Donne che stanno scrivendo la storia delle ICT

Nell’immaginario collettivo il mondo delle ICT è dominato dal genere maschile. Dalle scienze informatiche, alla cultura pop di videogiochi, programmi e console, il “mondo dei computer” sembra essere un luogo inaccessibile per le donne. Questo, tuttavia, non corrisponde alla realtà. Tante donne studiano, lavorano e contribuiscono ogni giorno alla crescita del settore ICT. Molte ricoprono ruoli chiave nel settore, ma raramente si sente parlare di loro.

Di Valentina Nerino

Proprio nel periodo di massima espansione delle tecnologie digitali, si constata una continua e preoccupante diminuzione del numero di donneperlomeno nel Nord politico del mondo – che decidono di specializzarsi nel campo delle ICT. Mentre la domanda di lavoratori altamente qualificati aumenta, il numero di donne specializzate nelle tecnologie dell’informazione e della comunicazione diminuisce. Secondo molti ricercatori, questo è dovuto in larga misura ad una serie di “barriere di genere” – stereotipi, preconcetti e comportamenti sessisti – che disincentivano fortemente l’ingresso delle ragazze in questo settore.
Per far sì che le donne possano cogliere, tanto quanto gli uomini, le opportunità lavorative che la digital transformation offre, bisogna operare affinché questi ostacoli vengano meno.

Secondo gli esperti, l’educazione è il modo più efficace per combattere la concezione delle carriere ICT come intrinsecamente maschili e per contrastare il pregiudizio diffuso secondo cui le ragazze hanno “menti non tecniche” e quindi inadatte ai lavori legati alla programmazione e allo sviluppo software. L’insieme di queste idee crea implicitamente – e spesso esplicitamente –un ambiente che scoraggia le giovani donne dal perseguire studi in materie quali matematica, scienze o ingegneria. Per contrastare tutto ciò, bisogna far conoscere alle ragazze una parte del mondo delle ICT che troppo spesso passa in secondo piano: quello in cui le donne hanno spazio di creare e di avere successo. La possibilità di fare carriera, ottenere risultati encomiabili e raggiungere i propri obiettivi professionali è possibile e succede anche per le donne che lavorano nel settore delle ICT! Per rompere gli stereotipi e suscitare interesse in questo settore è importante far conoscere alle ragazze le figure femminili che hanno fatto la storia – e stanno costruendo il futuro – delle ICT.

Ada Lovelace

Ada Lovelace, nata a Londra nel 1815, è considerata la prima programmatrice di computer al mondo dopo aver scritto un algoritmo destinato ad essere eseguito da una macchina. Lovelace è stata definita “profeta dell’era dei computer”, avendo espresso il potenziale che una macchina compilatrice avrebbe potuto avere al di fuori della semplice aritmetica. Nei suoi appunti ha scritto che le macchine del futuro “potrebbero agire su altre cose oltre al numero” e “potrebbero comporre elaborati e scientifici brani musicali”.

Mariam Al-Ijliya

Mariam “Al-Astrolabiya” Al-Ijliya è stata un’astronoma siriana vissuta nel X sec D.C. È conosciuta per il suo significativo apporto nello sviluppo dell’astrolabio, un antico strumento astronomico tramite il quale è possibile localizzare o calcolare la posizione di corpi celesti. Per molti secoli fu il principale strumento di navigazione, spesso riconosciuto con un antico precursore del GPS.

Elizabeth J. Feinler

Negli anni ’70 e ’80,  Elizabeth J. Feinler era direttrice del Network Information Systems Center presso lo Stanford Research Institute negli Stati Uniti. La rete ARPANET, gestita dal team di cui era a capo, è quella che in seguito si è trasformata nell’odierna rete Internet. Feinler, all’età di 87 anni, è ancora attiva nel mondo delle ICT. Nel 2010 ha scritto un libro dedicato alla storia del Network Information Centre e nel 2012 è stata inserita nella Internet Hall of Fame.

