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Cresciamo col mondo

Come si intersecano Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, migrazioni e tecnologie digitali?

A Moncalieri tre diversi gruppi di studenti della scuola secondaria di secondo grado, scout, volontari del servizio civile e giovani del territorio lo hanno sperimentato in tre percorsi intrecciati che sono sfociati nel lavoro collettivo raccolto nel sito web  “Cresciamo col mondo”.

Sviluppo sostenibile vuol dire anche non lasciare indietro nessuno e sul nostro territorio questo si traduce spesso nell’essere in grado di accogliere i migranti e di includere i cittadini di orgine straniera per far si che diventino parte integrante di una comunità.

Per capirne di più e per superare le barriere della paura i ragazzi della 3° B dell’Istituto Marro hanno deciso di cominciare dai “moncalieresi” svolgendo delle interviste nel quartiere popolare di Santa Maria, scoprendo che moltissime persone del quartiere sono immigrati da altre città e territori.

Anche le ragioni delle migrazioni sono state un tema che ha incuriosito i ragazzi che le hanno approfondite anche attraverso testimonianze, letture, role play, video.

Un altro passo importante è stato quello di conoscere per capire: dal sistema di accoglienza, al nuovo decreto sicurezza i gruppi giovanili hanno approfondito cosa vuol dire essere un migrante in Italia, cosa succede una volta arrivato, quali sono le possibilità di restare, quali sono i cambiamenti apportati dal decreto n.134 “sicurezza e immigrazione”. Inoltre hanno approfondito i dati relativi alle migrazioni in città, quali sono le informazioni e i servizi che possono essere utili a una persona accolta nei centri di accoglienza o che si è appena trasferita.

Tante domande a cui con metodo e lavoro di squadra i gruppi hanno dato risposta attraverso attività, approfondimenti, incontri con esperti e testimonianze di migranti di ieri e di oggi.

E le tecnologie digitali? Mapping, video making, info-grafiche, animazioni, sito web, social media campaign queste le strategie di comunicazione e informazione che i ragazzi hanno scelto come funzionali a restituire il frutto del lavoro fatto ma anche a fornire informazioni utili alla cittadinanza imparando a usare diversi strumenti digitali semplici e accessibili.

Il persorco digital a Moncalieiri è stato promosso  dal Coordinamento Comuni per la Pace e dagli Uffici Moncalierigiovane e Moncalieri Comunità della Città di Moncalieri nell’ambito del percorso Migr-azioni e in sinergia con i progetti Digital Transformation per lo Sviluppo Sostenibile e Start The Change.


Lo spazio digitale è reale

Le scuole Giulio di Torino, Maxwell di Nichelino, Natta di Rivoli e l’informagiovani di Grugliasco sono stati coinvolti in un percorso di formazione, realizzato nell’ambito del progetto “Digital Transformation per lo Sviluppo Sostenibile” mirato ad acquisire consapevolezza e a imparare a riconoscere potenziali rischi e attacchi online.

a cura di Cocopa – Coordinamento Comuni per la Pace

Nel nostro quotidiano ci ritroviamo a vivere una vita non solo nel mondo fisico ma anche in quello digitale, che fisico non è ma di certo è reale. Proprio questa consapevolezza, difficile a volte da raggiungere, sta alla base della nostra vita digitale. Come gestire la nostra identità online, le relazioni e amicizie, il tempo libero e il lavoro? Nella società virtuale si riproducono spazi di relazione sociale e, come nel mondo fisico, possono presentarsi rischi o veri e propri attacchi.

Il cyberbullismo, il cyber mobbing, il cyber stalking, sono versioni digitali di attacchi sociali, personali o collettivi, che una persona può trovarsi a vivere; essere in grado di riconoscerli e di reagire nel modo più opportuno è fondamentale per evitare o limitare i danni dell’attacco e uscire da situazioni di minaccia e aggressione.

Per approfondire questo tema alcune classi hanno deciso di aderire al percorso “Attivisti informati: hate speech e cyberbullismo” proposto dal Coordinamento Comuni per la Pace – Co.Co.Pa. nell’ambito del progetto Digital transformation per lo sviluppo sostenibile tenuto dai “sensei” di Zanshin Tech.

Zanshin tech è un’arte marziale che coniuga tecniche per gestire la propria vita digitale e le arti marziali orientali tradizionali, in un percorso di allenamento e acquisizione di consapevolezza. La pratica dello Zanchin tech che è stata messa in pratica in classe parte dal riconoscimento della propria identità digitale, dalla presa di coscienza delle informazioni che condividiamo con i nostri dispositivi per poi passare al riconoscimento di rischi e attacchi e all’acquisizione di tecniche di reazione alla situazioni di rischio o di attacco.

