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Inclusione finanziaria: lo smartphone non è tutto

L’inclusione finanziaria, il permettere a più persone l’accesso ai servizi bancari, è considerato da alcuni anni un elemento fondamentale per sradicare la povertà. Per questo, negli ultimi anni, tante realtà basate su servizi digitali sono nate per arrivare dove i canali tradizionali non intervengono a causa dei costi eccessivi. Tuttavia, come ci spiega Gianluca Iazzolino, ricercatore dell’università di Oxford e consulente per il Fondo delle Nazioni Unite per lo Sviluppo dei Capitali all’interno del programma mobile money for the poor, “le potenzialità dei servizi di mobile money possono prendere una piega preoccupante che va a  creare ulteriori esclusioni sociali invece di ottenere una piena inclusione”. Data l’importanza dell’inclusione finanziaria e la sua forte componente digitale, Ong 2.0 ha inserito un modulo sul tema, condotto proprio da Iazzolino, all’interno corso ICT Innovations for Development.

di Federico Rivara

iazzolinoIazzolino avvisa subito dei rischi del settore. “Oggi” spiega “la tendenza degli attori che forniscono servizi finanziari digitali è quella di non limitarsi solamente al mobile money (il trasferimento in maniera digitale di denaro utilizzabile tramite telefoni cellulari) ma di offrire ulteriori servizi finanziari quali assicurazioni e prestiti”La ragione è semplice: questi servizi portano maggiore profitti agli operatori che li forniscono.

I rischi di questo sistema però sono molteplici e possono essere ricondotti a un tema molto attuale: la circolazione e disponibilità di moltissimi dati. I servizi finanziari menzionati permettono di tracciare i dati degli utenti. Di conseguenza, le compagnie della tecno-finanza possono avere una conoscenza molto precisa del credit scoring (il grado d’insolvibilità) dei clienti. “I nuovi esclusi sono quindi coloro che non hanno entrate fisse provenienti da canali informali, come spesso succede in tante realtà in paesi africani”. Coloro che sono invisibili e non producono dati evidenti, rischiano di essere esclusi, per esempio, da una politica poiché non contemplati.

In maniera similare, spiega Iazzolino, entrare come operatore indipendente all’interno del business è realistico solamente per chi ha già avviato altre attività. Per esempio, nei mercati over the counter (mercati non regolamentati secondo le norme ufficiali di una determinata area) delle rimesse, l’agente che si pone tra un utente e una compagnia è spesso una persona che ha già avviato altre attività imprenditoriali.

m-pesa

La ricerca del profitto, come introdotto in precedenza, è alla base dello sviluppo di nuove piattaforme. Tuttavia gli introiti di questo settore difficilmente ricadono sulle aree in cui si opera. E’ il caso di M-Pesa, un servizio che permette il trasferimento di denaro tramite cellulare. Oggi M-Pesa è una realtà consolidata che ha raggiunto milioni di clienti sia in Africa sia in Europa. Questo servizio è nato dalla rete mobile Safaricom il cui azionista principale è Vodafone, con sede a Londra, dove entrano i maggiori guadagni.

Le potenzialità del digitale e dei pagamenti online possono arrivare a tutti i livelli. Infatti, sempre più diffusi sono i trasferimenti government-to-persons payments attraverso i quali i governi possono pagare, ad esempio, gli stipendi e le pensioni dei propri cittadini, riducendo i costi di transazione. L’autorità e il ruolo dello stato però devono essere centrali altrimenti si rischia di concedere alcuni servizi ad attori che si collocano tra lo stato e i cittadini con un potere molto importante. In Nigeria, per esempio, MasterCard ha intuito un’opportunità nelle carte d’identità della popolazione. MasterCard infatti ha lanciato un programma con l’obbiettivo di rilasciare 120 milioni di carte d’identità nel paese africano più popoloso in grado di permettere pagamenti elettronici. Da un lato, queste organizzazioni permettono di superare un problema molto grande dei paesi africani in cui i servizi anagrafici sono spesso approssimativi. Dall’altra parte, sistemi come quello descritto possono mettere sotto scacco gli stati centrali che concedono grandi poteri a soggetti esterni.

