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Un hackathon con e per i migranti, seconda tappa

Prosegue il percorso di Migrathon 2017, dopo l’hackathon di Torino dello scorso dicembre, un nuovo appuntamento a Dakar, dal 3 al 5 marzo, con un hackathon tutto senegalese. Una maratona digitale di tre giorni, in cui gruppi misti di migranti, web  designer e informatici, svilupperanno e contestualizzeranno ulteriormente il primo modello di piattaforma digitale per l’informazione e il sostegno dei migranti interni in Africa Occidentale ideato a Torino e fruibile anche da telefoni di prima generazione e in assenza di connessione internet. Continua a leggere

Tecnologia: una nuova ancora di salvezza per i rifugiati

Immagina di essere un rifugiato che sta abbandonando la sua casa per sempre. Di certo hai bisogno di aiuto, ma le tue richieste oggi potrebbero essere molto diverse da come sarebbero state anche solo 10 anni fa.

“Oggi ciò che le persone richiedono con più insistenza, non sono cibo, riparo, acqua e assistenza sanitaria, ma è di connettersi al wifi”, afferma Melita Šunjić, portavoce dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati. Šunjić ha iniziato a lavorare con i rifugiati siriani nei campi di Amman in Giordania, molti di loro provenivano dalle aree rurali e portavano con sé telefoni cellulari di vecchia generazione.

“I rifugiati che vediamo oggi arrivare in Europa, rappresentano una realtà completamente diversa”, continua la Šunjić ,”appartengono alla classe media urbana. In pratica, ogni famiglia ha almeno uno smartphone. Per ogni 20 persone ci sono circa 3 smartphone”. I rifugiati usano i telefoni per chiamare casa e per mappare le rotte del loro viaggio. Addirittura i contrabbandieri hanno la loro pagina su Facebook.

“Non ricordo una crisi o un gruppo di rifugiati per cui la tecnologia moderna abbia ricoperto un ruolo così importante”, ha detto Šunjić.

Dato che i rifugiati dalla Siria continuano a fluire verso l’Europa, le organizzazioni umanitarie si stanno preparando per quello che si preannuncia come un inverno difficile. Emily Eros, che si occupa di mappatura GIS per la Croce Rossa Americana, ha riportato che la sua organizzazione sta lavorando sulle forniture di base, come cibo, acqua e strutture di accoglienza, ma si sta anche impegnando per aiutare i rifugiati a rimanere connessi. “Non è facile, non è solo questione di mettere in piedi una postazione wifi, serve anche qualcuno in grado di risolvere i problemi qualora si presentino”.

“Le nuove richieste da soddisfare sono allo stesso tempo difficili e stimolanti”, ha dichiarato Kate Coyer, direttrice del progetto Società Civile e Tecnologia presso l’Università dell’Europa Centrale in Ungheria, che contribuisce a fornire ai rifugiati postazioni di ricarica e accessi wifi. “Esistono due tipi di problemi ” prosegue Kate Coyer “uno è quello di portare il wifi nei diversi luoghi e l’altro è quello di portare l’elettricità, in modo da consentire alle persone di ricaricare i propri telefoni cellulari”.

Dato che i confini e i percorsi cambiano costantemente, diventa sempre più importante per i rifugiati e le organizzazioni umanitarie restare in contatto e condividere le informazioni.

L’accesso alla tecnologia, all’informazione e alla comunicazione”, ha detto Šunjić, “sta iniziando a essere considerato come una componente essenziale degli aiuti umanitari“.

 

Tratto da: Marketplace World

Photo credits: AKOVOS HATZISTAVROU/AFP/Getty Images – “Alcuni rifugiati, al loro arrivo sull’isola greca di Lesbo il 21 settembre 2015, utilizzano i telefoni cellulari per scattare delle foto alla mappa”.

 

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