Per i più giovani lo Zanshin tech è un’acquisizione di capacità di autodifesa e autodeterminazione sul web che aiuta anche a riconoscere e a reagire a situazioni di bullismo anche nel mondo fisico.

Attraverso l’analisi del caso di Amanda Todd i ragazzi e le ragazze si sono allenati a riconoscere i segnali di pericolo e ad attivare diverse tecniche di reazione. Costruendo e decostruendo il caso, i ragazzi e le ragazze hanno riconosciuto situazioni vissute direttamente e indirettamente, hanno imparato che chiunque può imbattersi in una situazione spiacevole o pericolosa senza averne nessuna colpa e che saper reagire con forza e determinazione usando il proprio potere, ma anche sapendo chiedere aiuto è possibile.

L’intelligenza artificiale al servizio dell’uomo

Sempre più spesso sentiamo parlare di Intelligenza Artificiale, Machine Learning, Deep Learning, Chatbot, ma non sempre è facile capire appieno il significato e l’importanza di queste tecnologie potentissime che stanno rivoluzionando il nostro modo di lavorare e vivere

Consoft Sistemi ha realizzato questa breve guida per fare chiarezza sul loro preciso significato, comprendere quali sono i possibili ambiti di applicazione, e le conseguenze del loro utilizzo, in particolare nel sociale e nei paesi del Sud del Mondo.

“L’intelligenza artificiale al servizio dell’uomo” è il secondo di un ciclo di 4 dossier realizzati nell’ambito del progetto Digital Transformation per lo Sviluppo Sostenibile, volti ad approfondire le prospettive della trasformazione digitale nell’ottica di rispondere alle sfide evidenziate dagli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile e dall’Agenda 2030.

Il primo dossier, dedicato al significato e agli impatti della trasformazione digitale è disponibile qui.


Vivere nel digitale, una guida per comprendere le logiche della trasformazione digitale

Sentiamo ormai quotidianamente il termine “digitalizzazione”, ma che cosa significa davvero e quali impatti ha sulla nostra vita? LabNET – School of Management ha realizzato una guida breve ed agile per orientarsi attraverso gli impatti e le opportunità offerte dal digitale.

Vivere nel digitale” è il primo di un ciclo di 4 dossier realizzati nell’ambito del progetto Digital Transformation per lo Sviluppo Sostenibile, volti ad approfondire le prospettive della trasformazione digitale nell’ottica di rispondere alle sfide evidenziate dagli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile e dall’Agenda 2030.

Questa breve guida nello specifico intende proporre alcuni spunti sugli impatti della rivoluzione digitale in corso e sulle conseguenze che questa ha sull’insieme di conoscenze e capacità che dovremmo acquisire e possedere, anche in termini di consapevolezze, sensibilità, attenzioni.

L’impatto fondamentale della trasformazione digitale sui sistemi educativi e formativi, infatti, non sarà tanto quello legato alla preparazione delle nuove figure professionali, quanto quello legato alla necessità di conferire a masse enormi di persone, si parla di 400-500 milioni ma alcuni parlano di 1,2 miliardi di persone, (Fonte McKinsey Global Institute, Maggio 2017) nuove competenze che si innestano su quelli esistenti: in grande misura quindi si farà lo stesso lavoro di prima ma con modalità e logiche profondamente diverse.

Comprendere la natura e le logiche delle tecnologie digitali è di conseguenza essenziale non solo come lavoratori ma anche come cittadini e potrà segnare il confine fra chi manterrà il passo e chi verrà tagliato fuori.

Digital Transformation e Uguaglianza di Genere: una strada in salita

Tra i cambiamenti che la Digital Transformation porta con sé vi sono sicuramente quelli riguardanti il mercato del lavoro. Non solo l’industria hi-tech accoglierà sempre più lavoratori, con la grande espansione di mercato prevista nei prossimi anni, ma anche le imprese non direttamente coinvolte nella fornitura di beni e servizi tecnologici andranno verso la digitalizzazione dei propri meccanismi produttivi.

di Valentina Nerino

Questo avrà un impatto nelle competenze richieste ai nuovi assunti: un’indagine del World Economic Forum stima che per il 90% dei nuovi impieghi sarà richiesta la padronanza delle ICT (Information and Communications Technologies). Questa trasformazione dei profili lavorativi offrirà numerose opportunità d’impiego a tutta una serie di figure professionali specializzate nelle tecnologie digitali e nell’ingegneria informatica.

