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Mappare con le ICT in contesti d’emergenza: l’esempio del Nepal

Pochi giorni ancora e il corso “ICT innovations for Development” riprenderà. Il quarto modulo, “ICT for Education” è in partenza il 5 Gennaio. Nel frattempo, ecco gli esempi, gli strumenti e le buone pratiche affrontate durante il terzo modulo del corso, “ICT for Mapping and Emergencies“, guidato da Nama Budhatoki. In sintesi, ecco perché mappare è importante.

Di Federico Rivara

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ICT, partecipazione e conoscenza locale: il caso de La Cuicadora

Come l’utilizzo delle ICT può incrementare la partecipazione e influire sulla protezione e sullo sviluppo di un territorio

Di Domenico Vito

Sviluppo, sostenibilità e partecipazione sono fortemente connessi.
Vi è una vasta gamma di definizioni ed interpretazioni della partecipazione, ma in generale si intende: “Il processo di appropriazione del potere da parte della collettività e dei singoli individui e la capacità di influire rispetto al proprio sviluppo”.
Grazie alle tecnologie ICT questo processo può implementarsi e rafforzarsi in progetti sul campo. Un esempio concreto è la mappatura comunitaria delle risorse (MCR)

Un metodo per raccogliere informazioni su quantità, distribuzione, accesso e uso delle risorse all’interno del dominio geografico economico e culturale di una comunità.
Questo tipo di mappatura può essere condotta attraverso il “sensing partecipativo”, che consiste nel mappare i dati provenienti da dispositivi mobili su GIS (Geographic Information System) attuando quello che viene chiamato GIS partecipativo, cioè l”uso delle tecnologie GIS per ampliare il coinvolgimento pubblico nella definizione delle politiche al fine di promuovere gli obiettivi delle comunità locali e dei gruppi di base”.
L’utilizzo del sensing e del GIS partecipativi, permettono di dare accesso alla conoscenza locale di un territorio.

Sebbene non appaia sempre così evidente, la conoscenza locale rappresenta un importante sistema di informazione spaziale che si sviluppa nella stretta relazione tra la popolazione locale, la sua geografia e le sue risorse naturali. La conoscenza locale deriva direttamente dalla comunità e dalla sua varietà di individui ed è molto importante perché rappresenta l’informazione originaria associata ad un luogo.
E’ una conoscenza olistica, ossia rappresenta diversi ambiti della conoscenza e molto diversificata. Tuttavia di solito non è strutturata, non ha una vera e propria sistematizzazione e nemmeno dei meccanismi di analisi.
Ecco allora che questi problemi possono essere superati se si permette alla conoscenza locale di essere rappresentata in qualche modo, ad esempio attraverso il mapping partecipativo. Ossia combinando le tecnologie ICT con la conoscenza locale è possibile avere dati e informazioni sul territorio in modo veloce efficace e sistematizzato..
Questa combinazione permette di sfruttare le potenzialità della conoscenza locale mettendola a disposizione del decision making della comunità. Ciò ad esempio è molto importante in contesti rurali, sottoposti ai fenomeni del cambiamento climatico o all’inquinamento delle acque dove è necessario intervenire tempestivamente a fronte di fenomeni molto variabili. .

Un esempio concreto di tutto questo è “La Cuicadora”, “Il custode” un progetto peruviano di mappatura comunitaria dei conflitti socio-ambientali, contaminazione delle acque, deforestazione, ecc…
Con l’avvento dei social media e delle tecnologie distribuite, il concetto di GIS partecipativo si è virtualmente esteso a livello planetario dando vita a fenomeni come il crowdmapping. La partecipazione nel caso della Cuicadora è proprio estesa alla folla degli utenti di internet –crowd- appunto ampliando il bacino delle informazioni a disposizione

Nato su iniziativa di Johnatan Rupire, “La Cuicadora” fornisce informazioni condivise in rete per segnalare fonti d’acqua contaminate, conflitti socioambientali e fenomeni di corruzione.
Utilizzando una distribuzione del software open source Ushahidi, dati geografici liberi e OpenStreetMap, le informazioni fornite dalle comunità colpite vengono riferite, mappate dalla popolazione attraverso un’opportuna interfaccia

 

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Le informazioni vengono quindi georefenziate e rese disponibili, sia per la semplice visualizzazione, sia come per ricevere avvisi di allerta sullo stato del punto interessato via email e SMS.
Tale sistema di allarme, sfrutta la conoscenza locale del territorio ha la capacità di essere di veloce risposta e di altrettanto veloce propagazione.

