorando per una distribuzione capillare delle informazioni relative all’app».
Inoltre, sono in previsione degli interventi per migliorare l’app e rendarla maggiormente fruibile, come ci hanno spiegato The Restorers:

Durante le sessioni di sensibilizzazione della comunità è emerso che c’è ancora un gran numero di vittime delle MGF non connesse a Internet. Lanceremo quindi una versione USSD di iCut, per risolvere il problema.

La nota positiva è che l’app è stata accolta positivamente dalle comunità coinvolte ed è pronta a crescere.

Il futuro dei programmi di sviluppo internazionale nell’era digitale

Nel gennaio 2021, Deutsche Gesellschaft für Internationale Zusammenarbeit ha condotto uno studio per provare a definire il futuro dei programmi di sviluppo internazionale in epoca digitale. Sono emersi 8 punti chiave per fare cooperazione in epoca digitale in maniera efficace: dalla riduzione del divario digitale alla capacità di gestire le sfide geopolitiche, fino alla gestione efficiente dei dati.

Di Luca Indemini

La ricerca condotta dalla Deutsche Gesellschaft für Internationale Zusammenarbeitha coinvolto 13 esperti di sviluppo digitale provenienti da università, gruppi di riflessione, fondazioni, settore privato e organizzazioni internazionali e non governative. L’obiettivo finale era quello di dare risposta a due macro domande relative al monmdo dello sviluppo internazionale:
– in che modo la digitalizzazione sta trasformando la cooperazione allo sviluppo?
– cosa comportano i cambiamenti in corso per le organizzazioni di sviluppo?

Dall’indagine – raccontata su ICTWorks – sono emersi 8 punti chiave per fare cooperazione in epoca digitale:

1. La digitalizzazione rappresenta un cambiamento paradigmatico in tutti i settori dell’economia e della società

La questione non è promuovere uno sviluppo digitale, ma fare sviluppo internazionale in epoca digitale. La digitalizzazione è qualcosa di più che un insieme di strumenti e tecnologie. Permea ogni aspetto della vita pubblica e privata e richiede un cambiamento di mentalità.

Gli attori dello sviluppo internazionale devono affrontare questa sfida e acquisire una comprensione più profonda dei principi della trasformazione digitale e delle loro implicazioni per lo sviluppo sostenibile.

2. La digitalizzazione non è una panacea, il cambiamento sociale rimane analogico
Il passaggio al digitale non è e non deve essere fine a se stesso, né è necessariamente più efficace o sostenibile. L’introduzione di nuove tecnologie può avere inconvenienti e conseguenze indesiderate.
Gli attori dello sviluppo dovrebbero concentrarsi sugli effettivi benefici introdotti dalle tecnologie. Per farlo può essere utile porsi le seguenti domande:
– Nel mio settore, quali problemi posso risolvere grazie all’iuto della tecnologia?
– Dove il digitale aggiunge veramente valore?
– Quali possono essere i rischi e come possono essere contenuti?
– Come possiamo misurare l’impatto delle soluzioni digitali?

3. Le soluzioni digitali devono essere progettate con la conoscenza degli ecosistemi e delle culture locali
Il cambiamento socio-tecnico sostenibile richiede la comprensione del contesto culturale in cui avviene un intervento digitale. L’accettazione sociale determina la misura in cui le soluzioni tecnologiche sono adattabili e scalabili.
La conoscenza specifica della regione è quindi necessaria per progettare interventi centrati sui beneficiari.
Gli attori dello sviluppo dovrebbero contribuire a creare una governance digitale e un’infrastruttura normativa che favorisca l’interazione tra gli attori pubblici e privati (locali).

4. Lo sviluppo digitale è indissolubilmente legato alla geopolitica
È in atto un conflitto geopolitico digitale. La crescente competizione per il dominio digitale sta portando a un disaccoppiamento di piattaforme tecnologiche, norme e standard.
Man mano che i governi e le aziende tecnologiche si allineano lungo linee di frattura geopolitiche ed emergono dati nazionali e regionali e modelli di ecosistemi digitali in competizione, gli attori dello sviluppo possono affrontare nuove limitazioni nella loro capacità di accesso e di cooperazione.

5. Contrastare i divari digitali rimane una sfida centrale per la comunità dello sviluppo
Il ruolo delle agenzie di sviluppo è proteggere i più poveri e vulnerabili dai danni della digitalizzazione. Per ottenere progressi sostenibili nella digitalizzazione, è spesso necessario investire prima nell’ambiente operativo e nell’infrastruttura complessivi.

Senza una buona governance digitale, le misure settoriali possono avere conseguenze sociali indesiderate. Le organizzazioni di sviluppo hanno la responsabilità di impegnarsi al fine di contrastare l’emarginazione e la polarizzazione che derivano dalla digitalizzazione, per garantire che nessuno venga lasciato indietro.

