Articoli

OpenStreetMap: da semplice mappa a movimento globale

Quando ho creato OSM (OpenStreetMap) , più di 10 anni fa, la mia idea era quella di per creare una semplice mappa”. Così pensava Steve Coast, ideatore e fondatore di OpenStreetMap, che sicuramente non avrebbe mai immaginato che, nel 2016, gli utenti registrati in tutto il mondo sarebbero stati oltre 2, 4 milioni, numero che rende OSM la Wikipedia delle mappe e la più grande banca dati cartografica libera e gratuita al mondo.

di Claudia Mocci

 

Una delle domande che più spesso mi è stata posta e che credo che tutti quelli che si interfacciano con questo strumento per la prima volta, si chiedono è: Cosa rende OpenStreetMap (OSM) così speciale?

Sono due gli aspetti fondamentali da considerare, uno puramente tecnico e l’altro più sociologico. Contribuire su OSM , tracciare quindi ciò che è visibile, può tecnicamente essere fatto da qualsiasi luogo e da chiunque. Utilizzando una delle numerose interfacce di editing, il modo in cui si creano i dati è semplicemente quello di guardare una fotografia aerea di un determinato luogo nel mondo e tracciare lungo linee (strade, corsi d’acqua, percorsi), o intorno alle aree (edifici, parchi giochi, foreste.. ) che si possono vedere nella foto.

Il secondo aspetto, il più importante a mio avviso, è l’utilità sociale che queste mappe hanno, essendo basate sulla filosofia degli open source e open data, che ne permette la condivisione e il riutilizzo gratuito. I contributori sono diversi, così come diverse sono le motivazioni che spingono ciascuno di loro a contribuire: ci sono i mappers casuali o sistematici, coloro che parteciperanno perché hanno una particolare connessione e interesse solo con un determinato posto, altri che aggiungono e modificano dati associati a crisi e altri eventi umanitari. I dati prodotti da OSM, poiché grezzi e liberi, hanno dato vita a numerosi progetti di grande utilità sociale, si pensi a WheelMap, una mappa online e relativa app, aperta e libera per i luoghi accessibili ai disabili. Consente agli utenti di condividere e accedere alle informazioni sull’accessibilità per le sedie a rotelle dei luoghi pubblici.

In tema di emergenze umanitarie, esiste un progetto sviluppato dalla Humanitarian OpenStreetMap Team per la mappatura remota delle zone colpite dalle crisi, il Tasking Manager. L’idea di fondo è che un database di dati geografici liberi migliora la prontezza della risposta in caso di crisi e disastri naturali, contribuendo notevolmente a salvare delle vite. Inoltre, l’accesso a questo geo-database è un ottimo modo per coinvolgere gli attori locali e innescare i processi di resilienza delle comunità. Un ‘altro aspetto da considerare è che questo tipo di mappatura – condotta principalmente da volontari che utilizzano strumenti sia open source con connessioni spesso domestiche – non ha nessun costo per le organizzazioni umanitarie. In breve, le mappe aiutano gli operatori umanitari a comprendere e rispondere alle crisi umanitarie (MapAction, 2015). Il Direttore di Save the Children International, Charlie Mason ha affermato che “In caso di emergenza necessitiamo di mappe, mappe della popolazione colpita, degli sfollati, delle principali vie, altri attori umanitari, cliniche, punti d’acqua e così via, tutte le cose di cui abbiamo bisogno pianificare e coordinare la risposta” (da MapAction, 2011, pag 3).  OpenStreetMap è diventato anche questo, una risposta globale e partecipata a questo tipo di bisogno. Progetti quali CartOng, Missing Maps e gli innumerevoli progetti nati dopo il terremoto ad Haiti nel 2010, in Nepal nel 2015 e i più recenti in Ecuador e Sri Lanka ne sono la testimonianza pratica e tangibile.

 

Photo credits: Mapping in Lubumbashi (RDC) 

 

Cooperazioneallo svilupponuove formuleper guardare al futuro (16)

Come le mappe possono aiutare a sconfiggere l’Ebola

Nell’evoluzione degli strumenti tecnologici al servizio delle emergenze, le mappe digitali ricoprono un ruolo sempre più importante e aiutano i responsabili della gestione di crisi umanitarie nelle loro operazioni.

Quando alcuni mesi fa Medici senza Frontiere/Médecins Sans Frontières (MSF) ha valutato quali fossero i migliori strumenti e le migliori competenze per affrontare l’epidemia di Ebola in Africa occidentale ha deciso di inviare un cartografo esperto di Geographic Information Systems (GIS) in Guinea per dare supporto ai team di medici locali e internazionali che stanno combattendo l’epidemia.

