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Inclusione sociale e digitale in una pubblicazione di Consiglio d’Europa e Commissione europea

Nell’ambito della serie Youth Knowledge, la Commissione Europea e il Consiglio d’Europa hanno pubblicato, a inizio 2021, lo studio “Young people, social inclusion and digitalisation. Emerging knowledge for practice and policy”, incentrato sul rapporto tra inclusione sociale e digitalizzazione. Allo studio hanno preso parte Ron Salaj e Dan McQuillan, entrambi docenti del Master di Ong 2.0 “ICT For Development and Social Good”.

di Luca Indemini

Dal punto di vista dei giovani, l’inclusione sociale è il processo di autorealizzazione dell’individuo all’interno della società, il riconoscimento del proprio potenziale da parte delle istituzioni sociali.

E l’inclusione sociale ha un significato particolare per quei giovani che provengono da contesti svantaggiati e vivono in condizioni precarie.

La digitalizzazione, come processo di integrazione delle tecnologie digitali nella vita di tutti i giorni, sta plasmando la nostra società e ha un impatto significativo soprattutto sulle generazioni più giovani.

In quanto fenomeno sociale, la digitalizzazione può sostenere od ostacolare gli sforzi necessari per raggiungere l’inclusione sociale.

In Europa, molte organizzazioni stanno già utilizzando le risorse digitali come opportunità per promuovere l’inclusione sociale o le piattaforme digitali per promuovere la partecipazione. Tuttavia, è stata svolta solo un’analisi limitata di benefici e rischi della digitalizzazione per i giovani emarginati. “Young people, social inclusion and digitalisation. Emerging knowledge for practice and policy” vuole rappresentare un importante tassello in questa direzione.

Allo studio hanno partecipato Ron Salaj e Dan McQuillan, entrambi docenti del Master di Ong 2.0 “ICT For Development and Social Good”. Nello specifico si sono occupati del ruolo dell’Intelligenza Artificiale, sempre più centrale nelle tecnologie digitali.

I giovani precari e lo spettro degli stereotipi algoritmici

Nel capitolo di loro competenza, Ron e Dan analizzano in modo critico la narrativa sull’innovazione digitale e sull’imprenditorialità tecnologica, che tende a trasformare storie eccezionali in possibilità per tutti, che per tutti non sono. In particolar modo concentrano la loro attenzione sull’Intelligenza Artificiale, che poggia su un sistema di valori derivati dalla cultura dei miliardari maschi americani, prevalentemente bianchi.

L’Intelligenza Artificiale poggia su un sistema di valori derivati dalla cultura dei miliardari maschi americani, prevalentemente bianchi.

Questo comporta, che l’uso dell’IA nelle politiche e nei servizi per i giovani potrebbe involontariamente introdurre forme congenite di discriminazione.

Anche per la velocità dei cambiamenti in corso d’opera con la rivoluzione digitale in atto, è difficile raccomandare buone pratiche da adottare o fornire un giudizio definitivo sul rapporto tra IA, integrazione sociale e lavoro giovanile. Quel che è certo però è che il futuro non può essere affidato all’eccesso di narrativa dell’innovazione digitale, che porta con sé i rischi di una crescente precarietà.

Sebbene l’intelligenza artificiale non possa essere cancellata, ci sono modi per trasformarla in una forma di apprendimento che non riguarda solo ciò che si trova nei dati, ma anche ciò che non è all’interno dei dati e ciò che potrebbe essere, in modo da poter riformulare l’apprendimento automatico stesso. Dovrebbero essere le comunità di interesse, quelle influenzate direttamente dall’intelligenza artificiale, ad essere coinvolte sia nell’impostazione delle domande che l’IA pone, sia nella determinazione del significato di ciò che viene trovato.

Un punto di partenza è stato quello dei People’s Councils on AI for Young People. Sono un tentativo di sfidare ed estendere l’apprendimento automatico attraverso la pedagogia critica, cioè con modi collettivi di porre domande sui problemi che abbiamo in comune e imparare insieme generando modi diversi per affrontare quei problemi.

L’intelligenza artificiale al servizio dell’uomo

Sempre più spesso sentiamo parlare di Intelligenza Artificiale, Machine Learning, Deep Learning, Chatbot, ma non sempre è facile capire appieno il significato e l’importanza di queste tecnologie potentissime che stanno rivoluzionando il nostro modo di lavorare e vivere

Consoft Sistemi ha realizzato questa breve guida per fare chiarezza sul loro preciso significato, comprendere quali sono i possibili ambiti di applicazione, e le conseguenze del loro utilizzo, in particolare nel sociale e nei paesi del Sud del Mondo.

“L’intelligenza artificiale al servizio dell’uomo” è il secondo di un ciclo di 4 dossier realizzati nell’ambito del progetto Digital Transformation per lo Sviluppo Sostenibile, volti ad approfondire le prospettive della trasformazione digitale nell’ottica di rispondere alle sfide evidenziate dagli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile e dall’Agenda 2030.