Nonostante le grandi possibilità lavorative in questi settori, vi sono alcuni dati che dovrebbero far riflettere, soprattutto per quanto riguarda l’uguaglianza di genere, il 5° obiettivo di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite.
Secondo un recente rapporto dell’ITU (l’agenzia ONU per le ICT), la percentuale di donne impiegate nel settore informatico è in calo dal 1991 – quando le donne detenevano il 36% delle posizioni lavorative in questo settore – ed ha raggiunto il minimo storico nel 2015, con percentuali attorno al 25%.  Nella sola Unione Europea si calcola che, entro il 2020, vi sarà una penuria di circa 900’000 lavoratori delle ICT. La discrepanza tra domanda ed offerta di lavoro poterà all’aumento dei livelli di disoccupazione delle fasce di popolazione non specializzate. E questo diventerà un vero e proprio problema di genere se si guarda ai dati relativi all’occupazione femminile nel settore delle ICT. In Europa solo il 19% dei ruoli manageriali nel campo delle ICT è ricoperto da donne, mentre scende addirittura al 9% il numero di donne programmatrici e sviluppatrici di software. Andando a ritroso fino ai percorsi accademici, solo il 17,2% degli studenti che studiano ingegneria informatica o materie affini è una donna.

Quindi, se i trend odierni continueranno in questa direzione, saranno proprio le donne le maggiori escluse da un settore che crea 120’000 nuovi posti di lavoro ogni anno. Un fenomeno che non farà altro che inasprire il cosiddetto “employment gender gap”, ovvero la disparità occupazionale tra uomini e donne, che impedisce a queste ultime di ottenere una piena indipendenza economica.

Vista l’importanza e la portata del fenomeno, in molti si sono interrogati sulle ragioni alla base dell’ineguaglianza di genere nel mondo IT. A parte commenti isolati, come quello dell’ormai ex-ingegnere Google James Damore – il quale ha pubblicamente affermato che la penuria di donne nella Silicon Valley è causata da fattori genetici, che renderebbero queste “biologicamente” meno capaci a programmare rispetto alla controparte maschile – il pensiero comune è quello che, alla base di questa disparità, vi siano due fattori dominanti: condizioni di lavoro e stereotipi.

Difatti, tanto la disparità salariale (le donne che lavorano nel settore delle ICT guadagnano in media il 18.9% in meno degli uomini nella stessa posizione), quanto gli alti gradi di misoginia e sessismo, complicano sia l’accesso che la permanenza delle donne nell’industria delle tecnologie digitali. Stereotipi e preconcetti non colpiscono solamente le donne già impiegare nel settore, ma agiscono fin dai primi anni di scuola, allontanando le ragazze del mondo dell’IT. Nell’immaginario comune i computer, gli algoritmi e la programmazione sono “territorio maschile”, che non può e non deve essere zona di competenza delle donne.

Per far sì che le donne possano cogliere tanto quanto gli uomini le opportunità lavorative che la digital transformation offre, bisogna operare affinché gli stereotipi e le barriere presenti in questo settore vengano meno. Se da un lato vi è la necessità di ideare ed implementare politiche di contrasto alla disparità salariale e al mobbing, dall’altro è altrettanto importante riuscire a comunicare correttamente e senza stereotipi di genere il mondo delle ICT e il ruolo delle donne al suo interno.

Uno studio pubblicato quest’anno su Science, dimostra che gli stereotipi di genere sulle capacità intellettuali emergono presto e influenzano gli interessi dei bambini (un dato sconcertante sottolineato dalla ricerca è che le bambine, già dall’età di 6 anni, tendono ad auto-escludersi dalle attività che vengono definite come “per bambini molto intelligenti”).

Molti enti, nazionali ed internazionali, hanno creato campagne di sensibilizzazione per avvicinare le ragazze e le bambine al mondo delle tecnologie digitali e della programmazione. Non sempre, tuttavia, si è scelta la strada comunicativa vincente. In molti ricordano il fallimentare video di lancio della campagna della Commissione Europea “Science, it’s a girl thing”, in cui tre giovani donne saltano su una passerella mentre decodificano la composizione chimica di rossetti e smalto, condensando in 1 minuto di video tutta una serie di stereotipi riguardo la femminilità e gli interessi delle ragazze.

