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RapidSMS: un esempio di applicazione Mhealth

Gli strumenti di Mhealth possono rispondere a diversi scopi, come ad esempio la raccolta dati, la gestione degli aspetti logistici, il monitoraggio remoto, il follow up dei trattamenti medici, l’educazione e la formazione in ambito sanitario, la mappatura delle malattie e molto altro ancora.

Tuttavia, nonostante in molti casi questo tipo di strumenti vengano sviluppati per un solo tipo di utilizzo, esistono delle esperienze in cui le applicazioni possono rispondere a più di un bisogno.

Di Paola Fava

Un chiaro esempio è RapidSMS. Uno strumento open source sviluppato per migliorare e facilitare il monitoraggio remoto, la logistica, il monitoraggio nutrizionale e l’educazione.

UNICEF inizialmente ha sviluppato RapidSMS per raccogliere informazioni dagli operatori sul campo e migliorare la velocità e la qualità della raccolta dati, grazie all’uso dei telefoni cellulari e degli SMS. Oggi, il suo utilizzo va ben oltre questo scopo e sono tantissime le organizzazione che si sono servite di questo strumento nei loro progetti.

In Malawi, per esempio, è stato usato per monitorare la malnutrizione nei bambini sotto i 5 anni. Un semplice sms contenente informazioni codificate su età, peso, altezza e circonferenza brachiale del bambino veniva mandato e visualizzato su una piattaforma web tramite il sistema RapidSMS.

In Ruanda RapidSMS è stato testato nel distretto di Musanze nella seconda metà del 2010 con l’obiettivo di ridurre i tassi di mortalità materna e neonatale e di supportare le cure prenatali e postnatali, la salute e la nutrizione dei neonati. Il progetto mirava a migliorare le relazioni tra donne, bambini e fornitori di servizi sanitari per prevenire l’insorgere di malattie o decessi durante la gravidanza e al momento della nascita.

Il sistema agisce su tre fattori chiave che possono mettere a repentaglio la vita di donne e bambini:

• il ritardo nella decisione di cercare le cure.
• il ritardo nel reperimento delle cure.
• il ritardo nella ricezione di cure sanitarie adeguate.

L’integrazione di strumenti tecnologici innovativi per facilitare la comunicazione tra pazienti, operatori sanitari e organi di supervisione ha aiutato ad identificare le condizioni di emergenza che richiedono un intervento immediato. La comunicazione ha migliorato anche l’efficienza del sistema di ambulanze preposto al trasporto di donne e bambini nei centri di assistenza sanitaria.

Gli operatori sanitari lavorano direttamente a contatto con le comunità locali, fornendo loro le prime cure sanitarie. Le loro diagnosi vengono mandate ai centri medici o agli ospedali per prepararsi ad assistere i pazienti più gravi in arrivo, allo stesso tempo le ambulanze vengono allertate e guidate nell’assistenza delle situazioni più critiche.

Il progetto ha avuto successo e nel 2012 l’utilizzo di RapidSMS è cresciuto fino ad ampliarsi su scala nazionale. Il programma può ancora essere migliorato, ad esempio rispondendo agli operatori sanitari con ulteriori informazioni, raggiungendo un maggior controllo dei costi, migliorando la gestione dei dispositivi mobili o investendo maggiormente nella formazione degli operatori.

Tuttavia il successo di RapidSMS in Musanze è stato determinato dal fatto che moltissime donne hanno iniziato a tornare nei centri sanitari per ricevere le cure prenatali, il numero dei servizi a domicilio è diminuito e i neonati ricevono le cure necessarie fin dal giorno della nascita, con una riduzione dei tassi di mortalità materna e neonatale.

Una valutazione che confronta la situazione precedente e quella successiva all’introduzione di RapidSMS ha dimostrato il successo del sistema, che monitora più di 14000 gravidanze all’anno (UNICEF Rwanda Country Office, 2010).

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Seguendo il progetto implementato in Ruanda, la stessa applicazione RapidSMS è stata testata in Burundi all’interno del progetto KiraMAMA nel 2015.
Il Ministero della Salute in Burundi ha riconosciuto il bisogno urgente di ridurre la mortalità infantile e materna. Con il supporto dell’UNICEF Burundi, il progetto KiraMAMA punta ad aumentare la fornitura di servizi sanitari per madri e neonati. Questo progetto innovativo offre l’opportunità di introdurre nuove tecnologie per accelerare la riduzione della mortalità. Il progetto si basa sugli strumenti di raccolta e analisi dei dati di RapidSMS sviluppati in Ruanda. Il progetto sarà implementato prima in due province (Gitega e Muyinga). L’esperienza in queste due zone costituirà un punto di partenza per valutare la necessità di modifiche o correzioni prima di ampliare il progetto al livello nazionale. Il progetto è disegnato sia per sostenere il sistema sanitario, sia per incoraggiare il miglioramento delle norme sociali nella comunità.
Utilizzando i messaggi di testo gli operatori sanitari registrano nuove gravidanze, nascite, morti, vaccinazioni e controlli del peso dei neonati per monitorarne lo sviluppo.
Per maggiori informazioni puoi consultare il documento del progetto.