Per raccogliere le informazioni, che possono essere inviate in vari formati è stato anche predisposto un form specifico che rende più semplice la raccolta delle segnalazioni

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La Cuicadora, rappresenta un esempio di crowdmapping attraverso il “sensing partecipativo”. Costituisce un community information system (CIS), ossia un sistema informativo diffuso che coinvolge direttamente la popolazione locale.
In altre parole attraverso “la Cuicadora” si ha un diretto feedback della popolazione rispetto agli eventi e ai cambiamenti sul territorio. La struttura CIS permette di rappresentare la conoscenza locale diretta della popolazione. Questa combinazione ha permesso di aumentare la capacità di risposta e quindi la resilienza della comunità rispetto, in particolare, al problema dell’inquinamento delle acque.

Créditos: Relaciones Públicos PROMPERÚ

Creare mappe satellitari in crowdsourcing, con 2 milioni di volontari!

Dalla mappatura delle specie protette all’antartico fino all’individuazione dei campi rifugiati in Somalia e Sud Sudan, Tomnod (in lingua mongola “grande occhio”) è una piattaforma di croudsourcing per esplorare collettivamente mappe satellitari a fini sociali.

di Silvia Pochettino Continua a leggere

OpenStreetMap: da semplice mappa a movimento globale

Quando ho creato OSM (OpenStreetMap) , più di 10 anni fa, la mia idea era quella di per creare una semplice mappa”. Così pensava Steve Coast, ideatore e fondatore di OpenStreetMap, che sicuramente non avrebbe mai immaginato che, nel 2016, gli utenti registrati in tutto il mondo sarebbero stati oltre 2, 4 milioni, numero che rende OSM la Wikipedia delle mappe e la più grande banca dati cartografica libera e gratuita al mondo.

di Claudia Mocci

 

Una delle domande che più spesso mi è stata posta e che credo che tutti quelli che si interfacciano con questo strumento per la prima volta, si chiedono è: Cosa rende OpenStreetMap (OSM) così speciale?

Sono due gli aspetti fondamentali da considerare, uno puramente tecnico e l’altro più sociologico. Contribuire su OSM , tracciare quindi ciò che è visibile, può tecnicamente essere fatto da qualsiasi luogo e da chiunque. Utilizzando una delle numerose interfacce di editing, il modo in cui si creano i dati è semplicemente quello di guardare una fotografia aerea di un determinato luogo nel mondo e tracciare lungo linee (strade, corsi d’acqua, percorsi), o intorno alle aree (edifici, parchi giochi, foreste.. ) che si possono vedere nella foto.

Il secondo aspetto, il più importante a mio avviso, è l’utilità sociale che queste mappe hanno, essendo basate sulla filosofia degli open source e open data, che ne permette la condivisione e il riutilizzo gratuito. I contributori sono diversi, così come diverse sono le motivazioni che spingono ciascuno di loro a contribuire: ci sono i mappers casuali o sistematici, coloro che parteciperanno perché hanno una particolare connessione e interesse solo con un determinato posto, altri che aggiungono e modificano dati associati a crisi e altri eventi umanitari. I dati prodotti da OSM, poiché grezzi e liberi, hanno dato vita a numerosi progetti di grande utilità sociale, si pensi a WheelMap, una mappa online e relativa app, aperta e libera per i luoghi accessibili ai disabili. Consente agli utenti di condividere e accedere alle informazioni sull’accessibilità per le sedie a rotelle dei luoghi pubblici.

In tema di emergenze umanitarie, esiste un progetto sviluppato dalla Humanitarian OpenStreetMap Team per la mappatura remota delle zone colpite dalle crisi, il Tasking Manager. L’idea di fondo è che un database di dati geografici liberi migliora la prontezza della risposta in caso di crisi e disastri naturali, contribuendo notevolmente a salvare delle vite. Inoltre, l’accesso a questo geo-database è un ottimo modo per coinvolgere gli attori locali e innescare i processi di resilienza delle comunità. Un ‘altro aspetto da considerare è che questo tipo di mappatura – condotta principalmente da volontari che utilizzano strumenti sia open source con connessioni spesso domestiche – non ha nessun costo per le organizzazioni umanitarie. In breve, le mappe aiutano gli operatori umanitari a comprendere e rispondere alle crisi umanitarie (MapAction, 2015). Il Direttore di Save the Children International, Charlie Mason ha affermato che “In caso di emergenza necessitiamo di mappe, mappe della popolazione colpita, degli sfollati, delle principali vie, altri attori umanitari, cliniche, punti d’acqua e così via, tutte le cose di cui abbiamo bisogno pianificare e coordinare la risposta” (da MapAction, 2011, pag 3).  OpenStreetMap è diventato anche questo, una risposta globale e partecipata a questo tipo di bisogno. Progetti quali CartOng, Missing Maps e gli innumerevoli progetti nati dopo il terremoto ad Haiti nel 2010, in Nepal nel 2015 e i più recenti in Ecuador e Sri Lanka ne sono la testimonianza pratica e tangibile.

 

Photo credits: Mapping in Lubumbashi (RDC) 

 

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