Il primo dossier, dedicato al significato e agli impatti della trasformazione digitale è disponibile qui.


Intelligenza Artificiale e il futuro della Mobile Health

Mai sentito parlare dell’uso dell’Intelligenza Artificiale (IA) nella Mobile Health dei paesi in via di sviluppo?

di Paola Fava

 

Se tutto ciò ti suona nuovo non preoccuparti, non sei il solo. Lo scorso giugno, l’Agenzia Statunitense ITU (International Telecommunication Union) ha tenuto una conferenza prima nel suo genere: l’AI for GOOD Global Summit. Ed è proprio in questa sede che si è tratto il tema dell’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale in contesti quali quelli dei paesi in via di sviluppo, finalizzata al supporto dei Sustainable Development Goals (SDGs).

Ricordo che più di 10 anni fa, quando studiavo ingegneria, l’IA e la robotica venivano considerate materie innovative e affascinanti, ma di nicchia. L’idea alla base di queste discipline è di costruire macchine capaci di pensare come umani, di riconoscere informazioni, estrapolare dati da fonti differenti, e utilizzare questi ultimi per costruire algoritmi che possano migliorare le loro mansioni. Suona fantascientifico, vero?

Da allora, le potenzialità dell’IA sono state largamente analizzate ed applicate a vari settori. Quasi certamente ciascuno di noi ha sentito parlare di Intelligenza Artificiale, apprendimento automatico o delle reti neuronali che stanno alla base delle automobili senza autista, oppure dei computer in grado di battere campioni di scacchi o di altre applicazione dell’IA attivate da sensori connessi alla Sim card del proprio smartphone.

Tuttavia c’è molto più di questo. Molte potenzialità attendono di essere esplorate, tanto nei paesi del Nord quanto in quelli in via di sviluppo, dove la diffusione dei telefoni cellulari e l’IA vanno di pari passo.

Per citare Joel Selanikio (il CEO di Magpi): “stiamo iniziando a renderci conto come tutti i benefici ottenuti fin ora (dai cellulari alla salute globale) siamo stati solamente il preludio di qualcosa che avrà un impatto di gran lunga maggiore sulla salute internazionale: l’ascesa dell’IA fornita persino alle persone più povere del mondo tramite i telefoni cellulari”.

Sempre citando Selanikio, “alcuni esempi di cellulari dotati di IA utilizzati per l’assistenza sanitaria includono:

  • ResApp Health, la quale utilizza l’IA per sviluppare applicazioni in grado di ascoltare il suono della tosse e del respiro, con lo scopo di diagnosticare asma o polmonite.
  • IBM’s Watson, il quale può diagnosticare il cancro – ed individuare l’appropriato trattamento – con più precisione di specialisti oncologi.
  • AiCure, che è un’app che utilizza l’IA per verificare l’assunzione delle prescrizioni terapeutiche (può “vedere” l’effettiva ingestione delle medicine) e che potrebbe essere usata per ridimensionare i costi della directly-observed therapy (DOT) per la tubercolosi (attualmente a carico degli operatori sanitari) per tutti i luoghi in cui non ce la si può permettere.
  • NIH facial image recognition algorithms (algoritmi di riconoscimento facciale) che può diagnosticare malattie genetiche usando la fotocamera dello smartphone.

Suona ancora fantascientifico? Beh, è reale ed è il futuro.

Tuttavia, come in ogni storia, anche nell’utilizzo dell’IA per la salute esistono due facce della medaglia.

La dottoressa Margaret Chan, Direttrice Generale dell’Organizzazione Mondiale della Salute, nel suo discorso di apertura al “AI for GOOD Global Summit” invita ricercatori e stakeholders ad essere cauti, visto che le decisioni mediche sono complesse e dipendono dai vari contesti e valori.

“Sebbene le macchine possano aiutare il lavoro dei medici, organizzare, razionalizzare, e snellire i processi che conducono ad una diagnosi o ad altre decisioni mediche, l’IA non può rimpiazzare i dottori e gli infermieri nell’interazione con i pazienti.

… dobbiamo considerare il contesto e cosa significa per la vita delle persone. Quanto vantaggio può dare diagnosticare in breve tempo un cancro alla pelle o al petto se tanto il paese non può offrire opportunità per il trattamento, non ha specialisti o attrezzature specializzate, o se il prezzo delle medicine è troppo dispendioso sia per i pazienti che per il sistema sanitario?

Che cosa succerebbe se una diagnosi di un’app non considerasse un sintomo che indica una grave malattia pregressa? Puoi fare causa ad una macchina per negligenza medica? Come puoi regolamentare una macchina programmata per pensare come un umano?”

Tutte queste domande sono molto importanti e non vanno sottostimate.  

L’Intelligenza Artificiale in 6 minuti

L’Intelligenza Artificiale (AI) ha fatto degli incredibili progressi nell’ultimo anno. Dai primi Ubers autonomi alle vittorie di AlphaGo abbiamo visto come AI sia sempre più frequentemente al centro dell’attenzione.
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