 

Tradotto da Laura Andreoli

Photo credit: Doctor examines infant via photopin (license)

Benvenuti su mHealth Blog

Ciao a tutti!
Mi chiamo Paola Fava, e sono business developer e cofondatrice di Gnucoop, una cooperativa italiana che fornisce soluzioni tecnologiche a supporto di organizzazioni non profit (ad esempio ONG, Agenzie delle Nazioni Unite, ecc.) nella gestione dei loro sistemi di informazione, nella raccolta dei dati, nella loro visualizzazione e analisi.
Vorrei ringraziare ONG 2.0 per aver dato a Gnucoop la possibilità di utilizzare questo spazio per condividere con voi alcuni fatti interessanti, informazioni o discussioni riguardo l’mHealth, i suoi strumenti e i casi studio più rilevanti.

Allora forza, iniziamo!

Partiamo da alcune informazioni di base: che cos’è l’mHealth?
Prima di tutto dobbiamo capire cos’è un sistema sanitario. Un Sistema Sanitario è l’insieme di strutture, processi e risorse necessarie per fornire assistenza sanitaria alla popolazione. Pertanto, questo sistema necessita di meccanismi di finanziamento, di una forza lavoro formata e stipendiata, di informazioni affidabili e di strutture sovvenzionate per garantire un buon servizio ai pazienti.

Da dove arriva quindi l’mHealth?
Ebbene, in molti Paesi questi requisiti non sono totalmente soddisfatti. In particolare, quando mancano importanti informazioni risulta molto difficile monitorare la diffusione di malattie, valutare se le patologie dei pazienti sono state diagnosticate correttamente o se sono state individuate le cure appropriate… Qui l’mHelth gioca un ruolo importante.
Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) la Mobile Helth (mHealth) è “la pratica della medicina supportata da dispositivi mobili come PDA e telefoni cellulari mediante l’utilizzo di applicazioni specifiche progettate per finalità mediche (med apps) quali la raccolta di dati clinici, trasmissione di informazioni sullo stato di salute al personale medico o agli stessi pazienti ecc.”

L’mHealth ha le potenzialità per affrontare e superare sfide come:

Disuguaglianza nell’accesso all’assistenza sanitaria,

aiutando le comunità più lontane a connettersi e ad avvalersi dei servizi sanitari;

Inadeguatezza delle strutture sanitarie,

supportando il monitoraggio della qualità dei presidi e dei centri sanitari;

Mancanza di risorse umane nell’ambito sanitario,

rafforzando la promozione della salute e di messaggi educativi.

Partiamo da un primo esempio di strumenti di mHealth: il progetto MAMA (Mobile Alliance for Maternal Action).
MAMA è un sistema di SMS sviluppato grazie a una partnership pubblica-privata tra USAID, Johnson & Johnson, la United Nations Foundation e BabyCenter. Il sistema offre informazioni sulla salute materna alle donne incinte tramite SMS. Gli SMS contengono indicazioni relative a specifici comportamenti per la salute e operazioni sanitarie in grado di migliorare lo stato di salute di chi le segue. I messaggi uniscono l’ambito sanitario con le informazioni sullo sviluppo del bambino, così da aiutare le madri a fornire al momento giusto le migliori cure per se stesse e per i loro figli. Questo include le cure prenatali, l’alimentazione, le vaccinazioni, la reidratazione orale e l’utilizzo delle zanzariere trattate con l’insetticida.

Dal 2011 il sistema ha raggiunto 2 milioni di persone tra donne, famiglie e operatori sanitari in remote comunità in Bangladesh, Sudafrica, India e Nigeria. MAMA dà alle donne la possibilità di prendere le migliori decisioni per loro e per le loro famiglie.

Parleremo presto di altri strumenti o casi studio di mHealth.

 

Photo Credits: Educational text messages to new mothers save lives

Open Days dell’Innovazione – ecco cosa è successo

Applicazioni per monitorare l’allevamento del pesce in Uganda, sistemi di raccolta dati per ottimizzare gli aiuti nei campi profughi, chioschi solari per distribuire connessione e servizi digitali nelle zone rurali,  piattaforme di fundraising tramite BitCoin, droni e stampanti 3D per servizi umanitari, sono stati tantissime le esperienze, ma anche le riflessioni sulla trasformazione del non profit che sta portando la rivoluzione digitale, presentate durante gli Open Days dell’Innovazione a Milano, due giorni di incontro tra tecnologia, innovazione e cooperazione allo sviluppo, promossi da Fondazione Cariplo, Compagnia San PaoloFondazione CRT e TechSoup all’interno del programma Innovazione per lo Sviluppo a cui Ong 2.0 partecipa attivamente da anni.

Durante l’evento sono stati premiati ufficialmente i due vincitori del Premio ICT for Social Good ed è stato possibile sperimentare progetti e prodotti innovativi per la cooperazione allo sviluppo in uno spazio espositivo di 20 stand, selezionati tra decine di candidature arrivate da tutta Italia

Se avete perso le due giornate non vi preoccupate qui potete trovare moltissimi materiali e i video integrali dell’evento

«L’innovazione non è solo la tecnologia. L’innovazione sta nel cambiamento dei comportamenti, nelle nuove possibilità che ciascuna innovazione, se è autentica, introduce. Non è la tecnologia a fare la differenza, ma il cambiamento di comportamento» così ha sostenuto Roshan Paul, CEO e cofounder di Amani Institute, durante il keynote speech centrale della prima mattina, in cui ha affrontato i principali temi della rivoluzione digitale, il passaggio dalla connessione dei luoghi alla connessione delle persone, il ruolo dirompente dell’Internet delle cose, della realtà aumentata e dell’immensa quantità di dati disponibili.