Mary Lou Jepsen

Mary Lou Jepsen è un’inventrice nel campo dell’ottica, dell’imaging e dei monitor per computer. È la fondatrice di OpenWater, una startup che si occupa di 3D body-scanning per facilitare le diagnosi mediche. Precedentemente ha lavorato ad un progetto estremamente innovativo per conto di Google: la Lego TV. Si tratta di maxi-schermi composti a loro volta da schermi più piccoli che si collegano come Lego per creare immagini ampie e senza interruzioni. Come delle “pareti vive” consentono di immergersi nella realtà virtuale senza dover indossare nulla sul viso o sul corpo. Jepsen è inoltre co-fondatrice One Laptop per Child (OLPC), un’organizzazione non profit con l’obiettivo di trasformare l’istruzione per i bambini nei paesi del Sud del mondo, attraverso la creazione e la distribuzione di dispositivi educativi elettronici a bassissimo costo, creando software e contenuti specifici per tali dispositivi. Nel 2013 è stata nominata dalla CNN tra i 10 migliori pensatori nel campo delle scienze e della tecnologia.

Belinda Parmar

Belinda Parmar è amministratrice delegata di “Lady Geek – The Empathy Business”, un’organizzazione non-profit fondata nel 2010 che si occupa da un lato di promuovere una maggiore inclusività per le donne del settore ICT, e dall’altro di “trasformare il mondo del business attraverso l’empatia” – sostenendo che alla base della performance commerciale vi sia proprio l’empatia. Tra le campagne di maggior successo dell’organizzazione fondata da Parmar vi è “Little Miss Geek” , avente lo scopo di ispirare le giovani donne a prendere in considerazione le carriere nei settori tecnologici e dei videogiochi. Spiegando la sua campagna, Parman ha affermato: “La diversità è importante in qualsiasi settore, ma è particolarmente rilevante quando si tratta di tecnologia. La tecnologia è il modo in cui il mondo comunica e si sviluppa”. Se si escludono le donne da un settore così importante, si rischia di perdere un apporto fondamentale nello sviluppo del nostro futuro.

Juliana Rotich

Juliana Rotich è la CEO di Ushahidi, una non-profit che sviluppa software open source gratuiti. Juliana, con le sue ricerche e i suoi prodotti tecnologici, ha aperto la strada a nuovi strumenti web per il crowdsourcing delle informazioni durante le crisi climatiche, politiche e militari. Originaria del Kenya, ha studiato informatica all’università, diventando, tra le altre cose, una famosa blogger. La sua azienda ha raggiunto il successo nel 2007, durante la crisi elettorale che ha attraversato il Kenya in quel periodo. Infatti, tutto attraverso le piattaforme di Ushahidi , è stato possibile fornire e ricevere aggiornamenti in tempo reale sulla situazione delle rivolte, incrociando dati web, mobili e di geolocalizzazione.

Baratang Miya

Baratang Miya è la fondatrice e CEO di GirlHype – Women Who Code, una non-profit che offre a ragazze e giovani donne corsi di formazione per imparare a programmare e a sviluppare app. Miya è una programmatrice autodidatta, che ha deciso di condividere le sue competenze e le sue esperienze con altre donne proprio attraverso la sua ong.
Attraverso i corsi di GirlHype, le donne e le ragazze imparano a programmare e a sviluppare software, avendo l’opportunità di confrontarsi in maniera informale con scienza, tecnologia, ingegneria, e matematica. Sebbene si concentri sul fatto di far entrare in contatto le donne con le ICT, il progetto di Miya mira a costruire un bagaglio tecnico e culturale che aiuti le ragazze ad ottenere l’autosufficienza economica, attraverso il lavoro da programmatrici.

Karen Nadasen

Dopo aver studiato Computer Science a Rodi, Karen Nadasen ha iniziato la sua carriera come sviluppatrice Java, lavorando nel Regno Unito per BP e Microsoft. Dal 2016 è CEO di PayU South Africa, il più grande ente specializzato in pagamenti online del Sud Africa. Prima che lei ottenesse questo ruolo, la compagnia rischiava la bancarotta: “Ho avuto la fiducia del team tecnico e l’ho usata per modificare l’assetto dell’impresa, soprattutto in termini tecnologici, trasformando un’infrastruttura monolitica in qualcosa di molto più agile ed efficiente”. Attualmente PayU detiene il 40% del mercato dei pagamenti online sudafricano e fornisce servizi a più di 1’500 tra i principali enti commerciali in Sud Africa.