Questi progetti pongono un occhio di riguardo alla cosiddetta base della piramide, composta dalle persone più povere del pianeta che hanno potere d’acquisto, conoscenza e capacità imprenditoriali. Ciò che ancora non è arrivato completamente è il mercato. Non a caso, secondo Iazzolino, “l’inclusione finanziaria è stata messa al centro dell’agenda dello sviluppo nella Dichiarazione di Maya, avvenuta nel 2011, in un momento in cui è aumentata la consapevolezza del fatto che i mercati del nord del mondo fossero saturi a differenza di quelli del sud”.

“Conoscere gli strumenti  tecnologici che permettono l’inclusione finanziaria oggi è necessario per comprendere come si possa creare un sistema flessibile che vada incontro alle esigenze di tutti”. Il dibattito è da affrontare adesso, momento in cui questa industria si sta allargando sempre più velocemente. Conoscere casi specifici, esercitarsi nel disegnare strategie di trasferimento di denaro utili nel mondo della cooperazione e sviluppo e comprendere come l’inclusione finanziaria può arrivare a tutti sono alcuni degli argomenti che verranno trattati nel modulo ICT for financial inclusion condotto da Gianluca Iazzolino.

Photo credit: whiteafrican Mobile Phone with Money in Kenya via photopin (license)

 

Mobile money, in Africa supera i conti bancari tradizionali

Fondamentali per lavorare in alcuni progetti di cooperazione con le comunità locali, le tecnologie mobili stanno diventando anche veicolo di commercio e crescita del Pil in molte aree del mondo, specialmente in Africa, dove in 9 paesi i conti bancari mobili superano quelli tradizionali.

Non solo Kenya e non solo M-Pesa, il sistema di trasferimento di denaro via sms nato 7 anni fa e ormai diventato sinonimo di mobile banking. Sono altri otto i paesi africani dove i conti bancari mobili superano quelli tradizionali, tra cui il Camerun, la Repubblica democratica del Congo, il Gabon, il Madagascar, la Tanzania, l’Uganda, lo Zambia e lo Zimbabwe. In Kenya il servizio di M-Pesa resta il più usato, ma oggi è solo uno dei 242 sistemi di e-money presenti in 89 paesi del mondo, per un totale di 203 milioni di conti bancari, secondo i dati della GSMA.

In Africa orientale la Tanzania ha superato i paesi vicini con il 44% dei cittadini che ha usato forme di mobile money nel 2013 (in Kenya il 38%), avviando 99,9 milioni di transazioni che a dicembre hanno raggiunto un totale di 1 miliardo e 800 milioni di dollari. Un dato significativo soprattutto se si pensa che solo il 14% dei tanzaniani usano le banche, meno della metà dei kenyoti.

 

Come viene usato il mobile money

I conti bancari mobili vengono usati per inviare denaro ad amici e familiari, ma anche per pagare servizi come l’elettricità, le tasse scolastiche o la connessione a internet. Il commercio sta entrando sempre di più nei settori che fanno uso di questo sistema, grazie a servizi come Kopo Kopo, che permette a piccoli business di ricevere pagamenti via sms e tenerne traccia.

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Il tutto avviene grazie a un protocollo di trasferimento di dati chiamato Unstructured Supplementary Service Data (USSD), usato per compiere diverse operazioni via mobile, dall’acquisto di unità di corrente elettrica alle assicurazioni, dal commercio alla gestione dei risparmi. Sì, perché se inizialmente i conti bancari online servivano soprattutto per le transazioni, i dati di GSMA confermano che sempre più utenti “conservano” denaro dentro i propri conti su cellulare. In Kenya, la Commercial Bank of Africa collabora con M-Pesa per permettere agli utenti di convertire il loro mobile money in conti bancari e usarli per chiedere prestiti. Il credito è valutato in base a quanto e quando i clienti ricaricano le loro connessioni prepagate. Al servizio, chiamato M-Shwari, si sono iscritte 3 milioni di persone in 5 mesi e ha già concesso prestiti per 89 milioni di dollari a più di 6 milioni di kenyani.

 

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Fonte: Quartz

 

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