Massimo Lapucci, segretario generale della Fondazione CRT  ha annunciato che alle nuove OGR di Torino nascerà un hub per lo studio dei dati a servizio del non profit, unico in Europa, mentre Mario Calderini, vice presidente della Fondazione Politecnico di Milano ha descritto la piattaforma di Open Innovation, Coopen, ideata per mettere in contatto le esigenze della cooperazione allo sviluppo con i solutori tecnici.  Moltissimi gli altri interventi della prima tavola rotonda della mattina, cui è seguito un viaggio in 5 tappe tra innovatori sociali del mondo. Partendo dal rwandese Henri Nyakarundi,  vincitore del premio Ict for Social Good, che ha descritto i suoi Solar Smart kyosks, per andare al fablab di Ouagadougou, in Burkina Faso, dove Gildas Guella ha raccontato i prototipi e progetti dei giovani makers burkinabé, fino in Cambogia con Husk Ventures, una impresa sociale che trasforma le bucce del riso in biocombustibile, per arrivare in Austria dove la piattaforma More Than One Perspective crea l’incontro tra le competenze dei migranti e le ricerche delle aziende fino a tornare in Africa con la testimonianza di un imprenditore italiano, Federico Tonelli, che ha deciso di trasferirsi in Uganda per avviare IFishFarm una innovativa società di pescicoltura che usa un’applicazione per monitorare la produttività dell’allevamento.

Puoi rivedere qui il video integrale della densissima mattinata degli Open Days condotta da Marco Maccarini

Open Days, prima mattinata

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Nel corso della mattina Silvia Pochettino, founder di Ong 2.0, ha presentato il premio  ICT for Social Good e i due vincitori, Henri Nyakarundi, founder di Ared e inventore di Shiriki Hub, e Elizabeth Kperrun, co-founder di Lizzie’s Creation, vincitrice del premio speciale ICT for Children messo a disposizione da Fondazione Mission Bambini . Elisabeth non ha potuto essere presente perché, nonostante tutti i documenti e le garanzie presentate,  le è stato negato il visto. Viviana Brun, digital strategist di Ong 2.0 ha ritirato il premio in sua vece dalle mani di Goffredo Modena, presidente di Mission Bambini.

La premiazione di Henry Nyakarundi, vincitore ICT for Social GoodSchermata 2017-11-08 alle 12.33.09

Potete vedere qui il bel videomessaggio di Elizabeth lanciato durante l’evento in cui ringrazia e spiega il suo lavoro sull’educazione dei bambini nigeriani attraverso il digitale

Densissimo anche il pomeriggio del primo giorno iniziato con l’Innovation tour nello spazio espositivo organizzato da Ong 2.0 . Al suono di una campana che ha segnato slot di dieci minuti ciascuno i partecipanti hanno potuto conoscere e sperimentare i progetti e prodotti innovativi per la cooperazione allo sviluppo presentati nei 20 stand. Ad esempio GHT Onlus, di Roma, che si occupa di telemedicina, con una rete di medici volontari che offrono teleconsulti gratuito a centri sanitari remoti dell’Africa Subsahariana, grazie a una piattaforma web based che può funzionare anche offline, oggi sono operativi teleconsulti in 18 specialità, dalla cardiologia all’oncologia, in 9 Paesi africani. Oppure il software di raccolta dati sui rifugiati siriani in Giordania, creato da Intersos per ottimizzare la distribuzione degli aiuti nei campi profughi. O ancora SmartAid, software per il miglioramento della raccolta fondi delle non profit grazie all’applicazione dell’intelligenza artificiale all’analisi dei dati dei donatori. E ancora GnuCoop, cooperativa di sviluppo di prodotti ICT per la cooperazione, che ha presentato una piattaforma per il riconoscimento facciale per le scuole del Burkina Faso e una webGIS per la raccolta di dati nella gestione delle emergenze in Centro e Sud America. E ancora droni, stampanti 3 D, mostre interattive, piattaforme di analisi dati e molto altro
Open Days dell'Innovazione 2017

Dalla scoperta all’applicazione pratica; nella parte finale della giornata i parteciparti hanno potuto cimentarsi con i workshops di analisi dati condotto da Fondazione ISI,  quello di fabbricazione digitale condotto da WeMake  e il terzo sull’Open Development condotto da Fondazione Politecnico di Milano

A concludere le tre fondazioni promotrici hanno espresso la loro volontà di continuare il lavoro e di rendere gli Open Days un appuntamento fisso di incontro tra innovatori e operatori della cooperazione allo sviluppo

Qui il riassunto fotografico della giornata e gli interventi a chiusura della prima giornata

Open Days conclusioni

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La seconda giornata, targata TechSoup, ha focalizzato l’attenzione sull’Italia, con un intervento di Niccolò Melli sulla nuova legge del Terzo settore e un keynote speech di grande profondità sulle trasformazioni del non profit italiano legate all’evoluzione digitale di Paolo Venturi di Aiccon, cui sono seguiti molti esempi di casi studio e buone pratiche individuati da Techsoup

Qui il video della seconda giornata

Open Days seconda giornata

Open days TechSoup

 