6. Il rafforzamento della capacità istituzionale e della governance è fondamentale per la sovranità dei dati
I dati non sono una merce. Gli attuali quadri giuridici sono per lo più inadeguati a contrastare la commercializzazione di dati privati. Sono urgentemente necessari nuovi regolamenti e modelli per l’archiviazione, l’accesso e l’uso dei dati (ad esempio i data commons) per promuovere l’autodeterminazione digitale.

A livello globale, è necessario lavorare per stabilire standard e garantire l’interoperabilità delle economie dei dati, evitando qualsiasi forma di “colonialismo dei dati”.

7. Sono necessarie nuove partnership per affrontare le sfide dello sviluppo nell’era digitale
Le esperienze dei cittadini con i servizi digitali offerti dal settore privato stanno accrescendo le loro aspettative nei confronti dei servizi pubblici. Attraverso nuove alleanze con il settore privato, gli attori pubblici possono sfruttare le innovazioni digitali e accedere a piattaforme, competenze digitali specializzate e dati per ottenere un impatto su larga scala.
Le aziende tecnologiche, a loro volta, beneficiano della fiducia e della legittimità della collaborazione con i tradizionali attori dello sviluppo. Oltre a impegnarsi con i grandi attori tecnologici a livello politico, gli attori dello sviluppo dovrebbero anche collaborare con le imprese locali, come incubatori di innovazione digitale per il bene comune.

8. Le organizzazioni di sviluppo devono cambiare o rischiano di perdere rilevanza
Il futuro è già qui: è semplicemente distribuito in modo non uniforme. Poiché i paesi partner diventano sempre più esperti di digitale, gli attori dello sviluppo devono abbracciare il cambiamento per rimanere rilevanti. Ciò implica la costruzione delle competenze degli ecosistemi digitali e la gestione delle sfide di governance dei dati.
Sono necessarie modifiche anche nei modelli logici del progetto: lontano da rigide strutture di registro e verso l’apprendimento adattivo e i cicli di feedback che consentono un processo decisionale guidato dai dati.

 

Immaigine di copertina di CIAT rilasciata con Licenza Creative Commons

HATSI JARI: L’Allevamento e il Digitale si incontrano nel Ferlo

Di Pietro Orfei, collaboratore ONG 2.0/CISV Onlus

L’Allevamento e il Digitale si incontrano nella regione del Ferlo, in Senegal. Il punto di incontro tra questi due mondi è il sistema Hatsi Jari, una soluzione ICT sviluppata da ProSE (centro senegalese di consulenza informatica) e promossa nel progetto DIGIT-ALF. L’iniziativa rientra nel programma Tecnologie per lo Sviluppo Sostenibile della Fondazione Cariplo in partenariato con CISV, RBM (Reseau Billittal Maroobe, rete internazionale che tutela i pastori transumanti) e lo stesso ProSE.
L’obiettivo del progetto è la diffusione di Hatsi Jari come strumento innovativo a disposizione del settore agro-pastorale con particolare attenzione alla sicurezza alimentare. Nell’area agro-pastorale del Ferlo l’allevamento è il settore principale di sostentamento delle popolazioni. Durante le stagioni secche, spesso le mandrie sono costrette a spostarsi a causa della difficile reperibilità di mangime. Ciò causa un’inadeguata alimentazione per il bestiame che si traduce in un’altrettanta insicurezza alimentare per le comunità che risiedono nel Ferlo.  
Hatsi Jari si propone come innovazione per l’allevamento: 

  • Rendendo accessibile l’informazione sulle disponibilità di stock di mangime per gli allevatori nei periodi di siccità. Ciò favorisce la sedentarizzazione delle mandrie presso le comunità di provenienza per il mantenimento delle famiglie;
  • Proponendosi come nuovo strumento gestionale dei magazzini forniti di foraggio, attraverso transazioni e movimenti tracciabili e visibili e pagamenti digitali. Spesso sia per i magazzinieri che per i pastori avere con sé ingenti somme di denaro rappresenta un rischio non trascurabile;
  • Garantendo la sostenibilità e il reinvestimento dei guadagni al fine di acquistare nuovi stock alimentari.

Nella prima parte di DIGIT-ALF, ProSE ha inserito su Hatsi Jari i 6 magazzini individuati da progetto e si è occupata della formazione rivolta ai responsabili dei magazzini. Nel corso della formazione si è spiegato come si inserisce lo stock prodotto e come si aggiornano le relative entrate ed uscite, nonché come si indicano i prezzi e come si procede con gli acquisti.
Successivamente DIGIT-ALF ha vissuto la sua prima fase nei mesi tra Aprile e Giugno. Come Ong 2.0 abbiamo svolto lo scorso luglio una missione nel Ferlo al fine di valutare i benefici apportati dal sistema Hatsi Jari, indicando eventuali suggerimenti in prospettiva della seconda fase progettuale e della replicabilità in altri contesti.Abbiamo incontrato i 6 magazzinieri coinvolti nel progetto assieme alle organizzazioni pastorali ed allevatori che beneficiano di Hatsi Jari, per un totale di circa 50 persone coinvolte. Lo scopo dei focus group tenuti nelle 6 differenti comunità del Ferlo ( Dahra, Dayane, Linguère, Namarel, Bombodé e Ganina) è stato quello di apprendere dai nostri interlocutori l’esperienza maturata con Hatsi Jari.
Alla luce dei dati raccolti, possiamo evidenziare che:

  •  Hatsi Jari è un sistema digitale utilizzato direttamente da 3 dei 6 magazzini a causa dell’assenza di segnale. Un quarto magazziniere ha difficoltà di utilizzo laddove sorge il magazzino ed è costretto a spostarsi per avere la connessione.
  • Laddove non c’è Connessione Internet, i magazzinieri inviano i dati a ProSE che si occupa di aggiornarli per ridurre il margine d’errore nell’informazione.
  • Tutti i magazzini coinvolti ritengono poco efficace la formazione ricevuta e chiedono una nuova formazione. Per loro stessi e per gli allevatori soprattutto. In lingua locale e non in lingua francese. Una formazione funzionale con tempi utili all’assimilazione.
  • Hatsi Jari è una piattaforma disponibile in più lingue, ma non nelle lingue locali (wolof, pulaar). Quanto emerso dalle interviste evidenzia la necessità di renderlo più accessibile partendo proprio dalla questione linguistica.
  • I magazzinieri e gli allevatori utilizzano Hatsi Jari come sistema informativo e non nelle sue molteplici funzionalità (acquisto digitale, ad esempio). Da parte dei magazzinieri migliora l’informazione sulle disponibilità di stock e rende più semplice il gestionale del magazzino, rendendo i dati più facili da consultare rispetto ai registri tradizionali. Dalla parte degli allevatori, il sistema mette a disposizione sia le quantità che le posizioni e i numeri telefonici dei magazzini e viene utilizzato raramente e solo nella messaggistica audio (la quale permette di esprimersi in lingua locale), rendendo poco fruibile l’informazione nei canali di comunicazione.
  •  Tra i pro di Hatsi Jari ci sono una migliore visibilità e trasparenza, nonché rapidità nella raccolta e consultazione dei dati.
  • I contro sono invece
    1. l’assenza di segnale che rende l’informazione difficile da aggiornare e consultare.
    2. La mancanza di strumenti adeguati per l’utilizzo di Hatsi Jari (telefoni, tablet).
    3. La sensibilizzazione verso i pastori, scettici di effettuare pagamenti digitali e a favore invece di pagamenti in contanti.

Concludiamo la valutazione su Hatsi Jari utilizzando i Principi Digitali lo Sviluppo Digitale come indicatori. Sono 9 linee guida per supportare decisioni sul design e/o l’implementazione delle ICT per lo Sviluppo.

  • Hatsi Jari nasce come soluzione digitale per la sicurezza alimentare. La problematica è reale e considerata tale anche dalle comunità del Ferlo. Ciò che manca alla fine della prima fase di progetto è sicuramente la fase di Design con l’utente. Gli utenti di Hatsi Jari sono diversi: sono i magazzinieri, ma sono anche gli allevatori. Ciò che emerge dai dati è che si tratta sicuramente di una ICT sviluppata PER questi users, ma non CON questi users. Di conseguenza la sensibilizzazione rimane superficiale, a tal punto che per i magazzinieri diviene uno strumento gestionale della loro attività mentre per gli allevatori rappresenta un mezzo di informazione, ma non uno strumento per effettuare transazioni in modo rapido e sicuro.
  • Per aumentare l’impatto di una soluzione ICT è utile non soltanto conoscere lo spazio d’intervento, ma anche adattare il sistema per facilitarne l’utilizzo. Gli ecosistemi non sono neutrali ai fini di una ICT: si compongono di vari attori con le loro esigenze e complessità (alfabetizzazione, assenza di segnale, barriere linguistiche…).
  • Una soluzione ICT deve mettere a disposizione i propri metadata. Hatsi Jari ad oggi non ha la possibilità di consultare il numero di visitatori e membri attivi, ma permette solo di scaricare la lista di transazioni. Avere dei metadata consente di orientare il progetto verso certi orizzonti piuttosto che altri.
  • Oggigiorno, l’informazione è potere e di conseguenza è importante che la privacy e sicurezza dei dati sia considerata adeguatamente. Hatsi Jari mette a disposizione numeri telefonici e nomi dei membri iscritti senza garantire sufficientemente la privacy di chi ne fa parte e questo potrebbe essere un problema considerando la legislativa di realtà come le Nazioni Unite o la stessa Unione europea in merito alla data protection.
  • Oltre ai nove Principi Digitali, continuo a considerare di fondamentale importanza l’introduzione di un decimo parametro. L’educazione digitale. In un mondo in cui il digital divide è accentuato sempre più ed è alla base di disuguaglianze sempre maggiori, una ICT per lo Sviluppo deve sempre tenere in considerazione il fattore educativo. L’alfabetizzazione digitale è possibile laddove ci siano i giusti mezzi.