O-Zone team: una soluzione innovativa per combattere l’inquinamento atmosferico

Lo scorso inverno siamo diventati supporter di un gruppo di brillanti studenti di ingegneria dell’Università di Padova che stavano lavorando alla prototipazione di una soluzione innovativa per misurare la quantità di inquinanti nell’atmosfera terrestre.
Ora il loro prototipo,  O-Zone, è pronto per il lancio! Ecco le ragioni, i contenuti – e i successi –  del loro progetto.

Per saperne di più, abbiamo intervistato il Team leader e co-founder di O-Zone, Federico Toson, ora studente di laurea magistrale in Ingegneria Aerospaziale.

In soldoni (per chi non è esperto di ingegneria aerospaziale) in cosa consiste il vostro progetto?

Il nostro progetto è un modo per intervenire concretamente nella lotta contro l’inquinamento. Prima di cercare soluzioni, abbiamo ritenuto importante approfondire le nostre conoscenze rispetto al fenomeno dell’inquinamento atmosferico e le sue conseguenze (sebbene molte di queste siano puntualmente sotto i nostri occhi, e quindi facili da osservare).
In seguito, ci siamo messi all’opera per la costruzione di un dispositivo di campionamento che potesse darci informazioni qualitative e quantitative rispetto agli inquinanti dispersi nell’atmosfera. L’idea è chiaramente quella di rendere il nostro device compatto ed economico in modo che possa essere versatile e impiegabile da chiunque in qualunque situazione.
Avremmo anche dovuto condurre un esperimento per verificare il funzionamento del prototipo volando a bordo di un pallone stratosferico, ma a causa della situazione di emergenza sanitaria la missione è stata rimandata.

Il prototipo.

 

Raccontateci brevemente la vostra storia: chi siete, da dove siete partiti e quali sono stati i passi che vi hanno portato a completare il prototipo oggi.

O-ZONE team è nato a febbraio 2019 durante il corso di chimica per l’ingegneria aerospaziale tenuto dalla Professoressa Roberta Bertani. Un corso, presso l’Università degli Studi di Padova, che ci ha permesso di dare un primo sguardo ai problemi correlati all’inquinamento atmosferico.
Da qui abbiamo deciso che era anche nostra responsabilità trovare una soluzione a un problema così attuale; così io (Federico), Luca, Giovambattista e Dumitrita ci siamo impegnati nello studio degli inquinanti, primi tra questi i CFC (CloroFluoroCarburi) i quali causano il depauperamento dello strato di Ozono (anche da qui il nome del team).
Abbiamo iniziato a pensare a un prototipo vero e proprio e dal punto di vista costruttivo abbiamo trovato sostegno nel DII (Dipartimento di Ingegneria Industriale) specialmente nella figura del Prof. Alessandro Francesconi.
Quest’ultimo ci ha anche consigliato di partecipare alla competizione BEXUS di SNSA, DLR e ESA (le più importanti agenzie spaziali europee) grazie alla quale avremmo potuto far parte di una e vera e propria missione spaziale che si sarebbe conclusa con il nostro esperimento a bordo di un pallone stratosferico che arriva a ben 30.000 metri di altezza!
Ricevuta anche l’approvazione dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA) ci siamo ritrovati catapultati in un’avventura straordinaria, così, tra revisioni e viaggi, il team è cresciuto, reclutando esperti in ingegneria meccanica, elettronica, in informatica e anche nel settore della comunicazione. A distanza di un anno dalla nostra presentazione a ESA siamo riusciti a costruire il dispositivo pronto per essere lanciato.
Purtroppo, causa coronavirus, il prototipo dovrà aspettare ancora un anno per poter volare; noi siamo comunque soddisfatti e fieri di aver fatto qualcosa di importante e sicuramente ancora più soddisfatti per averlo fatto in un momento storico così difficile.

Qual è l’obiettivo del vostro lavoro e cosa vi ha spinto all’inizio a lanciarvi in questa avventura?

L’obiettivo è, ed è sempre stato, cercare di dare il nostro contributo scientifico per una migliore conoscenza degli inquinanti atmosferici. Speriamo di poter vedere il nostro dispositivo impiegato da aziende, comuni e regioni nel monitoraggio delle emissioni, ma anche in casi di calamità naturale come l’eruzione di un vulcano, un incendio o uno sversamento accidentale di sostanze chimiche nell’aria.
La legislazione attuale non è così accurata in materia di emissioni e noi vorremmo, anche grazie alle nostre analisi, modificare la normativa per favorire una condotta più coscienziosa e responsabile da parte di alcune aziende poco lungimiranti.
Inoltre, il nostro esperimento potrebbe essere utilizzato per il monitoraggio delle coltivazioni, altro importantissimo settore intaccato dall’inquinamento e che ci tocca in maniera più che diretta.

In che modo questa tecnologia che avete sviluppato potrà avere un impatto sociale positivo? 

Come detto prima, vogliamo che il nostro campionatore sia accessibile a tutti ma soprattutto versatile. Vorremmo dare la possibilità a qualunque ente di mostrarsi responsabile mediante un monitoraggio puntuale, per una buona prevenzione e, in alcuni casi, un intervento. Questo per lasciare un pianeta migliore a noi e ai nostri figli.

Da studenti in ingegneria a imprenditori: non dev’essere stato facile il passaggio. In che modo il nostro corso dedicato al Fundraising a cui avete partecipato, è stato utile per il vostro progetto?

Attraverso il progetto, il nostro team, come avviene anche per la gran parte dei team universitari, si è avvicinato per la prima volta a realtà di natura aziendale, ma anche a situazioni di responsabilità. Spesso non ci vengono forniti approfondimenti pratici e quindi approfittiamo dei progetti studenteschi per applicare alcune delle cose studiate. Restano inoltre da sviluppare le cosiddette “soft-skills”, abilità che non nascono leggendo e, a volte, nemmeno lavorando.
Abbiamo quindi avuto la possibilità di partecipare al corso di Fundraising di Ong 2.0, possibilità sicuramente arricchente dal punto di vista didattico, ma, forse più importante, da quello pratico. Il corso ci ha dato contezza della realtà delle cose, ma anche fornito una solida base sulla quale costruire le nostre soft-skills e affacciarci sul mondo del lavoro. In particolare ha aiutato il team a meglio comprendere quali sono i punti di forza e di seguito le strategie mediante le quali riuscire a raccogliere i fondi necessari per lo sviluppo del prototipo.

Nella foto: Federico Toson, Luca Vitali, Dumitrita Sandu, Mauro Pulice, Simone Sandon, Luigi Antoniazzi, David Magnani, Carlotta Segna, Federico Palisca, Andrea Conte, Gasperino Kamsi, Antonino Pitarresi, Giovanni Righi, Stefano Lopresti, Daniele Panariti