Foto Credit: Innovazione per lo Sviluppo

ICT for Social Good: i 25 finalisti

Il premio “ICT for Social Good” entra nella fase finale. Dopo i primi tre mesi di selezione, la rosa dei candidati ai due premi da 10.000 e 12.000 euro, messi in palio dal programma Innovazione per lo Sviluppo e da Fondazione Mission Bambini Onlus, si restringe a 25. Vi presentiamo gli straordinari progetti della “short list” finale, che nel prossimo mese saranno al vaglio di una giuria internazionale d’eccellenza.

di Viviana Brun

 

I 233 progetti innovativi arrivati da 57 Paesi del mondo, negli ultimi tre mesi sono stati oggetto di un’attenta selezione, basata su criteri formali e di aderenza alle richieste del regolamento e sull’analisi della documentazione aggiuntiva. I progetti che accedono alla fase finale della selezione sono 25.

Il Comitato Scientifico del Premio -composto da rappresentanti delle organizzazioni SocialFare, Fundacion Paraguaya, Moxoff, E4impact e Nesta– è già al lavoro per valutare i progetti, ponendo grande attenzione all’innovazione sia dal punto di vista tecnologico che della metodologia e degli approcci adottati. Il tutto senza tralasciare l’impatto positivo generato dai progetti, vero protagonista di questo premio.

I vincitori verranno resi noti a fine settembre e premiati ufficialmente durante gli Open Days dell’Innovazione previsti a Milano, il prossimo 6 e 7 novembre.

 

Il profilo dei finalisti

I 25 innovatori arrivati in finale provengono da sedici Paesi diversi. I Paesi più rappresentati sono Nigeria e Kenya, entrambi con quattro progetti. La presenza africana è molto forte, venti dei progetti finalisti provengono proprio da questo continente. Si aggiungono poi due progetti indiani, un progetto della Bosnia Herzegovina, uno della Cambogia e uno della Colombia.

Quasi il 40% dei progetti finalisti è stato presentato da donne, 9 su 25, assicurando una buona rappresentanza femminile tra i finalisti. Se si parla spesso di gap di genere nell’accesso alla tecnologia, le innovatrici di ICT for Social Good sembrano smentire questa tendenza. I progetti realizzati da donne sono passati da circa il 25% delle candidature totali al 36% di quelle in finale, dimostrando un alto livello di competenza e qualità delle proposte presentate.

Tra i temi maggiormente affrontati ci sono agricoltura e sanità, ma anche il tema dell’educazione e della partecipazione alla vita politica e sociale è presente in molte proposte. Sette dei progetti finalisti sono dedicati in particolare al mondo dell’infanzia e concorreranno per il premio dedicato, messo in palio da Fondazione Mission Bambini Onlus.

 

Ecco i 25 finalisti

 

