Il futuro dei programmi di sviluppo internazionale nell’era digitale

Nel gennaio 2021, Deutsche Gesellschaft für Internationale Zusammenarbeit ha condotto uno studio per provare a definire il futuro dei programmi di sviluppo internazionale in epoca digitale. Sono emersi 8 punti chiave per fare cooperazione in epoca digitale in maniera efficace: dalla riduzione del divario digitale alla capacità di gestire le sfide geopolitiche, fino alla gestione efficiente dei dati.

Di Luca Indemini

La ricerca condotta dalla Deutsche Gesellschaft für Internationale Zusammenarbeitha coinvolto 13 esperti di sviluppo digitale provenienti da università, gruppi di riflessione, fondazioni, settore privato e organizzazioni internazionali e non governative. L’obiettivo finale era quello di dare risposta a due macro domande relative al monmdo dello sviluppo internazionale:
– in che modo la digitalizzazione sta trasformando la cooperazione allo sviluppo?
– cosa comportano i cambiamenti in corso per le organizzazioni di sviluppo?

Dall’indagine – raccontata su ICTWorks – sono emersi 8 punti chiave per fare cooperazione in epoca digitale:

1. La digitalizzazione rappresenta un cambiamento paradigmatico in tutti i settori dell’economia e della società

La questione non è promuovere uno sviluppo digitale, ma fare sviluppo internazionale in epoca digitale. La digitalizzazione è qualcosa di più che un insieme di strumenti e tecnologie. Permea ogni aspetto della vita pubblica e privata e richiede un cambiamento di mentalità.

Gli attori dello sviluppo internazionale devono affrontare questa sfida e acquisire una comprensione più profonda dei principi della trasformazione digitale e delle loro implicazioni per lo sviluppo sostenibile.

2. La digitalizzazione non è una panacea, il cambiamento sociale rimane analogico
Il passaggio al digitale non è e non deve essere fine a se stesso, né è necessariamente più efficace o sostenibile. L’introduzione di nuove tecnologie può avere inconvenienti e conseguenze indesiderate.
Gli attori dello sviluppo dovrebbero concentrarsi sugli effettivi benefici introdotti dalle tecnologie. Per farlo può essere utile porsi le seguenti domande:
– Nel mio settore, quali problemi posso risolvere grazie all’iuto della tecnologia?
– Dove il digitale aggiunge veramente valore?
– Quali possono essere i rischi e come possono essere contenuti?
– Come possiamo misurare l’impatto delle soluzioni digitali?

3. Le soluzioni digitali devono essere progettate con la conoscenza degli ecosistemi e delle culture locali
Il cambiamento socio-tecnico sostenibile richiede la comprensione del contesto culturale in cui avviene un intervento digitale. L’accettazione sociale determina la misura in cui le soluzioni tecnologiche sono adattabili e scalabili.
La conoscenza specifica della regione è quindi necessaria per progettare interventi centrati sui beneficiari.
Gli attori dello sviluppo dovrebbero contribuire a creare una governance digitale e un’infrastruttura normativa che favorisca l’interazione tra gli attori pubblici e privati (locali).

4. Lo sviluppo digitale è indissolubilmente legato alla geopolitica
È in atto un conflitto geopolitico digitale. La crescente competizione per il dominio digitale sta portando a un disaccoppiamento di piattaforme tecnologiche, norme e standard.
Man mano che i governi e le aziende tecnologiche si allineano lungo linee di frattura geopolitiche ed emergono dati nazionali e regionali e modelli di ecosistemi digitali in competizione, gli attori dello sviluppo possono affrontare nuove limitazioni nella loro capacità di accesso e di cooperazione.

5. Contrastare i divari digitali rimane una sfida centrale per la comunità dello sviluppo
Il ruolo delle agenzie di sviluppo è proteggere i più poveri e vulnerabili dai danni della digitalizzazione. Per ottenere progressi sostenibili nella digitalizzazione, è spesso necessario investire prima nell’ambiente operativo e nell’infrastruttura complessivi.

Senza una buona governance digitale, le misure settoriali possono avere conseguenze sociali indesiderate. Le organizzazioni di sviluppo hanno la responsabilità di impegnarsi al fine di contrastare l’emarginazione e la polarizzazione che derivano dalla digitalizzazione, per garantire che nessuno venga lasciato indietro.

6. Il rafforzamento della capacità istituzionale e della governance è fondamentale per la sovranità dei dati
I dati non sono una merce. Gli attuali quadri giuridici sono per lo più inadeguati a contrastare la commercializzazione di dati privati. Sono urgentemente necessari nuovi regolamenti e modelli per l’archiviazione, l’accesso e l’uso dei dati (ad esempio i data commons) per promuovere l’autodeterminazione digitale.

A livello globale, è necessario lavorare per stabilire standard e garantire l’interoperabilità delle economie dei dati, evitando qualsiasi forma di “colonialismo dei dati”.

7. Sono necessarie nuove partnership per affrontare le sfide dello sviluppo nell’era digitale
Le esperienze dei cittadini con i servizi digitali offerti dal settore privato stanno accrescendo le loro aspettative nei confronti dei servizi pubblici. Attraverso nuove alleanze con il settore privato, gli attori pubblici possono sfruttare le innovazioni digitali e accedere a piattaforme, competenze digitali specializzate e dati per ottenere un impatto su larga scala.
Le aziende tecnologiche, a loro volta, beneficiano della fiducia e della legittimità della collaborazione con i tradizionali attori dello sviluppo. Oltre a impegnarsi con i grandi attori tecnologici a livello politico, gli attori dello sviluppo dovrebbero anche collaborare con le imprese locali, come incubatori di innovazione digitale per il bene comune.

8. Le organizzazioni di sviluppo devono cambiare o rischiano di perdere rilevanza
Il futuro è già qui: è semplicemente distribuito in modo non uniforme. Poiché i paesi partner diventano sempre più esperti di digitale, gli attori dello sviluppo devono abbracciare il cambiamento per rimanere rilevanti. Ciò implica la costruzione delle competenze degli ecosistemi digitali e la gestione delle sfide di governance dei dati.
Sono necessarie modifiche anche nei modelli logici del progetto: lontano da rigide strutture di registro e verso l’apprendimento adattivo e i cicli di feedback che consentono un processo decisionale guidato dai dati.

 

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