Più di recente, ha fatto molto discutere la campagna #9percentisnotenough (il 9% non è abbastanza), lanciata dall’istituto britannico IET (Institute of Engineering and Technology), la quale sottolineava, in maniera molto negativa, lo scarso numero di donne nel settore delle ICT nel Regno Unito.

Tuttavia, la maggior parte delle campagne di formazione e sensibilizzazione sul tema delle donne nelle ICT non sono state fallimentari. Si è compreso, infatti, che la chiave di una buona comunicazione sta nella positività del messaggio lanciato. Far conoscere a bambine e ragazze il ruolo importante che molte donne hanno ricoperto nel mondo delle ICT, creando dei modelli positivi, non solo da ammirare, ma anche da imitare,  è il modo migliore per avvicinare le giovani allo studio delle nuove tecnologie.

Un esempio di campagna di sensibilizzazione che ha seguito queste linee guida è quella promossa dall’agenzia delle Nazioni Unite WOMEN UN.
Quest’anno, non solo l’agenzia dell’ONU per l’uguaglianza di genere si è unita all’ITU per celebrare la Giornata Internazionale delle Ragazze nelle ICT avente lo scopo di promuovere tutti i modi in cui le donne e le ragazze stanno facendo progressi nelle ICT – ma ha anche lanciato un piano comunicativo che celebra le “Women Tech Heroes”, ovvero le donne che hanno fatto la storia delle ICT. Da Lucy Peng – co-fondatrice della piattaforma e-commerce Alibaba – a Juliana Rotich – co-fondatrice di Ushahidi, piattaforma opensource usata per monitorare e condividere informazioni durante le crisi umanitarie – l’elenco delle donne che hanno avuto e hanno un ruolo di rilievo nel campo delle ICT è lungo.

Come ha correttamente affermato la fondatrice di Girls Who Code, Reshma Saujani: “Parte tutto [dalla conoscenza] dai modelli positivi. Non puoi diventare quello che non conosci”.

 

 Infografica della campagna “Women Tech Heroes” rappresentante Blanca Treviño; Photo Credit: UN WOMEN

Al via il nuovo progetto Digital Transformation per lo Sviluppo Sostenibile

Oltre 50 persone provenienti da tutta Italia, rappresentanti dei 21 partners del progetto Digital Transformation per lo sviluppo Sostenibile, si sono ritrovate il 18 e 19 giugno scorso presso Compagnia di San Paolo, a Torino, per l’incontro di avvio ufficiale  del progetto di educazione alla cittadinanza globale, sostenuto dall’Agenzia di Cooperazione allo Sviluppo Italiana, che mira a diffondere la cultura dell’uso critico delle tecnologie digitali per lo sviluppo sostenibile. Da Catania a Trento, da Barletta a Trieste, passando per Roma, Ancona, Firenze e Reggio Emilia, Milano e Torino, la maggior parte dell’Italia è stata rappresentata in questo incontro di scambio e coprogettazione.

Obiettivo finale dei due giorni: il codesign dei percorsi didattici per insegnanti, formatori, giovani e scuole, previsti dal programma.

Si è partiti dal capire cosa significa Digital Transformation nel mondo di oggi e che impatto ha sulle nostre vite in relazione ai 17 obiettivi di Sviluppo sostenibile definiti dall’Onu nell’agenda 2030, grazie all’intervento di Serena Ambrosini di Consoft Sistemi, azienda di IT partner del progetto

A seguire si è approfondito il tema dell’innovazione nelle sue diverse sfaccettature e le metodologie didattico-strategiche ad essa correlate grazie all’intervento di Paolo Vercesi di Fondazione Politecnico di Milano, per entrare poi nel merito della didattica digitale grazie agli interventi di Cristina Martellosio e Roberta Ribero di WeMake, maker space di Milano che da anni lavora nella formazione di giovani alla cultura della soluzione dei problemi grazie a metodi di design thinking e co-design, per finire con Viviana Brun, digital strategist di Ong 2.0 ed esperta di educazione digitale per CISV, che ha presentato esempi concreti di strumenti e percorsi utili per parlare di questi temi con insegnanti e ragazzi

La condivisione di conoscenze e competenze tra partners si è poi concretizzata nel lavoro dei gruppi che si sono ritrovati per stendere le prime ipotesi di percorsi formativi per le diverse categorie di target: formatori, università, scuole superiori, gruppi giovani.
Il lavoro di coprogettazione continuerà online per tutta l’estate, per arrivare a settembre a lanciare pubblicamente i percorsi formativi e le altre diverse attività del progetto.

Elementi di portfolio