  • Muhammad Abdullahi di eTrash2Cash, un’applicazione che permette alle persone di raccogliere e vendere i rifiuti che possono essere riciclati, in cambio di un pagamento via mobile. Il progetto garantisce così un ricavo alle persone più indigenti e produce un impatto positivo sull’ambiente in Nigeria.
  • Elijah Amoo Addo di Food for all Africa che in Ghana ha creato una piattaforma che permette di segnalare la presenza di cibo in eccesso, destinato a essere sprecato, e di organizzare la distribuzione mirata alle persone, soprattutto bambini, denutrite o a rischi di malnutrizione.
  • Bukola Bolarinwa di Haima Health Initiative, un’applicazione nata per contrastare il mercato nero delle trasfusioni di sangue in Nigeria e favorire l’incontro dei donatori con i pazienti e i centri sanitari.
  • Ahmed Karim Cisse di Connexion Sans Frontiere, utilizza le ICT per un progetto di telemedicina dedicato soprattutto ai pazienti traumatologici, vittime di incidenti stradali in Senegal.
  • Albin Mathias Fiita di Potential Enhancement Foundation, ha installato nelle scuole in Tanzania laboratori informatici alimentati con energia solare, utilizzando computer Raspberry Pi a basso consumo e software open source per rendere i laboratori sostenibili nel tempo.
  • Kristin Gaensicke di Riziki Source, piattaforma, sviluppata in Kenya, che permette di far incontrare la richiesta di lavoro delle persone con disabilità con le posizioni disponibili più adatte. Le informazioni del database vengono inserite tramite sms, in modo che anche i disabili residenti in aree rurali o che non hanno accesso a internet possano aggiornare facilmente il proprio profilo.
  • Elizabeth Kperrun di Lizzie’s Creations in Nigeria ha sviluppato due app per bambini AfrotalezTeseem. La prima aiuta i bambini a riscoprire le favole tradizionali, divertendosi e imparando con tanti contenuti educativi. La seconda è dedicata all’apprendimento delle lingue. Molti bambini nigeriani non conoscono l’inglese, quest’app tiene conto di tutte le lingue locali e propone contenuti in Inglese, Hausa, Swahili, Igbo e Yoruba.
  • Suzana Moreira di Mowoza, in Mozambico ha creato Mabiz piattaforma educativa che forma le donne alle basi del commercio, in modo che possano avviare un piccolo business o rendere più efficiente quello attuale. Le formazioni e il monitoraggio avvengono anche a distanza via SMS e whatsapp.
  • Clever Mukove di Knowledge Transfer Africa, in Zimbabwe ha lavorato alla creazione di eMKambo un’applicazione web e mobile dedicata a scambiare informazioni sui temi agricoli, sui prezzi di mercato e a mettere in comunicazione produttori e commercianti. All’applicazione è stato abbinato anche un servizio di call center.
  • Jennifer Nantale di Nyaka School, in Uganda ha sviluppato Patient App Care un servizio di mHealth per migliorare l’accesso delle persone alle cure sanitarie.
  • Grâce Françoise Nibizi di SaCoDé, in Burundi forma e sensibilizza i cittadini, soprattutto donne, sui temi della salute sessuale e riproduttiva grazie a un sistema di invio di SMS.
  • Margaret Njenga di @iLabAfrica, lavora alla realizzazione di un sistema di monitoraggio dei fondi pubblici in Kenya, aumentando la trasparenza e permettendo ai cittadini di partecipare e interagire direttamente con i politici e gli amministratori locali, attraverso una piattaforma web e l’invio di sms.
  • Achiri Arnold Nji di Traveler, piattaforma che usa i big data, i sistemi GPS e i sensori per monitorare le performance degli autisti degli autobus, migliorare la sicurezza dei passeggeri e la risposta in caso d’incidente in Camerun.
  • Henri Nyakarundi di Shiriki Hub, in Ruanda ha realizzato dei chioschi solari portatili che permettono a chiunque di collegarsi a contenuti via internet o intranet e ricaricare il proprio device. In questo modo, l’accesso alle informazioni viene garantito anche alle persone che vivono nelle zone rurali più isolate.
  • Francis Obirikorang di AgroCenta, piattaforma agro-tech creata in Ghana, offre una serie di servizi dedicati ai piccoli agricoltori, che vanno dal supporto alla vendita online alle informazioni su prezzi e possibili acquirenti.
  • Simeon Oyando Ogonda di Education for Change, in Kenya utilizza la piattaforma m-shamba per formare le persone delle aree rurali all’uso di metodi alternativi green per cucinare il cibo e gestire i parassiti in agricoltura.
  • Daniel Oulai di Grainothèque, la prima biblioteca comunitaria della Costa d’Avorio dedicata alle sementi di qualità, per preservare la biodiversità africana ma anche per garantire l’accesso ai giovani coltivatori alle sementi tradizionali e a corsi di formazione. Il progetto è accompagnato dalla creazione di una piattaforma web dedicata alla riproduzione delle sementi, a come adattare la produzione agricola ai cambiamenti climatici e a migliorare la commercializzazione dei prodotti locali.
  • Emmanuel Owobu di MobiCure, in Nigeria ha sviluppato l’app OMOMI che permette alle madri di monitorare la salute e la crescita dei propri bambini, ricevendo consigli mirati per le varie fasi di vita dei figli.
  • Alexie Seller di Pollinate Energy, in India offre prodotti ecologici in grado di migliorare la qualità della vita delle persone all’interno delle periferie indiane e usa la tecnologia mobile per gestire le rate dei pagamenti.
  • Victor Shikoli di Hydrologistics Africa in Kenya ha sviluppato HydroIQ, un dispositivo GPS che utilizza i sensori e l’Internet delle cose per monitorare in modo automatico i sistemi di approvvigionamento idrico esistenti e raccogliere dati sull’uso dell’acqua, la qualità e le perdite. Questo sistema consente di valutare l’efficienza del sistema idrico, il consumo effettivo dell’acqua, la capillarità sul territorio, evitando sprechi e consentendo il corretto pagamento delle bollette.
  • Sumeysh Srivastava di Nyaaya, piattaforma web sviluppata in India, che grazie a guide, tutorial e all’uso delle varie lingue locali, rende accessibili ai cittadini le leggi dello Stato, garantendo a tutti la comprensione dei propri diritti.
  • Sovan Srun di Edemy, in Cambogia, ha creato un sistema per rendere le performance degli studenti delle aree rurali in linea con quelle dei centri urbani, migliorando la formazione di studenti e insegnanti senza bisogno della connessione a Internet ma attraverso l’uso di un computer Rasberry a basso costo e di un software educativo sviluppato ad hoc.
  • Branko Vasiljevic di Civil Patrols, applicazione sviluppata in Bosnia Herzegovina, che permette ai cittadini di contribuire a rendere più rapido ed efficiente l’intervento delle forze dell’ordine, segnalando i casi di violenza o di delinquenza.
  • Emily Warne di Health Builders, utilizza le ICT per mettere in rete e digitalizzare le informazioni mediche per rendere più efficienti i centri sanitari in Ruanda.

 

 

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ICT for Social Good: 233 progetti innovativi da tutto il mondo

Provengono da 57 diversi Paesi del mondo i 233 innovatori locali che hanno risposto all’appello di “ICT for Social Good“, il premio creato da Ong2.0 – nell’ambito del programma Innovazione per lo Sviluppo sostenuto da Fondazione Cariplo e Compagnia di San Paolo e con la collaborazione di Fondazione Mission Bambini – per intercettare, conoscere, raccontare e sostenere i progetti e le esperienze di innovazione locale nei Paesi a basso reddito.

di Viviana Brun

 

Da chi ha sviluppato una app per l’educazione in lingua locale, per facilitare l’apprendimento dei bambini e diffondere la cultura e la storia tradizionale africana, a chi informa e fa prevenzione in ambito sanitario via SMS, passando per chi usa gli smartphone per connettere gli agricoltori e scambiare informazioni sull’andamento del mercato e i metodi di coltivazione, fino a chi installa hot-spot nei villaggi e nelle zone rurali per permettere alle persone di accedere alla informazioni via Internet, ove possibile, o attraverso contenuti precaricati. Ma c’è anche chi sfrutta il potenziale delle ICT per gestire l’approvvigionamento dei medicinali nei centri sanitari e chi usa YouTube per sensibilizzare i giovani sui rischi e le modalità della tratta internazionale.