Il case study redatto da Timo Luege, il funzionario inviato in Guinea da MSF, aiuta a capire se fosse o meno il giusto approccio per affrontare l’emergenza. Alcuni punti di interesse nella relazione di Timo Luege:

  • Molte delle aree vicino al confine di Guinea, Libera e Sierra Leone non erano state mappate precedentemente. Questo significa che è stato molto semplice vedere le differenze.
  • Nonostante si trovasse in una zona remota, il funzionario GIS aveva una connessione internet sufficiente a permettergli di ottenere supporto. Tra le altre cose, questo ha permesso ai volontari della community di OpenStreetMap di contribuire direttamente. Quindi quest’esperienza dimostra come il crowdsourcing può contribuire nella risposta alle emergenze umanitarie.
  • Il funzionario e il suo staff locale, sul terreno, erano in grado di fornire il contesto alle mappe che venivano prodotte in remoto. Entrambe le componenti sono importanti: senza il supporto remoto Timo Luege non sarebbe stato in grado di creare tutte le mappe con la precisione attuale. Ma senza il tecnico GIS sul terreno molte delle informazioni tracciate non avrebbero avuto significato, perché occorrono conoscenze locali per sapere se un edificio è una scuola, un ospedale, una stazione di polizia, ecc. Inoltre, assegnare i nomi corretti ai villaggi è importante quanto mappare le strade. E anche per questo occorrono persone sul terreno.
  • Poiché MSF ha scelto formati e strumenti che incoraggiano e richiedono la condivisione, molte mappe create per MSF aggiungeranno valore alle comunità e al governo locali e aiuteranno altre organizzazioni umanitarie e di cooperazione allo sviluppo a lavorare nella zona. I risultati, cioè, continueranno a portare benefici.

Lo studio completo può essere scaricato a questo indirizzo: GIS Support for the MSF Ebola response in Guinea in 2014

Fonte: TechChange

Sharing economy e disastri naturali. Airbnb e Open street map per l’alluvione in Liguria

Airbnb, community online creata sulla base del principio di sharing economy, si è attivata per aiutare gli sfollati dell’alluvione di Genova, offrendo alloggi gratuiti.

di Francesca Consogno


Nata nel 2008 come sito dove offrire e cercare alloggio per le vacanze, dal 2012 ha lanciato l’idea Risposta ai Disastri, iniziativa a sostegno di tutti gli sfollati causati dall’uragano Sandy. Da quel momento gli host, utenti che offrono il loro alloggio, hanno aperto le porte di casa propria a tutti coloro che erano stati colpiti da disastri naturali. E adesso tocca all’Italia.

Alluvione di Genova

“Nera che porta via, che porta via la via, nera che non si vedeva da una vita intera così dolcenera”. Dal 1970, quando De André scrisse questa canzone, ne sono passati di anni, ma nella notte tra il 9 e il 10 ottobre, Genova è stata di nuovo messa in ginocchio, tradita dall’acqua dei suoi torrenti e del suo mare, che non ha saputo accoglierla a causa della superficialità dell’uomo, che ne ha ricoperto interamente la foce.
L’economia della città è a terra, 10mila posti di lavoro sono stati spazzati dalla piena del fiume, secondo le stime di Confesercenti e Ascom collimano. Senza contare il numero di sfollati.
Airbnb ha creato tempestivamente una sezione, all’interno del sito italiano, dedicata all’emergenza a Genova, Liguria Floods, già alcuni host hanno pubblicato annunci per offrire gratuitamente alloggio a chi ne avesse bisogno, sia nel capoluogo ligure che nel resto della regione.

La solidarietà mappata

Un altro strumento sfruttato per far fronte all’emergenza alluvione è OpenStreetMap, community web di mappatori che attraverso il Gps e altri strumenti, creano mappe online con lo scopo principale di controllare la situazione nelle città, strade, ferrovie, parchi e tanto altro, accessibile a tutti gli utenti, anche non registrati.
Per l’alluvione di Genova, è stato creato il portale #AngeliDelFango che utilizza le fotografie pubblicate su Instagram dai volontari per monitorare sia il loro lavoro che la situazione nei luoghi più a rischio. A corredo delle immagini, si possono aggiungere hashtag o brevi descrizioni: Le immagini non rendono l’idea della devastazione. La furia dell’acqua che arriva in pieno centro e distrugge tutto ciò che trova. Negozi e palazzi sventrati, auto accartocciate. Il lavoro di anni e mesi completamente distrutto. Le cosiddette “istituzioni” completamente assenti, ancora una volta, e quasi risentite. Gli #angelidelfango sono – siamo – il vero esercito di salvezza, ancora una volta”, è quello che scrive @la_ali riguardo al fango che ha travolto la centrale via Venti settembre all’altezza del Mercato Orientale, distrutto dalla furia dell’acqua.

Genova resiste, con i suoi giovani, la pala in una mano e lo smartphone nell’altra, e si rialza in piedi Superba come è sempre stata.