Si è concluso il 30 aprile il periodo di raccolta delle candidature del premio ICT for Social Good e la risposta a questo primo bando è stata sorprendente. In poco più di un mese abbiamo ricevuto 233 progetti da 57 Paesi del mondo e, già da un primo sguardo, si percepisce la ricchezza delle iniziative presentate e il grande livello di competenza e di creatività dei candidati al premio.

La mappa degli innovatori locali

Per rendere più facile l’esplorazione delle candidature ricevute, abbiamo raccolto in una mappa tutti gli innovatori locali in lizza per il premio. Espandendo e riducendo la mappa è possibile esplorarne le aree di provenienza, mentre cliccando su ogni waypoint si ha accesso ad alcune informazioni di base sui progetti. La mappa è pensata per ospitare nel tempo informazioni via via più dettagliate.

Storie di innovazione sociale

Le candidature al Premio, nella loro totalità, disegnano una splendida galassia di storie d’innovazione sociale. Idee innovative, create dal basso e in grado di portare cambiamento e benefici a livello locale. Queste storie di vita e d’innovazione rappresentano un materiale prezioso per fare cultura” nel mondo della cooperazione internazionale, aprendo la strada a un nuovo approccio allo sviluppo locale, in grado di sfruttare gli strumenti tecnologici del presente e valorizzare i talenti e le professionalità di chi, ovunque nel mondo, si impegna e lavora per costruire una società migliore, anche grazie alla tecnologia.

Nei prossimi mesi, ascolteremo dalla viva voce dei protagonisti le loro storie, approfondiremo lo studio dei loro progetti, ne selezioneremo alcuni e li racconteremo in una sezione ad hoc sul sito di Ong2.0.

Le prossime fasi del Premio

È in corso la prima fase di selezione delle candidature. Una giuria di esperti, selezionati tra gli attori coinvolti nel programma Innovazione per lo Sviluppo, è già al lavoro per verificare che le candidature siano elegibili e coerenti con il regolamento del Premio. I candidati ritenuti formalmente validi saranno invitati a fornire la documentazione completa e la lettera di referenza di un ente internazionale, che attesti la reale messa in opera del progetto. Il Comitato Scientifico del Premio si occuperà quindi di svolgere la valutazione finale.

Il Comitato Scientifico è composto da Guglielmo Gori di SocialFare (Torino) – il primo centro per l’Innovazione Sociale in Italia – Martin Burt, Fondatore e Direttore generale di Fundacion Paraguaya – ONG paraguaiana che si occupa di microfinanza e imprenditoria – Ottavio CrivaroAmministratore delegato di Moxoff spa – spinoff del Politecnico di Milano specializzata in modellistica ed algoritmistica matematica, ha sviluppato anche innovativi tool per il mondo del noprofit Mario Molteni, Senior Fellow di Ashoka per E4IMPACT  – Fondazione che offre master in Business Administration in 5 paesi africani – Giulio Quaggiotto, consulente per l’innovazione dell’Ufficio del primo Ministro degli Emirati Arabi Uniti e associato di Nesta – rinomata fondazione inglese sull’innovazione.

Oltre a ricevere un premio in denaro, i vincitori saranno invitati in Italia in occasione dell’evento finale del programma Innovazione per lo Sviluppo, previsto per il prossimo autunno. In quell’occasione avranno la possibilità di incontrare e confrontarsi con realtà imprenditoriali e centri di ricerca italiani, potenzialmente interessati a sostenere o sviluppare ulteriormente i progetti vincitori.
Il premio “ICT for Social Good” è organizzato da Ong 2.0, CISV, Fondazione Mission Bambini, Opes Impact Fund, con il sostegno strategico e finanziario di Fondazione Cariplo e Compagnia di San Paolo e la collaborazione di SocialFare, E4Impact, Nexa Center, MoxOff, Calandria. Media partner: Agenzia Dire.

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Digital Humanitarians: i Big Data e la risposta umanitaria

 

Digital Humanitarians

Come i Big Data stanno cambiando il volto dell’azione umanitaria

 

L’eccesso di informazioni generate durante le emergenze può essere paralizzante per l’azione umanitaria tanto quanto la mancanza di dati. Questa inondazione di informazioni è spesso chiamata Big Data o Big Crisis Data. Capire e gestire questa situazione si sta dimostrando una sfida impossibile per le tradizionali organizzazioni umanitarie, motivo per cui molte si stanno muovendo verso un approccio digitale.

 

Autore: Patrick Meier

Anno: 2015

Lingua: inglese

Scopri di più sul libro o acquistalo QUI

Open data benefits for agriculture and nutrition

Open Data e agricoltura

Gli Open Data a servizio di agricoltura e nutrizione

A settembre 2016 ha avuto luogo a New York il primo Global Open Data for Agriculture and Nutrition (GODAN), un summit dedicato agli Open Data per l’agricoltura e la nutrizione. Nel febbraio 2017 è stato organizzato all’Aia il terzo workshop sull’impatto degli Open Data in questi settori. Entrambi gli eventi hanno mostrato i progressi raggiunti per garantire un miglior accesso a informazioni accurate e tempestive per policy-maker, agricoltori e settore privato, per creare un futuro più sostenibile nell’agricoltura.

 

AutoreTechnical Centre for Agricultural and Rural Cooperation (CTA)

FonteICT Update

Anno: 2017

Lingua: inglese

Scarica qui ICT Update: Open data benefits for agricolture and nutrition

 

An ICT agripreneurship guide

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Una guida sull’uso delle ICT per l’imprenditoria agricola

Questo manuale fornisce una guida passo passo per fornire agli aspiranti imprenditori che lavorano con le ICT le informazioni e le conoscenze di cui hanno bisogno per avviare il loro business nel settore agricolo, delineando opportunità chiave e le sfide che potranno incontrare lungo la strada. Tramite l’utilizzo di esempi di vita reale, il manuale fornisce strategie e indicazioni per evitare errori comuni tra i giovani imprenditori alle prime armi. I temi trattati includono le catene di valore agricolo e i loro stakeholder, le sfide del business delle ICT, business plan efficaci e modelli per progettare, finanziare e ingrandire l’impresa.

Autore: Technical Centre for Agricultural and Rural Cooperation (CTA)

Anno: 2017

Lingua: inglese

Scarica qui An ICT Agripreneurship Guide: a path to success for young ACP Entrepreneurs

ICT per i diritti umani, la democrazia e l’attivismo

ICT for human rights, democracy and activism è il sesto modulo, appena concluso, del percorso di formazione “ICT Innovations for Development”, durante il quale si è approfondito il ruolo delle ICT nella promozione e nella difesa dei diritti umani.

 

Il corso ha permesso ai partecipanti di studiare come le ICT possano essere utilizzate all’interno di processi democratici e nell’attivismo. Il modulo si è concentrato nello specifico su come le nuove tecnologie possano essere utilizzate dalla popolazione e dalle ong per monitorare, mostrare e far fronte alle violazioni dei diritti umani. Inoltre, sono stati analizzati i rischi e le conseguenze legate call’uso delle ICT e alla comunicazione digitale. Con lo sviluppo delle tecnologie e delle tecniche di sorveglianza e di monitoraggio online, infatti, gli attivisti di tutto il mondo sono spesso i primi destinatari di questi controlli, quindi il modulo ha analizzato anche tecnologie, piattaforme e tecniche di “anti-sorveglianza”.

Grazie alla partecipazione di diversi esperti, come Satu Valter, attivista anti-razzista e capo del No Hate Speech Campaign in Finlandia, Dr Dan McQuillan, professore a Goldsmiths, Università di Londra e una delle 93 persone che sono state torturate durante il G8 di Genova nel 2001, e Ron Salajattivista per i diritti umani e per la difesa dell’ambiente, durante le lezioni sono emersi molti temi, casi studio, strumenti pratici, piattaforme e applicazioni.

Satu Valtere ha avviato l’analisi di queste tematiche a partire dal concetto di “diritti umani”, evidenziandone le principali caratteristiche, i valori, ma anche i conflitti e i dilemmi, seguiti da un caso studio dalla Finlandia. Satu ha riportato come esempio la No Hate Speech Campaign, una campagna europea lanciata dal Consiglio d’Europa, per analizzare vantaggi e svantaggi delle campagne per i diritti umani promosse dalle organizzazioni internazionali. Considerando che questa campagna si concentra sulla lotta all’hate speech online, è nata un’interessante discussione sul dilemma che vede scontrarsi la libertà di espressione e l’hate speech e che pone la domanda di dove si collochi la linea di demarcazione che li separa.

Durante la seconda lezione Ron Salaj ha parlato del concetto di attivismo nell’era digitale, soffermandosi soprattutto sulle campaigning techniques degli attivisti e dei movimenti dissidenti: dalle tecniche di pubblicazione del samizdat, al sabotaggio culturale e alle radio pirata.
Lattenzione si è poi concentrata su come l’attivismo sia cambiato con l’avvento di internet. Basti pensare a quando gli attivisti hanno chiuso per ore il sito della compagnia aerea Lufthansa utilizzando un attacco DDoS per protestare contro la deportazione degli immigrati con gli aerei della compagnia; o all’utilizzo del Google Bombing, sfruttato dal gruppo English Disco Lovers in senso anti-razzista.

28476745294_3f9e28e373_bDan McQuillan ha invece approfondito il concetto di open source intelligence. Partendo dal significato di “tecniche di sorveglianza”, che etimologicamente indica il “guardare dal basso”. Per illustrare questa tecnica il docente ha descritto il caso Rodney King a Los Angeles e il #BlackLivesMatter, un movimento internazionale di lotta alla violenza e al razzismo contro le persone di colore; il movimento è coordinato, ma decentralizzato e senza un leader, e si distingue per la sua etica inclusiva, coinvolgendo donne, attivisti LGBT, ecc.

Nel corso dell’ultima lezione, tenuta dallo stesso docente, si è parlato di online surveillance and tracking, di sorveglianza e monitoraggio online. In particolare, si è cercato di ampliare le abilità pratiche dei partecipanti tramite la dimostrazione e l’utilizzo di diversi strumenti e piattaforme, quali Lightbeam, il plugin di Mozilla che aiuta l’utente a verificare in diretta se qualcuno sta seguendo le sue mosse online; e Panopticlick, un progetto di ricerca di EFF o Tor browser, un sistema per mantenere il browser e le ricerche sul web anonime.

Infine, parte della lezione è stata dedicata alla discussione sull’utilizzo da parte di grandi democrazie di avanzati strumenti di spionaggio, in contrapposizione alla nascita di nuovi movimenti, il cui obiettivo è quello di resistere, agire ed educare contro il monitoraggio online. Un esempio su tutti? Cryptoparty un movimento decentralizzato che mira a formare e informare sulla protezione personale nello spazio digitale.

Un nuovo “mobile money ecosystem”

Si è da poco concluso anche il settimo modulo del corso ICT Innovations for Development tenuto da Gianluca Iazzolino e dedicato interamente all’utilizzo delle nuove tecnologie nell’ambito dell’inclusione finanziaria.

Il settore dei servizi finanziari digitali si amplia sempre più velocemente; in poco tempo si è passati dalla semplice possibilità di pagare tramite mobile, alla possibilità di effettuare transazioni e operazioni più complesse, come prestiti o assicurazioni, utilizzando un dispositivo come il cellulare o il tablet. Ormai non si parla più solamente di mobile banking, di “un sistema cioè che permette ai clienti di istituzioni finanziarie di accedere al proprio account tramite un dispositivo mobile”, ma di mobile money, “un network di infrastrutture per depositare e trasferire denaro facilitando il cambio da cash alla valuta elettronica tra diversi attori”(Kendall et al. 2012), “un’innovazione strategica per tagliare i costi e rafforzare la portata dei servizi finanziari” (Porteous 2007; Kumar, McKay and Rotman 2010; Donovan 2012).

MasterCard Foundation's partnership with Opportunity International and Opportunity Bank is expanding access to financial services to 1.4 million people, particularly in rural areas. Mobile phone banking is a large component of these activities. Julius Sakiaiiuu at his mobile phone shop and mobile money kiosk in Kanjuki Village. Julius received loans from Opportunity Bank to expand his mobile phone shop in Kanjuki Village. "Before mobile banking, I would have to bay 10,000 shillings to go to the nearest bank branch to deposit 10,000 shillings," he said.Oggi, spiega Iazzolino, si delinea quindi un nuovo mobile money ecosystem, in cui gli attori coinvolti non sono più solamente le banche e i loro clienti, ma tutte le istituzioni e gli attori che offrono servizi finanziari, gli operatori, i proprietari di attività, i produttori, gli utenti, ecc. Lo scenario è quindi quello di un network, di una nuova partnership di digital financial actors, che sviluppa nuove relazioni, nuovi scambi e nuove opportunità.

In questo scenario emerge con prepotenza il tema dell’inclusione finanziaria, focus specifico delle lezioni del settimo modulo del corso. “L’accesso per tutti a un gran numero di servizi finanziari – risparmio, entrate, assicurazione e pagamenti – offerti in modo responsabile e sostenibile da una serie di providers in un ambiente ben regolato”(Porter, 2015) è la precondizione per lo sviluppo, soprattutto nei Paesi a basso reddito, e secondo molti costituirebbe un elemento importante nella lotta alla povertà.

Iazzolino tuttavia mette in guardia sulle problematiche che l’inclusione finanziaria può trovarsi ad affrontare in questa nuova compagine mondiale e sulle conseguenze che questa può avere. In particolare, la grande componente digitale del settore finanziario ha portato oggi alla “capitalizzazione dei dati e delle informazioni personali”, la cosiddetta “datafication”. Questa deriva dell’utilizzo della tecnologia nel settore, offre sì possibilità importanti, ma rischia anche di condurre a una maggiore esclusione di alcune persone che vivono in determinate condizioni.

Immagine2Il docente riporta due esempi africani: Branch e Firstaccess, due providers di servizi finanziari. Sono sostanzialmente due app che è possibile installare sul telefono; queste acquisiscono tutte le informazioni sull’utente a partire dai dati del suo cellulare, dalle sue attività, dai social media, dalle transazioni economiche, ecc. e sulla base di queste un algoritmo valuta le condizioni finanziarie dell’utente, permettendogli o impedendogli l’accesso ai diversi servizi. I dati diventano quindi una fonte di valore, sulla base della quale includere o escludere una persona dalla grande costellazione dei nuovi servizi finanziari.

Un altro aspetto (tra molti altri) che il docente spiega per ottenere una vera inclusione finanziaria è il contesto locale. La sola esportazione di piattaforme, tecnologie o modelli finanziari non sarà mai davvero efficace ed inclusiva, se la popolazione di riferimento non è disposta ad accettarla, se la tecnologia proposta è troppo avanzata, se nel contesto sociale in cui si desidera inserirsi non sono presenti le condizioni adatte per farlo.

Un esempio è Telesom Zaad, la prima piattaforma mobile money in Somaliland. “Il servizio offerto da Telesom è dilagato nel Paese essendo molto attrattivo, poiché semplifica la vita alle persone” spiega Abdirahman Adan Shire, il Manager di Zaad Service, rispondendo a dei bisogni reali della popolazione locale.

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